Opera, operetta, commedia, varietà, ballo o la pelota? Quella sera di marzo a Milano

di Vincenzo Mantovani*

Due pagine dal libro di Vincenzo Mantovani, Mazurka blu: la strage del Diana, prima edizione Rusconi 1979, ora in versione ebook gratuitamente scaricabile dal sito della Biblioteca Sormani di Milano.

 Luci ancora spente nei teatri italiani per la pandemia anche oggi, 27 marzo 2021, Giornata mondiale del Teatro (foto dall’archivio di Paola Ciccioli)

Quel giorno i milanesi che volevano passare una serata fuori potevano scegliere tra molti programmi.

Agli amanti dell’opera lirica il teatro Dal Verme offriva Dejanice di Catalani; lo spettacolo di quella sera era in onore di Ester Mazzoleni, l’«eletta cantatrice» che, «affrontando l’interpretazione di una parte che non sembrava la più adatta ai suoi mezzi vocali», aveva comunque dato al personaggio «un’anima canora e potenti vibrazioni drammatiche».

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“Quel manifesto fascista con la mia condanna a morte sui muri di Bellano”

di Antonietta Osio Nogara

Sopra Bellano c’è un Santuario del Seicento che ha alle spalle boschi di castagni profumati e di fronte montagne con le cime candide per gran parte dell’anno, sorgenti dalle acque del lago di Como che nei mesi di sofferenza della pandemia si sono svuotate di vele e suoni. Un piccolo tondo sacro con una Madonnina e il suo bambino conduce qui da secoli persone che cercano o hanno trovato un appiglio di speranza, come testimoniano le centinaia di ex voto appesi dietro l’altare maggiore. Tra questi c’è, incorniciato, un manifesto della Guardia nazionale repubblichina che l11 agosto del 1944 annunciava la fucilazione di “Scalcini Pietro Leopoldo, Cameroni Antonio fu Pietro, Bazzi Giusto di Giacomo, Osio Antonietta nata Nogara e Brumana Bruna fu Giovanni”. Quel manifesto è lì per volontà di Umberto Osio, marito di Antonietta Nogara, appartenente a una facoltosa famiglia di banchieri e diplomatici, che in una lettera scritta alla madre Ester il 22 maggio del 1945 racconta perché i fascisti l’avevano arrestata, condannata a morte e rilasciata soltanto due ore prima della fucilazione. Un documento di eccezionale valore, che sono stata autorizzata a pubblicare, contenuto nel libro Antonietta Osio Nogara 1904 – 1987, Diari e pagine sparse, fatto stampare dall’ambasciatore Bernardino Osio, suo figlio, nel 1989. Con un grazie alla signora Donata della Biblioteca di Bellano per la collaborazione. (Paola Ciccioli)

L’ex voto nel Santuario della Beata vergine di Lezzeno (foto di Paola Ciccioli)

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“Sei una moltitudine di mani che cercano altre mani”

di Salvatore Quasimodo*

Il Corpo sanitario italiano è candidato al Premio Nobel per la pace 2021 e la pacifista Lisa Clark ne ha sostenuto la motivazione con queste parole: «La sua abnegazione è stata commovente. Qualcosa di simile a un libro delle favole, da decenni non si vedeva niente del genere. Il personale sanitario non ha più pensato a sé stesso ma a cosa poteva fare per gli altri con le proprie competenze». Anche noi la pensiamo così e per dire grazie offriamo, dopo quelli di Umberto Saba, i versi che un altro grande poeta ha dedicato a un’infermiera.

Italia 2020. Foto di Paola Ciccioli

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“Marisa è un’infermiera”

di Umberto Saba*

Dedichiamo questi versi al Corpo sanitario nazionale italiano, da oggi ufficialmente candidato al Premio Nobel per la pace 2021 per il lavoro svolto a tutela della salute pubblica durante la pandemia. Grazie.

