La seconda vita delle nostre emozioni durante il lockdown

di Matteo Mantovani*

Da Pressenza – International Press Agency 

La psicologa Piera Malagola (in piedi) e la giornalista Paola Ciccioli durante l’incontro “Così lontani, così vicini” che si è tenuto il 5 settembre 2020 a Germignaga (Varese). La foto è di Matteo Mantovani

Le cose, semplicemente, accadono. È così che ci troviamo a vivere, a vedere, ad ascoltare episodi della realtà che a volte sembrano piovere dal cielo, all’improvviso, senza un prima e con un dopo sconosciuto. Proprio come il coronavirus, arrivato senza avvisare, prima lontano da noi e poi improvvisamente molto molto vicino, tanto da fare della nostra regione, la Lombardia, l’iniziale epicentro dei contagi fuori dalla Cina.

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“Il virus è pericoloso per gli anziani”, tre bambini affiggono in strada il loro manifesto anti contagio

Testo e foto di Paola Ciccioli

«Dal 1° settembre riportiamo in classe studenti e studentesse che hanno avuto difficoltà negli apprendimenti negli ultimi mesi. E poi dal 14 settembre la scuola riaprirà per tutti quanti»: questo è l’atteso annuncio dato poco fa in conferenza stampa dalla ministra per l’istruzione Lucia Azzolina.  Per le alunne e gli alunni italiani arriva la certezza di una data dopo la grande paura collettiva che ha sovvertito le abitudini e le relazioni di adulti e bambini. Come dimostra questa piccola finestra socchiusa sulle loro inquietudini.

Federico, Samuele e Simone il loro manifesto pubblico sul Corona Virus lo hanno scritto: eccolo, l’ho visto per caso oggi, suddiviso in tre fogli e affisso sulla vetrata del lavatoio pubblico tra i vicoli e i gradoni di Ombriaco, una delle frazioni di Bellano, sul lago di Como.

Uno dei tre messaggi al mondo dei tre piccoli amici di Bellano è stato sbiadito probabilmente dalle piogge copiose di questi giorni ma il significato non si è certo perso: i bambini vogliono esserci e rendersi utili

Io non li conosco questi bambini, non so chi siano i loro genitori e non so quando hanno deciso di impugnare i pennarelli per dare forma alle conoscenze, ma soprattutto alle preoccupazioni, sul pericolo invisibile che li ha costretti a stare chiusi in casa per tanto tempo, lontani dalla scuola, dalle amiche e dagli amici, forse anche dai nonni. Che, evidentemente, sono in cima ai loro pensieri, perché la parola “anziani” è quella che ricorre di più ed è quella che di certo hanno sentito più spesso pronunciare in televisione e nei discorsi in famiglia.

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La ragazza con l’orecchino di MADRE perla

Testo e foto di Emma, 13 anni, allieva del Conservatorio di Udine*

An old shabby dad’s jacket, a yellow mom’s scarf, and a beach towel. The pierce pearl was too small, then a MOTHER-of-pearl (got the sense?) hanging earring looked perfect.  
This is how Emma has turned into that painting, which she “really digs”, spotted in a magazine during a train trip. 

Sono trascorsi ormai moltissimi anni da quando Jan Vermeer ha dipinto questo quadro. La ragazza con l’orecchino di perla. Una ragazza semplice… acqua e sapone; ma con un fascino ipnotico. Non tanto per la bellezza di per sé della ragazza, ma per il suo sguardo. Sguardo penetrante, affascinante, calmo. Io oggi ho provato a riprodurlo!

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«A scuola in pigiama (la mia esperienza con il Corona Virus)»

di Emma, 13 anni, allieva del Conservatorio di Udine

Emma, l’adolescente che ha scritto questa bellissima testimonianza, sotto una coltre di libri e giornali in uno scatto di Ettore, suo fratello minore. “Io ho preparato tutto e poi lui ha scattato”, ci ha raccontato. Meravigliosi. Grazie a loro inviamo i nostri saluti a tutte le studentesse e agli studenti italiani alle prese con il sovvertimento delle abitudini dovuto all’emergenza contagio. Forza, ragazz*!

