La guerra di Mammina e il suo devastante segreto sui “goumiers”

di Maria Luisa Marolda

Le due magnifiche foto che pubblichiamo provengono dall’archivio privato di Maria Luisa Marolda e ritraggono sua madre Teresita Fantacone, detta “Mammina”, vittima di uno degli episodi più orrendi di cui furono protagonisti i “goumiers” del Corpo di spezione francese durante la seconda guerra mondiale (https://www.youtube.com/watch?v=bO2RoB0quzs)

Un racconto eccezionale, e di eccezionale intensità, che la scrittrice romana Maria Luisa Marolda ci ha amorevolgente affidato con questo titolo: Un’altra “livella”: lo stupro di guerra sui monti Aurunci. Questa è la prima parte.

Mia madre visse una lunga vita. Nacque e morì ad Esperia (in provincia di Frosinone) a 94 anni, e pure lì accadde il fatto centrale della sua esistenza, forse il più devastante, durante quella che viene chiamata “battaglia di Esperia” da chi conosce bene questa fase della seconda guerra mondiale. E se questo può apparire normale in un’esistenza senza grossi cambiamenti, non lo fu per lei, moglie allora di un Tenente colonnello della Regia Marina, che già si era trasferita con la famiglia in varie città portuali: Brindisi, Livorno, Ancona, dove ero nata io, e da dove eravamo venuti via, nella primavera del ’43, con il coinvolgimento dell’Italia nella guerra.

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«Ma non l’ho ancora capito che ormai si naviga a vista?»

di Anna D’Andrea

«Softly Setting, New Brighton, Wirral. This is a fab sunset photograph by Paul Sutton. Caught at a perfect time/Tramontando dolcemente, New Brighton, Wirral. Questa favolosa foto del tramonto è stata scattata, con tempismo perfetto, da Paul Sutton». Dall’account Twitter di Helen Warlow, 12 ottobre 2017

Souvenir che si rompono, incanti che sembrano far smarrire e smarrirsi. Termina così il racconto “Il maglione autunnale” di Anna D’Andrea che abbiamo pubblicato in tre parti e illustrato con due immagini scattate a Brighton e una a New Brighton, località inglese più a nord.

– È fortunata, signora!

Mi giro a guardarmi alle spalle, per vedere se dice proprio a me.

– Fortunata, io? – non riesco a trattenere un’esclamazione di stupore.

– Certo che sì, ormai siamo in chiusura di stagione e questo è l’ultimo, sono oggetti artigianali fatti a mano uno per uno – sta dicendo il venditore di ceramiche – . Glielo devo prendere dalla vetrina.  Intorno piatti, vasi, candelieri, lucerne, a forma di polipo, di stella marina, di granchio, di conchiglia, delfino, orata, calamaro, in un caotico guazzabuglio creativo.

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“Mareee mareee, qui non viene mai nessuno a farmi compagnia…”

di Anna D’Andrea

«Dogwalker and loving pooch at dusk last night…». Per la seconda parte del racconto di Anna d’Andrea un’altra immagine del tramonto sulla spiaggia di Brighton, in Inghilterra, scattata il 16 ottobre 2017 (https://twitter.com/MagicBrighton)

Le separazioni dai giorni, dalle stagioni, dalle immagini che si sono fissate nei nostri ricordi a colori o in bianco e nero. Continua il racconto “Il maglione autunnale” di Anna D’Andrea. Con una avvertenza: la “Gi” con cui dialoga è la sua cagnetta.

– Pare di stare al cinema! – avrebbe detto mio padre, con la sua puntina di bonaria ironia, mentre guardavamo lo struscio dal tavolino di una gelateria alla moda, in un altro angolo di mondo e di tempo. Lui un caffè freddo e amaro, mamma ed io uno spumone che faceva peccato solo a guardarlo, un monumento rosa a tronco di cono con un pozzetto dentro cui galleggiavano fragoline ubriache di sciroppo al rhum.

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«È una “separazione” dalla vita del giorno»

di Anna D’Andrea

«A stunning autumnal evening on Brighton beach with the starling murmuration over the West Pier/Una stupefacente serata d’autunno sulla spiaggia di Brighton, con il suono di uno stormo sopra il Molo Ovest» (foto del 27 ottobre 2017 Matt F. Photography da Twitter http://www.mattfreestonephotography.com/). L’unica immagine possibile per la prima parte del racconto “Il maglione autunnale” di Anna D’Andrea

«È sempre più tardi di quanto pensavamo… Allora ci vuole un maglione nuovo. Mettersi addosso le castagne, il sottobosco, i ricci dei marroni… un maglione ampio: il corpo sparirà, diventeremo la stagione… Scegliere il conforto delle malinconie, comprare il colore dei giorni».

