La Biblioteca-Milano diventa un coro a mezzogiorno

di Paola Ciccioli

Alessandro Quasimodo all’ambone di San Simpliciano mentre legge le poesie che suo padre ha dedicato a questa chiesa, alla città di Milano e alla propria ricerca religiosa. Immagini per gentile concessione di Andrea Cherchi, autentico artista della fotografia

Ieri sera nella Basilica di San Simpliciano di Milano abbiamo meditato sulla poesia di Salvatore Quasimodo, accompagnati dalla musiche eseguite all’organo della imponente chiesa romanica dal Maestro Isaia Ravelli.

Domani, sabato 17 novembre (alle ore 12) leggerò in pubblico un’anticipazione del libro Assolo sul padre, frutto di dieci anni di lavoro e di documentazione sul rapporto non facile avuto da Alessandro Quasimodo con il padre-poeta.

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“Il silenzio non m’inganna”

di Salvatore Quasimodo*

La facciata della Basilica di San Simpliciano com’è ora ma “invecchiata” al computer da Maria Bartocci, artista e storica di Milano (per gentile concessione dell’autrice)

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«Noi, bambini d’anteguerra, ci sentivamo i padroni della strada»

di Alba Tiberto Beluffi*

La Milano Pop di Italian Code, con i tram che continuano a sferragliare nella città in trasformazione, è in mostra nella libreria Mondadori di piazza Duomo fino al 2 settembre (https://www.agi.it/blog-italia/punta-di-pennello/tram_milano_arte-4167120/post/2018-07-17/)

Della mia infanzia voglio ricordare la via dove abitavo in una villetta, Via Catalani, una strada profumata da un gigantesco glicine che si arrampicava con garbo e con eleganza ai cancelli di una villa. La Via Catalani è praticamente tagliata in due da Via Porpora, un’arteria dove allora passava il tram N. 3 che portava diritto sotto le guglie del Duomo nel suo lato più suggestivo, l’abside. All’angolo fra Via Catalani e via Porpora c’è un edificio di notevoli proporzioni, una grande villa, che quasi chiudeva la serie di villette piccole e aggraziate che rendevano particolarmente attraente il tratto di via Catalani dove abitavo. In questo edificio abitava la famiglia Omodeo con cui molto tempo dopo mi sarei imparentata. Gli Omodei nostri coetanei erano tre fratelli il maggiore dei quali portava il nome dello zio, Adolfo, stretto e stimatissimo collaboratore e allievo di Benedetto Croce, di cui ho appreso il pensiero e la filosofia nei tempi dell’Università.

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La felicità del presente (ultimo giorno utile per parlare di neve)

Questa digressione personale della nostra esperta di stereotipi è un saluto al freddo e al libro È come vivere ancora (che Roberta cita), in cui abbiamo raccolto i post di Mariagrazia Sinibaldi, destinataria naturale dell’ultima manciata di copie cartacee rimaste del volume edito dall’Associazione culturale Donne della realtà. Chi vuole leggerlo, può comunque scaricarlo direttamente dal blog,  scorrete la colonna di destra, cliccate sulla copertina e seguite le istruzioni per l’acquisto della versione digitale: buona lettura. E buona primavera!

di Roberta Valtorta

La Madonna, il suo bambino, un mantello di neve: creazione di Vera Omodeo Salè. La foto è stata scattata con il cellulare da Luca Bartolommei il 2 marzo 2018 in un giardino fuori Milano

Mi hanno sempre detto che per vivere appieno la vita è fondamentale imparare a esserci nel presente: se si impara a concentrarsi su ciò che si sta facendo, nel momento stesso in cui lo si sta facendo, sarà più facile preoccuparsi di meno e sentirsi più felici. Mi hanno sempre detto così, ma io non ci sono mai riuscita. La tentazione del ricordo è sempre lì, a braccetto con la paura per l’avvenire: passato e futuro costantemente insieme, a interferire sul presente. Un disastro, insomma.

Io sono sempre stata una nostalgica, ma di quelle patologiche: una settimana fa, avevo appena rivisto quella persona; un mese fa, stavo preparando le valigie per quel viaggio; giusto un anno fa, avevo appena ricevuto quella notizia. Non sono tanto sicura che sia una cosa normale, ma penso di esserci nata così: inchiodata tra i ricordi come stile di vita.

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Bruciate senza fiamma nel falò della storia

di Maria Teresa Vitale, con un commento di Maria Luisa Marolda

8 MARZO 1978

Sottocenere

Nel falò della storia

Bruciano

Senza fiamma.

Di tanto in tanto un nome:

la classica

eccezione

che conferma la regola:

Saffo

O

Vittoria Colonna.

Per il resto:

la madre

dei Gracchi

la moglie

di Cesare

la figlia

di Pompeo…

e così

ad una ad una

imbucate nel tunnel senza sbocco

della memoria

vengono

accuratamente

cancellate.

Braccianti

con le reni spezzate

dalla fatica

sono

catalogate

timbrate

accantonate

sotto la dicitura: sesso debole.

(l’archivio della storia

È

Assai ordinato!).

Stiratrici

Tagliatrici

Cucitrici

Con miliardi di asole all’attivo

sono

depositate gentilmente

nel settore:

angeli del focolare

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Affascinanti, illuminate, coraggiose: per prime hanno intuito che salvare significa comprendere

di Maria Elena Sini

Una nostra elaborazione della copertina di “Donne dell’anima. Le pioniere della psicoanalisi” di Isabelle Mons (Viella, 2017), traduzione a cura di Monica Miniati. Segnalato all’Associazione Donne della realtà, il libro è stato affidato da Paola Ciccioli a Maria Elena Sini che lo ha letto per noi, guidandoci con generosa curiosità nelle vite di 14 illuminate figure femminili (https://www.viella.it/libro/9788867286522)

Così come molte altre discipline scientifiche, la psicoanalisi è stata spesso percepita come qualcosa che riguarda solo gli uomini, ma il libro di Isabelle Mons “Donne dell’anima” ci dimostra che invece, sin dall’inizio, il ruolo delle donne in questa branca della medicina è stato fondamentale. Nel XX secolo, momento di grandi fermenti, quando molte donne rivendicano un impegno totale e attivo nelle associazioni femministe, le protagoniste di questo libro approfondiscono i temi che riguardano la sessualità, l’infanzia, l’inconscio, rivelando una capacità di indagine unica sulle cose dell’anima e fanno emergere una figura femminile moderna, finalmente capace di un pensiero indipendente e autonomo. È un’affermazione individuale che passa più per un saper essere che per un saper fare, dato che la loro stessa vita è un manifesto dei cambiamenti in atto.

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“Tre manifesti” e una luce alla fine del mondo

di Maria Elena Sini

L’attrice Frances McDormand in una scena del film “Tre manifesti a Ebbing, Missouri” di Martin McDonagh è candidato all’Oscar: lo ha recensito per noi con la consueta passione Maria Elena Sini (https://movieplayer.it/articoli/tre-manifesti-a-ebbing-missouri-perche-e-il-film-dellanno_18470/)

Tre manifesti a Ebbing, Missouri è un film che merita i premi che ha già vinto (miglior sceneggiatura alla Mostra del cinema di Venezia e quattro Golden Globes) e quelli ai quali per il momento è solo candidato. Racconta la storia di una madre forte e fuori dalle regole, Mildred Hayes, che, decisa a trovare l’assassino della figlia stuprata e poi bruciata, utilizza i suoi risparmi per commissionare tre manifesti con tre messaggi precisi diretti allo sceriffo Willoughby.

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