«sull’autostrada le fioriere/ così vicine agli occhi»

di Carlangelo Mauro*

«Al mondo si scopre solo quello che ci portiamo dentro». (Franco Fontana) foto © Franco Fontana http://www.luganophotodays.com http://www.festivaletteraturadiviaggio.it/

l’850 fiat di colore marrone

sull’autostrada le fioriere

così vicine agli occhi

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A prisoner’s diary in our hands, responsibility and memories in our hearts

by Angela Giannitrapani*

A picture of Angela Giannitrapani in Marsala, her birthplace, where she told about her book “Quando cadrà la neve a Yol – Prigioniero in India” (Tra le Righe Libri, 2016) making the audience touched about how the novel was born and the events of the story

What shall we do when we find a letter, a card, the diary of a person who’s no longer alive? We peep up at it, of course. Then we read it again more carefully and it happens that we might keep or break some ancient links. At least we wonder what to do: should we keep it aside, give it to someone else, or bury it again where we found it? I had all these sorts of thoughts. It happened with my father’s diary about his captivity during World War II. My sister found it and didn’t hesitate to show it to me. She read it immediately but it took me ten years before doing it. Continua a leggere

«Eccola, la mia Trieste»

di Lelio Luttazzi*

Lo “Studio Luttazzi” raccoglie documenti del percorso artistico del musicista, attore, regista, scrittore triestino. Nato da una donazione della moglie Rossana, lo Studio, terminati i lavori di ampliamento, è di nuovo aperto al pubblico. Il disegno del manifesto è di Walter Molino (http://www.bsts.librari.beniculturali.it/QR/index.html)

Oggi, 11 agosto (ore 21,25), su Rai1 va in onda lo speciale sul Premio Luttazzi per giovani musicisti, registrato al Blue Note di Milano: noi c’eravamo.

Ma Trieste sono io, con le mie nevrosi, con i miei livori senili, con le mie idiosincrasie, col mio usare l’italiano come lingua scolastica, non madre.
E dire che per metà sarei laziale, perché mio padre approdò a Trieste con le truppe “irredentrici” del 1918.
E il cognome Luttazzi (in passato Lutazi) (Cfr. Lutazio Catulo – Battaglia delle Egadi – Guerre Puniche) è così latino che di più non si potrebbe.

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I quaderni di Amina

di Fuad Aziz*

Abbiamo scelto questa immagine, tratta dal libro “Sole e Mare” dell’illustratore, poeta e favolista di origini curde Fuad Aziz, per il contenitore del blog dedicato alle bambine e ai bambini: tutti i dettagli in alto nel “Chi siamo”. E non dimentichiamo che «6 milioni di bambini in Siria vivono in condizioni drammatiche. Più di 2 milioni e mezzo sono stati costretti a scappare a causa della guerra che ha devastato il Paese in questi 5 anni» (https://terredeshommes.it/bambini-in-fuga/)

Una bambina in fuga tra la macerie dopo un bombardamento, alla ricerca dei suoi quaderni.

La storia di Amina è stata ispirata da un evento reale ma, quello che accade a lei, accade purtroppo molto spesso in tante altre parti del mondo.

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Canzonette di massa e di governo

di Giovanni Sabbatucci e Vittorio Vidotto*

Maria Callas durante le vacanze a Ischia nel 1957 (foto dal diario Facebook di Jose Luna). La grande soprano fece il suo debutto in palcoscenico nel 1939 al Teatro Olympia di Atene nel ruolo di Santuzza nella “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni, che prese la tessera del Partito nazionale fascista nel 1932 (http://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-mascagni_%28Dizionario-Biografico%29/)

Consapevole di quanto le motivazioni ideologiche e culturali fossero importanti ai fini del consenso, il fascismo dedicò un’attenzione tutta particolare al mondo della cultura e della scuola. La scuola italiana era stata profondamente ristrutturata, già nel 1923, con la riforma Gentile: una riforma, ispirata ai princìpi della pedagogia idealistica, che cercava di accentuare la severità degli studi e sanciva il primato delle discipline umanistiche (considerate come il principale strumento di educazione delle élites dirigenti) su quelle tecniche, relegate a una funzione nettamente subalterna. Una volta consolidatosi, il regime si preoccupò di fascistizzare l’istruzione sia attraverso il controllo dei libri scolastici e l’imposizione, dal 1930, di «testi unici» per le elementari. Nel complesso il corpo docente si adattò senza grosse resistenze alle direttive del regime: anche se la fascistizzazione fu spesso superficiale, dal momento che molti insegnanti, formatisi nel clima culturale di prima della guerra, continuarono a svolgere il loro lavoro come avevano sempre fatto, senza concedere al fascismo nulla più che un’adesione generica.

