“Le carriere erano salve, i bambini no”, Beslan e la Russia di Putin

di Anna Politkovskaja*

Il 1° settembre del 2004 a Beslan è stato commesso un atto terroristico senza precedenti, e d’ora in poi il nome di questa cittadina dell’Ossezia del Nord sarà sinonimo di un incubo che nemmeno Hollywood è stata capace di immaginare.

Paola Ciccioli ha scritto su Facebook: «A Milano c’è un giardinetto intitolato alla giornalista russa uccisa nel 2006 con 5 colpi di pistola nell’androne di casa sua, a Mosca. Si trova proprio vicino all’ascensore che sale nella frequentatissima e scintillante piazza Gae Aulenti e ci ricorda che per fare giornalismo bisogna avere l’inclinazione a stare dalla parte sbagliata. La foto è mia».

La mattina del 1° settembre un commando internazionale di criminali ha preso in ostaggio la scuola n.1 di Beslan, chiedendo di fermare immediatamente la seconda guerra cecena. L’occupazione è avvenuta durante la linejka, la tradizionale festa di inizio anno scolastico che si celebra in tutte le scuole. È una festa a cui partecipa tutta la famiglia, genitori, nonni e zii, e soprattutto coloro che accompagnano il proprio figlio a scuola per la prima volta.

Così era stato anche quel giorno. Per questo i sequestratori avevano potuto prendere in ostaggio quasi millecinquecento persone tra alunni, madri, padri, fratelli, sorelle, maestre, figli delle maestre…

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Razzismo: le leggi di ieri, le parole di oggi

Testo e foto di Paola Ciccioli

“Ben tre riviste furono totalmente dedicate al razzismo, ma soprattutto all’antisemitismo: «La difesa della razza», che nei primi anni tirò fino a 150.000 copie (anche se queste poi calarono sensibilmente), «Il diritto razzista» e «Razza e Civiltà», alle quali collaborarono illustri studiosi dell’epoca. Ma il regime non si limitò certo a questi strumenti comunque d’élite. I quotidiani tutti non tralasciavano occasione per pubblicare articoli più o meno lunghi, sia di fondo che di cronaca, a contenuto brutalmente antisemita”.

Così scrive Ugo Caffaz in questo libretto sulle leggi razziali fasciste del 1938, edito dal Consiglio regionale della Toscana 50 anni dopo la loro funesta emanazione e ristampato nel 2003. Ha fatto parte di una essenziale biblioteca da viaggio fornita alle studentesse, agli studenti, ai giornalisti e agli accompagnatori diretti con treni speciali della Memoria da Firenze ad Auschwitz.

Dalla vissuta biblioteca da viaggio della Memoria

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La voce di Mariangela Gualtieri per la prima laureata che stupì l’Europa

di Cristina Fumarco

Con il rito sonoro “Voce che apre” la poeta Mariangela Gualtieri renderà omaggio a Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, la prima donna laureata nella Storia dell’umanità, il 27 giugno 2022 nell’Aula Magna dell’Università di Padova che festeggia gli 800 anni dalla fondazione.

Elena Lucrezia diventò dottora in teologia il 25 giugno del 1678 e la notizia del suo eccezionale traguardo si diffuse in tutta Europa. Lo attesta anche l’iscrizione sul retro di questo suo ritratto che si trova nei depositi della Biblioteca Ambrosiana di Milano. Grazie alla collaborazione di Carolina Donzelli dell’Ambrosiana, abbiamo letto la scheda del dipinto pubblicata in Musei e Gallerie di Milano (Mondadori Electa 2007) e contattato l’autrice Cristina Fumarco, storica della critica d’arte all’Università Cattolica, che ci ha dato l’autorizzazione a riproporla sul nostro blog. Di seguito, la prima parte (Paola Ciccioli).

Pittore veneto-lombardo, “Ritratto di Elena Lucrezia Cornaro”, (1678-1684 circa), olio su tela; 148,5 x 116,5 cm. Biblioteca Ambrosiana di Milano

Il ritratto raffigura Elena Cornelia Piscopia ovvero Elena Lucrezia Cornaro Piscopia, prima donna laureatasi in Italia presso l’Università di Padova.

La tela, ora in deposito, è tesa su telaio originale privo di listelli e cornice; si presenta in stato di conservazione mediocre, è piuttosto annerita e mostra in diversi punti, soprattutto al centro, piccole lacune e un sostanziale sollevamento della pellicola pittorica.

