I libri meravigliosi e “il libro vivo”

di Umberto Saba*

I LIBRI…

Immagine da: “La vita è una fiaba: l’arte di Emanuele Luzzati”, mostra che si è tenuta nel 2019 al Museo ebraico – Jewish Museum di Lecce ( http://www.salentolive24.com/2019/06/26/luzzati-e-la-fiaba-della-vita-una-mostra-al-museo-ebraico/amp=1)

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“Il virus è pericoloso per gli anziani”, tre bambini affiggono in strada il loro manifesto anti contagio

Testo e foto di Paola Ciccioli

«Dal 1° settembre riportiamo in classe studenti e studentesse che hanno avuto difficoltà negli apprendimenti negli ultimi mesi. E poi dal 14 settembre la scuola riaprirà per tutti quanti»: questo è l’atteso annuncio dato poco fa in conferenza stampa dalla ministra per l’istruzione Lucia Azzolina.  Per le alunne e gli alunni italiani arriva la certezza di una data dopo la grande paura collettiva che ha sovvertito le abitudini e le relazioni di adulti e bambini. Come dimostra questa piccola finestra socchiusa sulle loro inquietudini.

Federico, Samuele e Simone il loro manifesto pubblico sul Corona Virus lo hanno scritto: eccolo, l’ho visto per caso oggi, suddiviso in tre fogli e affisso sulla vetrata del lavatoio pubblico tra i vicoli e i gradoni di Ombriaco, una delle frazioni di Bellano, sul lago di Como.

Uno dei tre messaggi al mondo dei tre piccoli amici di Bellano è stato sbiadito probabilmente dalle piogge copiose di questi giorni ma il significato non si è certo perso: i bambini vogliono esserci e rendersi utili

Io non li conosco questi bambini, non so chi siano i loro genitori e non so quando hanno deciso di impugnare i pennarelli per dare forma alle conoscenze, ma soprattutto alle preoccupazioni, sul pericolo invisibile che li ha costretti a stare chiusi in casa per tanto tempo, lontani dalla scuola, dalle amiche e dagli amici, forse anche dai nonni. Che, evidentemente, sono in cima ai loro pensieri, perché la parola “anziani” è quella che ricorre di più ed è quella che di certo hanno sentito più spesso pronunciare in televisione e nei discorsi in famiglia.

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«… non toccare le mani, il cuore dei vecchi …»

di Paola Ciccioli

«… non toccare le mani, il cuore dei vecchi…»
(Salvatore Quasimodo, “Lettera alla madre”)

Dietro la strage da Corona Virus degli anziani in Lombardia non c’è soltanto una spaventosa inadeguatezza amministrativa. C’è una cultura della negazione e della contraffazione della vecchiaia che ha permeato di sé informazione, format televisivi, messaggi pubblicitari.
Ora gli spot si affrettano a magnificare il ruolo e l’importanza dei nonni, ma è troppo presto per pensare che sia arrivato il momento di far soldi sulla loro pelle in un altro modo.
Aspettiamo almeno la conta definitiva delle vittime, l’elenco dei loro nomi e delle loro storie, il lutto nazionale.

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«Mia madre Laura che portava da mangiare al partigiano scampato alla fucilazione»

