Vilma Conti, la levatrice della Libertà

di ANPI – Dongo*

Vilma Conti Salice, la staffetta Partigiana, è andata OLTRE. È stata una colonna portante dell’antifascismo comasco. Ha condiviso la sua Memoria, vivace e ricca, con tante generazioni, nelle scuole dove incontrava con entusiasmo i giovani.

La luce del cielo e del lago, le rose, tanta gente commossa e la musica della banda per Vilma Conti nel sagrato della chiesa di San Vincenzo di Gravedona (Como) dove si è svolta la funzione religiosa dopo l’omaggio pubblico nel cortile dell’abitazione della partigiana scomparsa l’11 agosto 2022 all’età di 93 anni (Foto di Paola Ciccioli).

La sua presenza, nei luoghi dove ricordiamo il sacrificio dei partigiani, dava valore e significato alla Memoria. Senza retorica, con voce gentile e decisa, com’era la sua bella persona, trasmetteva pensieri maturati nella sua vita di staffetta partigiana. Lei, una ragazzina cresciuta in una famiglia di convinti antifascisti, che aveva maturato la sua scelta e aveva deciso da che parte stare: quella della libertà.

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La Resistenza cattolica lasciata scomparire

Testo e foto di Paola Ciccioli

Pubblichiamo tre interventi in tema di Memoria partigiana e di uso blasfemo di parole (leggi qui) e di simboli religiosi da parte di esponenti della destra italiana: i tre post sono stati anticipati dalla coordinatrice del nostro blog sul proprio profilo Facebook il 14, 18 e 19 agosto 2022.

È stata lasciata sparire, ma è esistita e ha avuto i contorni dell’eroismo. Mi riferisco alla Resistenza dei cattolici e, più precisamente, dei sacerdoti e delle suore che durante il fascismo aiutarono i partigiani e misero in salvo gli ebrei destinati ai campi di sterminio.

Una lettura parziale e preconcetta della Storia ha consentito che si dimenticassero – come il pannello qui sotto simbolicamente dimostra – figure come, per esempio, don Francesco Rovelli che a Bellano venne arrestato il 21 agosto 1944 perché organizzava il trasferimento in Svizzera dei perseguitati da fascisti e nazisti, insieme con il suo coadiutore don Luigi Lissoni.

Foto scattata a Bellano (Lecco) da Paola Ciccioli il 14 agosto 2022

Quali altre informazioni ci siano su questo cartello non so dirlo perché è diventato illeggibile. L’altro giorno sono scesa dal sentiero del Viandante per andarlo a fotografare di nuovo perché le immagini che avevo erano già desolanti e, purtroppo, ho dovuto constatare che ora lo sono ancora di più. Eppure, l’indicazione del percorso Itinerari della Memoria – Partigiani sulle Grigne è a un metro dall’uscita molto frequentata dell’Orrido, la magnifica gola che attraversa il paese sul lago di Como, ed è a pochi gradini dalla chiesa dei Santi Nazaro e Celso dove i due preti predicavano e praticavano il rispetto delle vite e della libertà.

L’aver lasciato che il peggio della politica nazionale usasse in modo blasfemo la fede e i simboli religiosi a scopi biecamente propagandistici è un errore che cozza con i fatti del nostro passato e con la religiosità di questa regione, disseminata di cappelline votive e con una Madonnina dorata che domina la città del Nord d’Italia più “vicina all’Europa”.

‘Memoria di sacerdoti “ribelli per amore”, 1943 – 1945’ (Centro Ambrosiano di Documentazione e studi religiosi, 1986). Un grazie per la collaborazione a Elena Sormani della Biblioteca di Paderno d’Adda, Sistema Bibliotecario del Territorio Lecchese.

Mi hanno detto che l’acqua del lago custodisce memoria di chi lo ha attraversato. Qualcosa di vero dev’esserci e, se nell’acqua è impossibile scavare, libri e biblioteche ci vengono in soccorso.

