Forza donne, è arrivato Serafino il pescivendolo!

di Anna Caltagirone Antinori

Il mercato del pesce di Civitanova Marche in una foto d’epoca fornita dalla Fototeca comunale che vanta, nel proprio archivio, 100 mila immagini. Un grazie particolare da parte della coordinatrice del blog, Paola Ciccioli, al suo presidente Primo Recchioni e alla direttrice Francesca Iacopini (http://www.fototecacomunale.it/)

L’arrivo nelle Marche dalla Sicilia durante la guerra, il diploma da maestra, le scuole di campagna, gli alunni scalzi, le amiche, “i personaggi” di un piccolo paese. Oggi, grazie ai ricordi di Anna Caltagirone Antinori, rivive anche il rito del pescivendolo che porta la sua merce alle famiglie dell’entroterra.

Sono rimasta con la famiglia a Convento di Urbisaglia circa dieci anni e ho avuto tempo per conoscere le persone del posto e quelle di passaggio. Fra queste ultime c’era un personaggio di nome Serafino: un giovane robusto, sempre abbronzato, con i capelli neri e ricciuti. Era un “marinaro” di Civitanova Marche, con altri soci era proprietario di un “barchetto” da pesca e si guadagnava da vivere vendendo il pescato nei paesi dell’interno. Due o tre volte la settimana portava il pesce fresco ai ristoranti di Sarnano. Finito il giro, se gli rimaneva del pesce invenduto, lungo la via di ritorno faceva sosta nella piazzetta antistante il Ricovero, con una trombetta annunciava il suo arrivo e le donne uscivano per comprare il pesce a poco prezzo.

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Una nidiata particolare

di Anna Caltagirone Antinori

Vogliamo essere vicini alle Marche e alla forza dimostrata dai marchigiani in questi mesi molto difficili. Il nuovo racconto della “maestra Antinori” ce ne dà l’occasione e ci permette di tornare ad immergerci – anche soltanto con il pensiero – nei fruscii e nei profumi di quella che è oggi la Riserva naturale dell’Abbadia di Fiastra, tra Tolentino e Urbisaglia.

Bambini giocano e imparano a empatizzare con gli animali che popolano la bellissima riserva naturale che circonda l’Abbazia cistercense, non lontano da Macerata (http://www.ambiente.marche.it/Ambiente/Educazioneambientale/ReteCEA/AbbadiadiFiastra.aspx

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«Per il lavoro svolto, meriterebbe un monumento!»

I ricordi si fissano nella Rete, dalle scatole escono documenti che raccontano le vite delle persone e delle comunità. Noi, qui, a mettere insieme i tasselli del grande e composito puzzle. 

Illustriamo questo post con l’immagine di un libro che è anche un atto d’amore per Urbisaglia e le bellezze delle Marche: “Alla scoperta dell’antica Urbs Salvia” di Francesca Pettinari e Giuseppina Poloni (Giaconi Editore, 2016). Scrivono le autrici: «Questo libro nasce da un miscuglio di tante cose: l’amore per il territorio, l’interesse per la storia, la grande passione per l’archeologia, la volontà di cercare di far capire a tutti, in particolar modo ai più piccoli, quanto sia bello e interessante il nostro passato» (http://www.archeomarche.beniculturali.it/index.php?it/120/museo-archeologico-statale-di-urbisaglia)

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Quando aiutai suor Lina a prendere il diploma di “maestra giardiniera”

di Anna Caltagirone Antinori

I ricordi di Anna Catagirone, “la maestra Antinori”, si snodano attorno a Urbisaglia, sulle colline maceratesi, dove il 7 luglio 2017 nel bellissimo teatro romano prende il via la XXVIII edizione del Teatro classico antico (http://www.comune.urbisaglia.mc.it/)

Un nuovo capitolo di un romanzo vero e in continua stesura.

Venendo da Macerata, arrivati a Urbisaglia, fuori porta sulla sinistra troviamo un edificio circondato da un giardino, intorno un muretto con l’inferriata e un grande cancello: è l’asilo Giannelli Viscardi.

Negli anni ’60 vi risiedeva un gruppo di suore, ciascuna delle quali svolgeva un particolare compito: chi era maestra d’asilo e insegnava ai bambini, chi era inserviente e si occupava della pulizia dei locali, c’era la cuoca che preparava i pasti per tutti. Coordinava, con competenza, il loro lavoro la superiora suor Maria Ruffini e tutto filava liscio.

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Mundì, il nostro lattaio-guaritore

di Anna Caltagirone Antinori

Una piccola comunità: la frazione Convento del comune maceratese di Urbisaglia. I suoi abitanti, i legami di vicinato, gli affetti. Anna Caltagirone Antinori, che in quel puntino del mondo ha svolto la professione di insegnante elementare, continua a fissare e a condividere con noi i suoi preziosi ricordi. Grazie ai quali oggi ritorna a consegnare il latte a domicilio Carlo Biondi, per tutti soltanto Mundì.