Aprile 2020, Italia. Foto di Paola Ciccioli

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«Nella città dove le strade torneranno a riempirsi di vita»

di Maria Elena Sini

C’è la possibilità che tutta l’Italia si fermi ancora a causa della pandemia e al diffondersi delle varianti di Sars-Cov-2. La nostra necessità di spostarci liberamente e viaggiare resta sospesa tra ricordi e progetti, i libri ci aiutano a recuperare emozioni accantonate e a ripensare i percorsi che vorremmo compiere. Con questo suo post pubblicato il 28 marzo 2020 nel Gruppo Facebook di “Donne della realtà”, Maria Elena Sini ci riporta al primo lockdown e a Sassari, la sua città. Lo fa con le parole di Elio Vittorini, della cui passione per la letteratura di viaggio parla nel filmato* Demetrio Vittorini, il figlio dello scrittore e curatore editoriale nato a Siracusa il 23 luglio 1908 e morto a Milano il 12 febbraio 1966.

In questi giorni in cui siamo costretti a stare a casa, dopo lunghe ricerche tra gli scaffali della mia libreria, ho ritrovato questo libro che pensavo di aver prestato ed ero convinta non fosse più rientrato a casa. Si tratta di Sardegna come un’infanzia, scritto da Elio Vittorini in occasione di un viaggio nell’isola nel 1932 organizzato dalla rivista “Italia letteraria” e abbinato ad un concorso di letteratura e giornalismo. Di questo réportage, un po’ poema in prosa e un po’ presentazione di paesaggi e figure che quasi un secolo fa avevano un sapore mitico e leggendario, ho deciso di riportare alcune delle pagine dedicate a Sassari, perché descrivono bene il carattere della mia città vivace, caratterizzata da un’ironia pungente e graffiante, che ha sempre amato i luoghi di incontro dove ballare, mettere a confronto le proprie idee, divertirsi.

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Salvatore e Alessandro Quasimodo, il figlio si riprende il palcoscenico

di Maria Elena Sini

Lettera-recensione su Assolo sul padre. Il teatro della vita, la famiglia dietro il Nobel (Aletti 2019), in cui Paola Ciccioli ha reso in forma di monologo gli inediti racconti privati di Alessandro Quasimodo.

Cara Paola,

ho trascorso domenica pomeriggio in compagnia di Assolo sul padre, uno squarcio sulla vita privata di un genio, ma, come dice il figlio “un analfabeta affettivo” che  “l’impatto con la profondità dei sentimenti  lo ebbe grazie all’incontro con mia madre”. Emergono aspetti  insospettabili  del poeta Salvatore Quasimodo per chi ne ha sempre avuto quell’immagine un po’ borghese che traspariva dai suoi sottili baffi neri, da  quel suo vestire composto e accurato, con il borsalino in inverno e con il cappello di paglia in estate. Mi pare che questo libro, con una documentazione preziosa, consenta un confronto tra padre e figlio che forse non è stato possibile quando il poeta era in vita. Finora molti di noi conoscevano solo l’immagine pubblica del poeta, che dopo aver avuto una serie di  occupazioni come impiegato riuscì ad affermarsi con la sua poesia sino a diventare quel monumento onorato  e riconosciuto in tutto il mondo tanto da essere insignito del Premio Nobel per la letteratura.

Illustriamo la recensione di “Assolo sul padre” a cura di Maria Elena Sini con l’immagine dell’impronta e degli scritti autografi di Salvatore Quasimodo che sono stati rinvenuti nella biblioteca Acclavio di Taranto. Un rinvenimento salutato dalla città pugliese come segno di buon auspicio per la proclamazione della capitale italiana della Cultura che avverrà domani 18 gennaio 2021 (Foto da http://www.laringhiera.net)

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«Siete preziosissimi al mio cuore»

Testo e foto di Gabriella Cabrini

Primo risveglio in astanteria con 8 compagni di viaggio entrati ieri con me. Sono l’unica senza ossigeno, terapia iniziata ieri sera seguita da forte vomito. Febbre oltre 38 gradi con 2 flebo di Tachipirina, stamattina the e biscotti e lo stomaco li prende a pugni… ora nuova terapia. Grazie dei vostri messaggi, pensieri, energia, luce, amore che mi mandate… riuscirò a ringraziarvi tutti. Siete preziosissimi al mio cuore.

