«Una vita degna per tutti i bambini»

di Paola Ciccioli

Inizia tra poco a Bergamo un incontro sui diritti delle bambine e dei bambini, promosso dal Consiglio delle donne del Comune e dalla sede Unicef della bella città lombarda. Noi vogliamo esserci, anche se a distanza, con questo video della grande cantante argentina Mercedes Sosa, che dell’Unicef è stata ambasciatrice. È una vera rarità. 

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Mercedes Sosa, la sua voce per le donne e il nostro giornale di carta

di Paola Ciccioli

Pubblichiamo l’articolo di fondo e l’immagine di apertura del secondo numero del trimestrale cartaceo dell’Associazione Donne della realtà. Arrotolato come fosse una pergamena e tenuto insieme da un bellissimo nastro di raso, questa volta di colore blu, il “foglio” è interamente dedicato alla celebre cantante argentina Mercedes Sosa che, addirittura quasi mezzo secolo fa, ha inciso un disco con otto brani che portano un nome femminile. Uno struggente omaggio, il suo e il nostro, a tutte le mujeres, cioè le donne, che hanno lottato, lavorato e testimoniato il proprio amore per un Paese «ai confini del mondo». Evviva!

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Zanzarella, la giustiziera degli animali abbandonati

di Pier Didoni

Ilustrazione di Riccardo Mazzoli da “Zanzarella salva Ugo il tartarugo dal fosso puzzolente”, una delle favole musicali che hanno come protagonista la zanzara buona, generosa e sensibile nata dalla fantasia del pittore, musicista e compositore Pier Didoni (Music-Milano) http://ferrarididoni.com/index.php/tag/zanzarella/

Ebbene sì, a Milano le zanzare colpiscono ancora, indifferenti al calendario (novembre!) e alla stagione (autunno!). Sono tenaci, sovrappeso, moleste al di là di ogni umana sopportazione. Non come la “Zanzarella” immaginata da Pier Didoni che, in duo con la pianista Emanuela Ferrari, domani 9 novembre 2017 porta in scena lo spettacolo “Quadri in esposizione” al Circolo familiare di viale Monza 140, a Milano. 

“Ci vuole una bella pulizia a questo punto per il nostro povero Ugo”, disse Zanzarella, che ormai si era dimenticata che a casa c’era una torta che l’aspettava.

E chiamò al raduno tutte le zanzare che passavano di là. “Sentite amiche zanzare, dobbiamo ripulire da testa a zampe questo tartarugo puzzolente, e rimetterlo a nuovo”.

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«È una “separazione” dalla vita del giorno»

di Anna D’Andrea

«A stunning autumnal evening on Brighton beach with the starling murmuration over the West Pier/Una stupefacente serata d’autunno sulla spiaggia di Brighton, con il suono di uno stormo sopra il Molo Ovest» (foto del 27 ottobre 2017 Matt F. Photography da Twitter http://www.mattfreestonephotography.com/). L’unica immagine possibile per la prima parte del racconto “Il maglione autunnale” di Anna D’Andrea

«È sempre più tardi di quanto pensavamo… Allora ci vuole un maglione nuovo. Mettersi addosso le castagne, il sottobosco, i ricci dei marroni… un maglione ampio: il corpo sparirà, diventeremo la stagione… Scegliere il conforto delle malinconie, comprare il colore dei giorni».

(Philippe Delerm: La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita)

È un selfie recente, questo, perciò è a colori, come nei film in cui i flash-back sono in bianco e nero e il presente è colorato, anche se io non ho chiara la distinzione tra una cosa e l’altra, basti dire che si riferisce ad avvenimenti meno lontani.

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Ma, tra trasformarsi e morire, “che differenza c’è”?

di Romain Valentino

Venerdì 27 ottobre torna a Milano “Agenda Brasil”, l’appuntamento con la cultura e il cinema brasiliani che si snoda tra il Mic – Museo interattivo del cinema, lo Spazio Oberdan e altri luoghi della città.  Salutiamo l’edizione 2017, la sesta, che segna la trasformazione di “Agenda Brasil” in un vero e proprio Festival internazionale di cinema brasiliano, con questo articolo di Romain Valentino che lo scorso anno è andato a vedere il film A Família Dionti, arricchendo poi le sue impressioni con frammenti di un’intervista con l’autore e regista Alan Minas.

Un’immagine da “A Família Dionti” il film di Alan Minas che il pubblico milanese ha potuto vedere grazie ad “Agenda Brasil” che anche quest’anno, dal 27 ottobre al 5 novembre, presenta un ricco programma di appuntamenti con il cinema, la musica e la letteratura brasiliani (http://vagaluna.it/)

 “A cinque tese sott’acqua tuo padre giace.

Già corallo son le sue ossa

Ed i suoi occhi perle.

Tutto ciò che di lui deve perire

Subisce una metamorfosi marina

In qualche cosa di ricco e di strano.”