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Cos’ha perduto il mondo ingabbiando la mente matematica delle donne?

di Patrizia Carrano

Dopo 23 anni, a primavera sarà ristampato il libro Illuminata. La storia di Elena Lucrezia Cornaro, prima laureata nel mondo di Patrizia Carrano, dedicato alla donna passata alla Storia dell’Umanità per essere diventata dottora in filosofia all’Università di Padova nel 1678.

Elena Lucrezia Cornaro Piscopia era nata a Venezia il 5 giugno 1646 e morì a Padova il 26 luglio 1684. La scrittrice Patrizia Carrano – che sta avendo un grande successo con il suo ultimo romanzo La bambina che mangiava i comunisti – ne parla anche in questa mail inviata a Paola Ciccioli e che pubblichiamo con la sua autorizzazione.

La statua di Elena Lucrezia Cornaro Piscopia a Palazzo del Bo, sede dell’Università di Padova che quest’anno festeggia gli 800 anni dalla fondazione. La foto è stata scattata il 3 maggio 2022 da Paola Ciccioli. 

Sono finalmente riuscita a ritrovare negli scaffali di casa un piccolo volume Bollati Boringhieri del 2000 (c’era ancora la lira). Autore Gabriele Lolli, titolo La crisalide e la farfalla – Donne e matematica. Una intelligente riflessione su quello che si è perduto con l’esclusione dalla matematica dell’altra metà del cielo. Lolli è stato professore di logica matematica all’Università di Torino, ha curato l’edizione italiana di un testo di Alan Turing (Codice Enigma!) ed è una mente brillantissima, scevra da pregiudizi.

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La nuova primavera di Maddalena Casulana

di Daria Perocco*

La città di Bergamo le ha dedicato una strada a Borgo Palazzo. BBC Radio 3 ha festeggiato quest’anno la Giornata internazionale della donna con i suoi madrigali. A fine aprile la sua musica è stata eseguita in un concerto itinerante con Marco Pardini nella Villa Reale di Marlia (Lucca). Elena Casella, direttrice del coro milanese ViadelCanto, l’ha inserita nel programma del concerto di sabato scorso nel Santuario del Santo Crocefisso di Tradate (Varese). E martedì 24 maggio 2022, “Chitarre in trio” eseguirà musiche della prima compositrice pubblicata della Storia nella Villa Tesoriera di Torino. Da parte nostra, celebriamo il genio di Maddalena Casulana con un estratto del saggio «… più di quello che a professione donnesca conviensi» Donne (e musica) nel Cinquecento veneziano di Daria Perocco, docente dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, che ringraziamo per l’autorizzazione alla pubblicazione. 

Nel Cinquecento non sono poche le figure femminili di cui ci è stata tramandata memoria che conoscevano bene l’arte del canto e del far musica: tra tutte basti ricordare la Barbera, la «cantatrice» per la quale Machiavelli scrive le canzoni da cantarsi fra gli atti della Clizia e della Mandragola, alcune delle quali sono state musicate da Philippe Verdelot.

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Maria Montessori e la chiamata delle donne al voto (nel 1906)

di Marco Severini*

Il 6 maggio 1952 moriva a Noordwijk aan Zee, in Olanda, Maria Montessori, la donna italiana più nota nel mondo.

«Fu sepolta nel locale cimitero cattolico e sulla sua tomba sta scritto: “io prego i cari bambini che possono tutto di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo”».

Lo scrive Marco Severini nella scheda da lui firmata del Dizionario biografico delle donne marchigiane (1815 – 2021), curato dallo stesso storico dell’Università di Macerata insieme con la docente Lidia Pupilli.

Il Dizionario, che si ispira all’analoga ricerca dedicata alle donne lombarde da Rachele Farina, è pubblicato da “Il lavoro editoriale” e proprio in queste settimane è uscita la quinta edizione aggiornata.

Foto di Paola Ciccioli.

Maria Montessori era nata a Chiaravalle, in provincia di Ancona, il 30 agosto 1870. Pubblichiamo, con il consenso dell’autore, che ringraziamo, un brano centrale della scheda biografica dedicata alla grande pedagogista.

