Fragola, cioccolato e verità

di Maria Elena Sini

Doppia moneta, libertà di espressione e discriminazione degli omosessuali. Nella terza e ultima parte della sua riflessione su Cuba, Maria Elena Sini tocca questioni troppo spesso “oscurate”.

Un altro aspetto controverso di Cuba è il doppio regime monetario in vigore nel Paese caraibico: il peso cubano (Cup), utilizzato principalmente dai cubani, i quali ricevono lo stipendio dalle imprese nazionali e la pensione in questa valuta, e il peso cubano convertibile (Cuc), utilizzato dai turisti e dagli stessi cubani come pagamento di benzina, alberghi, ristoranti e della maggior parte di cibi e prodotti d’importazione. Le banconote per i turisti valgono più o meno come l’euro mentre quelle locali valgono molto poco. Per questo a Cuba sopravvive un’enorme economia sommersa, nera e parallela. Non sorprende quindi che anche chi ha una casa, un lavoro e una vita assicurata dalla mano dello Stato, spesso tenti la fuga per mare e cerchi di arrivare in Florida alla ricerca di migliori condizioni di vita.

A causa della doppia moneta il turismo crescente diventa una risorsa solo per chi, come i gestori di bar e ristoranti o i conducenti dei taxi, che ricevono le mance, ha a che fare direttamente con i turisti che pagano in pesos convertibles (Cuc). Questo spiega perché a Cuba tutti trasformano le loro abitazioni in casas particulares, mettendo a disposizione dei turisti delle camere in affitto. Le persone che vendono beni o servizi ai turisti sono quelle che possono permettersi di spendere in quei negozi che un tempo erano solo per i turisti e ora sono aperti anche ai cubani, ma questi normalmente non hanno abbastanza soldi per poterne acquistare i prodotti. A Cuba si vive in una reale arretratezza: il problema più grave è proprio il costo della vita, perché ai tempi del blocco socialista si trovavano generi alimentari a basso costo, oggi invece non esistono più i prezzi politici e tutto deve essere comprato in pesos convertibili. L’attuale Presidente Raúl Castro ha annunciato la volontà del governo di unificare le due monete, per eliminare le differenze per i lavoratori che sono a contatto con i turisti (pagati in Cuc) e gli altri impiegati nelle imprese nazionali (che invece sono remunerati in Cup). Tuttavia lo stesso governo ammette una certa lentezza in questo processo a causa della complessità intrinseca.

Se vi sia o meno a Cuba la tutela della libertà d’espressione è un altro tema molto dibattuto. Oggi a Cuba esistono numerosi periodici e riviste, ci sono diverse emittenti radiofoniche e 4 emittenti televisive, ma nelle case in cui sono stata ospitata ho sempre scorto gli schermi dei televisori accesi sullo stesso canale. La proprietà dei mezzi di informazione (stampa, radio, televisione e ogni altro mezzo d’informazione di massa) può essere statale o sociale, in nessun caso può essere privata. Dal 2009 tutti i cittadini cubani hanno libero accesso a Internet, le cui tariffe restano però inaccessibili alla quasi totalità dei cittadini dato che i prezzi per accedere alla rete sono quotati in pesos convertibili, quindi il servizio è molto costoso per chi percepisce un salario statale, anche se medio-alto.

All’Avana il culto di Che Guevara resiste mentre le aperture alla libertà di espressione si accompagnano a una nuova crisi nei rapporti tra Cuba e Stati Uniti che, con Donald Trump, hanno sconfessato la politica del dialogo dell’amministrazione Obama. Anche questo scatto è di Maria Elena Sini

Fidel Castro, dichiarò in un’intervista, che l’impossibilità a connettersi a Internet era legata all’embargo commerciale in quanto gli Stati Uniti non consentivano a Cuba di collegarsi ai cavi sottomarini in fibra ottica che passano vicini all’isola e Cuba dispone pertanto di un’unica banda di accesso a Internet. Questo ne limita di fatto la fruibilità per i 10 milioni di abitanti e per questa ragione, viene data priorità di accesso a chi – secondo il governo – ne avrebbe maggiore necessità, come medici, accademici, giornalisti, professionisti, quadri del governo. La conseguenza reale è una limitazione al diritto di informazione perché la maggior parte della cittadinanza non ha la possibilità concreta di collegarsi facilmente con il mondo esterno all’isola. Acquistando una tessera dell’ente telefonico nazionale ci si può connettere nei grandi alberghi frequentati dai turisti e nelle piazze delle principali città ed è facile capire dove c’è connessione perché in tutta l’area si vedono persone che dimenticano tutto ciò che c’è intorno, non alzano gli occhi dallo schermo del cellulare facendo scorrere freneticamente le dita sulla tastiera.

