Volevo imparare una lingua e, scartate le altre seimila, ho scelto quella dei segni

di Giorgia Farace

Ho letto recentemente che nel mondo esistono circa 6.000 lingue. E che ne muore una ogni quattordici giorni. Ritengo che una lingua non sia solo una serie di parole e regole grammaticali, ma che racchiuda in sé una fondamentale parte della cultura di un popolo. Ci sono alcuni termini per cui non è possibile trovare un corrispettivo in due lingue diverse. Penso ad esempio alla parola siblings, che in inglese indica i fratelli, senza distinzione di genere. Nella nostra lingua non esiste nessun termine che la traduca, poiché la parola fratelli porta in sé una sfumatura maschile. Allora vado a scavare più a fondo cercandone l’etimologia e scopro che la radice sibb significa amore, amicizia, relazione e che la radice di una parola porta con sé la storia del suo utilizzo, la profondità del suo significato. E se per caso l’inglese, per assurdo, dovesse sparire, con esso perderemmo l’anima di molte parole che in altre lingue non esistono. È quanto accade, in realtà, molto più spesso di quanto noi possiamo pensare.

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“Sembrava un attore e parlava un italiano perfetto”, così la maestra si innamorò del suo Fernando

di Anna Caltagirone Antinori

Ci siamo quasi. La Maestra Anna sta completando il lavoro di scavo e scrittura dei suoi ricordi, ora a disposizione di chi vuol guardare un po’ più da vicino alle trasformazioni del nostro Paese e del nostro sistema scolastico e usare come lente di ingrandimento la storia di una ragazza che scappa dalla guerra e da Palermo per trovare nelle Marche la possibilità di vivere, diventare insegnante e costruire una famiglia. Dopo il bellissimo incontro del 14 ottobre scorso nella Biblioteca di Urbisaglia, dove la Maestra ha riacceso l’affetto e la stima di quando abitava e insegnava nella frazione Convento (ora risiede a Macerata), ci prepariamo a una nuova occasione di condivisione pubblica della sua esperienza. Seguiteci, vi daremo presto tutti i dettagli.

Grazie a Giulio Pantanetti che ci ha inviato “Informando”, il periodico dell’Amministrazione comunale di Urbisaglia (Mc) che ha dato molto spazio all’incontro in Biblioteca con la Maestra Anna Caltagirone Antinori

Vinsi il concorso magistrale nel 1951 e per l’anno scolastico 1951-52 fui assegnata alla scuola elementare statale di Monticole, frazione di San Severino Marche. Era una sede scomoda che raggiungevo solo col cavallo di San Francesco, cioè a piedi. La corriera mi lasciava sulla strada provinciale, a valle di un monticello chiamato Pitino e dopo circa cinque chilometri in salita arrivavo alla sede scolastica.

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“Bella”, basta la parola

Testo e foto di Luca Bartolommei

Gli Stati Uniti sono il secondo Paese che, ci informano le statistiche wordpress, contatta quotidianamente il blog Donne della realtà di cui sono la responsabile e coordinatrice. Seguono il Canada, il Regno Unito, l’Irlanda, tutti i Paesi europei e l’America Latina, perché come sapete il blog ha un’intera sezione dedicata ai contenuti in lingua spagnola. Ho chiesto a Luca Bartolommei , che ringrazio, di tradurre in inglese i nostri migliori contributi su Milano, la sua storia e le sue canzoni che abbiamo realizzato insieme in questi anni. Noi vogliamo, lo desideriamo, mantenere vivo il nostro legame con il mondo: il web (il “vasto mondo”) è appunto questo. E, liberata da parole negative e fuorvianti, la Rete è la grande risorsa a nostra disposizione per evitare l’isolamento e il pregiudizi, specie di in queste settimane di allarme Corona Virus. Non potevano che iniziare con l’articolo scritto da Luca sulla sua esperienza di busker sotto le guglie del Duomo. (Paola Ciccioli)

Ho scattato questa foto con il cellulare lo scorso 1° settembre, questione di qualche secondo e la luce era già cambiata, il Duomo non era più color oro. Sono riuscito a cogliere l’attimo. Ho scelto questa immagine per la mia pagina Facebook Palcoscenico Milano, dove posto foto, video e curiosità sul mio “vo in gir a cantà e sonà in de per mì tour” per le strade cittadine (https://www.facebook.com/Luca-Bartolommei-Palcoscenico-Milano-440509793146462)

Da qualche tempo mi esibisco per le strade di Milano con la mia chitarra cantando e suonando canzoni in milanese, seguendo un progetto che mia moglie ha chiamato Palcoscenico Milano, dove la città diventa una grande scena sulla quale presentare ai passanti personaggi, situazioni, ambienti e storie varie che ne raccontano anche vizi e virtù.

Suonare per strada è un’esperienza unica che mi sta dando emozioni e soddisfazioni sconosciute nonostante la mia lunga militanza a livello di impegno musicale.

Anche Milano, vista dal marciapiede, assume un aspetto completamente diverso, del tutto nuovo.

Sto per parlare di una canzone che abbiamo cantato tante volte, che abbiamo ascoltato tante volte e che personalmente ho riscoperto in tutta la sua grandezza appunto proponendola in strada.

Si tratta di O mia bèla Madônina, opera di Giovanni D’Anzi, vero e proprio inno di Milano.

Non potevo immaginare che questo brano mi avrebbe suscitato una serie di riflessioni e di emozioni come invece è successo, solo per il fatto che ciò che era nuovo, o anche solo diverso dal solito, era il contesto, quello che avevo intorno. Continua a leggere