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Razzismo: le leggi di ieri, le parole di oggi

Testo e foto di Paola Ciccioli

“Ben tre riviste furono totalmente dedicate al razzismo, ma soprattutto all’antisemitismo: «La difesa della razza», che nei primi anni tirò fino a 150.000 copie (anche se queste poi calarono sensibilmente), «Il diritto razzista» e «Razza e Civiltà», alle quali collaborarono illustri studiosi dell’epoca. Ma il regime non si limitò certo a questi strumenti comunque d’élite. I quotidiani tutti non tralasciavano occasione per pubblicare articoli più o meno lunghi, sia di fondo che di cronaca, a contenuto brutalmente antisemita”.

Così scrive Ugo Caffaz in questo libretto sulle leggi razziali fasciste del 1938, edito dal Consiglio regionale della Toscana 50 anni dopo la loro funesta emanazione e ristampato nel 2003. Ha fatto parte di una essenziale biblioteca da viaggio fornita alle studentesse, agli studenti, ai giornalisti e agli accompagnatori diretti con treni speciali della Memoria da Firenze ad Auschwitz.

Dalla vissuta biblioteca da viaggio della Memoria

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Dignità, rispetto e «un buon lavoro» per la vedova di Alika Ogochkwu

di Paola Ciccioli

Immagine da @nidcom_gov

Aike Dabiri-Erewa è la presidente della Nigerians in Diaspora Commission (NiDCOM), ente governativo che rappresenta le cittadine e i cittadini nigeriani sparsi in tutto il mondo. Già parlamentare, esperta di giornalismo e comunicazione, studi anche ad Harvard, Alike Dabiri-Erewa è vicinissima al presidente della Nigeria, l’ex generale Muhammadu Buhari, del quale ha favorito la rielezione nel 2019 attraverso il movimento “Nigeria Together”.

Nella foto di apertura – estratta dalla stessa Commissione da un video messo in rete ieri sera – compare accanto a quella, ormai nota in ogni continente, dell’immigrato Alika Ogochkwu, massacrato di botte il 29 luglio 2022 lungo il corso di Civitanova Marche dal 32enne Filippo Ferlazzo.

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Per un piccolo cittadino senza padre e senza diritti

Testo e foto di Paola Ciccioli

Diario dal confine dell’umanità.

Lucantonio di Giovanni Barberetti, “Madonna col bambino”, 1480 – 1490 circa, legno intagliato e dipinto. Al MARec, Museo dell’Arte recuperata di San Severino Marche.

Domenica, 31 luglio 2022.

«Era buono e tranquillo, insieme alla sua famiglia era perfettamente integrato, non ha mai dato alcun problema. Ha chiesto aiuto solo due volte ai servizi sociali… ma niente altro. Era orgoglioso e voleva essere indipendente per provvedere alla sua famiglia».

Ho letto queste parole della sindaca di San Severino Marche, Rosa Piermattei, sul quotidiano online Cronache Maceratesi (qui l’intero articolo).

Sono certa che il Comune marchigiano, la Caritas, le istituzioni scolastiche aiuteranno Charity Oriachi, la vedova di Alika Ogorchukwu, ucciso venerdì a Civitanova, e il loro bambino di 8 anni.

Sono altrettanto certa, però, che quell’orfano con la pelle nera abbia assoluto bisogno di un atto riparatorio pubblico, che lo aiuti a crescere nonostante le immagini che porterà per sempre negli occhi del corpo di suo padre sotto un lenzuolo lungo la strada.

Aiuti e sostegno economico sono necessari. Indispensabile è la dignità, il rispetto di chi ci vive accanto. La sindaca di San Severino Marche indossi la fascia tricolore, prenda per mano questo piccolo cittadino senza diritti, tenga lontani chiasso e opportunismi politici, proclami il lutto nella sua bella città e, così facendo, consoli la famiglia ferita e chiunque creda nell’umanità.

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MITO, “Luci” su due città

di Paola Ciccioli

La compositrice Grace-Evangeline Mason

MITO, il grande Festival musicale che trasforma due città – Milano e Torino – in un unico auditorium, inizierà quest’anno il 5 settembre al Lingotto e il giorno successivo al Teatro alla Scala con la Philarmonia Orchestra: “Luci immaginarie” il titolo del concerto inaugurale diretto da John Axelrod, musiche Edvard Grieg, Nikolaj Rimskij-Korsakov e della compositrice britannica Grace-Evangeline-Mason, 27 anni, della quale verrà eseguita per la prima volta in Italia “The Imagined Forest” di cui parla lei stessa nel video che pubblichiamo.

