Giro del mondo in 128 concerti

di Luca Bartolommei

Un’espressione intensa della pianista Martha Argerich che darà il via a MITO settembre musica 2019. Abbiamo scelto questa foto perché il rapimento della sua espressione quasi materializza un pianoforte che qui si può solo immaginare…    Foto Adriano Heitman (http://www.mitosettembremusica.it/it)

Si apre con una donna. Il 3 settembre alle ore 21 dal Teatro alla Scala Martha Argerich inaugurerà MITO Settembre Musica 2019. Sul podio sarà Zubin Mehta a dirigere la Israel Philarmonic Orchestra che accompagnerà la pianista di origine argentina nell’esecuzione del Concerto n.2 di Ludwig van Beethoven cui seguirà la Symphonie Fantastique di Hector Berlioz. Due visioni, due universi sonori differenti, la struttura logica, quasi monolitica del concerto di Beethoven e la dolcezza vivace e gioiosa della sinfonia di Berlioz. Il concerto intitolato “Mondi” introduce efficacemente il tema portante del festival: Geografie.

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«Mia madre Laura che portava da mangiare al partigiano scampato alla fucilazione»

Testimonianza di Clara Schiavoni

Per la festa delle madri oggi vogliamo ricordare la mamma dell’amica scrittrice Clara Schiavoni che è sempre accanto a noi, anche quando lascia la sua Osimo per volare dai nipotini a Dublino, in Irlanda. Per il 25 aprile nel Gruppo Facebook di Donne della realtà sono arrivate molte segnalazioni e abbiamo letto e condiviso tante storie sulla Resistenza e sulla Liberazione. Clara ci ha invitat* alla marcia di Montalto, nelle Marche,  in ricordo dell’eccidio che lì si consumò il 22 marzo 1944: “Ventisette uomini tra partigiani di vecchia data e giovani giunti in montagna da meno di un mese persero la vita per mano di un reparto del battaglione M – IX Settembre, inquadrato nella divisione tedesca Brandenburg”. La nostra amica ci ha segnalato anche il sito www.storiamarche900.it da cui attingere maggiori informazioni su quella strage e sulla circostanza grazie alla quale cinque partigiani riuscirono a salvarsi: «Cominciò la fucilazione e di quattro in quattro, anche i catturati a Caldarola, si trovarono sotto il plotone di esecuzione. Verso la fine il tenente Fischer la sospese, probabilmente non per uno slancio di umanità, ma per ragioni pratiche: la strada era ingombra di cadaveri e i camion che dovevano muoversi erano impossibilitati a farlo, quindi si doveva procedere immediatamente con lo spostamento dei corpi. In questo modo furono risparmiati Marcello Muscolini, Aroldo RagainiAlberto Pretese, Carlo Manente ed Elvio Verdinelli. Si salvò anche uno dei fucilati, Nello Salvatori, che gravemente ferito si finse morto e attese per tre ore che i soldati se ne andassero».

Illustrazione tratta dalla pagina Fb di ANPI Affori, Milano

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La storia di una maestra dentro la grande Storia italiana

di Paola Ciccioli

La mente e la sensibilità delle bambine e dei bambini sono scrigni dove alcune immagini, parole ed emozioni si depositano per poi accendersi e indicare la strada agli incroci della vita. A me è successo con la Maestra Antinori, io l’ho sempre chiamata così, la mia maestra delle elementari. La osservavo mentre ci educava a un’altra esistenza possibile e mi dicevo: “da grande voglio assomigliare a lei”. Perché “un’altra esistenza possibile”? Perché noi, i miei amici ed io, venivamo da famiglie dove si parlava quasi esclusivamente il dialetto marchigiano, e la Maestra ci insegnava invece l’italiano. E che bell’italiano.  E perché noi, le mie amichette ed io, eravamo per legge non scritta destinate a studiare lo stretto necessario, abbandonare sul nascere aspirazioni a diplomi o lauree per maritarci assolutamente e quanto prima. E la Maestra, proprio perché maestra, dunque con un titolo di studio, ci dimostrava che invece i limiti e i divieti si potevano oltrepassare, eccome. Ho sempre portato con me il ricordo della Maestra Antinori: io ormai stabilita a Milano e lei nella sua casa alla periferia di Macerata che nei miei pensieri era sempre avvolta nel rosso dei tulipani che avevo visto un giorno passando accanto al suo cancello.

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Torino, la città della bellezza visibile

di Luca Bartolommei

Torino è il «tutto in un punto» per Italo Calvino. E a Torino domani sera (20 marzo, ore 21) l’attrice Sonia Bergamasco leggerà “Città visibili e invisibili” nell’Auditorum Intesa San Paolo per il terzo e ultimo appuntamento dedicato allo scrittore che nella torinese casa editrice Einaudi «ha progettato i suoi libri e i libri degli altri». Introduce la serata Domenico Scarpa e la lettura può per la prima volta essere seguita anche in streaming sul sito http://www.grattacielointesasanpaolo.com/news/

Noi vogliamo omaggiare la bella città di Torino con questi appunti di viaggio di Luca Bartolommei, in ricordo di una notte speciale illuminata da luci d’autore.

“La città di Valdrada, tratta dal celebre romanzo ‘Le città invisibili’ di Italo Calvino, è la prima della serie ‘Le città e gli occhi'”. Da: http://bistrocharbonnier.altervista.org/valdrada-citta-riflessa/

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“Augustus”, il padrone del mondo che non scampa al dominio della moglie

di Carla Bielli

E dopo Stoner, la demografa Carla Bielli, anima del gruppo di lettura “Il vizio di leggere” di Roma, recensisce per noi Augustus, «altro dono» dell’autore di culto americano John E. Williams.