(…)

Tra il 1900 e il 1906 insegnò Antropologia e igiene all’Istituto superiore di magistero femminile di Roma, approfondendo studi filosofici, pedagogici e antropologici (si iscrisse nel 1903 alla Facoltà di Filosofia) e stringendo nuovi e significativi rapporti. L’impostazione culturale decisamente post-positivistica la portò a riflettere sul pensiero di Nietzsche, sulla scia di pensatrici con cui si sarebbe confrontata, come le suffragiste Ellen Key e Anna Maria Mozzoni (di cui firmò, nel 1906, la nota petizione per il diritto di voto).

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Alda Renzi, un’eroina senza clamore

di Paolo L. Bernardini*

«Alda Renzi Lausdei in memoria, eroina della Resistenza dorica, di professione sarta, si occupava delle aggiustature delle divise degli ufficiali di stanza alla Caserma Villarey e dopo l’armistizio, con astuti stratagemmi che misero più volte a rischio la sua vita, salvò centinaia di giovani soldati che non accettarono di passare nelle fila dell’esercito nazifascista»: questa la motivazione con cui oggi il Comune di Ancona ha attribuito la civica benemerenza alla partigiana, in occasione della festa del patrono San Ciriaco che ricorre appunto il 4 maggio. La data che aspettavamo per parlare di due libri che la raccontano.

“Di dolore ostello” di Paolo L. Bernardini riprende le recensioni apparse su “La Nostra Storia”, blog del Corriere della Sera curato da Dino Messina. Il volume pubblicato all’inizio del 2022 da Ronzani Editore è stato nominato come uno dei “Books of the Year” dal Times Literary Supplement, edizione del 26 novembre 2021.

Grandiosa la vicenda di coloro che – ponendo a rischio la propria vita – cercarono, riuscendo assai spesso nella nobilissima impresa, a salvare la vita altrui. Spesso più di una. Talora centinaia o migliaia. La vicenda dei Giusti tra le Nazioni è ben nota; coloro che con gli espedienti più strani, dando spazio alla fantasia nel suo uso migliore, quello morale, salvarono vite di ebrei altrimenti condannati alla deportazione, e, quasi sempre, allo sterminio. Ma vi sono storie, vicende umane, individuali, talora per decenni, per mezzo secolo perfino, ignorate, non legate agli ebrei ma ad altre vittime (magari senza connotazioni religiose) su cui lo storico felicemente si concentra; e non solo per rendere giustizia di destini eroici, spesso tragicamente conclusi. Anche per gettar luce sul “contesto”, o piuttosto i contenti, la “Grande Storia”, nella quale – come un minuscolo rivo d’acqua preziosa e pura spesso affluisce nel vasto fiume – figurine modeste e semplici seppero apporre, per dir così, il sigillo della naturale benevolenza umana, sulla cera di eroica virtù, esercitata con la naturalezza con cui la sarta cuciva i vestiti, o preparava le vivande per la numerosa, poverissima famiglia. Con assoluta dignità, senza alcun clamore.

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Le memorie sul fascismo della sarta poeta fanno scuola

di Paola Ciccioli

La vetrina della Cartolibreria Pozzi di Bellano fotografata da Luca Bartolommei.

Bellano, Lecco, 15 aprile 2022.

I ricordi di Edda Moretti sul fascismo e la seconda guerra mondiale si riferiscono a Urbisaglia, nelle Marche, ma c’è ovunque tanta gente che ha ancora memoria diretta della durezza di quegli anni in bilico tra il sopravvivere e no. Lettrici e lettori milanesi, abruzzesi, lombardi, laziali… mi ripetono: «È tutto vero, Paola, ogni famiglia ha conosciuto le stesse privazioni, la stessa paura».

Le memorie della sarta poeta, raccolte in una pubblicazione formato Quaderno da Donne della realtà Editrice con il titolo La mia Guerra. Urbisaglia nel buio del fascismo, sono giunte a destinazione. Erano rivolte alle nuove generazioni e a loro sono arrivate. Mercoledì 13 aprile 2022 il libro è stato donato dal figlio maggiore di Edda, Riccardo Pagnanelli, alle allieve e agli allievi della scuola media di Urbisaglia e alle quinte classi di quelle che per abitudine chiamiamo elementari.

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Passeggiate romane nel viale Miriam Mafai

di Paola Ciccioli

Miriam Mafai (Firenze, 2 febbraio 1926 – Roma, 9 aprile 2012)

A dieci anni esatti dalla scomparsa, da domani 9 aprile 2022 un viale del parco di Villa Pamphilj, a Roma, porterà il nome di Miriam Mafai.

