“Apipiradore de paràulas”, Nanni Falconi e la poesia

di Nanni Falconi*

Apipiradore de paràulas,
ammuntono rimas
che andàinas de bide americana.
Fraigadore de muros bìdrinos,
trasparentes a sas ogradas,
bos sperro s’ànima
in perras de turmentos.
Abe busigadora de frores
acàbido netare de emotziones
pro tzapulare sas bestimentas
stratzuladas bostras
che unu mastru de pannu àbile e pretzisu.
Magma bombitadu
dae sas intragnas de sa terra.
Bardaneri de beridades,
colo in mesu a sos pecos
apedrende sa linfa mia in roca.

“Sa pintura est de Francesca Salis, e la podides mirare in Aristanis su 30 de Austu”, scrive lo stesso Nanni Falconi sulla sua pagina Facebook. Chi può, vada dunque ad ascoltarlo il 30 agosto a Oristano dov’è in programma una lettura alla quale parteciperà anche la pittrice Francesca Salis. La poesia che qui proponiamo in sardo e nella traduzione in italiano è stata segnalata da Maria Elena Sini ed è tratta dal libro ‘Su grodde bos at a contare de me’ (La volpe vi racconterà di me). https://www.facebook.com/nanni.falconi

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Le stelle di Lampedusa sanno

di Pietro Bartolo*

La notte, le stelle e la”Porta di Lampedusa – porta d’Europa”, il monumento creato da Mimmo Paladino nell’isola della speranza per i migranti. (Foto di Stefano Buccheri)

Lei è Anila. Ascoltavo la sua storia e a ogni singolo passaggio mi venivano i brividi. Sapevo che dietro ogni parola che il mediatore riusciva a farle pronunciare si celavano sofferenze incredibili.

“E, senti, piccola, dov’è tua mamma che la facciamo contattare?”
“In Europa”
“Eh, sì, in Europa. Ma in Europa dove?”
“In Europa”
“Ma… l’Europa è grande… Dove?”
Silenzio.
“Anila… in Europa dove? Germania? Francia? Italia?”
Silenzio.
“Sai cos’è l’Europa, Anila?”
“No”
“L’Europa è un posto grande, Anila. Grandissimo” (…)

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Nella trasformazione la linfa della bellezza

di Hermann Hesse*

Scritta e da lui stesso illustrata nel 1922 per la cantante mozartiana Ruth Wenger, che sarebbe poi diventata la sua seconda moglie, la “Favola d’amore” rappresenta anche la rinascita come uomo e artista di Hermann Hesse dopo un lungo periodo di silenzio creativo e crisi personale. (La foto è di Paola Ciccioli)

Appena giunto in paradiso Pictor si trovò dinnanzi ad un albero che era insieme uomo e donna. Pictor salutò l’albero con riverenza e chiese: «Sei tu l’albero della vità?». Ma quando, invece dell’albero, volle rispondergli il serpente, egli si voltò e andò oltre. Era tutt’occhi, ogni cosa gli piaceva moltissimo. Sentiva chiaramente di trovarsi nella patria e alla fonte della vita.

E di nuovo vide un albero, che era insieme sole luna.

Pictor chiese: «Sei tu l’albero della vita?».

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“Stoner”, l’eroismo del perdente

di Carla Bielli

È stato definito il “romanzo ferfetto”. Se lo conoscete diteci se è vero e perché. Ecco intanto cosa ne pensa Carla Bielli del gruppo di lettura “Il vizio di leggere” di Roma.

«William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido». Queste sono le prime 5 righe del romanzo Stoner di John E. Williams (Fazi Editore).

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Tra le prostitute reiette del Bottonuto

di Paolo Valera*

Bisogna turarsi il naso. È un ambiente di case malfamate. Vi si vende di tutto. È una fogna, una pozzanghera. In certi momenti il vicolo delle Quaglie è un pisciatoio fino in fondo. Vi si guazza come intorno a un orinatoio. Se ne odora la peste. Sovente c’è una ressa di soldati che lascia supporre che ci siano nascoste moltitudini di vergini. Il chiasso che discende dalla casa a destra dà l’idea che gli uomini e le donne siano calcati in amplessi. Facce rosse, facce gramolate, facce bitorzolute, facce andate alla vergogna. I gradini non sono molti. Si sale e si discende con la sigaretta. Le finestre sono sporche, marrone, diffuse su muri più sporchi di loro. Nasi paonazzi

Di sopra, le stanze non adescano. Contengono la mobilia andata in malora o divani che non sono ancora sprofondati nella stoffa sbiadita e si vedono sulle pareti quadri di due o tre lire ciascuno e oleografie che lasciano credere a certa distanza che siano dei capilavori. La ruffiana non lascia irrompere. Essa si contenta di pochi per volta. Nessuno si guarda in faccia passando. Alcuni scompaiono senza andare nel salotto. Il salotto sovente è di gente che fa flanella. È mossa dalle guardie regie, se vi giungono.

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Quasimodo returns to San Simpliciano

 

A clipping of “Corriere Milanese” about Salvatore Quasimodo’s funeral service, celebrated in St. Simpliciano’s Basilica on 17th June 1968. From the private archives of the poet’s son, Alessandro Quasimodo

Distorto il battito

della campana di San Simpliciano

si raccoglie sui vetri della mia finestra.

Il suono non ha eco, prende un cerchio

trasparente, mi ricorda il mio nome.

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“Il bosco del mostro felice”

Quarto Paesaggio Milano sta mappando il vero amore dei milanesi nei confronti dei “concittadini vegetali”. Dopo una prima puntata, riuscitissima, dell’iniziativa Racconta il tuo albero, ora sta preparando il “volume 2” dedicato all’autunno e ha invitato gli abitanti dell’area metropolitana a filmare con il cellulare l’albero a cui sono più legati o che vedono più spesso o che sentono minacciato o che si sta illuminando dei colori di stagione…

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