(Philippe Delerm: La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita)

È un selfie recente, questo, perciò è a colori, come nei film in cui i flash-back sono in bianco e nero e il presente è colorato, anche se io non ho chiara la distinzione tra una cosa e l’altra, basti dire che si riferisce ad avvenimenti meno lontani.

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«Sixty is like the blow of a stone»

by Giuseppina Pieragostini*

Sixty is like the blow of a stone. A sort of lapidation with sixty big stones which go straight to the target. In case you’re a lucky woman, a sharp blow with no warning, while you’re thinking that everything is still to happen, love too, maybe. But, I mean, did you ever take a look at yourself?

Susan Sarandon durante la conferenza stampa di presentazione del Premio Kinéo svoltasi all’Hotel Excelsior di Venezia lo scorso 3 settembre. All’attrice americana è stato assegnato il Kinéo International Award. Nata a Jackson  Heights NY il 4 ottobre 1946, compie oggi 71 anni. Congratulations! Susan Sarandon attending a press conference at the Excelsior Hotel, during Venice Film Festival last september. Foto con il cellulare di Luca Bartolommei.

Above all, you walk as if you don’t have anything interesting left between your legs; then your forms, they stick with stubbornness to the most inappropriate areas of your body, so you’ll find those hips gone up to the armpits, to say nothing of the knees, which look more and more like stone-posts, your arms enlarged in the wrong part and your cheeks which thrive at their own convenience.

And it wouldn’t be over, but phenomenology has limits, too.
Pushing and clawing, present women in their fifties, gained a place, if not amorous, a bit winky al least, in the collective imagination and gave rise to an army of new Amazons in their shining armour, which look others right in the face.

You spent that period at a steady pace, showing off your mottled mop as if you got back to being that prepuberal girl with her head full of dreams; while Portia, again and again, my lifetime’s best enemy, never got off her spike heels and was changing, each three days, the shape and colour of her hair.

Approaching the end of the decade, a certain anxiety creeps in; if the colonization of the fifties has moved farther nobody’s land’s boundaries, that feeling keeps spreading itself, unknown and relentless and, unless you luckily die earlier, you must deal with it.
It’s useless to hang on to the last bits of age, dig in your heels on the edge of the abyss; once lost their arrogance, women get into the sixties dazed and disbelieving. Just an instant, and age, which was a grace to hide or show depending on the game, becomes an implacable master.

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«C’era una volta una vita che avrei dovuto vivere»

di Elisa Springer*

Elisa Springer (Vienna, 12 febbraio 1918 – Matera, 19 settembre 2004)

La mia non è una favola, ma inizia ugualmente con C’era una volta. C’era una volta una vita che avrei dovuto vivere, ma che un uomo, di nome Adolf Hitler, mi ha impedito di vivere. Poi c’è stata una vita che io avrei preferito poter dimenticare, ma senza riuscirci. Oggi invece c’è una vita che mi obbliga a ricordare e più che altro a far ricordare. Sembra che la storia non abbia insegnato nulla all’uomo. L’odio continua, le violenze continuano e purtroppo le guerre continuano. C’è una grande corsa al potere e al denaro, e non si guarda in faccia a niente e a nessuno.

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«La Grande Guerra le aveva tolto il marito, l’amore di una vita e un padre per il figlio»

di Eliana Ribes

«”I fiori della guerra” è un’installazione realizzata dall’ Associazione artistico culturale Fucina Alchemica ad opera di Alessio Spalluto, che vuole ricordare il sacrificio e le sofferenze di tutti i militari caduti nella Grande Guerra». L’installazione, che rimarrà esposta al pubblico a Urbino (in via Domenico Gasperini) fino al 6 settembre 2018, è segnalata nel sito della presidenza del Consiglio dei ministri dedicato al centeneraio della prima guerra mondiale (http://eventi.centenario1914-1918.it/it/evento/i-fiori-della-guerra)

Continua il racconto su Maria Cosimi, che Eliana Ribes chiama «nonna Longhèna», diventata moglie nel 1914 e vedova nel 1915.

Nonna Longhèna si era portata in dote anche una collana di coralli veri, quanto mi sarebbe piaciuto ammirarla, ma negli Anni ’50 l’aveva venduta, come tanti altri abitanti della zona, a certi imbroglioni che passavano per le case e che gliela avevano pagata tre soldi. La fede, invece, l’aveva dovuta dare alla patria, come se non fosse bastato quello che le aveva tolto durante la prima guerra: il marito, l’amore di una vita e un padre per il figlio. Aveva dovuto dare ancora, per un’altra guerra, quella del Duce!

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