Ronda de los aromas/ Girotondo degli aromi

di Gabriela Mistral*

La poeta Gabriela Mistral è stata la prima donna latinoamericana a essere insignita nel 1945 del Premio Nobel per la letteratura. Il suo vero nome era Lucila de María del Perpetuo Socorro Godoy Alcayaga ed era nata il 7 aprile 1889 a Vicuña, in Cile dove oggi il museo a lei dedicato l’ha ricordata con questo manifesto.

RONDA DE LOS AROMAS

Albahaca del cielo,

malva de olor,

salvia de dedos azules,

anís desvariador.

Continua a leggere

Opera, operetta, commedia, varietà, ballo o la pelota? Quella sera di marzo a Milano

di Vincenzo Mantovani*

Due pagine dal libro di Vincenzo Mantovani, Mazurka blu: la strage del Diana, prima edizione Rusconi 1979, ora in versione ebook gratuitamente scaricabile dal sito della Biblioteca Sormani di Milano.

 Luci ancora spente nei teatri italiani per la pandemia anche oggi, 27 marzo 2021, Giornata mondiale del Teatro (foto dall’archivio di Paola Ciccioli)

Quel giorno i milanesi che volevano passare una serata fuori potevano scegliere tra molti programmi.

Agli amanti dell’opera lirica il teatro Dal Verme offriva Dejanice di Catalani; lo spettacolo di quella sera era in onore di Ester Mazzoleni, l’«eletta cantatrice» che, «affrontando l’interpretazione di una parte che non sembrava la più adatta ai suoi mezzi vocali», aveva comunque dato al personaggio «un’anima canora e potenti vibrazioni drammatiche».

Continua a leggere

“Quel manifesto fascista con la mia condanna a morte sui muri di Bellano”

di Antonietta Osio Nogara

Sopra Bellano c’è un Santuario del Seicento che ha alle spalle boschi di castagni profumati e di fronte montagne con le cime candide per gran parte dell’anno, sorgenti dalle acque del lago di Como che nei mesi di sofferenza della pandemia si sono svuotate di vele e suoni. Un piccolo tondo sacro con una Madonnina e il suo bambino conduce qui da secoli persone che cercano o hanno trovato un appiglio di speranza, come testimoniano le centinaia di ex voto appesi dietro l’altare maggiore. Tra questi c’è, incorniciato, un manifesto della Guardia nazionale repubblichina che l11 agosto del 1944 annunciava la fucilazione di “Scalcini Pietro Leopoldo, Cameroni Antonio fu Pietro, Bazzi Giusto di Giacomo, Osio Antonietta nata Nogara e Brumana Bruna fu Giovanni”. Quel manifesto è lì per volontà di Umberto Osio, marito di Antonietta Nogara, appartenente a una facoltosa famiglia di banchieri e diplomatici, che in una lettera scritta alla madre Ester il 22 maggio del 1945 racconta perché i fascisti l’avevano arrestata, condannata a morte e rilasciata soltanto due ore prima della fucilazione. Un documento di eccezionale valore, che sono stata autorizzata a pubblicare, contenuto nel libro Antonietta Osio Nogara 1904 – 1987, Diari e pagine sparse, fatto stampare dall’ambasciatore Bernardino Osio, suo figlio, nel 1989. Con un grazie alla signora Donata della Biblioteca di Bellano per la collaborazione. (Paola Ciccioli)

L’ex voto nel Santuario della Beata vergine di Lezzeno (foto di Paola Ciccioli)

Continua a leggere

“Marisa è un’infermiera”

di Umberto Saba*

Dedichiamo questi versi al Corpo sanitario nazionale italiano, da oggi ufficialmente candidato al Premio Nobel per la pace 2021 per il lavoro svolto a tutela della salute pubblica durante la pandemia. Grazie.