Testimonianza di Clara Schiavoni

Per la festa delle madri oggi vogliamo ricordare la mamma dell’amica scrittrice Clara Schiavoni che è sempre accanto a noi, anche quando lascia la sua Osimo per volare dai nipotini a Dublino, in Irlanda. Per il 25 aprile nel Gruppo Facebook di Donne della realtà sono arrivate molte segnalazioni e abbiamo letto e condiviso tante storie sulla Resistenza e sulla Liberazione. Clara ci ha invitat* alla marcia di Montalto, nelle Marche,  in ricordo dell’eccidio che lì si consumò il 22 marzo 1944: “Ventisette uomini tra partigiani di vecchia data e giovani giunti in montagna da meno di un mese persero la vita per mano di un reparto del battaglione M – IX Settembre, inquadrato nella divisione tedesca Brandenburg”. La nostra amica ci ha segnalato anche il sito www.storiamarche900.it da cui attingere maggiori informazioni su quella strage e sulla circostanza grazie alla quale cinque partigiani riuscirono a salvarsi: «Cominciò la fucilazione e di quattro in quattro, anche i catturati a Caldarola, si trovarono sotto il plotone di esecuzione. Verso la fine il tenente Fischer la sospese, probabilmente non per uno slancio di umanità, ma per ragioni pratiche: la strada era ingombra di cadaveri e i camion che dovevano muoversi erano impossibilitati a farlo, quindi si doveva procedere immediatamente con lo spostamento dei corpi. In questo modo furono risparmiati Marcello Muscolini, Aroldo RagainiAlberto Pretese, Carlo Manente ed Elvio Verdinelli. Si salvò anche uno dei fucilati, Nello Salvatori, che gravemente ferito si finse morto e attese per tre ore che i soldati se ne andassero».

Illustrazione tratta dalla pagina Fb di ANPI Affori, Milano

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Una canzone sull’amore che si fa forte delle imperfezioni e degli anni

di Paola Ciccioli

Nella foto di Paola Ciccioli, l’attore, autore e cabarettista Roberto Brivio in sala di registrazione prova la canzone d’amore scritta per la moglie e partner Grazia Maria Raimondi, che lo ascolta con grande attenzione per poi comunicargli le proprie impressioni. Insieme da 47 anni, i due artisti vivono a Brugherio, vicino a Milano. Come sempre saranno l’uno accanto all’altra In “Memorie popolari”, spettacolo con “Sem chi inscì cui Scusaritt”, che farà il giro dei teatri della Lombardia partendo il 3 marzo da Laveno Mombello (Varese) https://www.facebook.com/events/406920683063266/

Lo so, la foto qui sopra è imperfetta, molto imperfetta. L’ho scattata in uno studio di registrazione minuscolo, a Milano, con la Polaroid rosa che uso anche come taccuino per immagini. Lo scorso settembre, un pomeriggio. Contenta, curiosa ed emozionata perché ero stata ammessa a partecipare a una “nascita”, quella di una canzone. Io senza canzoni non potrei vivere. Meglio, probabilmente non sarei sopravvissuta. Così almeno racconto per giustificare anche a me stessa questo bisogno persistente di ascoltare e cantare, e ora finalmente studiare, comporre, depositare (alla Siae).

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Eccoci, il nostro vizio è leggere

di Carla Bielli

Vi abbiamo accennato al gruppo “Il vizio di leggere” quando abbiamo iniziato a pubblicare i racconti di Maria Luisa Marolda: la vedete, prima a sinistra, nella seconda fila della “squadra” che si riunisce per amore dei libri ogni martedì pomeriggio nel Centro anziani Montesacro di Roma. E adesso cominciamo a conoscerci meglio grazie a questa presentazione della demografa Carla Bielli (al centro, accovacciata) che per noi ha già recensito tre romanzi che raccontano delle migrazioni negli Stati Uniti. Un saluto e un grazie dalla coordinatrice del blog Paola Ciccioli, arriverderci!

Sono circa 25 (me inclusa) le persone iscritte al Centro anziani Montesacro di Roma.

Ci riuniamo il martedì pomeriggio nei locali del Centro e ci raccontiamo le letture in corso: libri, articoli, poesie, testimonianze scritte della più varia natura. Si parla di più letture nella stessa riunione, infatti coloro che intervengono raccontano qualcosa di quello che stanno leggendo, non ha luogo una lettura collettiva e contemporanea di una stessa opera.

