«Non toccate i morti, così rossi, così gonfi»

di Salvatore Quasimodo*

MILANO, AGOSTO 1943

Invano cerchi tra la polvere,
povera mano, la città è morta.
È morta: s’è udito l’ultimo rombo
sul cuore del Naviglio. E l’usignolo
è caduto dall’antenna, alta sul convento,
dove cantava prima del tramonto.
Non scavate pozzi nei cortili:
i vivi non hanno più sete.
Non toccate i morti, così rossi, così gonfi:
lasciateli nella terra delle loro case:
la città è morta, è morta.

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“Il terrorista, lui guarda”

di Wisława Szymborska*

La bomba esploderà nel bar alle tredici e venti.
Adesso sono appena le tredici e sedici.
Alcuni faranno in tempo a entrare,
alcuni a uscire.

Il terrorista ha già attraversato la strada.
Questa distanza lo protegge da ogni male,
e poi la vista è come al cinema:

Una donna con il giaccone giallo, lei entra.
Un uomo con gli occhiali scuri, lui esce.
Ragazzi in jeans, loro parlano.

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Le bombe su Palermo e Macerata, in mezzo «il destino di una ragazza salvata dallo stomaco vuoto»

di Eliana Ribes

Anna Caltagirone Antinori in una foto della giovinezza a Cupra Marittina, nelle Marche. Eliana Ribes, accogliendo la sollecitazione di Paola Ciccioli, è andata a trovarla nella sua casa di Macerata e ha poi trascritto per il nostro blog i suoi straordinari ricordi

Ho rivisto Anna Caltagirone Antinori dopo quasi 50 anni. Sono stata spinta dal desiderio di chiedere a lei, che con tanta efficacia aveva descritto il suo lavoro di maestra svolto per 41 anni in provincia di Macerata, qualcosa sul legame che nella sua vita aveva unito la Sicilia alle Marche, perché dal profilo Facebook risulta essere “di Palermo”. Ne è venuto fuori un racconto incredibilmente interessante, perché la sua piccola storia individuale si è intrecciata con la grande storia, quella che si studia sui libri: il bombardamento di Palermo, lo sbarco degli alleati, l’Italia divisa in due, l’armistizio dell’8 settembre.
Ed io le parole che ho ascoltato da lei, dopo averle fatte mie e rielaborate, gliele restituisco, perché non c’è niente di più efficace per descrivere la sua vita che “ascoltarla” direttamente dalla sua voce:
«Nell’aprile del 1943 ero una ragazza di diciassette anni e a Palermo frequentavo il penultimo anno dell’Istituto magistrale. Mio padre, conduttore nelle ferrovie, era morto quando ero ancora piccola e io, ultima di cinque figli, potevo studiare grazie ad una borsa di studio. Quell’anno le condizioni di vita nella mia città si erano fatte insostenibili e addirittura drammatiche divennero dopo che, nel mese di aprile, Palermo fu ripetutamente e pesantemente bombardata dagli alleati, che ridussero a cumuli di macerie case, chiese, ospedali e altri edifici di pubblico interesse. Anche la mia scuola, per fortuna di notte, fu distrutta e per quell’anno non riaprì più. Io fui promossa con i voti del secondo trimestre e così non persi l’anno, ma niente riusciva a consolarmi perché avevo una fame terribile e i dolori dello stomaco vuoto mi tormentavano. I negozi erano tutti chiusi, non si poteva comprare più niente, si comprava solo al mercato nero, ma quello che si rimediava non era sufficiente a mamma per sfamare quattro figlie.

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“Primavera dintorno” e a Roma va in scena il nostro libro in pantofole

di Sergio Angelo Picchioni

Perché la “Città ideale”? Perché vogliamo fare un omaggio al Centro Studi Marche che affida la propria immagine a questo capolavoro custodito nel Palazzo Ducale di Urbino. E perché il Cesma il 30 marzo 2017 ci ha ospitati nella sua sede di via dei Coronari a Roma per la presentazione del libro “È come vivere ancora” di Mariagrazia Sinibaldi, curato e pubblicato dall’Associazione Donne della realtà

Sarei voluto intervenire ma la mia età non me lo concede, ragion per cui ho raccolto le mie impressioni su un paio di fogli. Presentare un libro non è per me un’esperienza nuova, tanti avendone già recensiti, lodati o a volte anche criticati, sempre però in campo storico, filologico o anche archeologico. Ora dover presentare una raccolta di memorie e di sensazioni redatte in forma letteraria è un impegno nuovo, che mi ha lasciato per un certo tempo perplesso e indeciso.

