Viaggio nelle emozioni del mio Nepal indimenticabile

di Maria Elena Sini

Maria Elena, Nepal 4

Tutte le immagini sono tratte dal profilo Facebook di Maria Elena Sini

In questi giorni televisione e giornali sono stati inondati dalle immagini del terribile terremoto che ha colpito il Nepal seminando morte e distruzione in un luogo magico. Al dramma delle vittime si aggiunge la devastazione di monumenti di incomparabile bellezza.

Il mio pensiero inevitabilmente corre alle sensazioni provate quando ho visitato quel paese nel 1997. Provenivo dall’India dove l’aria pesante e umida, la massa delle persone che affollavano le rive del Gange a Varanasi, la povertà nelle campagne, il traffico caotico e lo smog nelle città mi avevano colpito con intensità ma mi avevano lasciato una sensazione di dolore e di profonda malinconia. Ricordo invece che, ancor prima di uscire dal piccolo aeroporto di Katmandu, vedere da dietro i vetri le alte montagne dell’Himalaya mi aveva dato immediatamente un senso di pace e di libertà. Dopo aver sbrigato tutte le formalità burocratiche uscire all’aperto e respirare quell’aria sottile era già inebriante.

Maria Elena, Nepal, 8

Pashupatinath

Ma in Nepal non è forte solo la natura, anche i pochi contatti che ho avuto con le persone sono stati coinvolgenti e non posso dimenticare la gentilezza e l’allegria che ho scoperto nella gente che ho incontrato.

Una mattina mentre ero in giro con alcuni miei compagni di viaggio, abbiamo sentito delle voci di bambini provenire da un edificio. La finestra era aperta, dalla strada ci siamo affacciati all’interno e abbiamo capito che si trattava di una scuola elementare. La maestra, senza indugio, ci ha invitato ad entrare e un po’ a gesti e un po’ in inglese abbiamo chiacchierato e scherzato con i bambini, lasciando i nostri saluti scritti sulla lavagna prima di andarcene. Ricorderò sempre il bambino che a Durbar Square si rivolse a noi in un inglese perfetto ( ci raccontò che suo padre era un diplomatico) e con un piglio da professionista si offrì di farci da guida per tutta la mattina e tentò di soddisfare tutte le sue curiosità nei confronti dell’Europa riempiendoci di domande. Ho ancora la ciotola tibetana che mi ha aiutato a scegliere in un mercato locale.

Maria Elena, Nepal 5E come dimenticare le risate durante la gara ingaggiata tra i due autisti dei tuk-tuk con i quali siamo arrivati a Pashupatinath. Lì la nostra allegria ha ceduto il posto all’emozione davanti al tempio in onore di Shiva lungo il corso del fiume dove si svolgono quotidianamente le cremazioni.

E ho ancora impresso nella memoria il bianco abbagliante degli stupa che si stagliano contro il cielo blu di Boudhanath dove vive una folta comunità di tibetani fuggiti dal loro paese dopo l’invasione cinese.

Bhaktapur

Bhaktapur

Ho provato dolore nel vedere le foto di Bhaktapur, il bellissimo paese dove Bertolucci girò “Il piccolo Buddha”: io l’ho visitato in un pomeriggio di sole abbagliante, in una giornata così limpida come accade solo in alta montagna, vivo, pieno di gente indaffarata. Oggi è solo un cumulo di macerie, sembra che ci sia stato un bombardamento. Tanta bellezza in un paese così povero che prima di tornare in Italia abbiamo sentito la necessità di dare un piccolo aiuto e nella sede di una Ong abbiamo lasciato un po’ di abiti e tutti i kit di medicinali che avevamo portato per il viaggio e che a noi non servivano più ma potevano essere utili per la gente di quel paese che circa venti anni fa viveva di agricoltura e di turismo. Era strano infatti vedere che i negozi più diffusi nel quartiere di Thamel erano quelli che vendevano attrezzature per trekking, alpinismo, rafting.

Attività che sono state fatali a molti turisti che nei giorni scorsi hanno perso la vita insieme ai nepalesi. E ora le immagini dei luoghi che ho visitato in Nepal e delle persone che ho incontrato laggiù e che hanno reso quei giorni indimenticabili si affollano nella mia mente e suscitano una profonda commozione.

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