Le parole che precedono e questa foto sono state postate da Gabriella Cabrini sul proprio diario Facebook l’8 marzo 2020

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«Mi curano con antivirali già usati contro la Sars, Ebola, Aids»

In 6 aeroporti italiani arriveranno questa sera – martedì 29 dicembre 2020 469.950 dosi di vaccino Pfiter che domani mattina la stessa azienda farmaceutica consegnerà ai siti individuati dal commissario governativo per l’emergenza, Domenico Arcuri, per la somministrazione. Ora si inizia dunque a fare sul serio, dopo il cosiddetto Vaccine Day del 27 dicembre che nei Paesi dell’Unione Europea ha simbolicamente dato il via alla campagna di vaccinazione contro la malattia Covid-19. Da sconfiggere però non c’è soltanto il virus ma anche la disinformazione e l’ignoranza, ostacoli che si frappongono al vaccino da noi come nel resto del mondo.

Ricordare quel che hanno patito i sopravvisuti al Coronavirus è un nostro dovere. Su questo blog lo abbiamo fatto dando la parola Gabriella Cabrini, impiegata in pensione curiosa, informata e molto attiva su Facebook, che a marzo ha trascorso 13 giorni all’ospedale di Cremona.

Questa è la terzultima pagina del suo diario, porta la data del 9 marzo 2020.

Secondo risveglio in astanteria con vecchi e nuovi compagni di viaggio. Siamo insieme uomini e donne. Fino dalla prima sera è iniziata la cura che è un mix di antivirali già usati contro la Sars, Ebola, Aids. Ci sono effetti collaterali pesanti quali nausea, vomito, diarrea… già sperimentati tutti. Sono e mi sento molto molto fortunata perché io sono senza ossigeno e posso andare in bagno al bisogno. Credetemi è una fortuna inimmaginabile. Sempre grazie dei vostri messaggi, dei pensieri e del bene che mi volete. Un grazie a chi ci cura con professionalità e competenze.

Questa immagine è stata scelta dalla stessa Gabriella Cabrini

Leggi inoltre “Anche questo passerà”

(a cura di Paola Ciccioli)

“Anche questo passerà”

Oggi – domenica 13 dicembre – Lombardia, Piemonte, Calabria e Basilicata diventano zona gialla e anche in queste quattro regioni si allentano le misure di contrasto alla diffusione del Coronavirus, consultabili sul sito www.governo..it

Con l’invito a tutte e tutti di continuare ad indossare la mascherina e ad essere prudenti, diamo ancora una volta la parola a Gabriella Cabrini e alla sua straordinaria testimonianza dall’ospedale di Cremona quando nell’inferno della pandemia – in questa sua pagina di diario siamo al 9 marzo 2020 – raccontava la propria sofferenza e al tempo stesso infondeva speranza a chi, fuori, la leggeva su Facebook.

“Anche questo passerà.
Quando tutto appare irreversibilmente terribile, quando tutto appare assolutamente spaventoso,
quando tutto appare stupendo e magnifico e meraviglioso, pronuncia dentro di te queste tre parole: darai alle cose il loro giusto valore”
.
Claire Rayner

Questa frase la scrivo sempre per dare coraggio nei momenti di difficoltà e la scrivo anche per me.
Stamattina mi hanno trasferito di reparto in una stanza da 2 CON BAGNO. La febbre è diminuita, resta molta diarrea e nausea ma ora vedo il cielo e il monastero delle mie amate monache.. grazie di cuore per i vostri pensieri e preghiere e amore infinito che ci mandate
.

Questo l’orizzonte che Gabriella Cabrini aveva davanti agli occhi durante il ricovero all’ospedale di Cremona (la foto è sua). Sul nostro blog la sua testimonianza è pubblicata seguendo un ordine inverso, cioè dalla fine della degenza al momento della diagnosi di positività al Coronavirus: per leggere l’intero suo racconto – che su “Donne della realtà” inizia il 21 marzo 2020 – cliccare sull’icona con la Corona che appare sulla banda destra del blog a lei dedicata.