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«Le cose e gli esseri umani diventarono un immenso bottino di guerra per quelle furie scatenate»

di Maria Luisa Marolda

Maria Luisa Marolda, al centro, a La Spezia nel 1956, il giorno del matrimonio della sorella Anna Rosa. Anche questa foto, come quelle pubblicate nella prima parte del racconto, proviene dall’archivio privato della scrittrice romana e ci dà la possibilità di conoscere i volti dei protagonisti di questa sua straordinaria testimonianza. Con lei c’è il padre, il generale Alberto Marolda, in divisa, che le tiene una mano sulla spalla. E c’è naturalmente Teresita Fantacone, in famiglia chiamata Mammina, appoggiata sulla spalla dell’amatissimo consorte. Accovacciato, anche lui in divisa, il fratello Massimo Marolda, autore del testo di memorialistica “Il libro di Esperia”

Una grande famiglia, la seconda guerra mondiale, la “battaglia di Esperia”, i goumiers. E una madre che ha vissuto una lunga vita, nascondendo dentro di sé «il fatto centrale della sua esistenza, forse il più devastante». Di seguito la seconda parte del toccante racconto che Maria Luisa Marolda ci ha affidato con il titolo: Un’altra “livella”: lo stupro di guerra sui monti Aurunci.

Il 30 settembre del ’43, quando l’illusione di sicurezza e l’esultanza per l’armistizio venne meno col primo bombardamento alleato su Esperia, io avevo da poco compiuto un anno. Intanto una autocolonna tedesca aveva già occupato il paese e la popolazione dette il suo primo tributo di morti. Esperia si trovò, fino alla sanguinosa primavera del ’44, schiacciata tra le due forze in campo. Cosa poteva percepire una bambina così piccola di tutto quel frastuono e poi, da allora, del frequente correre, gridare, agitarsi, tenuta in braccio per non perderla di vista da mamma o fratello grande?

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La guerra di Mammina e il suo devastante segreto sui “goumiers”

di Maria Luisa Marolda

Le due magnifiche foto che pubblichiamo provengono dall’archivio privato di Maria Luisa Marolda e ritraggono sua madre Teresita Fantacone, detta “Mammina”, vittima di uno degli episodi più orrendi di cui furono protagonisti i “goumiers” del Corpo di spezione francese durante la seconda guerra mondiale (https://www.youtube.com/watch?v=bO2RoB0quzs)

Un racconto eccezionale, e di eccezionale intensità, che la scrittrice romana Maria Luisa Marolda ci ha amorevolgente affidato con questo titolo: Un’altra “livella”: lo stupro di guerra sui monti Aurunci. Questa è la prima parte.

Mia madre visse una lunga vita. Nacque e morì ad Esperia (in provincia di Frosinone) a 94 anni, e pure lì accadde il fatto centrale della sua esistenza, forse il più devastante, durante quella che viene chiamata “battaglia di Esperia” da chi conosce bene questa fase della seconda guerra mondiale. E se questo può apparire normale in un’esistenza senza grossi cambiamenti, non lo fu per lei, moglie allora di un Tenente colonnello della Regia Marina, che già si era trasferita con la famiglia in varie città portuali: Brindisi, Livorno, Ancona, dove ero nata io, e da dove eravamo venuti via, nella primavera del ’43, con il coinvolgimento dell’Italia nella guerra.

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«Ma non l’ho ancora capito che ormai si naviga a vista?»

di Anna D’Andrea

«Softly Setting, New Brighton, Wirral. This is a fab sunset photograph by Paul Sutton. Caught at a perfect time/Tramontando dolcemente, New Brighton, Wirral. Questa favolosa foto del tramonto è stata scattata, con tempismo perfetto, da Paul Sutton». Dall’account Twitter di Helen Warlow, 12 ottobre 2017

Souvenir che si rompono, incanti che sembrano far smarrire e smarrirsi. Termina così il racconto “Il maglione autunnale” di Anna D’Andrea che abbiamo pubblicato in tre parti e illustrato con due immagini scattate a Brighton e una a New Brighton, località inglese più a nord.

– È fortunata, signora!

Mi giro a guardarmi alle spalle, per vedere se dice proprio a me.

– Fortunata, io? – non riesco a trattenere un’esclamazione di stupore.