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La bambina nello studio di Antonietta Raphaël, «la signora che dava del tu al mondo»

di Patrizia Carrano

Dal nuovo libro della scrittrice, giornalista e sceneggiatrice Patrizia Carrano, La bambina che mangiava i comunisti (Vallecchi, 2022), un estratto dall’ultima parte intitolata “Autunno”. Lo pubblichiamo con il consenso dell’autrice, alla quale vanno i nostri complimenti e il nostro grazie. #siscrivedonna

Patrizia Carrano nella sua casa di Roma con l’ultimo degli oltre venti romanzi che ha scritto nel corso della sua brillantissima carriera (foto di Giliola Chisté).

«Tu bravissima a stare molto ferma. Ancora una piccola mezza ora e io finito miei schizzi. Molto bella tua testa disordinata, con capelli vivi, e piccolo naso che punta la luce. Alza lo sguardo verso vetrata…».

Elisabetta non ha mai visto una signora anziana vestita come Antonietta: pantaloni larghi, maglione lungo, un gilet, i capelli legati da un nastro rosso sulla sommità della testa… Quando è venuta ad aprire la porta aveva una crema bianca sul viso, e ha subito detto: «Credevo arrivavi fra mezza ora, un momento che lavo mia faccia…».

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Piccole donne a Botteghe Oscure

di Paola Ciccioli

La bambina che mangiava i comunisti, il nuovo libro di Patrizia Carrano (Vallecchi), esce giovedì 31 marzo 2022.

Ed è un’avventura che si vorrebbe far continuare a lungo fin dalla dedica: «Per Sara. Ricordando con lei sua madre Miriam Mafai e sua nonna Antonietta Raphaël».

-Sara è la giornalista Sara Scalia.

-Miriam Mafai è la scrittrice, resistente, esponente del PCI, parlamentare e giornalista tra le più autorevoli che la stampa italiana abbia mai avuto.

-Antonietta Raphaël è la pittrice e scultrice di origine lituana, moglie di Mario Mafai, madre di Miriam e nonna di Sara.

Ce n’è in abbondanza per costruire – come ha fatto Patrizia Carrano – un originale affresco della Roma anni ’50, tra baracche e appartamenti ai Parioli, Botteghe Oscure e sezioni di periferia, artisti rigorosamente squattrinati, sublimi poeti ai margini, funzionari e giornalisti, “Paese sera” e “L’Unità”. Una favola vera attraversata con occhi vigili da una bambina secca secca e da una madre sempre impegnata e sui tacchi.

Complimenti, cara Patrizia.

Nell’immagine di Palazzo Merulana, “La fuga”, scultura in bronzo di Antonietta Raphaël (1958), Collezione Elena e Claudio Cerasi, che il museo romano ha dedicato ai profughi dell’Ucraina.

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«Coltivare la memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza»

«Finché io sarò viva, tu, stellina, continuerai a brillare nel cielo. Stai tranquilla, io non morirò. Io sarò sempre con te».

È stato questo dialogo immaginario con una stella a salvare la mente di Liliana Segre nel campo di Auschwitz-Birkenau, dov’era stata deportata all’età di 13 anni con un treno per il trasporto di animali partito il 30 gennaio 1944 dal binario 21, nei sotterranei della stazione Centrale di Milano: lì ora c’è il Memoriale della Shoah, perché «coltivare la memoria è un vaccino prezioso contro l’indifferenza».

La senatrice a vita lo racconta nel libro Fino a quando la mia stella brillerà, scritto insieme con Daniela Palumbo, tra le più apprezzate autrici per l’infanzia e l’adolescenza, che alle ore 10 di venerdì 18 marzo sarà a Urbisaglia per parlarne con le allieve e gli allievi della scuola media.

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Finita la guerra, bisognava imparare a non andare a scuola in ciabatte

di Lucia Paciaroni*

Memorie di scuola. Contributo a una storia delle pratiche didattiche ed educative nelle scuole marchigiane attraverso le testimonianze di maestri e maestre (1945 – 1985) presenta la prima ricerca sulla scuola elementare nelle Marche nei primi quarant’anni di Repubblica (eum edizioni università di macerata, 2020). Lucia Paciaroni, studiosa di Storia della Pedagogia, ha rintracciato insegnanti e scolaresche di allora, filmando i loro racconti. Dai quali emerge il ruolo di sostegno anche materiale svolto da maestre e maestri, specie nelle zone rurali e di montagna più povere e isolate. Come si legge in questo estratto che pubblichiamo con il consenso dell’autrice che interverrà nel corso del 2022 a Urbisaglia per #siscrivedonna.