Aprile 2020, Italia. Foto di Paola Ciccioli

Continua a leggere

«Nella città dove le strade torneranno a riempirsi di vita»

di Maria Elena Sini

C’è la possibilità che tutta l’Italia si fermi ancora a causa della pandemia e al diffondersi delle varianti di Sars-Cov-2. La nostra necessità di spostarci liberamente e viaggiare resta sospesa tra ricordi e progetti, i libri ci aiutano a recuperare emozioni accantonate e a ripensare i percorsi che vorremmo compiere. Con questo suo post pubblicato il 28 marzo 2020 nel Gruppo Facebook di “Donne della realtà”, Maria Elena Sini ci riporta al primo lockdown e a Sassari, la sua città. Lo fa con le parole di Elio Vittorini, della cui passione per la letteratura di viaggio parla nel filmato* Demetrio Vittorini, il figlio dello scrittore e curatore editoriale nato a Siracusa il 23 luglio 1908 e morto a Milano il 12 febbraio 1966.

In questi giorni in cui siamo costretti a stare a casa, dopo lunghe ricerche tra gli scaffali della mia libreria, ho ritrovato questo libro che pensavo di aver prestato ed ero convinta non fosse più rientrato a casa. Si tratta di Sardegna come un’infanzia, scritto da Elio Vittorini in occasione di un viaggio nell’isola nel 1932 organizzato dalla rivista “Italia letteraria” e abbinato ad un concorso di letteratura e giornalismo. Di questo réportage, un po’ poema in prosa e un po’ presentazione di paesaggi e figure che quasi un secolo fa avevano un sapore mitico e leggendario, ho deciso di riportare alcune delle pagine dedicate a Sassari, perché descrivono bene il carattere della mia città vivace, caratterizzata da un’ironia pungente e graffiante, che ha sempre amato i luoghi di incontro dove ballare, mettere a confronto le proprie idee, divertirsi.

Continua a leggere

L’ipocrisia è confinata “in fondo al corridoio”

di Patrizia Carrano

Un libro importante, una mappatura tra immaginazione e note di cronaca delle reti affettive che, con l’ingresso nelle nostre case di personale di cura proveniente da ogni parte del mondo, cercano una parola nuova per il termine “famiglia”. Allo stesso tempo, una denuncia senza grida e senza appello della frattura tra sistemi valoriali teorici e comportamenti quotidiani, presente anche in dimore insospettabili.

A sinistra in fondo al corridoio di Patrizia Carrano (1000 e una notte, 2019), eccone un assaggio.

Patrizia Carrano con Willy, purosangue alto 1,71 metri al garrese, che la scrittrice definisce “il principe della mia allegria”

Nonostante fosse arrivata a Roma già da dieci anni, Melinda parlava un italiano improbabile, divertente nei momenti di buon umore, ostico se c’erano guai. Giulia scoppiava a ridere quando Melinda diceva di aver cucinato «i carciofi romanisti» oppure di aver trovato nel portone «la cullana» del cane della vicina. Ma si sentiva impotente quando Melinda ascoltava le sue parole con un sorriso dolcissimo, senza aver compreso quasi nulla. Melinda annuiva per gentilezza, per compiacenza, perché le dispiaceva ammettere di non aver capito cosa le si chiedesse di fare. Giulia aveva tentato di usare due o tre delle ore settimanali del suo servizio per insegnarle un po’ di italiano, ma Melinda si nascondeva dietro i panni da stirare – sempre piuttosto pochi, Giulia ormai viveva sola -, le scarpe da pulire – più numerose, visto che Giulia aveva più scarpe di un millepiedi. Invano Giulia s’era accanita a spiegarle che per integrarsi doveva masticare un po’ di italiano: Melinda annuiva, sorrideva come un benigno idolo orientale, ma era palese che dell’integrazione poco le importava. Per mitigare certe iniziali e inopportune impazienze, Giulia si ripeteva che se avesse dovuto prendere un aereo, stabilirsi a Manila, imparare la lingua filippina e gli usi delle case filippine, non ce l’avrebbe mai fatta.

Continua a leggere

Carlo Urbani e il virus (quello del razzismo)

di Carlo Urbani

«Ma credimi, serpeggia un sentimento così fastidioso di razzismo, paura/rifiuto del diverso, superiorità sociale, tra gli stranieri della parte ‘importante’ della comunità internazionale di Hanoi (e qui come altre capitali) che a volte mi prende la nausea a sentire certi discorsi durante feste e ricevimenti. Sono tutti pronti a chiamarsi ‘buoni’ e a condannare razzismo e violenza, ma poi dovresti vedere come trattano le babysitter dei loro figli, o come pagano i loro dipendenti!».