– Certo che sì, ormai siamo in chiusura di stagione e questo è l’ultimo, sono oggetti artigianali fatti a mano uno per uno – sta dicendo il venditore di ceramiche – . Glielo devo prendere dalla vetrina.  Intorno piatti, vasi, candelieri, lucerne, a forma di polipo, di stella marina, di granchio, di conchiglia, delfino, orata, calamaro, in un caotico guazzabuglio creativo.

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“Mareee mareee, qui non viene mai nessuno a farmi compagnia…”

di Anna D’Andrea

«Dogwalker and loving pooch at dusk last night…». Per la seconda parte del racconto di Anna d’Andrea un’altra immagine del tramonto sulla spiaggia di Brighton, in Inghilterra, scattata il 16 ottobre 2017 (https://twitter.com/MagicBrighton)

Le separazioni dai giorni, dalle stagioni, dalle immagini che si sono fissate nei nostri ricordi a colori o in bianco e nero. Continua il racconto “Il maglione autunnale” di Anna D’Andrea. Con una avvertenza: la “Gi” con cui dialoga è la sua cagnetta.

– Pare di stare al cinema! – avrebbe detto mio padre, con la sua puntina di bonaria ironia, mentre guardavamo lo struscio dal tavolino di una gelateria alla moda, in un altro angolo di mondo e di tempo. Lui un caffè freddo e amaro, mamma ed io uno spumone che faceva peccato solo a guardarlo, un monumento rosa a tronco di cono con un pozzetto dentro cui galleggiavano fragoline ubriache di sciroppo al rhum.

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A ciascuna il suo Angelo Sterminatore

di Giuseppina Pieragostini*

Un’immagine da “L’angelo sterminatore”, film del 1962 del regista spagnolo Luis Buñuel (https://www.youtube.com/watch?v=F-eRetOy2m8)

Nella preparazione di questo post, Giuseppina Pieragostini chiede via mail a Paola Ciccioli: «Ricordi il film di Buñuel? Mi è sembrata una perfetta metafora della condizione di migliaia di donne che, oggi, dovendo uscire e percorrere il mondo (dopo millenni di custodia domestica), sono preda di ansie e fobie. Questi disturbi sono la prima ragione per cui si va in uno studio di psicologia». 

Mariagiulia la casalinga, come ogni femmina che si rispetti, è dotata di moto apparente.

In realtà asseconda una vocetta dispotica che non sa se collocare nella sua testolina confusa o in qualche angolo recondito della casa e che richiama inspiegabilmente quella di Romeo Indicchia il pavone, suo signore e padrone e per certi versi evoca quella del compianto commendator Puchini suo padre. Quando esci, ricordati di: buttare la spazzatura, di prendere le chiavi altrimenti per rientrare devi disturbare Olghina la figliastra, che potrebbe fare orecchie da mercante, di portare le scarpe della suddetta rampolla dal calzolaio che qualcuno, o qualcosa, deve averne addentato i tacchi, di passare allo studio medico per ritirare le ricette, di prendere i pantaloni di Romeo in lavanderia che se li cerca è meglio che li trovi, di ritirare all’edicola il fumetto western lettura e diletto dell’uomo di casa, di comprare il riso soffiato per il cane al negozio per animali che il supermercato spesso ne è sguarnito e comunque non ha quello con le verdure, di passare a prenotare il parrucchiere per Olga che ne ha perso il numero di telefono, di ritirare la raccomandata all’ufficio postale che tanto è la solita multa per Romeo automobilista temerario, di comprare il mistrà per il medesimo e il polpettone di tacchino al supermercato. Giacché ci sei, prendi un cespo d’insalata fresca da mischiare con quella che hai in frigo, a proposito, non ti scordare il detergente specifico per pulire il frigorifero e due sigarette di filo di due diversi toni di blu che puoi trovare su qualche bancarella per risparmiare.

