Fino in Siberia, sognando i denti di leone

di Ivana Tamoni De Vos*

Ancora a proposito del fiore di tarassaco… Un bellissimo scatto della mia amica russa Galina Chrikova, fotografa abilissima di Novosibirsk.

“С мечтой об одуванчиках 🙂 Dreaming of dandelions, Sognando di denti di leone”, foto di Galina Chirikova

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Il tarassaco, perché noi lo diciamo ogni giorno con una pianta o con un fiore

a cura di Paola Ciccioli

Dalla fine di gennaio all’inizio di giugno il Gruppo Facebook di Donne della realtà e il nostro blog hanno vissuto un periodo speciale di cui voglio resti memoria e che intendo valorizzare sempre di più. Dalla notizia dei primi casi di Corona Virus in Italia fino alla “riapertura” del nostro Paese dopo le rigide misure anti-contagio, i nostri canali di comunicazione sono stati un vero punto di riferimento (anche per tantissimi lettori stranieri), un luogo virtuale dove scambiare informazioni corrette, tenersi per mano mentre fuori dalle nostre case si sentivano soltanto sirene, farsi delle gentilezze per resistere di fronte alle grandi difficoltà che collettivamente abbiamo dovuto e dobbiamo affrontare.

Per quanto riguarda le gentilezze, partirei con il gesto – diventato ormai abitudine quotidiana – di salutarci con la foto di un fiore che, via Whatsapp, Giuliana Bellini invia a me e che io a mia volta pubblico poi su Facebook.

Guardate cosa siamo riuscite a fare tutte/tutti insieme il 28 febbraio di questo 2020 fuori da ogni norma, trasferisco qui fedelmente il mio saluto e la cascata di commenti che ne sono scaturiti. Tema: il tarassaco.

Pianta e fiore di tarassaco (Taraxacum http://www.treccani.it/enciclopedia/tarassaco_%28Enciclopedia-Italiana%29/). La foto è di Giuliana Bellini

«Caro Gruppo, l’amica artista e bravissima fotografa Giuliana Bellini mi/ci manda un fiore di tarassaco. Conoscete questa pianta? Cresce spontaneamente nelle nostre campagne, è commestibile e ha delle proprietà benefiche per l’organismo.
Io so come si raccoglie perché ho memorizzato il gesto di mia nonna Chiarina quando da bambina la osservavo andare a raccogliere le erbe – li rugni? – per la cena.
Chi tra noi sa qualcosa di più sul tarassaco?»

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“Il virus è pericoloso per gli anziani”, tre bambini affiggono in strada il loro manifesto anti contagio

Testo e foto di Paola Ciccioli

«Dal 1° settembre riportiamo in classe studenti e studentesse che hanno avuto difficoltà negli apprendimenti negli ultimi mesi. E poi dal 14 settembre la scuola riaprirà per tutti quanti»: questo è l’atteso annuncio dato poco fa in conferenza stampa dalla ministra per l’istruzione Lucia Azzolina.  Per le alunne e gli alunni italiani arriva la certezza di una data dopo la grande paura collettiva che ha sovvertito le abitudini e le relazioni di adulti e bambini. Come dimostra questa piccola finestra socchiusa sulle loro inquietudini.

Federico, Samuele e Simone il loro manifesto pubblico sul Corona Virus lo hanno scritto: eccolo, l’ho visto per caso oggi, suddiviso in tre fogli e affisso sulla vetrata del lavatoio pubblico tra i vicoli e i gradoni di Ombriaco, una delle frazioni di Bellano, sul lago di Como.

Uno dei tre messaggi al mondo dei tre piccoli amici di Bellano è stato sbiadito probabilmente dalle piogge copiose di questi giorni ma il significato non si è certo perso: i bambini vogliono esserci e rendersi utili

Io non li conosco questi bambini, non so chi siano i loro genitori e non so quando hanno deciso di impugnare i pennarelli per dare forma alle conoscenze, ma soprattutto alle preoccupazioni, sul pericolo invisibile che li ha costretti a stare chiusi in casa per tanto tempo, lontani dalla scuola, dalle amiche e dagli amici, forse anche dai nonni. Che, evidentemente, sono in cima ai loro pensieri, perché la parola “anziani” è quella che ricorre di più ed è quella che di certo hanno sentito più spesso pronunciare in televisione e nei discorsi in famiglia.