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Gabriella e il suo “terzo risveglio in stanza”

Nelle ultime 24 ore l’Italia ha purtroppo registrato altre 814 vittime del Covid che nel mondo, secondo i dati del ministero della Salute aggiornati al 3 dicembre, sono state dall’inizio della pandemia 1.482.084, di cui 427.252 in Europa.

Nessuno può testimoniare meglio di chi è sopravvissuto al Coronavirus che cosa significa ammalarsi e dover affrontare, come è successo nella prima ondata, anche l’incertezza di terapie farmacologiche con forti effetti collaterali e in uno scenario in cui il vaccino era tutto ancora da studiare, sperimentare e mettere a punto. Ora, nel pieno della seconda ondata della pandemia, il vaccino Pfizer/BioNTech è stato approvato (non senza polemiche) per il momento soltanto in Gran Bretagna mentre nel nostro Paese la somministrazione dovrebbe iniziare all’inizio del 2021.

Con l’invito a rispettare in maniera rigorosa durante le festività natalizie le norme anti-contagio disposte dal ministero della Salute, noi vogliamo tornare con la memoria a marzo, a quando la Lombardia era una dolente macchia nera di separazioni e lutti e all’ospedale di Cremona una donna – Gabriella Cabrini – teneva in vita sé stessa, i suoi affetti, i suoi interessi e le amicizie attraverso quotidiani post su Facebook, mentre medici e personale sanitario facevano con dedizione il resto.

Questo è quel che Gabriella Cabrini è riuscita a scrivere il 10 marzo 2020 sul proprio diario pubblico:

Terzo risveglio in stanza. Ieri due ore senza febbre mi avevano ringalluzzita ma “la cura” ha ripreso a prendermi a calci e pugni nello stomaco e intestino (ho il serio convincimento non ci veda… dovrebbe picchiare il mostro non me…). Le mie vene hanno deciso di nascondersi e si fanno cercare… queste flebo… Grazie a tutte le persone che hanno pregato nel loro credo o laicamente, con meditazioni e pensieri di energia. Non posso rispondervi devo trovare tempo per ricaricarmi.

Cosa vedeva Gabriella Cabrini dal suo letto dell’ospedale di Cremona dove ha trascorso 14 giorni a causa dell’infezione da Coronavirus? Vedeva queste tettoie, in lontananza la chiesa di San Sigismondo e poi il cielo, l’unico – in quella dolorosa fissità – ad avere il privilegio della bellezza che lei ha fotografato

Leggi anche: «Siano tantissimi, ambulanze urlano in continuazione»

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Confinamento o no, “Gh’è de rangiass”

Confinamento o no, “Gh’è de rangiass”

di Luca Bartolommei

La copertina di Demo. La scorsa estate allo Sporting di Varenna, sotto l’ulivo cantando canzoni milanesi. Foto di Paola Ciccioli

Il primo passo è stato fatto. Ho scritto, raccolto gli appunti, gli ho dato un senso, un ordine, una forma quasi definitiva. Ho fatto delle scelte, sgrossato e limato, provato e riprovato, alla fine ho acceso il computer e fissato tutto in una decina di file. Ah, mi sono dimenticato di dire che non si tratta di poesie, racconti, lettere o altro, bensì di canzoni. Spero ne possa uscire quello che sarebbe corretto chiamare “disco”, per ora lo chiamerò Demo. Il tutto è successo a Lezzeno, frazione di Bellano, Como lake. L’intorno è drammaticamente importante, perché succede così: capita di avere un’idea, di farsi un caffè, uscire sul terrazzo e vedere che mentre ti fumi una sigaretta il lago cambia colore tre volte e cambia anche l’idea, e si ricomincia a scrivere o a comporre per poi uscire per un’altra sigaretta, dopo un altro caffè e questa volta le montagne non hanno più la stessa luce di prima e l’idea, quella nuova va… quindi, o ti intossichi di caffeina e nicotina o metti giù ‘ste idee e ti guardi il panorama, ma dopo…

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Carlo Urbani e il virus (quello del razzismo)

di Carlo Urbani

«Ma credimi, serpeggia un sentimento così fastidioso di razzismo, paura/rifiuto del diverso, superiorità sociale, tra gli stranieri della parte ‘importante’ della comunità internazionale di Hanoi (e qui come altre capitali) che a volte mi prende la nausea a sentire certi discorsi durante feste e ricevimenti. Sono tutti pronti a chiamarsi ‘buoni’ e a condannare razzismo e violenza, ma poi dovresti vedere come trattano le babysitter dei loro figli, o come pagano i loro dipendenti!».

