A Manhattan nella cattedrale del consumo

Testo e foto di Alessandro Mongili – da New York

Lo sguardo di un sociologo dentro l’Oculus del World Trade Center Transportion Hub di Manhattan, progettato (non senza accese polemiche) dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava nei luoghi devastati dall’attacco alle torri gemelle l’11 settembre del 2001.

Alessandro Mongili è professore di Sociologia generale presso la Scuola di Psicologia e di Processi di modernizzazione e tecnoscienza alla Scuola di Scienze umane dell’università di Padova. In questi giorni si trova a New Orleans, negli Stati Uniti, per il “4S”, il “mostruoso” (la definizione è sua) convegno annuale della Società per gli studi sociali della scienza. Prima di arrivare nella città della Louisiana, però, ha fatto tappa a New York e in questo post, prima pubblicato sulla sua pagina Facebook, racconta la sua prima volta lì in compagnia, tra gli altri, di due donne che chi frequenta questo blog conosce: Annalisa Mongili e Paola Ciccioli. Buona lettura, seguire Alessandro nei viaggi di lavoro e di ricerca intorno al mondo è sempre una scoperta.

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«Alla popolazione del Vietnam unito. Avevo torto. Perdonatemi»

di Maria Elena Sini

In questo modellino i Cu Chi tunnels, la complessa ed estesissima rete sotterranea nella quale i Vietcong si rifugiavano e organizzavano le azioni di guerriglia contro l’esercito americano. È tra i luoghi della storia più visitati del mondo e Maria Elena Sini, che ci è stata da poco, ce ne parla in questo reportage (immagine da https://vietnamnews.vn/travel/travellers-notes/466589/cu-chi-tunnels-named-among-top-7-underground-destinations.html#QZwe0vy5UIydK4oE.97)

Dopo la visita alla reggia-mausoleo di Khai Dinh, il penultrimo imperatore del Vietnam, Maria Elena Sini ci guida nel Museo dei residuati bellici di Ho Chi Minh City e nel labirinto dei Cu Chi tunnels, la fortezza sotterranea dove fu organizzata la resistenza contro gli Stati Uniti.

Una visita in Vietnam, per una persona della mia generazione, cresciuta nell’epoca delle manifestazioni contro la guerra, nutrita da film come Il Cacciatore, Full Metal Jacket, Apocalypse Now, Platoon non può prescindere da un approfondimento sulla guerra che funestò questo paese per più di dieci anni. I vietnamiti da tempo hanno smesso di coltivare risentimento verso gli antichi nemici che sterminarono tre milioni di compatrioti.

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I fiordi, un gruppo di amiche calabresi e un bergamasco solitario: chi vince?

di Adele Colacino

Sì, viaggiare. Un’Adele Colacino in gran forma (prima da destra) ci racconta questa volta di una crociera con le sue non silenziosissime amiche. Sembrava dovesse finir male e invece… (la suspense è d’obbligo e spiega perché la cronaca di questo viaggio in Norvegia arriva a distanza di mesi…)

«Spenderò tutti i miei soldi in viaggi», dice qualcuno in una chat, ed io approvo e condivido.

Ho sempre avuto l’idea che andare in crociera fosse una cosa da anziani abbastanza agiati e, quando mi hanno proposto “L’incanto dei fiordi”, ho pensato che era troppo per me. Ho detto No.

Ho prenotato una visita nell’isola di Malta.

Poi Rosa mi richiama, «si è liberato un posto ed io sarei sola in cabina, vieni!».

Malta e i Fiordi nello stesso mese, una pazzia.

Se non ora quando?, mi sono detta, e l’ho fatto!

9-18 giugno 2017 – Crociera l’Incanto dei Fiordi – Costa Magica.

“Il meglio dei Fiordi norvegesi in dieci giorni. La lenta navigazione all’interno dei fiordi consente una immersione completa nella natura incontaminata e prorompente che stupisce con cascate, ghiacciai, picchi rocciosi e grandi distese di alberi dal verde intenso, così come le numerose escursioni permettono di svolgere attività all’aria aperta in paesaggi di fiaba”.

Non avevo idea di cosa mettere in valigia, sono diventate due valigie su consiglio delle amiche esperte.

Io vivo nel piede dello Stivale e come sempre occorre già un viaggio per raggiungere il crocicchio di partenza.