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Le “nozze sacrileghe” degli emigranti italiani con le donne tedesche

di Richard J. B. Bosworth*

Un’immagine storica: le operaie e gli operai del polverificio Sipe di Spilamberto, in provincia di Modena, scioperano per la pace il 28 luglio 1943 (http://www.allacciatilestorie.it/2017/03/21/eventi-daniel-degli-esposti-marzo-2017) In questo stabilimento, ora dismesso e giustamente meta di trek della memoria, si è verificata durante il fascismo una protesta tutta al femminile: tre donne furono arrestate e poi licenziate, altre diffidate. Contro le operaie venne minacciato l’uso della “mitraglia” (http://www.istitutostorico.com/)

Nel giugno 1940 l’Italia era entrata in guerra senza un piano, lacuna che non fu mai completamente colmata. Ciononostante, ben presto i progetti per un nuovo assetto delle frontiere divennero una questione centrale della riflessione politica. Già il 26 giugno Ciano stilava una lista dei desiderata, che prevedeva l’annessione di Nizza, Tunisi e della Corsica, della Somalia francese e britannica, di Aden, Malta, Iraq e Terra Santa. A tali annessioni doveva sommarsi una sorta di protettorato italiano su alcuni paesi «indipendenti»: Cipro, Egitto, Siria, Libano e il resto della Palestina. L’ipotesi di un eventuale controllo sul Canton Ticino, e i dettagli sulle forniture petrolifere nazionali, aggiungeva umilmente Ciano, potevano essere valutati in un secondo tempo. C’era poi la questione della Iugoslavia, sulla necessaria e urgente liquidazione della quale il «genero» concordava con Hitler. Si calcola che, durante l’occupazione tedesca e italiana, siano morti tra 1,5 e 1,7 milioni di iugoslavi, pari all’11 per cento della popolazione d’anteguerra. Sull’esatta natura dell’infausto accordo si attende ancora un’adeguata analisi storiografica, ma nel 1940 il Führer fu lieto di lasciare all’alleato il dominio dell’Adriatico, pur aggiungendo, con poco tatto, che le forze tedesche non avevano bisogno dell’aiuto italiano per quella che riteneva l’imminente, trionfale invasione del suolo britannico.

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La «razza italiana» trascinata nella fame e nella guerra

di Denis Mack Smith*

Immagine tratta dalla pagina Facebook di Cagnano Varano, «comune italiano di 7.266 abitanti della provincia di Foggia, in Puglia. Fa parte del Parco Nazionale del Gargano». (https://it.wikipedia.org/wiki/Cagnano_Varano) «Durante gli anni del fascismo (1941), nella cittadina ci fu una terribile rivolta portata avanti dalle donne cagnanesi, che, spinte dalla miseria e dalla povertà, si ribellarono contro il potere del podestà, cercando di scacciarlo dal paese». (https://www.laprovinciadifoggia.it/cagnano-varano/storia-cagnano.html)

Gli italiani, sia fascisti che antifascisti, combatterono lealmente in difesa del loro paese. Molti però sentirono fin dall’inizio che la loro era una causa sbagliata, e, a misura che le prospettive di una rapida vittoria andavano svanendo, la guerra diveniva sempre meno popolare. Mussolini fu costretto ad ammettere che aveva scarsa fiducia nella «razza italiana», dal momento che al primo bombardamento in cui fosse andato distrutto un quadro famoso, gli italiani si sarebbero lasciati prendere da una crisi di sentimentalismo artistico e avrebbero gettato la spugna. Giunse persino a dire che gli italiani del 1915 erano migliori di quelli del 1940, anche se un tale riconoscimento non parlasse certo a favore delle realizzazioni del fascismo. Gli italiani erano da lui definiti una razza di pecore. Diciotto anni non erano bastati a trasformarli; ci sarebbero voluti diciotto secoli o più. Il suo tentativo di galvanizzare la popolazione civile e di farle adottare uno stile di vita fascista era evidentemente fallito.

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