Sono parole di Carlo Urbani, il medico marchigiano di Castelplanio morto a Bangkok nel marzo del 2003 dopo essere stato contagiato in Vietnam dal virus della Sars, la cosiddetta “polmonite atipica” che lui stesso aveva contribuito a scoprire.

Oggi – mercoledì 18 novembre 2020 – l’azienda farmaceutica statunitense Pfizer ha annunciato che il suo vaccino anti-coronavirus è risultato efficace al 95 per cento e non ha avuto effetti collaterali gravi durante la fase 3 della sperimentazione. La notizia che il mondo sconvolto dalla pandemia stava aspettando. Una ragione in più per ricordare e ringraziare quanti, in passato come nel presente, hanno messo la loro intelligenza al servizio dell’umanità.

Carlo Urbani era nato a Castelplanio, in provincia di Ancona il 19 ottobre 1956. È morto a Bangkok, in Thailandia, il 20 marzo 2003 a causa del virus della Sars da lui stesso scoperto (foto di Paola Ciccioli)

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Calabria, cu’ si? Chi sei?

di Francesco Cento* – Traduzione di Stefania Isola

CU’ SI?

Nudu sapi cu si

Mancu nui chi venimu di to’ vrazza

Si muntagna? Si mari?

Si sputazza? Si cori?

Si amuri? Si duluri?

Non si una sula ma nu mundu.

E ognuna si tu. Sulu cu sapi u ti vidi

Ti trova. Sulu cu sapi u staci accittu

ti senti. Sulu cu non ‘ndavi nenti é riccu di tia

Ca tu non si cafuna e mancu liccardia

Tu si Calabria. Tu si comu a mmia.

Francesco Cento, “Sirena ferita” (2020), opera eseguita durante il lockdown

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Milano scivola nel silenzio

di Aldo Nove* – Foto di Anna De Lucio

Una donna e un uomo, con mascherina, attraversano il Naviglio al tramonto e sembrano due ombre senza tempo. L’autrice di questa ed altre foto, Anna De Lucio, sabato 24 ottobre 2020 ha spiegato a Paola Ciccioli: «Le ho scattate oggi pomeriggio, andando a fare una passeggiata, nel timore di non poterlo fare nelle prossime settimane. Restiamo davvero (per ora) vicine così. A presto»

Il primo canale navigabile del mondo

Il primo punto di collegamento tra Milano e la vita che a Milano veniva in barca attraverso i Navigli attraverso i secoli cresceva

Da dove arrivava il marmo per costruire Milano

Da dove arrivava l’acqua che irrigava Milano

Da dove confluivano le merci per sfamare Milano

Da dove si attraversava Milano in barca

Da dove arrivavano le acque della Svizzera

Da dove il Lago Maggiore entrava a Milano

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Nell’ombra di un gigantesco padre

di Giuliana Pogliani

Giuliana Pogliani, educatrice, donna sportiva e di buone letture, scrive a Paola Ciccioli su Assolo sul padre. Il teatro della vita, la famiglia dietro il Nobel (Aletti Editore, 2019), il libro nel quale la giornalista ha ricostruito per la prima volta la complicata vita affettiva del poeta Salvatore Quasimodo attraverso la “confessione” del figlio Alessandro.

Su questo libro, che svela fatti inediti del vissuto del Premio Nobel 1959, abbiamo già pubblicato le considerazioni di Giulia Berti Lenzi mentre il blog si prepara a ospitare i pareri di altre lettrici e altri lettori, sorpresi di scoprire un uomo, un marito e un padre molto “fragile” dietro un letterato celebrato.

Giuliana Pogliani in un autoscatto davanti alle maschere di cartapesta create con i suoi allievi

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