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Vera Lynn, una voce regina

Testo e traduzione di Luca Bartolommei

«Qualcuno qui si ricorda Vera Lynn? Qualcuno ricorda come diceva che ci saremmo di nuovo incontrati, in una qualche giornata di sole? Vera, Vera, cosa ne è stato di te. C’è qualcuno, qui, che si senta come me?»

Dame Vera Lynn (Londra, 20 marzo1917 – Ditchling, 18 giugno 2020) è scomparsa ieri all’età di 103 anni. Simbolo femminile di una Gran Bretagna che ha saputo resistere, per poi vincere, negli anni tremendi della seconda guerra mondiale. La sua voce e le canzoni che ha cantato hanno dato conforto e speranza a un’intera nazione. Foto da http://www.pinkvilla.com

Nel corsivo sopra la fotografia di Vera Lynn le parole che Roger Waters le aveva dedicato, con affetto e un filo di tristezza, in Vera toccante brano contenuto nell’album capolavoro dei Pink Floyd “The Wall”.

Vera Lynn durante la seconda guerra mondiale è stata la “fidanzata” dei soldati britannici, vera e propria Lili Marleen d’Oltremanica. Il concetto era un po’ quello, una donna a cui pensare per alleggerire l’angoscia di chi poteva restare per sempre in qualche deserto o in fondo al mare o in una jungla piuttosto che a guardare (si fa per dire) le stelle del bel cielo d’Italia. Cosa successa il 18 febbraio 1944 al sottotenente dell’8th Royal Fusiliers, da poco sbarcato ad Anzio, Eric Fletcher Waters, padre di Roger. Continua a leggere

E finalmente capiamo quel che cantiamo

Testo e traduzione di Luca Bartolommei

Giustizia e pace. Insieme. Ma potrebbero non bastare se non cambierà l’atteggiamento di ognuno di noi nei confronti degli altri, dei nostri vari prossimi. Questo il messaggio che ci arriva dalla canzone di oggi. Justice and peace. Together. That might not be enough if our personal approach with others won’t change, if our attitude towards any of our neighbours won’t change. This is the message we get from today’s song. Foto da http://www.radiofujiko.it

E torniamo a parlare dei bei tempi andati, in milanese definiti i temp indree o meno elegantemente l’epoca del Carlo Codega anche se in fondo di anni non ne sono poi passati così tanti…

Chi mi legge e mi conosce sa bene quanto io abbia amato e ami tuttora la musica non italiana, le canzoni che arrivavano da Oltremanica se non da Oltreoceano, insomma le canzoni cantate in lingua inglese. La musica è qualcosa di immediato, emozionale, ascolti e sai subito se ti piace o meno quel genere, quel gruppo o quella cantante. Il problema che mi ponevo da ragazzino era quello di capire che cosa dicessero i testi, quindi spendevo molto del mio tempo a tradurre quelli degli LP che a tremilacinquecento lire cad. (ma in Magenta da Bigi e Buscemi costavano duemilaseicento, e vi assicuro che non era un risparmio da poco) stavano cominciando a formare la mia discoteca personale. Continua a leggere

Il blog “Donne della realtà” ora parla anche in russo

Traduzione in russo di  Ivana Tamoni De Vos

«Cara Paola! Sono riuscita a trovare per ora questa bella foto di gruppo, anno 1988, presso la scuola d’arte del mio amico pittore Slava Shraga IZO-Studja “Kontrast” a Leningrado. Vjacheslav Shraga (Slava), primo da destra accanto a me, poi è diventato famoso dopo la Perestrojka e suoi quadri sono arrivati persino al Metropolitan Museum of Art di New York»

Nel 2009, quando la rappresentazione dell’immagine femminile ha toccato in Italia il suo punto più basso, Paola Ciccioli ha redatto un appello e chiesto ad altre giornaliste di promuovere una mobilitazione per tentare di arginare la deriva sessista dall’interno delle redazioni.

Di seguito la sintesi dell’appello che trovate nel “Chi siamo” del blog anche in inglese, spagnolo, francese, polacco, tedesco, olandese e cinese:

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Corona Virus, onore «all’Italia della solidarietà, della civiltà e del coraggio»

«Come annunciato ieri a Codogno, il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha voluto insignire dellonorificenza di Cavaliere al merito della Repubblica un primo gruppo di cittadini, di diversi ruoli,  professioni e provenienza geografica, che si sono particolarmente distinti nel servizio alla comunità durante lemergenza del Corona Virus. I riconoscimenti, attribuiti ai singoli, vogliono simbolicamente rappresentare limpegno corale di tanti nostri concittadini nel nome della solidarietà e dei valori costituzionali».

