In Vietnam, alla corte dell’imperatore a cui l’amante spagnolo fece conoscere Gaudì

Testo e foto di Maria Elena Sini

Da oggi, 1° settembre 2019, partiamo per un lungo viaggio intorno al mondo tra città, natura, storia e opere d’arte. È d’obbligo farci guidare da Maria Elena Sini, viaggiatrice per eccellenza di Donne della realtà, che anche oggi stimola la nostra curiosità e la nostra voglia di conoscere con un originale reportage dal Vietnam, Paese dal quale è da poco tornata. Questa è la prima parte, buona lettura.

Dettaglio delle ceramiche che rivestono le pareti del mausoleo dell’imperatore Khai Dinh, penultimo imperatore del Vietnam, nei dintorni di Huè che fu la capitale del Paese asiatico dal 1802 al 1945. Tutte le foto di questo reportage sono state scattate da Maria Elena Sini, che ringraziamo.

Del viaggio in Vietnam porterò con me i colori dei mercati, il profumo dei fiori di frangipane, la sontuosità della natura lussureggiante e il misticismo degli edifici religiosi che nel tumulto della vita moderna ispirano lentezza e contemplazione. Ma non voglio parlare della bellezza di questo Paese e delle tante ragioni per cui merita una visita, in particolare voglio raccontare una storia che mi ha colpito, che affonda le radici nel passato, ma forse è collegata al presente e ai costumi di vita del Vietnam più di quanto si possa immaginare.

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Che il santo protegga (da politici e petrolieri) i riti e la bellezza della Basilicata

Testo, foto e ricerca immagini di Rosalba Griesi*

Rosalba, pallone

Una mongolfiera con il nome del santo tra nuvole

Il mio paese si chiama Palazzo San Gervasio. Palazzo perché il principe Manfredi, figlio di Federico II, lo Stupor Mundi, fece costruire il maniero fra i nostri boschi, su di un morbido colle. Ed era qui che sostava per riprendersi dai suoi malori che poi lo condussero alla morte in giovane età. Gervasio, poiché qui furono rinvenute le statue dei santi martiri milanesi, Gervasio e Protasio.

Anche quest’anno la festa di Sant’Antonio ha riportato quell’aria allegra e colorata in paese.

Le luci dell’illuminazione, le bancarelle, i fuochi d’artificio, la banda, la processione, l’orchestra che ha intonato le “arie” rossiniane del Barbiere di Siviglia… l’odore dei gigli, candidi più che mai. Persino la kermesse di eventi creativi locali di arte varia sono stati davvero interessanti, e hanno aggiunto ai festeggiamenti l’interesse sociale e culturale della nostra terra.

Dagli anziani si sente dire: «Non è più il Sant’Antonio di una volta». «Perché, una volta com’era?», verrebbe da chiedere. Ebbene, credo che tutto sia rapportato alla situazione storica e sociale che si sta vivendo. Continua a leggere