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Grazia Varisco e i collage creati con il “tanto tempo sospeso” del Coronavirus

Testo e foto di Paola Ciccioli

Cos’è stato il tempo interrotto e recintato della pandemia per il mondo dell’Arte? Come hanno elaborato e trasformato l’interruzione della vita consueta le artiste e gli artisti?

Ho trovato la materializzazione di risposte a questi interrogativi in due collage che chiudono al Palazzo Reale di Milano la mostra dedicata a Grazia Varisco, Percorsi contemporanei, 1957 – 2022, curata da Marco Meneguzzo e visitabile gratuitamente fino al 16 settembre 2022.

PASSA TEMPO! L’ARTE AI TEMPI DEL “CORONAVIRUS” 27 MARZO 2020.

Intitola così l’artista milanese il primo dei due collage dove lo studio delle forme appare esaltato in quel punto esclamativo del titolo che trasmette stanchezza e attesa, l’auspicio della fine del lockdown e l’accelazione di giornate diventate improvvisamente prive di ritmo e del battito delle uscite, degli appuntamenti, degli incontri.

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La voce di Mariangela Gualtieri per la prima laureata che stupì l’Europa

di Cristina Fumarco

Con il rito sonoro “Voce che apre” la poeta Mariangela Gualtieri renderà omaggio a Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, la prima donna laureata nella Storia dell’umanità, il 27 giugno 2022 nell’Aula Magna dell’Università di Padova che festeggia gli 800 anni dalla fondazione.

Elena Lucrezia diventò dottora in teologia il 25 giugno del 1678 e la notizia del suo eccezionale traguardo si diffuse in tutta Europa. Lo attesta anche l’iscrizione sul retro di questo suo ritratto che si trova nei depositi della Biblioteca Ambrosiana di Milano. Grazie alla collaborazione di Carolina Donzelli dell’Ambrosiana, abbiamo letto la scheda del dipinto pubblicata in Musei e Gallerie di Milano (Mondadori Electa 2007) e contattato l’autrice Cristina Fumarco, storica della critica d’arte all’Università Cattolica, che ci ha dato l’autorizzazione a riproporla sul nostro blog. Di seguito, la prima parte (Paola Ciccioli).

Pittore veneto-lombardo, “Ritratto di Elena Lucrezia Cornaro”, (1678-1684 circa), olio su tela; 148,5 x 116,5 cm. Biblioteca Ambrosiana di Milano

Il ritratto raffigura Elena Cornelia Piscopia ovvero Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, prima donna laureatasi in Italia presso l’Università di Padova.

La tela, ora in deposito, è tesa su telaio originale privo di listelli e cornice; si presenta in stato di conservazione mediocre, è piuttosto annerita e mostra in diversi punti, soprattutto al centro, piccole lacune e un sostanziale sollevamento della pellicola pittorica.

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Cos’ha perduto il mondo ingabbiando la mente matematica delle donne?

di Patrizia Carrano

Dopo 23 anni, a primavera sarà ristampato il libro Illuminata. La storia di Elena Lucrezia Cornaro, prima laureata nel mondo di Patrizia Carrano, dedicato alla donna passata alla Storia dell’Umanità per essere diventata dottora in filosofia all’Università di Padova nel 1678.

Elena Lucrezia Cornaro Piscopia era nata a Venezia il 5 giugno 1646 e morì a Padova il 26 luglio 1684. La scrittrice Patrizia Carrano – che sta avendo un grande successo con il suo ultimo romanzo La bambina che mangiava i comunisti – ne parla anche in questa mail inviata a Paola Ciccioli e che pubblichiamo con la sua autorizzazione.

La statua di Elena Lucrezia Cornaro Piscopia a Palazzo del Bo, sede dell’Università di Padova che quest’anno festeggia gli 800 anni dalla fondazione. La foto è stata scattata il 3 maggio 2022 da Paola Ciccioli. 