Sono parole di Carlo Urbani, il medico marchigiano di Castelplanio morto a Bangkok nel marzo del 2003 dopo essere stato contagiato in Vietnam dal virus della Sars, la cosiddetta “polmonite atipica” che lui stesso aveva contribuito a scoprire.

Oggi – mercoledì 18 novembre 2020 – l’azienda farmaceutica statunitense Pfizer ha annunciato che il suo vaccino anti-coronavirus è risultato efficace al 95 per cento e non ha avuto effetti collaterali gravi durante la fase 3 della sperimentazione. La notizia che il mondo sconvolto dalla pandemia stava aspettando. Una ragione in più per ricordare e ringraziare quanti, in passato come nel presente, hanno messo la loro intelligenza al servizio dell’umanità.

Carlo Urbani era nato a Castelplanio, in provincia di Ancona il 19 ottobre 1956. È morto a Bangkok, in Thailandia, il 20 marzo 2003 a causa del virus della Sars da lui stesso scoperto (foto di Paola Ciccioli)

Continua a leggere

«Sarai la mia pittrice, la mia artista»

di Melania G. Mazzucco

Vi propongo la lettura di poco meno di due pagine da L’architettrice di Melania G. Mazzucco (Einaudi 2019), libro che mi ha letteralmente fatto innamorare di Plautilla, la sua protagonista. Domani, giovedì 12 novembre, nell’ambito di BookCity 2020, alle ore 21 si potrà seguire online la conversazione Restituire una voce e una storia. Plautilla Bricci architettrice con l’autrice di questo bellissimo romanzo storico e con Vincenzo Trione. Sono contenta di potervi proporre inoltre anche la registrazione integrale dell’incontro con Mazzucco e L’architettrice organizzato a settembre sulla piattaforma Zoom dal Circolo dei lettori di Milano e al quale ho avuto il grande piacere di partecipare. Buon ascolto e buona lettura. (Paola Ciccioli)

Continua a leggere

Milano scivola nel silenzio

di Aldo Nove* – Foto di Anna De Lucio

Una donna e un uomo, con mascherina, attraversano il Naviglio al tramonto e sembrano due ombre senza tempo. L’autrice di questa ed altre foto, Anna De Lucio, sabato 24 ottobre 2020 ha spiegato a Paola Ciccioli: «Le ho scattate oggi pomeriggio, andando a fare una passeggiata, nel timore di non poterlo fare nelle prossime settimane. Restiamo davvero (per ora) vicine così. A presto»

Il primo canale navigabile del mondo

Il primo punto di collegamento tra Milano e la vita che a Milano veniva in barca attraverso i Navigli attraverso i secoli cresceva

Da dove arrivava il marmo per costruire Milano

Da dove arrivava l’acqua che irrigava Milano

Da dove confluivano le merci per sfamare Milano

Da dove si attraversava Milano in barca

Da dove arrivavano le acque della Svizzera

Da dove il Lago Maggiore entrava a Milano

Continua a leggere

Nell’ombra di un gigantesco padre

di Giuliana Pogliani

Giuliana Pogliani, educatrice, donna sportiva e di buone letture, scrive a Paola Ciccioli su Assolo sul padre. Il teatro della vita, la famiglia dietro il Nobel (Aletti Editore, 2019), il libro nel quale la giornalista ha ricostruito per la prima volta la complicata vita affettiva del poeta Salvatore Quasimodo attraverso la “confessione” del figlio Alessandro.

Su questo libro, che svela fatti inediti del vissuto del Premio Nobel 1959, abbiamo già pubblicato le considerazioni di Giulia Berti Lenzi mentre il blog si prepara a ospitare i pareri di altre lettrici e altri lettori, sorpresi di scoprire un uomo, un marito e un padre molto “fragile” dietro un letterato celebrato.