Il “Grand Camée de France”, dettaglio con Augusto e Livia, cameo in onice, 23 d. C. circa, Cabinet des Médailles, Parigi, foto di Carole Raddato. Immagine da https://www.classicult.it/destino-augustus-john-williams/

Biografia romanzata (pubblicata in Italia da Fazi nel 2017 nella traduzione di Stefano Tummolini), narrata attraverso lettere di personaggi importanti assemblate con ritmo ben congegnato.  Le testimonianze degli uomini e delle donne che sono stati accanto a Ottaviano, o che sono stati coinvolti dalle sue gesta, costruiscono il narrare con salti temporali azzeccati che non confondono il lettore.

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“Stoner”, l’eroismo del perdente

di Carla Bielli

È stato definito il “romanzo ferfetto”. Se lo conoscete diteci se è vero e perché. Ecco intanto cosa ne pensa Carla Bielli del gruppo di lettura “Il vizio di leggere” di Roma.

«William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido». Queste sono le prime 5 righe del romanzo Stoner di John E. Williams (Fazi Editore).

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Da sempre le genti del mondo si spostano, come sempre le lingue si mescolano

di Tullio De Mauro

Il linguista Tullio De Mauro, scomparso due anni fa, è l’autore dell’introduzione al libro di Vinicio Ongini “Io sono filippino” (che pubblichiamo in parte), uscito nel 1991 e ristampato da Sinnos Editrice nel 2000, anno in cui De Mauro ha ricoperto la carica di ministro della Pubblica Istruzione. Si tratta del primo volume bilingue di italiano-tagalog, la lingua di una delle più consistenti comunità di stranieri in Italia, quella filippina appunto, composta da 167.859 persone, pari al 3,3 per cento degli immigrati ufficiali (dato da www.tuttitalia.it). Secondo il più recente Rapporto annuale sulla presenza dei migranti, a cura dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, i bambini filippini che vivono in Italia sono 33.952, cioè il 4,2 per cento dei minori non comunitari presenti nel nostro Paese. (dati da www.lavoro.gov.it). 

Nello scatto di Paola Ciccioli, il libro bilingue di Vinicio Ongini “Io sono filippino” accanto a una barchetta di carta costruita da Gabriel, un amico di 8 anni nato in Italia da genitori filippini e animato dalla curiosità necessaria per navigare nel mare della conoscenza

Una lingua, voglio dire una lingua materna in cui siamo nati e abbiamo imparato a orientarci nel mondo, non è un guanto, uno strumento usa e getta. Essa innerva la nostra vita psicologica, i nostri ricordi, associazioni, schemi mentali. Essa apre le vie al con-sentire con gli altri e le altre che la parlano ed è dunque la trama, invisibile e forte, dell’identità di gruppo. E fa parte del suo essere e funzionare quella che un grande linguista di questo secolo, Ferdinand de Saussure, chiamò la Force de l’intercourse, la forza di interscambio: essa cioè è la condizione che ci permette come singoli di apprendere altre e nuove lingue e permette alla comunità di cui siamo parte di aprirsi alla conoscenza e al contatto di altre e diverse e nuove genti.

Come si sa, sono oltre seimila le lingue oggi vive nel mondo. E sono decine e decine quelle parlate da consistenti nuclei demografici. Contro vecchie immagini stereotipate, sappiamo oggi che, indipendentemente da recenti flussi migratori, non c’è paese del mondo di qualche estensione e consistenza demografica che non ospiti cittadini nativi di lingua diversa. L’Italia, con le sue tredici minoranze linguistiche autoctone o insediate fra noi da secoli e con la sua folla di diversi e ancor vivaci dialetti, è solo uno degli innumerevoli casi tra i duecento paesi del mondo.

Già in epoche del passato si erano avuti movimenti migratori di consistenti parti di popolazione. L’intera storia naturale e culturale dell’Homo sapiens fin dalle origini più remote è segnata dal migrare. Lo stabilizzarsi degli stati nazionali ha reso da un lato più evidente dall’altro più difficile, drammatico il fenomeno a partire almeno dal secolo scorso. E tuttavia, fino ad anni recenti, il fenomeno coinvolgeva masse anche estese caratterizzate però da una relativa omogeneità culturale, cioè religiosa, linguistica, di costume con i paesi d’arrivo.

In anni a noi più vicini le condizioni createsi con la decolonizzazione e con il tipo di sviluppo che le aree forti del mondo hanno imposto al Pianeta hanno determinato fatti vistosamente nuovi. Estese aree del Nord del mondo, ma anche Australia e parte del Sud-Est asiatico e, da qualche anno, anche il Giappone, devono fare i conti con imponenti flussi di immigrazione provenienti dal Sud: Asia, Africa, America Latina. Stiamo assistendo a un rimescolamento etnico-linguistico senza precedenti nella storia umana. Molti stati del mondo, dal Nord dell’Europa al Canada, dalla Francia o Gran Bretagna all’Australia, si sono attrezzati con un’adeguata legislazione e, specialmente, con un’adeguata ristrutturazione delle scuole. L’obiettivo, in generale, è salvaguardare l’identità etnico-linguistica dei nuovi arrivati favorendo al tempo stesso (anzi: favorendo così) il loro miglior inserimento linguistico-culturale e sociale nei paesi d’arrivo.

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