Altare della Patria, Codogno e Istituto Spallanzani di Roma: ieri il presidente Sergio Mattarella ha partecipato a tre diversi appuntamenti ufficiali per celebrare la festa della Repubblica italiana nata il 2 giugno 1946. In questa immagine è a Codogno, in Lombardia, duramente colpita dal virus e primo centro “zona rossa” del nostro Paese, dove il capo dello Stato è andato anche al cimitero per rendere omaggio alle vittime dell’epidemia. «Qui nella casa comunale di Codogno oggi – come poche ore fa a Roma all’Altare della Patria», ha detto il presidente, «è presente l’Italia della solidarietà, della civiltà, del coraggio. In una continuità ideale in cui celebriamo ciò che tiene unito il nostro Paese: la sua forza morale». (Foto di Paolo Giandotti – Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica – dalla pagina Facebook del Comune di Codogno)

Di seguito, dal sito del Quirinale, i nomi delle donne e degli uomini insigniti del riconoscimento:

Annalisa Malara e Laura Ricevuti, rispettivamente, anestesista di Lodi e medico del reparto medicina di Codogno, sono le prime ad aver curato il paziente 1 italiano.

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Walter Tobagi e la rabbia di Filippa, operaia “esuberante” della Motta

di Walter Tobagi

Il 28 maggio del 1980, verso le 11 del mattino, il giornalista del Corriere della sera Walter Tobagi, 33 anni, veniva ucciso a Milano dai terroristi mentre stava andando in garage a prendere la macchina. Quarant’anni dopo, grazie all’Ordine dei giornalisti della Lombardia possiamo rileggere un suo articolo, apparso sul Corriere il 7 ottobre 1978, che descrive la realtà di quei tempi e racconta la storia di una donna, Filippa, lavoratrice precaria della Motta che diventa “esuberante”, oggi si direbbe un esubero.

Nel video da Youtube la commemorazione di questa mattina davanti alla lapide che ricorda la sua uccisione e le parole della moglie Mariastella. (p.c.)

«Per tre anni, andavo tutte le mattine all’ufficio di collocamento. Il pullman da Cinisello a Milano, poi l’autobus, poi la fila, aspettare tutta la mattina, poi tornare a casa. Alla Motta mi prendevano a periodi, quando c’erano le campagne: a Natale i panettoni, a Pasqua le colombe, l’estate i gelati. Era un sacrificio, ma io ero contenta anche così. Nel ’73 mi passarono fissa: fecero tutto loro. E adesso mi ritrovo qua senza un posto. M’hanno detto che ero esuberante, io non sapevo nemmeno che vuol dire quella parola».

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Un’estate di musica, ragazze che cantano e ragazzi che crescono

di Luca Bartolommei

A Fano nel vecchio borgo dei pescatori c’è un vicolo che prende il nome da el Gugùl, una particolare rete da pesca che ormai non si usa quasi più. La viuzza parte larga e va stringendosi, proprio come quel particolare attrezzo. La città negli anni è cambiata, come è normale che sia, ma in quella zona del porto possiamo ancora trovare qualche atmosfera dei tempi andati. Il mio racconto delle vacanze giovanili trascorse alla Sassonia e dintorni termina qui e mi è sembrato giusto lasciare Fano con un’immagine che parlasse dell’importanza di avere delle radici, delle tradizioni, una storia. La Fano romana, i Malatesta, il Carnevale, per carità, tanto di cappello, siano il vostro orgoglio care e cari fanesi, ma lasciatemi partire con un saluto alla fatica e al lavoro di generazioni di pescatori e marinai che alla vostra (ma anche un po’mia) città hanno dato tanto. Sembra che tra poco potremo ritornare a muoverci e a pensare addirittura alle vacanze… chissà se, insieme a me, anche a qualcun altro verrà la voglia di passare qualche giorno a Fano e dintorni. Se poi, leggendo questo e gli altri post sull’argomento, di cui trovate i link in fondo all’articolo aveste dei ricordi simili da condividere fatecelo sapere. Provvederemo.