Il mese scorso, si è sparsa una voce. Un nuovo virus è in circolazione; il Corona Virus!

All’inizio, sembrava una cosa da niente. Tutti dicevano che si era sparso solo in Cina, e che qui in Italia non sarebbe mai arrivato perché erano riusciti ad isolarlo. Ma isolare non vuol dire fermare. A poco a poco si stava spargendo in tutto il mondo. In Francia, in America, in Germania in Africa, e in molti altri Paesi.

Un giorno, andando in Conservatorio, ho notato che molti negozi erano chiusi fino a “data da destinarsi”. In città non c’era più neanche un gatto. Poi un giorno hanno chiuso anche le scuole. Fino a “data da destinarsi”. All’inizio dovevano chiudere per pochissimo tempo, poi fino al 1° marzo, poi fino al 4, fino al 16 e adesso siamo arrivati al 3 aprile.

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“Bella”, one word is enough

Testo, foto e traduzione in inglese di Luca Bartolommei

Gli Stati Uniti sono il secondo Paese che, ci informano le statistiche wordpress, contatta quotidianamente il blog Donne della realtà di cui sono la responsabile e coordinatrice. Seguono il Canada, il Regno Unito, l’Irlanda, tutti i Paesi europei e l’America Latina, perché come sapete il blog  ha un’intera sezione dedicata ai contenuti in lingua spagnola. Ho chiesto a Luca Bartolommei , che ringrazio, di tradurre in inglese i nostri migliori contributi su Milano, la sua storia e le sue canzoni che abbiamo realizzato insieme in questi anni. Noi vogliamo, lo desideriamo, mantenere vivo il nostro legame con il mondo: il web (il “vasto mondo”) è appunto questo. E, liberata da parole negative e fuorvianti, la Rete è la grande risorsa a nostra disposizione per evitare l’isolamento e il pregiudizi, specie di in queste settimane di allarme Corona Virus. Non potevano che iniziare con l’articolo scritto da Luca sulla sua esperienza di busker sotto le guglie del Duomo. (Paola Ciccioli)

I shot this picture with my phone last september 1st. In a while, light had changed and Duomo looked no longer golden. I’ve caught the moment. I have chosen this photo as cover of my Facebook page “Palcoscenico Milano” where I post pics, videos and other stuff about my going-around-busking-by-myself tour in Milano (https://www.facebook.com/Luca-Bartolommei-Palcoscenico-Milano-440509793146462)

From time to time I pick up my travel guitar and my small mobile PA and go busking in the streets of Milano. I mostly play and sing milanese traditional songs of the 40’s and 50’s, my wife Paola named this project Milano on Stage. Then, Milano itself becomes a huge scene where I can tell to passers-by tales about characters, situations, stories, locations, vices and virtues of the town. Busking, by the way, is something unique in terms of my personal experience, and is really rewarding, it’s something new, and it’s not granted, even after a lifetime spent with and in music. Continua a leggere

Mare e monti, la lunga estate del ’68 (con sorella)

di Luca Bartolommei

Dedicato a Loredana Morelli che ha giustamente fatto notare nel Gruppo FB Donne della realtà come in questi giorni di allarme Corona Virus, e non solo, leggere qualche racconto, magari inaspettato, possa fare piacere.

Agosto 1968. Nonni e nipoti nel giardino della casa di Pinzolo. Foto di Giuseppe Bartolommei

L’estate del 1968 è arrivata tranquilla come le altre, così come le vacanze, solo che pochi mesi prima, a gennaio, è arrivata in famiglia una bambina, Laura, quindi questa volta in villeggiatura saremmo andati in sette. L’arrivo della sorella non ha turbato più di tanto mio fratello Jacopo e me, i nonni erano contenti, i genitori pure.