(William Shakespeare, La Tempesta)

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Attraversando il verde della campagna cremonese, verso il rosso “ponsò” del Genovesino

di Luca Bartolommei

Del Genovesino, al secolo Luigi Miradori (c. 1605 – 1656) il “Riposo nella fuga in Egitto” datato 1651. Cremona, Sant’Imerio. La mostra a lui dedicata continuerà sino al 6 gennaio 2018 presso il Museo Civico Ala Ponzone di Cremona http://www.mostragenovesino.it

Attraversiamo un bel ponte di ferro sul Po, lungo qualche centinaio di metri, e da Castelvetro, in provincia di Piacenza, siamo a Cremona, diretti al Museo Civico Ala Ponzone, dove ieri si è inaugurata, alla presenza del sindaco Gianluca Galimberti e dell’assessora alle Culture della Regione Lombardia Cristiana Cappellini, la mostra “Genovesino – Natura e invenzione nella pittura del seicento a Cremona”.
Circa cinquanta sono le opere di Luigi Miradori (c. 1605 – 1656) che rimarranno esposte fino al 6 gennaio 2018.

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«E tu ce l’hai un sogno?»

di Antonio Ferrara*

Steve Jobs ( San Francisco, 24 febbraio 1955 – Palo Alto 5 ottobre 2011) ritratto in un momento di vita in famiglia con la moglie Laurene Powell e i tre figli Eve, Erin e Reed  http://www.melablog.it

Stefano Lavori si rifugia in garage per restarsene da solo con l’omonimo in versione americana Steve Jobs, il genio della tecnologia scomparso il 5 ottobre 2011 all’età di 56 anni. L’inventore dell’Ipod, dell’Ipad e del touch screen gli racconta dei suoi genitori adottivi, degli studi irregolari, delle amicizie e dei tradimenti, dell’amore e del cancro. E incita Stefano, insieme con tutti gli adolescenti come lui, ad essere “affamato e folle” (stay hungry, stay foolish), esortazione che il fondatore della Apple rivolse in un celebre discorso agli studenti di Stanford. Ottima lettura, anche per i genitori, che ha però un non trascurabile difetto. Sembra che a sognare in grande debbano essere soltanto i maschi, visto che in questa storia alla sorella di Stefano Lavori è riservato lo stereotipato ruolo di rompiscatole eternamente attaccata al cellulare. (Paola Ciccioli)

– E allora cosa? – dissi, e la voce mi venne fuori come un piccolo grido.
Per via del mio grido Steve diede una capocciata contro il fondo della lavatrice. Fece un tac sordo di zucca dura contro metallo.
Finalmente tirò fuori la testa dalla lavatrice. Si tirò su in piedi massaggiandosi la testa. Prese lo straccio per pulirsi le mani. Non la finiva più di pulirsele., se le puliva e mi guardava, e non parlava.
La lampadina che pendeva dal soffitto gli faceva scintillare gli occhiali.
– È un bel voto, cinque, no? – dissi.
– Ti accontenti, Stefano, ti accontenti – rispose. – Io al tuo posto mi vergognerei.
– Come sarebbe?
– Sarebbe che cinque è un voto da schifo, Stefano, non ti sembra?
Non dissi niente.
Non me l’aspettavo.
– Insomma, ci tieni ad andar bene in matematica o non te ne frega assolutamente niente? Se non te ne frega lascia perdere.
– Ci tengo…
– E allora dacci dentro, no? Cosa aspetti? Io e il mio amico Woz ci tenevamo a diventare quello che
siamo diventati. E io ci tenevo più di lui. Ci davamo dentro, a studiare i microchip e le schede madre. Ci lavoravamo giorno e notte. E poi domenica 29 giugno 1975 Woz schiacciò un tasto e vide che la lettera che schiacciava compariva sullo schermo! E la cosa non era mai successa prima, capisci?
– Quindi cosa hai fatto?
– Cominciai a tempestarlo di domande. Il computer si poteva collegare ad altri? Si poteva aggiungere un disco di memoria? Insomma era nato l’Apple I. Solo che Woz regalava a destra e a sinistra copie dei suoi software, e io non volevo. D’altra parte nessuno aveva tempo di mettersi a progettare da solo dei computer. “Perché non ci mettiamo a progettare computer?” gli proposi. Accettò.
Funzionava proprio così: ogni volta che Woz progettava qualcosa io trovavo il modo di ricavarne un po’ di soldi per tutti e due. Ci sapevo fare, con gli affari. Decidemmo di aprire un’azienda tutta nostra, ma per cominciare ci volevano dei soldi. E così Woz vendette per cinquecento dollari la sua calcolatrice HP e io vendetti per millecinquecento dollari il mio furgone Volkswagen. Adesso
avevamo il capitale per cominciare. Per inseguire il nostro sogno di scienziati e imprenditori.
– Ma, a proposito, Stefano: tu ce l’hai un sogno?

*Tratto da Steve Jobs, “Affamato e folle” di Antonio Ferrara (Raffaello Ragazzi, 2016)