Sono finalmente riuscita a ritrovare negli scaffali di casa un piccolo volume Bollati Boringhieri del 2000 (c’era ancora la lira). Autore Gabriele Lolli, titolo La crisalide e la farfalla – Donne e matematica. Una intelligente riflessione su quello che si è perduto con l’esclusione dalla matematica dell’altra metà del cielo. Lolli è stato professore di logica matematica all’Università di Torino, ha curato l’edizione italiana di un testo di Alan Turing (Codice Enigma!) ed è una mente brillantissima, scevra da pregiudizi.

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La nuova primavera di Maddalena Casulana

di Daria Perocco*

La città di Bergamo le ha dedicato una strada a Borgo Palazzo. BBC Radio 3 ha festeggiato quest’anno la Giornata internazionale della donna con i suoi madrigali. A fine aprile la sua musica è stata eseguita in un concerto itinerante con Marco Pardini nella Villa Reale di Marlia (Lucca). Elena Casella, direttrice del coro milanese ViadelCanto, l’ha inserita nel programma del concerto di sabato scorso nel Santuario del Santo Crocefisso di Tradate (Varese). E martedì 24 maggio 2022, “Chitarre in trio” eseguirà musiche della prima compositrice pubblicata della Storia nella Villa Tesoriera di Torino. Da parte nostra, celebriamo il genio di Maddalena Casulana con un estratto del saggio «… più di quello che a professione donnesca conviensi» Donne (e musica) nel Cinquecento veneziano di Daria Perocco, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ringraziamo per l’autorizzazione alla pubblicazione. 

Nel Cinquecento non sono poche le figure femminili di cui ci è stata tramandata memoria che conoscevano bene l’arte del canto e del far musica: tra tutte basti ricordare la Barbera, la «cantatrice» per la quale Machiavelli scrive le canzoni da cantarsi fra gli atti della Clizia e della Mandragola, alcune delle quali sono state musicate da Philippe Verdelot.

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Alda Renzi, un’eroina senza clamore

di Paolo L. Bernardini*

«Alda Renzi Lausdei in memoria, eroina della Resistenza dorica, di professione sarta, si occupava delle aggiustature delle divise degli ufficiali di stanza alla Caserma Villarey e dopo l’armistizio, con astuti stratagemmi che misero più volte a rischio la sua vita, salvò centinaia di giovani soldati che non accettarono di passare nelle fila dell’esercito nazifascista»: questa la motivazione con cui oggi il Comune di Ancona ha attribuito la civica benemerenza alla partigiana, in occasione della festa del patrono San Ciriaco che ricorre appunto il 4 maggio. La data che aspettavamo per parlare di due libri che la raccontano.

“Di dolore ostello” di Paolo L. Bernardini riprende le recensioni apparse su “La Nostra Storia”, blog del Corriere della Sera curato da Dino Messina. Il volume pubblicato all’inizio del 2022 da Ronzani Editore è stato nominato come uno dei “Books of the Year” dal Times Literary Supplement, edizione del 26 novembre 2021.

Grandiosa la vicenda di coloro che – ponendo a rischio la propria vita – cercarono, riuscendo assai spesso nella nobilissima impresa, a salvare la vita altrui. Spesso più di una. Talora centinaia o migliaia. La vicenda dei Giusti tra le Nazioni è ben nota; coloro che con gli espedienti più strani, dando spazio alla fantasia nel suo uso migliore, quello morale, salvarono vite di ebrei altrimenti condannati alla deportazione, e, quasi sempre, allo sterminio. Ma vi sono storie, vicende umane, individuali, talora per decenni, per mezzo secolo perfino, ignorate, non legate agli ebrei ma ad altre vittime (magari senza connotazioni religiose) su cui lo storico felicemente si concentra; e non solo per rendere giustizia di destini eroici, spesso tragicamente conclusi. Anche per gettar luce sul “contesto”, o piuttosto i contenti, la “Grande Storia”, nella quale – come un minuscolo rivo d’acqua preziosa e pura spesso affluisce nel vasto fiume – figurine modeste e semplici seppero apporre, per dir così, il sigillo della naturale benevolenza umana, sulla cera di eroica virtù, esercitata con la naturalezza con cui la sarta cuciva i vestiti, o preparava le vivande per la numerosa, poverissima famiglia. Con assoluta dignità, senza alcun clamore.

