Il nostro blog, la memoria di un Paese

di Paola Ciccioli
Il blog di Donne della realtà è cresciuto, così, sotto i nostri occhi. Ed è diventato il punto di riferimento di chi, senza farsi avanti con il biglietto da visita, vuole raccontare di sé, di ciò che vive, delle proprie passioni e indignazioni. Allora abbiamo pensato di ridisegnarlo, di organizzare la memoria di questi quattro anni vissuti intensamente (e anche un po’ pericolosamente), di farne un taccuino indispensabile per chi voglia capire quanta  fatica hanno fatto, fanno e continuano a fare le donne in Italia. Uno spazio sarà riservato anche agli uomini amici, quelli che ci sostengono, ci leggono, scrivono di noi e per noi.

I lavori sono in corso.

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Udi, auguri con la gioia di scegliere e volere

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Il 2014 è stato nominato dalle Nazioni Unite Anno Internazionale dell’Agricoltura Familiare, IYFF.
Le famiglie che coltivano la terra diventano le protagoniste nella lotta alla fame nel mondo e nella preservazione delle risorse naturali.

I Grandi della Terra sono pochi, pochissimi, 91 capi di stato, tutti uguali e ugualmente compiaciuti sanciscono e riconoscono.

Pochi sono i Grandi della Terra, miliardi siamo le ultime della Terra.

La Terra non ne sarà contenta. Continua a leggere

Nonna, raccontami una fola (così non sarò schiava)

di Elisabetta Baccarin

Elisabetta Baccarin

Elisabetta Baccarin

leggendo del lavoro sulle emozioni in bicocca, mi è tornato in mente che nel mio piccolo, fatto di un lavoro che con l’insegnamento non c’entra più nulla da molti anni ma che mi fa ogni giorno conservare nel cuore l’insegnamento come uno dei lavori migliori che abbia fatto, mi sono laureata da adulta (avevo già 31 anni) con una tesi sulla valenza sociopedagica delle fiabe popolari. il perché della mia tesi è arrivato per caso: sono rimasta iscritta all’università per 12 anni e non ho mai frequentato, tranne qualche lezione e seminario che poteva coincidere per orari e brevità con i tempi della mia vita altra, e l’italiano era l’unico campo che avrei potuto affrontare in autonomia e senza ‘firme’ che i professori chiedevano per le lezioni. ho dato tutti gli esami e me ne mancava uno solo, ma non sapevo come terminare il mio percorso. negli ultimi anni della mia iscrizione mi sono trovata a frequentare spessissimo mantova e anche una nonna, di cui racconterò un’altra volta, che da sempre ha raccontato fole. ‘non raccontar fole‘ è un modo per dire a qualcuno ‘non dire fandonie’. e mi son tenuta questo pensiero per me, fino a che non ho visto una bimba di 3 anni che incontrando la nonna, abbandona il televisore, le corre incontro e le dice ‘ciao nonna, mi racconti una fola?’. e mi sono domandata perché e mi è tornato in testa quel pensiero sulle fandonie.

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Mrs Griffiths e la beffa delle convenzioni natalizie

di Maria Elena Sini

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«Le foto di famiglia ritraggono volti sorridenti, nascite, matrimoni, vacanze, feste di compleanno dei bambini, cene di Natale. Momenti della vita che non si vogliono dimenticare. A TUTTI BUON NATALE!», così ha scritto Maria Elena su Facebook, mostrando il suo originalissimo albero

Obadiah Oak, Mrs Griffiths and the carol singers” è una lettura natalizia alternativa alle storie zuccherose tipiche del periodo. Louis de Bernières che, a dispetto del nome è uno scrittore britannico, ribalta alcuni luoghi comuni e con il suo amaro umorismo descrive e mette a fuoco alcuni stereotipi della vita apparentemente serena nelle piccole comunità.

La storia fa parte di una raccolta di racconti ambientati nel fittizio villaggio di Notwithstanding presentato come una tipica comunità della campagna inglese, ma a poco a poco i personaggi che popolano le diverse vicende compongono un quadro che svela la complessità della natura umana e la profondità delle relazioni tra le persone.

Questo racconto si apre con la pittoresca descrizione di Obadiah Oak, cittadino inviso a tutta la comunità per la trascuratezza della sua igiene personale “…he and his house smell of two hundred years of peasant life; he exudes the aromas of wet leather and horse manure, costive dogs, turnips, rainwater and cabbage water, sausages, wollen socks, Leicester cheese…”. A lui viene contrapposta la severa formalità di Mrs Griffiths, una vedova che arriccia il naso alla presenza di Obadiah Oak e si allontana da lui con un certo disgusto mentre è intenta a comprare un’intera scatola di cartoline per gli auguri di Natale affinché tutti pensino che ha molti amici e importanti relazioni.

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Insegniamo alle bambine e ai bambini a parlare di emozioni (così saranno più intelligenti)

Pubblichiamo questa nota dell’Università Bicocca di Milano, nella convinzione che interesserà madri e non, aspiranti tali e non.

?????????Rabbia, paura, colpa, felicità e tristezza. Se i bambini ne parlano, in piccoli gruppi e sotto la guida di un adulto, riescono a essere più empatici e migliorano le loro capacità cognitive. È il risultato di uno studio (Veronica Ornaghi, Jens Brockmeier, Ilaria Grazzani Enhancing social cognition by training children in emotion understanding: A primary school study DOI:10.1016/j.jecp.2013.10.005) condotto dai ricercatori del Dipartimento di Scienze Umane per la Formazione dell’Università di Milano-Bicocca e pubblicato sul “Journal of Experimental Child Psychology”, nell’ambito del progetto PRIN del 2008 Star bene a scuola: il ruolo della teoria della mente nel favorire lo sviluppo socio-motivo e cognitivo nella scuola primaria Continua a leggere

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