El Gugùl, nel borgo storico dei pescatori fanesi, fotografato da Ramona Neri.

L’anno non è importante, la cosa certa è che l’infanzia era finita. Non più la casa in viale Adriatico 5, non con l’intera famiglia, basta bancarelle e giocattoli, fine dei giochi sulla sabbia, la sera dopo cena non si gioca più a nascondino.
Ero a Fano con mia nonna Elia e basta. Stavamo praticamente di fronte alla casa di prima, eravamo infatti alla pensione Sassonia, stessa aria, stessa gente ma tutto diverso. Ero cresciuto, eravamo cresciuti. Incontri l’amico che l’anno prima (forse anche un paio d’anni prima) era, sebbene più grande di te, un fanciullo e vedi che è diventato un giovanotto, infatti tiene un po’ le distanze. Al trampolino rivedi quella ragazzina “de Terni” (la d e la t si pronunciano con la punta della lingua che spinge contro l’arco palatale…) e noti che ha tutte le cose al suo posto, come si dice a Milano, e il fatto che ti chiami per nome ti conforta per il prosieguo della vacanza. Al chiosco della Maria Giulia non guardi più il calcio-balilla o il flipper ma ti accorgi (c’era anche prima, però…) del juke-box. Continua a leggere

«Nessuno si azzardi a commentare l’indicibile»

di e con foto di Paola Ciccioli

Questo è quel che ha scritto oggi la coordinatrice del nostro blog nel Gruppo Facebook di Donne della realtà.

Soltanto poche righe per rendervi partecipi della mia scelta di non affrettarmi a scrivere di Silvia Romano e assaporare piuttosto la libertà, che tanto ho inseguito, di rapportarmi ai fatti e alle notizie con quella umanità di cui ci si dimentica quando si è o ci si sente obbligati a dover commentare sempre e a qualsiasi costo.

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«Sono stata forte, ho resistito»

di Paola Ciccioli

«Sono stata forte, ho resistito. Sto bene e non vedo l’ora di ritornare in Italia»: sono state queste, secondo l’agenzia Ansa, le prime parole pronunciate da Silvia Romano dopo la sua liberazione.

Questa foto che ho scattato di fronte a Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, fa riferimento a un mio post del 13 aprile 2019 nel Gruppo Facebook di Donne della realtà in cui dicevo: «Fiorenza Sarzanini, tra le più brave e autorevoli giornaliste italiane, scrive oggi sul Corriere della sera che Silvia Romano è viva. “Gli investigatori kenyani sostengono che la volontaria di 23 anni catturata il 20 novembre nel villaggio di Chakama, a circa 80 chilometri da Malindi, sia ancora nelle mani dei sequestratori”».

La ri-partenza è un’alba lungo una spiaggia di Fano

di Luca Bartolommei

Lunedì 4 maggio 2020. Si riapre. Come ogni mattina una donna si alza molto presto, il lockdown non l’ha fermata, lei lavora nel reparto pasticcceria-panetteria di un grande centro commerciale a Fano. Andando al lavoro passa accanto alla spiaggia libera della Sassonia (proprio la “mia” Sassonia) e scatta una foto, come è abituata a fare. Del resto, chi non va a lavorare all’alba senza la macchina fotografica, vi pare? Ramona Neri ci ha regalato un altro dei suoi bei momenti e noi la ringraziamo. La ripartenza, l’alba, il lavoro, in questa  foto le suggestioni sono tante e per tutt* e ciascun* di noi. Intanto continua il mio racconto delle vacanze fanesi.

L’alba del 4 maggio 2020 a Fano, fotografata da Ramona Neri dalla spiaggia libera della Sassonia. La sua foto sarà di buon auspicio.

Il periodo clou delle vacanze era ovviamente quello del Ferragosto. Si succedevano le attività, le iniziative e i momenti d’intrattenimento e svago, i villeggianti erano continuamente sollecitati a parteciparvi. Dalla corte Malatestiana al porto un susseguirsi di concerti, dalla musica classica al liscio con orchestre e orchestrine. Le auto con gli altoparlanti invitavano a recarsi al dancing Florida, dove sabato sera avrebbe suonato il complesso “I Friends”, con il proprio repertorio di musica moderna da ballo. Ricordo di aver assistito proprio al porto ad una esibizione dell’orchestra di Secondo Casadei, che suonava il violino. Sul viale Adriatico, un’altra volta, un gruppo più modesto quantomeno nella formazione, proponeva il refrain “i cavalli son stanchi nell’umida sera”.