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«E con occhi che si aprivano dopo un sogno vide tutta la bellezza intorno a sé»

di Judith C. E. Belinfante*

Una tempera dall’opera “Vita? o Teatro?” di Charlotte Salomon, in mostra al Palazzo Reale di Milano fino al 25 giugno 2017. Collection Jewish Historical Museum, Amsterdam © Charlotte Salomon Foundation Charlotte Salomon®

La giovane artista Charlotte Salomon decise di dipingere la storia della sua vita durante una difficile crisi esistenziale. Nel 1939, all’età di 21 anni, fuggì da Berlino e trovò rifugio presso i nonni materni nel sud della Francia. In meno di due anni, fra il 1940 e il 1942, produsse un’incredibile serie di immagini, costruite con un disegno possente e colori di forte espressività. Mise insieme oltre milletrecento fra tempere, veline, annotazioni musicali, varianti pittoriche e altre prove, creando una sintesi delle arti con elementi appartenenti alla pittura, alla letteratura, alla musica, al teatro, al cinema e al fumetto. Charlotte Salomon concepì Leben? oder Theater? (Vita? o Teatro?) come un Singspiel (ossia un dramma con musica) suddiviso in tre parti, con un prologo, una parte principale e un finale. I personaggi dell’opera sono suoi familiari e amici, ai quali vengono dati nomi immaginari, tanto che la stessa autrice vi compare nelle vesti di Charlotte Kann. Charlotte Salomon interpretò quindi la sua storia biografica fondendo realtà e finzione.

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Il presagio di un giorno da ricordare

di Donatella Cividini*

Ci sono giorni in cui fin dalla prima mattina hai la certezza che sarà un giorno diverso, da ricordare.

Il 3 dicembre è stato uno di quei giorni.

Ero felice al pensiero di tutto ciò che quel sabato mi avrebbe regalato.

Pranzo con una famiglia speciale, piacevolissimo anticipo delle feste natalizie e poi l’incontro a Cologno Monzese per la presentazione del libro di Mariagrazia Sinibaldi “È come vivere ancora”.

Che eccitazione! Che bella storia quella che mi ha portato a conoscere il blog Donne della Realtà e tutto il resto….

Questo blog ha catturato subito la mia attenzione per gli articoli pubblicati e l’appuntamento del 3 dicembre mi dava l’opportunità di conoscere “dal vivo”, e non solo virtualmente, Paola Ciccioli e Mariagrazia Sinibaldi.

Mi sono messa in auto, direzione Cologno Monzese, ben un’ora e mezza prima della presentazione («metti caso che trovo traffico», mi dicevo, «o addirittura non trovo la biblioteca…»), naturalmente sono arrivata 40 minuti prima che tutto iniziasse emozionata e felice!

E finalmente eccole Paola e Mariagrazia: è stato come se ci conoscessimo da sempre e l’abbraccio caloroso che ci siamo scambiate per me è stato un vero regalo.

E poi che bellezza ascoltare dalla voce dell’autrice stessa alcune pagine del suo libro, mi sono sentita proprio “dentro” il racconto!

E che dire del momento musicale dedicato a Mariagrazia da Luca Bartolommei: tutto piacevolmente emozionante, bello, in un clima familiare.

Ecco, questi sono i momenti che ti fanno dimenticare le quotidiane corse e le difficoltà della vita, regalando serenità e armonia.

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La notte delle nostre emozioni

di Rosalba Griesi

Marc Chagall, “Job en prière” (1960). Quest’opera è stata scelta per illustrare il programma del convegno su “Luomo alla prova del male”, che si è tenuto di recente nella sede milanese della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale. Abbiamo così tanto bisogno, tutti, di bello che cogliamo l’occasione per segnalare la mostra “Marc Chagall – L’artista che dipingeva fiabe d’amore” in corso a Torino nella Galleria Elena Salamon Arte Moderna (http://www.elenasalamon.com/)

Ognuno di noi credo abbia un mondo segreto nascosto a tutti. Un mondo dove sono riposti i pensieri più reconditi. Il luogo in cui prendono vita le emozioni, i battiti, le proprie debolezze.

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