Quell’anno dopo l’usato mare marchigiano di Fano saremmo andati in montagna in Trentino, Val Rendena, a Pinzolo. La novità mi riempiva di gioia, in quanto, confesso, i boschi e le montagne mi sono sempre piaciuti tantissimo, forse più del mare. E poi i bambini piccoli hanno proprio bisogno di quell’arietta fine e di quelle temperaturine alpine… Continua a leggere

Ciclisti, sabbia e finalmente un Bat-tuffo

Perbacco che tempismo! Luca Bartolommei stava per pubblicare il suo terzo racconto sulle vacanze di bambino milanese nelle Marche quando abbiamo appreso da Corriere Adriatico.it del meteorite finito in mare a Fano poco distante dalla riva. Così abbiamo cambiato subito l’immagine e possiamo documentare l’evento eccezionale grazie al quotidiano di Ancona.

di Luca Bartolommei

In questa foto il meteorite che ha attraversato il cielo sopra Fano (da http://www.corriereadriatico.it)

Il gioco post-prandiale principe era la pista.

La preparazione laboriosa e metodica iniziava col trascinamento di un giocatore, meglio se cicciottello, così la sede stradale veniva più larga. Messo a sedere, veniva afferrato per le caviglie e fatto girare avanti e indietro sulla sabbia, disegnando rettilinei, curve, doppie curve, incroci e arabeschi vari. Poi ci si dedicava a rifinire il tutto con piegate che, mettendo sabbia bagnata diventavano paraboliche, con aggiunte di montarozzi a mo’ di salitine, di buche e ostacoli vari. Continua a leggere

La spiaggia Sassonia, il cantiere e l’odore del legno

Eccoci finalmente a Fano, nonni, nipoti e bauli. Luca Bartolommei continua il racconto delle estati trascorse nella città marchigiana che insieme ad Ancona e Ascoli Piceno si è candidata a Capitale italiana della cultura 2021. Entro il 10 giugno la giuria deciderà.

di Luca Bartolommei

In questa immagine di qualche anno fa, il Maestro Enzo Berardi mentre dirige la banda “Musica Arabita” dall’alto del suo podio. L’autore del post seguiva la sfilata dei carri dal balcone di casa durante il Ferragosto. Anche questa festa verrà ricordata nel seguito dei racconti sulle estati fanesi di qualche anno fa… Foto da http://www.fanocitta.it

Il bagnino si chiamava Guido, capelli candidi, rughe, pelle scura. Il figlio Carlo era un bel “fusto” e piantava senza fatica i pali degli ombrelloni tra i ciottoli della spiaggia Sassonia. I bagni Carlo ancora oggi sono lì.

Noi però avevamo il nostro ombrellone con le sdraie un po’lontano dal mare, vicino ai capanni oltre una passerella di lastroni di cemento liscio parallela alla riva ma più in alto, la Sassonia era inclinata, e c’era la sabbia. Eravamo vicini anche al bar/chiosco/gelateria dove si trovava anche quella focaccia con o senza pomodoro che il papà di Maria Giulia ti dava in quella carta oleata ma non troppo che non è mai stata dimenticata. Né la focaccia, né la carta.

Eravamo anche vicini a casa e alla trattoria di Jolanda e sua sorella, così tanto vicini che se tirava il vento giusto, oltre al profumo del fico nel giardinetto ti arrivava dritto nelle narici anche l’avviso che diversi calamari erano stati condannati ad abbrustolire sul fuoco di legna e carbonella, dopo essere stati ben ricoperti e riempiti di mollica, prezzemolo e aglio e che su un altro fuoco adiacente era iniziata la cottura del brodetto.