Ha scritto su Facebook Paola Ciccioli, autrice di questo scatto: «E tra le fonti di platino di questo studio di Lucia Paciaroni c’è anche la Maestra Anna Caltagirone, la mia maestra delle elementari, che all’età di 90 anni ha scritto di suo pugno la sua vita per il blog di “Donne della realtà”, diventando poi autrice del libro di carta “La Maestra. Racconti dall’Italia scalza”».

Tra le iniziative più interessanti proposte dagli ex maestri, merita di essere citata quella di Del Giudice che istituì una mensa a scuola:

Queste creature, quelli che venivano al mattino, quando andavano a casa non trovavano niente da mangiare, così come quelli che venivano la sera, non trovavano niente, perché i genitori andavano a lavorare nei campi e quindi praticamente non è che potevano stare a pensare a cucinare, allora magari avevano preso un pezzetto di pane con qualcosa. […] Allora feci in maniera tale che si istituisse una mensa. Trovai tutti contrari, l’ira di Dio, una mensa lì, non c’è una stanza, dove vai a farli mangiare! Allora io mi misi d’accordo con l’ECA, organizzai questa mensa. I banchi erano fatti con il piano inclinato, avevamo fatto un affarino di legno che quando era ora di pranzo lo tiravano su e diventava un tavolinetto. E poi, d’accordo con le famiglie, le famiglie davano il piatto, il tovagliolo, il pane, le posate. Naturalmente il bicchiere anche, se c’era, se no non faceva niente. Quando era l’ora di mangiare tiravano su questo, mettevano la tovaglietta. Un giorno arrivò uno dell’UPAI di Macerata, era il dottor Pennesi. Siccome avevo fatto questa domanda venne lì a vedere un po’ e trovò che stavano mangiando proprio nel momento. «Ma come fai?», mi disse. E io: «Guardi, visto che non c’è niente da fare, se non me lo date voi, c’ho chi me lo dà, va bene?». Il giorno dopo m’arrivò un sacco di roba, i formaggi, quelli che davano con gli aiuti americani, erano barattoli lunghi così, grossi in questa maniera con il formaggio, poi c’era una specie di nutella. […] Una specie di mortadella, sempre dentro scatole di latta. Allora, la pasta si cuoceva da una famiglia lì, la portava a 10 metri di distanza, va bene, quindi veniva bella calda, così mangiavano quelli del mattino e quelli del pomeriggio che erano arrivati. Quindi tutti avevano la loro mensa. E questo fino a quando sono stato lì è andato bene.

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Daniela Palumbo sotto una buona stella a #siscrivedonna

di Paola Ciccioli

Daniela Palumbo con la senatrice Liliana Segre (foto dall’archivio personale della scrittrice).

Il 18 marzo si avvicina e io mi sto dedicando a lei, ai suoi 30 libri già pubblicati, a quello sulla Shoah che uscirà in autunno. E alla grazia partecipata e rigorosa con la quale ha accolto da Liliana Segre il racconto della propria vita e della deportazione nel campo di Auschwitz-Birkenau, affinché venisse trasmesso alle nuove generazioni di lettrici e lettori.

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Le nostre italiane di “rara saggezza”

di Gaia Gennaretti

“Sarà la volta buona?”. Questa è la domanda che la giornalista Gaia Gennaretti ha fatto questa mattina sul proprio profilo Facebook, postando questa sua foto davanti a Montecitorio dove si sta eleggendo il Capo dello stato (la pubblichiamo qui con il suo consenso). Salvo ulteriori colpi di scena, il Parlamento darà a Sergio Mattarella un secondo mandato dopo che, per la prima volta nei 76 anni di storia democratica, l’Italia è stata a un passo dall’avere una presidente della Repubblica.

Una sorpresa davvero gradita: ricevere un libro per me è sempre un regalo bellissimo, ma ricevere questo è stato commovente. Due anni fa intervistai la signora Anna Caltagirone Antinori al telefono: lei era, ed è, l’unica ultranovantenne blogger italiana.

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