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Il mondo com’era nel diario di Luciana Castellina

a cura e con foto di Paola Ciccioli

Certo che i libri ci hanno sostenuto durante la fase più rigida della nostra quarantena: su Facebook e qui sul blog, i due canali che abbiamo usato di più, c’è stato tra noi uno scambio intensissimo. Tra le letture più belle che ho fatto io in queste settimane c’è La scoperta del mondo di Luciana Castellina (Nottetempo 2011), un racconto appassionante basato sulle pagine del diario che la futura dissidente del PCI e tra i fondatori del Manifesto inizia a 14 anni in coincidenza con una data decisiva per la Storia d’Italia: il 25 luglio 1943. Quel pomeriggio, a Riccione, l’adolescente Luciana stava giocando a tennis con Anna Maria Mussolini quando la figlia del dittatore fu portata via dalla guardia del corpo perché il Duce era stato arrestato. Il libro ha accompagnato me e chi ci segue sui social tra i giorni precedenti il 25 aprile e quelli successivi al 1° maggio 2020, due ricorrenze che abbiamo celebrato sentendoci comunque vicine/i sulla sconfinata piazza del web.

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«Ti vedo nelle occhiaie che mi solcano il viso»

di Maria Grazia Iannone – Foto di Valerio La Torre

L’autrice del post è un’infermiera che vive a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano, ed è stata infettata in forma lieve dal Corona Virus: le sue parole è come se fossero rivolte direttamente al nemico invisibile che l’ha fatta ammalare e che ha piegato l’Italia e il mondo.

“Never give up”, Non mollare mai. Maria Grazia Iannone mostra il cartello con la sua esortazione nella foto scattata in casa dal marito Valerio in questi giorni di convalescenza

Sono qui che ti osservo. Quando mi sveglio la mattina ti vedo nelle occhiaie che solcano il viso e nel pallore della pelle. Mi hai contagiata in forma lieve e ho la fortuna di rimanere a casa ed essere accudita dalla persona che amo. Il pensiero va a chi è in quarantena da solo, a chi ha avuto il terrore di contagiare i propri cari, a chi è finito in ospedale. Sono fortunata: mio marito è stato asintomatico.

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Per Emergency “C’è musica in casa”, pardon, in terrazza

Di nuovo per Emergency, questa volta in duo. Di nuovo per Emergency Milano zona 8, questa volta non a Milano.
Dalla terrazza di Bellano, in un pomeriggio con una luce che bisognava essere lì per capire, Paola ed io abbiamo proposto un breve recital di letture e canzoni su Milano, guarda un po’…

“100 Palchi aperti per Emergency – C’è musica in casa”, questo il titolo dell’iniziativa nazionale in cui musicisti da tutta Italia, dal 28 al 30 aprile, hanno proposto la propria musica rigorosamente dalle rispettive abitazioni, fossero solisti, in duo o in gruppo. La tecnologia a volte è vincente. Uno slot di mezz’ora a testa e via con cover rock, pianoforti, jazz, arpe celtiche, DJ e, last but not least, un po’ di milanesità… siamo stati infatti (Paola ed io), invitati dal gruppo Emergency della Zona 8 di Milano.
Diretta sui social, quindi spontaneità, un po’ di emozione per i più giovani (tanti i giovani, che bello!) e la certezza di aver fatto quello che si sa fare per come lo si sa fare per un motivo del quale non è nemmeno il caso di parlare, nevera? I musicisti la loro parte l’hanno fatta, spero che le amiche e gli amici collegati abbiano capito che la musica unisce, aiuta, fa crescere, libera, fa bene, la fa quel che te voeret, ma ad un certo punto bisogna cliccare su quel link in fondo alla pagina e, molto banalmente, donare. Ecco.
Ah, l’invito è sempre valido, neh!

Grazie a Sabrina “Hurricane” Cibin, e a Carlo Fioroni per quello che fanno e per come lo fanno.
Grazie a Emergency Milano zona 8. Voglio essere positivo e sperare che nonostante tutto a fine autunno si senta ancora il profumo di quella cassoeula che… che solo chi la prova sa cos’è!

(Luca Bartolommei)