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Da Maciachini a Fano (con i bauli di nonna Elia)

di Luca Bartolommei

L’amica Silvia Tamburriello ha colto l’occasione nei giorni scorsi di parlare di Carnevale durante uno dei suoi consueti collegamenti con Tony Pasquale su ICN Radio New York. Ovviamente si parlava di carnevali marchigiani e segnatamente di quello di Visso e di quello di Fano. Amo le Marche e Visso, ma quando sento parlare di Fano perdo l’obiettività, perché ho passato in quella città molte estati della mia fanciullezza e dell’inizio della mia adolescenza.  Fano è una delle tre città marchigiane candidate a diventare capitale italiana della cultura per il 2021.

Nella foto di Ramona Neri un particolare della sfilata dei carri allegorici a Fano durante il Carnevale lo scorso 9 febbraio. In basso a sinistra si scorge il “Vulon” la tipica maschera fanese.

La partenza per Fano veniva organizzata con molto metodo e discreto anticipo.

La prima operazione era quella di fare i bauli, sì, proprio i bauli, quelli verdi con le costolature nere con i rivetti in ottone, così come le serrature laterali con le cerniere e la chiavetta (occhio a non perderla, sennò…) e quella centrale predisposta a ricevere un bel lucchetto robusto, che non si sa mai…

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“Chiama forte il mio nome e verrò da te”

di Luca Bartolommei

Dedicato all’amica musicista Emma. Ne parlavamo giusto ieri, vero?

La copertina di un album banalmente straordinario. 12 brani di cui almeno 4 o 5 sono stati successi internazionali. Oggi parlerò di uno solo di loro, You ‘ve got a friend. Ma vorrei tanto parlare del gatto… Foto da http://www.dotsmusiccamden.co.uk

Anche questa l’abbiamo cantata e suonata infinite volte, soli o insieme ai nostri amici, magari cercando di incontrare con lo sguardo due occhi a cui mandare messaggi rassicuranti, di solito si cominciava così, da amici. Vabbè, erano altri tempi, non era poi così facile rompere il ghiaccio e se poi riuscivi a imitare anche la voce di James Taylor, l’arpeggio non era poi così complicato, eri già un pezzo avanti…

Ma la canzone l’ha scritta Carole King (questo lo sapevano in pochi) ed è una delle tante perle che si possono trovare in quello stupendo album che si intitola Tapestry.

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Il sacrificio di Martha, il solo perdonato dalla Torah

di Lucio Pardo*

Nello schermo luminoso, il ritratto di Marta Kold Kleiman della quale si racconta l’estrema scelta di coraggio nel libro “Dopo la barbarie, Il difficile rientro”, curato da Lucio Pardo e Carolina Delburgo ed edito in collaborazione con l’Assemblea legislativa della Regione Emilia Romagna e la Comunità ebraica di Bologna. Il volume è stato distribuito lunedì 27 gennaio 2020 ai partecipanti all’incontro per la XX Giornata della Memoria svoltosi nella Cappella Estense del Palazzo d’Accursio, sede del Comune del capoluogo emiliano. (La foto è di Paola Ciccioli)

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Liliana Segre e la cartolina della Croce Rossa: «Ci rivedremo presto»

di Liliana Segre con Daniela Palumbo

Il 20 gennaio 2020 la senatrice a vita Liliana Segre si racconterà in un incontro riservato agli studenti che si terrà a partire dalle ore 10,30 al Teatro degli Arcimboldi di Milano. La testimonianza sarà trasmessa in diretta online su http://www.corriere.it

La giornalista Paola Ciccioli, coordinatrice di Donne della realtà, per gli auguri di Buon Anno ha scelto questa foto che, sulla propria pagina Facebook, ha accompagnato con queste parole:  «Ringrazio per gli auguri ricevuti e rinnovo i miei con l’immagine sorridente di questa bambina, fotografata sulla spiaggia di Celle Ligure nel 1933 e, quasi un segno del destino, così piccolina e già alle prese con i giornali. Ora so che aveva una mamma di nome Lucia che se n’è andata quando lei non aveva neppure un anno, che era molto gelosa del suo papà Alberto, giovane e bello, che tra i nonni preferiva la nonna Bianca perché sapeva tornare bambina quando giocavano insieme. So anche che Susanna, la cameriera della nonna Olga, parlava piemontese, era di Mondovì, era cattolica, e mise in salvo tutti gli album con le foto di famiglia che restituirono a Liliana, bambina ebrea, “la vita di prima” al ritorno da Auschwitz.