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Come si dice “Donne della realtà” in cinese?

di Sabrina Sbaccanti

Una meravigliosa ragazza in un posto meraviglioso del pianeta: la Grande Muraglia. Sabrina Sbaccanti si definisce «interprete e traduttrice. L’inglese perché who doesn’t speak English those days, il portoghese per i quattro anni vissuti a Lisbona e il cinese perché non mi piace vincere facile». Le sue parole non la descrivono compiutamente, dunque torneremo a parlare di lei. Intanto la abbracciamo e la ringraziamo per aver tradotto in cinese l’appello di “Donne della realtà” da cui è scaturito questo blog, e poi l’Associazione, e poi l’ebook, e poi il Giornale, e poi… E poi?

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«Ma non l’ho ancora capito che ormai si naviga a vista?»

di Anna D’Andrea

«Softly Setting, New Brighton, Wirral. This is a fab sunset photograph by Paul Sutton. Caught at a perfect time/Tramontando dolcemente, New Brighton, Wirral. Questa favolosa foto del tramonto è stata scattata, con tempismo perfetto, da Paul Sutton». Dall’account Twitter di Helen Warlow, 12 ottobre 2017

Souvenir che si rompono, incanti che sembrano far smarrire e smarrirsi. Termina così il racconto “Il maglione autunnale” di Anna D’Andrea che abbiamo pubblicato in tre parti e illustrato con due immagini scattate a Brighton e una a New Brighton, località inglese più a nord.

– È fortunata, signora!

Mi giro a guardarmi alle spalle, per vedere se dice proprio a me.

– Fortunata, io? – non riesco a trattenere un’esclamazione di stupore.

– Certo che sì, ormai siamo in chiusura di stagione e questo è l’ultimo, sono oggetti artigianali fatti a mano uno per uno – sta dicendo il venditore di ceramiche – . Glielo devo prendere dalla vetrina.  Intorno piatti, vasi, candelieri, lucerne, a forma di polipo, di stella marina, di granchio, di conchiglia, delfino, orata, calamaro, in un caotico guazzabuglio creativo.

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“Mareee mareee, qui non viene mai nessuno a farmi compagnia…”

di Anna D’Andrea

«Dogwalker and loving pooch at dusk last night…». Per la seconda parte del racconto di Anna d’Andrea un’altra immagine del tramonto sulla spiaggia di Brighton, in Inghilterra, scattata il 16 ottobre 2017 (https://twitter.com/MagicBrighton)

Le separazioni dai giorni, dalle stagioni, dalle immagini che si sono fissate nei nostri ricordi a colori o in bianco e nero. Continua il racconto “Il maglione autunnale” di Anna D’Andrea. Con una avvertenza: la “Gi” con cui dialoga è la sua cagnetta.

– Pare di stare al cinema! – avrebbe detto mio padre, con la sua puntina di bonaria ironia, mentre guardavamo lo struscio dal tavolino di una gelateria alla moda, in un altro angolo di mondo e di tempo. Lui un caffè freddo e amaro, mamma ed io uno spumone che faceva peccato solo a guardarlo, un monumento rosa a tronco di cono con un pozzetto dentro cui galleggiavano fragoline ubriache di sciroppo al rhum.

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«È una “separazione” dalla vita del giorno»

di Anna D’Andrea

«A stunning autumnal evening on Brighton beach with the starling murmuration over the West Pier/Una stupefacente serata d’autunno sulla spiaggia di Brighton, con il suono di uno stormo sopra il Molo Ovest» (foto del 27 ottobre 2017 Matt F. Photography da Twitter http://www.mattfreestonephotography.com/). L’unica immagine possibile per la prima parte del racconto “Il maglione autunnale” di Anna D’Andrea

«È sempre più tardi di quanto pensavamo… Allora ci vuole un maglione nuovo. Mettersi addosso le castagne, il sottobosco, i ricci dei marroni… un maglione ampio: il corpo sparirà, diventeremo la stagione… Scegliere il conforto delle malinconie, comprare il colore dei giorni».

(Philippe Delerm: La prima sorsata di birra e altri piccoli piaceri della vita)

È un selfie recente, questo, perciò è a colori, come nei film in cui i flash-back sono in bianco e nero e il presente è colorato, anche se io non ho chiara la distinzione tra una cosa e l’altra, basti dire che si riferisce ad avvenimenti meno lontani.

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