Ed eccolo, Mundì, terzo da destra nella foto del matrimonio della nipote Ascenza, che ringraziamo per averci procurato l’immagine con la quale aggiorniamo questo bel post di Anna Caltagirone. Che bello rivedere il viso del nostro lattaio, grazie! Per le altre persone ritratte, queste le indicazioni fornite via mail da Michela Biondi: «parto dalla sinistra, Vincenzo, il padre di zia; nonna Adina, la mamma di papà; zio Giuliano; zia Ascenza; zia Maria, la moglie di zio Mundì; zio Mundì; nonno; Maria, la madre di zia Ascenza»

Mundì era un contadino, lavorava i campi e nella stalla aveva anche delle mucche da latte, perciò la mattina faceva il suo giro con i bidoni di latte appena munto e lo distribuiva a tante famiglie di Convento che avevano bambini piccoli. Nella mia famiglia di bimbi in sei anni ne erano nati tre perciò eravamo clienti fissi di Mundì. Per integrare l’allattamento al seno, mi ero rivolta al pediatra il quale mi aveva suggerito di sostituire il latte materno con quello di mucca, meglio se sempre e solo della stessa mucca.
Io mi rivolsi a Mundì, il quale mi assicurò che le sue mucche erano seguite dal veterinario, erano in ottima salute e il loro latte era sostanzioso. Mi promise che mi avrebbe portato sempre quello della stessa mucca, come volevo io. Preparai delle bottiglie da un litro sterilizzate e ogni sera ne lasciavo una sul tavolo della cucina. A quei tempi si dormiva con la chiave inserita all’esterno del portoncino di casa e Mundì, prima che ci svegliassimo, entrava e sostituiva la bottiglia vuota con una piena di latte fresco. A fine mese facevamo i conti.

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«Il dottor Mariani bussò alla nostra camera all’alba per visitare il bambino»

di Anna Caltagirone Antinori

L’autrice del post con il marito Fernando Antinori che è stato sindaco di Urbisaglia, il paese delle Marche al centro dei ricordi affidati al nostro blog dalla “maestra Antinori” (foto http://www.bibliotecadiurbisaglia.it/)

Continua la galleria dei ritratti firmati dalla “maestra Antinori”

Mario Mariani era il medico condotto di Colmurano, ma aveva anche molti pazienti a Urbisaglia. Anche noi ci affidammo alle sue cure perché la sua serietà ci ispirava fiducia. Era un uomo dall’aria bonaria, dai modi affabili e cordiali. Abitava a Colmurano in una villetta, all’inizio del paese. In casa aveva anche l’ambulatorio dove riceveva i pazienti.

Era mattiniero, prestissimo usciva a fare le visite a domicilio e tutta la mattinata riceveva in ambulatorio. Ci accoglieva col sorriso sulle labbra e come un amico chiedeva notizie di tutta la famiglia. Non metteva soggezione per cui ognuno raccontava i sintomi dei propri disturbi e lui, senza mandarti a fare analisi o lastre, esprimeva la sua diagnosi e ti prescriveva le medicine per curarti.
Dal dottor Mariani si andava per farsi seguire in gravidanza, per il mal di denti, per i reumatismi, per l’influenza, per le indisposizioni e le diete dei bambini: curava tutte le malattie, era il vero medico di famiglia!

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Le bombe su Palermo e Macerata, in mezzo «il destino di una ragazza salvata dallo stomaco vuoto»

di Eliana Ribes

Anna Caltagirone Antinori in una foto della giovinezza a Cupra Marittina, nelle Marche. Eliana Ribes, accogliendo la sollecitazione di Paola Ciccioli, è andata a trovarla nella sua casa di Macerata e ha poi trascritto per il nostro blog i suoi straordinari ricordi

Ho rivisto Anna Caltagirone Antinori dopo quasi 50 anni. Sono stata spinta dal desiderio di chiedere a lei, che con tanta efficacia aveva descritto il suo lavoro di maestra svolto per 41 anni in provincia di Macerata, qualcosa sul legame che nella sua vita aveva unito la Sicilia alle Marche, perché dal profilo Facebook risulta essere “di Palermo”. Ne è venuto fuori un racconto incredibilmente interessante, perché la sua piccola storia individuale si è intrecciata con la grande storia, quella che si studia sui libri: il bombardamento di Palermo, lo sbarco degli alleati, l’Italia divisa in due, l’armistizio dell’8 settembre.
Ed io le parole che ho ascoltato da lei, dopo averle fatte mie e rielaborate, gliele restituisco, perché non c’è niente di più efficace per descrivere la sua vita che “ascoltarla” direttamente dalla sua voce:
«Nell’aprile del 1943 ero una ragazza di diciassette anni e a Palermo frequentavo il penultimo anno dell’Istituto magistrale. Mio padre, conduttore nelle ferrovie, era morto quando ero ancora piccola e io, ultima di cinque figli, potevo studiare grazie ad una borsa di studio. Quell’anno le condizioni di vita nella mia città si erano fatte insostenibili e addirittura drammatiche divennero dopo che, nel mese di aprile, Palermo fu ripetutamente e pesantemente bombardata dagli alleati, che ridussero a cumuli di macerie case, chiese, ospedali e altri edifici di pubblico interesse. Anche la mia scuola, per fortuna di notte, fu distrutta e per quell’anno non riaprì più. Io fui promossa con i voti del secondo trimestre e così non persi l’anno, ma niente riusciva a consolarmi perché avevo una fame terribile e i dolori dello stomaco vuoto mi tormentavano. I negozi erano tutti chiusi, non si poteva comprare più niente, si comprava solo al mercato nero, ma quello che si rimediava non era sufficiente a mamma per sfamare quattro figlie.

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