Liliana Segre con Daniela Palumbo, Fino a quando la mia stella brillerà (Pickwick editore). La prima edizione di questa autobiografia molto toccante scritta per le ragazze e i ragazzi è del 2015, la senatrice ha scelto di destinare il ricavato derivante dai propri diritti all’Opera San Francesco per i poveri Onlus di Milano.

Vi proponiano un estratto dal capitolo “A casa. Ma è tutto cambiato”.

(Foto di Paola Ciccioli)

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Pinocchio alla sua Fata: «la vita del burattino mi è venuta a noia»

di Carlo Collodi*

Non è stato il film più visto il giorno di Natale ma a Santo Stefano sì, il Pinocchio di Matteo Garrone con Roberto Benigni nei panni di Geppetto. Noi abbiamo riletto la favola che Carlo Collodi, vero nome Carlo Lorenzini, scrisse tra il 1881 e il 1883 e Paola Ciccioli ha scelto per il blog il capitolo in cui «Pinocchio promette alla Fata di esser buono e di studiare, perché è stufo di fare il burattino e vuol diventare un bravo ragazzo». Segnaliamo inoltre che fino al 22 marzo 2020 al Museo del Tessuto di Prato saranno in mostra i costumi realizzati per il film di Garrone da Massimo Cantini Parrini.

Un grazie allo Studio Torricelli per questa foto di scena del “Pinocchio” ora nelle sale italiane. Qui il burattino di legno, interpretato da Federico Ielapi, è con la Fata bambina, interpretata da Alida Baldari Calabria. Al Museo del Tessuto di Prato, oltre ai costumi disegnati da Massimo Cantini Perrini per questo film di Matteo Garrone, sono esposti anche sette capi d’abbigliamento storici del XVIII e XIX secolo provenienti dalla collezione personale del costumista fiorentino (https://www.museodeltessuto.it/)

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I segreti delle Regine e dei gatti (secondo Mary Poppins)

di P. L. Travers

Gatto e Gattino fotografati da Paola Ciccioli

Michele ha un gran mal di denti ed è rimasto in camera, mentre seduta su una vecchia poltrona Mary Poppins dipana una matassa di lana. Il bambino si mette a fissare il gattino di porcellana sulla mensola del camino, dono che gli ha fatto la zia Flossie il giorno prima. È in quel momento che la fantasia della magica governante si mette in azione e fa nascere la storia del Re che sapeva ogni cosa tranne una, la più importante. Il brano che segue è stato tratto da Paola Ciccioli da una edizione datata 1961 di Mary Poppins apre la porta. Buone feste e buone letture.

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Le stelle di Lampedusa sanno

di Pietro Bartolo*

La notte, le stelle e la”Porta di Lampedusa – porta d’Europa”, il monumento creato da Mimmo Paladino nell’isola della speranza per i migranti. (Foto di Stefano Buccheri)

Lei è Anila. Ascoltavo la sua storia e a ogni singolo passaggio mi venivano i brividi. Sapevo che dietro ogni parola che il mediatore riusciva a farle pronunciare si celavano sofferenze incredibili.

“E, senti, piccola, dov’è tua mamma che la facciamo contattare?”
“In Europa”
“Eh, sì, in Europa. Ma in Europa dove?”
“In Europa”
“Ma… l’Europa è grande… Dove?”
Silenzio.
“Anila… in Europa dove? Germania? Francia? Italia?”
Silenzio.
“Sai cos’è l’Europa, Anila?”
“No”
“L’Europa è un posto grande, Anila. Grandissimo” (…)

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