La mia curiosità sulla vita a Cuba mi ha spinto a fare delle domande anche riguardo al tema dell’omosessualità, forse perché nei primi anni novanta ero stata colpita dal film Fragola e Cioccolato che attraverso le vicende e i dialoghi dei personaggi descriveva polemicamente la difficile situazione degli omosessuali nella società cubana degli anni settanta durante i quali furono oggetto di pesanti discriminazioni. La mia interlocutrice cubana mi ha raccontato che attualmente per i maggiori di 16 anni è legale intrecciare relazioni omosessuali e nella città di Santa Clara ci ha portato a visitare un locale dove si esibiscono drag queen e transgender sostenendo con orgoglio che oggi non ci sono discriminazioni nella società e nel mondo del lavoro e riferendo che proprio Mariela Castro, figlia del presidente cubano Raúl, dirige il Centro nazionale di educazione sessuale che attua Campagne d’informazione ed educazione anche sulle tematiche Lgbt. Ma dalla conversazione ho tratto l’impressione che la situazione per gli omosessuali sia notevolmente migliorata dagli Anni ’90 in poi, ma l’avversione nei loro confronti rimanga elevata nell’opinione pubblica, in quanto riflette un radicato sentire comune; sicuramente non ci sono procedimenti legali da parte del Governo nei confronti di omosessuali o di transgender ma la società civile, più che riconoscere una reale parità, esercita una sorta di tolleranza.

In conclusione mi sento di affermare che molti sostengono ancora la rivoluzione e, trovandomi a Cuba il 13 di agosto, giorno della nascita di Fidel Castro, ho visto con i miei occhi molti giovani che festeggiavano in piazza ripetendo a gran voce gli slogan rivoluzionari. Ma le generazioni cambiano e una parte della popolazione cresce con ambizioni diverse da quelle che possono essere soddisfatte lì. Esistono persone molto critiche con il regime mentre altri ripetono le celebri parole di Fidel: «La storia deciderà». Molte delle persone con cui ho parlato sottolineano i cambiamenti introdotti da Raúl Castro e riconoscono che ha accettato dei compromessi per introdurre dei cambiamenti. È vero che ancora oggi c’è un unico partito, ma esiste anche un’opposizione seppure limitata nella sua espressione. L’iniziativa privata è chiaramente scarsa, tuttavia non inesistente: la parola d’ordine è il cuentapropismo, ossia la possibilità di lavorare «per conto proprio» e non per lo Stato e questo cambiamento dal 2011 ha consentito lo sviluppo di numerose piccole attività in tutta l’isola. Appare chiaro che Cuba debba risolvere alcune contraddizioni: queste però devono essere risolte esclusivamente dal popolo cubano, senza ingerenze di nessun altro Paese e senza che si perdano i diritti politico-sociali conquistati dalla Rivoluzione. Anche il nostro paese come altri paesi occidentali che si fregiano di essere portatori di una democrazia molto spesso più dichiarata che agita, possono trarre degli insegnamenti dall’esperienza cubana: praticare condivisione e solidarietà,  coltivare la cultura e non la sola conoscenza, non etichettare tutto con un prezzo e non offrire qualunque aspetto della vita al mercato.

La Cuba contemporanea è dunque un mondo sulla soglia di una radicale trasformazione e il libro che sto leggendo ha avuto il potere di far riaffiorare i ricordi e le riflessioni apparentemente accantonati attraverso gli strumenti di un’opera letteraria che non usa l’analisi politica ma tocca in modo profondo le corde dell’emozione. Attraverso quelli che sembrano i suoi maggiori stereotipi, la potenza della tradizione musicale, la passione amorosa, la sensualità della natura, l’autore dà vita ad una riflessione nostalgica sul passato, sul ruvido presente, sulla fortuna di continuare a credere in un futuro sereno. In questo mondo senza certezze anche la fede cede e Dio è “una moneta fuori corso”, ma all’Avana, una città che ha barattato il suo lustro di un tempo con un’umiltà militante, fatta di privazioni e abiure, dove il vincolo ideologico ha avuto ragione della fede, secondo Yasmina Khadra (l’autrice del libro da cui è scaturita la  dettagliata riflessione di Maria Elena, leggere a questo proposito la nota in calce, ndr) si può fare ricorso ad una importante risorsa e cioè alla possibilità di ancorarsi ad una tradizione remota per cui i questuanti di miracoli possono rivolgersi agli spiriti dei loro antenati riesumando i geni di un’Africa lontana e al tempo stesso onnipresente, antica ed eterna.

III – fine

*Maria Elena si e ci chiede: «Yasmina Khadra è lo pseudonimo femminile con cui è conosciuto lo scrittore algerino Mohammed Moulessehoul. Dato che si presenta al mondo come Yasmina forse è corretto definirlo “autrice” come è stato fatto qui, ma a differenza per esempio di Elena Ferrante sulla/sul quale aleggia il mistero, qui è noto che è lo pseudonimo di un maschio… quindi si deve parlare di autore?».

AGGIORNATO IL 18 OTTOBRE 2017

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2 thoughts on “Fragola, cioccolato e verità

  1. Grazie, Maria Elena, per il tuo articolato resoconto su Cuba che non sa di cartolina. Tra le pieghe della bellezza ci costringe a destreggiarci con le contraddizioni e a rifletterci su.

    Angela Giannitrapani

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