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«C’era una volta una vita che avrei dovuto vivere»

di Elisa Springer*

Elisa Springer (Vienna, 12 febbraio 1918 – Matera, 19 settembre 2004)

La mia non è una favola, ma inizia ugualmente con C’era una volta. C’era una volta una vita che avrei dovuto vivere, ma che un uomo, di nome Adolf Hitler, mi ha impedito di vivere. Poi c’è stata una vita che io avrei preferito poter dimenticare, ma senza riuscirci. Oggi invece c’è una vita che mi obbliga a ricordare e più che altro a far ricordare. Sembra che la storia non abbia insegnato nulla all’uomo. L’odio continua, le violenze continuano e purtroppo le guerre continuano. C’è una grande corsa al potere e al denaro, e non si guarda in faccia a niente e a nessuno.

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«La Grande Guerra le aveva tolto il marito, l’amore di una vita e un padre per il figlio»

di Eliana Ribes

«”I fiori della guerra” è un’installazione realizzata dall’ Associazione artistico culturale Fucina Alchemica ad opera di Alessio Spalluto, che vuole ricordare il sacrificio e le sofferenze di tutti i militari caduti nella Grande Guerra». L’installazione, che rimarrà esposta al pubblico a Urbino (in via Domenico Gasperini) fino al 6 settembre 2018, è segnalata nel sito della presidenza del Consiglio dei ministri dedicato al centeneraio della prima guerra mondiale (http://eventi.centenario1914-1918.it/it/evento/i-fiori-della-guerra)

Continua il racconto su Maria Cosimi, che Eliana Ribes chiama «nonna Longhèna», diventata moglie nel 1914 e vedova nel 1915.

Nonna Longhèna si era portata in dote anche una collana di coralli veri, quanto mi sarebbe piaciuto ammirarla, ma negli Anni ’50 l’aveva venduta, come tanti altri abitanti della zona, a certi imbroglioni che passavano per le case e che gliela avevano pagata tre soldi. La fede, invece, l’aveva dovuta dare alla patria, come se non fosse bastato quello che le aveva tolto durante la prima guerra: il marito, l’amore di una vita e un padre per il figlio. Aveva dovuto dare ancora, per un’altra guerra, quella del Duce!

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I gioielli segreti della nonna che nascondeva il viso sotto il fazzoletto

di Eliana Ribes

“La raccolta di fascine – Segheria campo Rossignolo”: ecco uno dei 50 scatti della mostra “La guerra negli occhi, la guerra nel cuore”, allestita a partire da sabato 16 settembre 2017 nel foyer dello Spazio Oberdan di Milano dalla Fondazione Cineteca Italiana che alla Grande Guerra dedica anche una rassegna con 5 lungometraggi e due documentari (http://www.cinetecamilano.it/rassegna/la-guerra-negli-occhi-la-guerra-nel-cuore)

Quand’ero piccola avevo due nonne, come tutti. Una, la madre di babbo, abitava con me, l’altra, la madre di mamma, stava di fronte a casa mia, dall’altra parte della strada. Si chiamavano tutte e due Maria; io, per distinguerle, la prima la chiamavo nonna Longhèna, la seconda nonna Lizzirina.

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Selfie in bianco e nero

Un racconto di Anna d’Andrea*

Questo non è un selfie ma un’opera di Liliana Porter: “Forty Years (self portrait with square 1973) (2013)”. Il suo sorriso in bianco e nero sul tempo che passa e ci cambia ci è sembrata l’immagine giusta per illustrare la prima parte di questo intenso racconto di Anna d’Andrea. Su Liliana Porter torneremo, intanto ricordiamo che è nata a Buenos Aires nel 1941, che vive a New York e che è presente alla Biennale Arte di Venezia 2017 nel Padiglione del Tempo e dell’Infinito (https://www.youtube.com/watch?v=3oBsLvGN1D8)

«Fulmineo precipita il frutto di giovinezza»

(Mimnermo)

Il riverbero del sole sull’acqua mi abbaglia, nell’aria infuocata del tramonto percorro il ponte quasi di corsa, in mezzo alla calca di turisti e sfaccendati, trascinandomi dietro l’incolpevole Gi che, per fortuna, è avvezza alle mie bizzarrie.

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