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Gli ebrei a “Urbisaglia Bonservizi”

di Giovanna Salvucci*

Questa mattina nel comune maceratese di Urbisaglia viene presentato il libro di Edda MorettiLa mia Guerra. Urbisaglia nel buio del fascismo” (Donne della realtà Editrice, 2022).

Pubblichiamo un estratto della nota storica di Giovanna Salvucci, ringraziandola per la generosa collaborazione. E augurando a tutte e tutti una serena Festa della Liberazione.

A Urbisaglia il ventennio fascista, la Seconda Guerra mondiale e la Liberazione furono caratterizzati da tre circostanze particolari che condizionarono fortemente le vicende del paese.

La prima è che a Urbisaglia nacque, il 2 dicembre 1890, Nicola Bonservizi.

Redattore de “Il Popolo d’Italia” fin dalla sua fondazione da parte di Benito Mussolini, Bonservizi partecipò alla Grande Guerra e nel 1920 assunse l’incarico di corrispondente da Parigi del “Il Popolo d’Italia”. Nel 1922 costituì il primo fascio di Parigi e nel 1923 fondò il giornale “L’Italie nouvelle”, con lo scopo di intensificare l’attività di propaganda del fascio parigino. Gravemente ferito da un colpo di pistola sparatogli da un giovane anarchico, Nicola Bonservizi morì a Parigi il 26 marzo 1924 e fu da subito considerato un martire del fascismo. Mussolini stesso, in un discorso al Cimitero Monumentale di Milano tenutosi il giorno dopo gli imponenti funerali, lo ritrasse come “un fascista di purissima fede, di coraggio indomito che ha santificato la causa con la vita e con la morte.”

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Le donne ucraine e la Resistenza della quotidianità

Domenica 24 aprile 2022 per gli ortodossi è Pasqua.

Domani è Pasqua in Ucraina.

La foto inviata dall’Ucraina dei dolci della Pasqua di guerra 2022 (da Giulia Berti via WhatsApp).

«Domani è la Pasqua in Ucraina e anche in Russia.

Lo “zar” ha proibito qualsiasi festeggiamento.

Le figlie di Natalia hanno dipinto delle uova e hanno fatto dei dolci simili alle nostre colombe, colorate con il giallo e l’azzurro della loro bandiera».

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Passeggiate romane nel viale Miriam Mafai

di Paola Ciccioli

Miriam Mafai (Firenze, 2 febbraio 1926 – Roma, 9 aprile 2012)

A dieci anni esatti dalla scomparsa, da domani 9 aprile 2022 un viale del parco di Villa Pamphilj, a Roma, porterà il nome di Miriam Mafai.

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Piccole donne a Botteghe Oscure

di Paola Ciccioli

La bambina che mangiava i comunisti, il nuovo libro di Patrizia Carrano (Vallecchi), esce giovedì 31 marzo 2022.

Ed è un’avventura che si vorrebbe far continuare a lungo fin dalla dedica: «Per Sara. Ricordando con lei sua madre Miriam Mafai e sua nonna Antonietta Raphaël».

-Sara è la giornalista Sara Scalia.

-Miriam Mafai è la scrittrice, resistente, esponente del PCI, parlamentare e giornalista tra le più autorevoli che la stampa italiana abbia mai avuto.

-Antonietta Raphaël è la pittrice e scultrice di origine lituana, moglie di Mario Mafai, madre di Miriam e nonna di Sara.

Ce n’è in abbondanza per costruire – come ha fatto Patrizia Carrano – un originale affresco della Roma anni ’50, tra baracche e appartamenti ai Parioli, Botteghe Oscure e sezioni di periferia, artisti rigorosamente squattrinati, sublimi poeti ai margini, funzionari e giornalisti, “Paese sera” e “L’Unità”. Una favola vera attraversata con occhi vigili da una bambina secca secca e da una madre sempre impegnata e sui tacchi.

Complimenti, cara Patrizia.

Nell’immagine di Palazzo Merulana, “La fuga”, scultura in bronzo di Antonietta Raphaël (1958), Collezione Elena e Claudio Cerasi, che il museo romano ha dedicato ai profughi dell’Ucraina.

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