Giuliana Pogliani in un autoscatto davanti alle maschere di cartapesta create con i suoi allievi

Continua a leggere

Il poeta e l’affetto nascosto di un figlio

di Giulia Berti Lenzi

Assolo sul padre è la prima biografia privata del poeta Salvatore Quasimodo: la fuga dalla Sicilia, la prima moglie, le molte donne, la figlia “segreta”, il sentimento e il secondo matrimonio con la danzatrice Maria Cumani, il figlio avuto da lei: l’attore Alessandro Quasimodo. Ed è stato proprio il figlio del Premio Nobel per la letteratura a fornirmi lettere, documenti ed immagini inedite e a raccontarmi per giorni, mesi e anni le amicizie importanti, le idiosincrasie, gli egoismi, le assenze e le infedeltà di un uomo che aveva scelto Milano come sua casa, rimanendo però per alcuni aspetti il bambino che giovanissimo se ne andò via dalla Sicilia di notte con un mantello corto e alcuni versi in tasca“.

Ho scelto di presentare il mio libro (edito da Aletti, 2019) con un metodo che mi è congeniale: pubblicando cioè le impressioni di chi lo ha letto. Ecco dunque quel che ha scritto in proposito, in due diversi messaggi corredati da altrettanti autoscatti, Giulia Berti Lenzi, insegnante ora a riposo, che vive a Cosenza ma ha familiarità con Milano, Torino e Carlazzo, sul lago di Como. Amica di buone letture e di Donne della realtà. (Paola Ciccioli).

Giulia Berti Lenzi e il suo riuscito autoscatto con libro

Cara Paola, sto leggendo il tuo libro piano piano. Dalle interviste al figlio del poeta sto scoprendo un ambiente che non avrei mai immaginato ruotasse intorno a quella famiglia e, soprattutto, scopro un uomo intellettualmente enorme, ma umanamente… no. E stupisco. Sono a metà della lettura quindi ancora non posso e non voglio pronunciarmi. Ti dico che è una storia avvincente e inaspettata. Non vado di fretta perché voglio gustarla come si deve. A presto!

——————————————————————–

Paola cara, finalmente ho terminato la lettura del libro. Oggi dimentico il poeta e mi riferisco al figlio, al vero protagonista di quest’opera. Nell’ultima frase dell’ultimo capitolo si autodefinisce secondo me perfettamente: «E, per quanto mi riguarda, credo di essere stato abituato “male” da quel che ho avuto in casa».

Penso che tu abbia fatto un grande lavoro, raccogliendo e mettendo insieme i ricordi e le testimonianze di questo vecchio adolescente che tu stessa hai detto avere un comportamento difficile. Ho trovato bellissima la descrizione del nonno Gaetano, mi è piaciuta molto la lettera di Renato Guttuso al poeta e l’affetto (quasi un amore) che traspare dalle sue parole verso di lui!

Ho notato, anche, che il linguaggio usato da tutti i personaggi è un linguaggio aulico, anche nella semplicità degli argomenti! E, nonostante la consapevolezza che il figlio ha dei rapporti anomali che il poeta intrattiene con quasi tutte le donne, l’affetto per il padre c’è, nascosto, ma sempre latente. Ci sarebbe tanto ancora da dire! Alessandro, che credo oggi sia molto anziano, mi è piaciuto. Ma il merito è tuo, cara Paola, che lo hai saputo far parlare con pazienza e intelligenza!

Ti ringrazio perché mi hai fatto conoscere il lato oscuro di un genio e le debolezze di donne importanti . Mi sono dilungata, ma è come se ti stessi parlando! (Pensa che qui a casa ho l’Iliade e l’Odissea tradotte da lui e illustrate la prima da Giorgio De Chirico e l’altra da Giacomo Manzù). Nulla tolgo alla sua grandezza!

Ti abbraccio.

Il mondo com’era nel diario di Luciana Castellina

a cura e con foto di Paola Ciccioli

Certo che i libri ci hanno sostenuto durante la fase più rigida della nostra quarantena: su Facebook e qui sul blog, i due canali che abbiamo usato di più, c’è stato tra noi uno scambio intensissimo. Tra le letture più belle che ho fatto io in queste settimane c’è La scoperta del mondo di Luciana Castellina (Nottetempo 2011), un racconto appassionante basato sulle pagine del diario che la futura dissidente del PCI e tra i fondatori del Manifesto inizia a 14 anni in coincidenza con una data decisiva per la Storia d’Italia: il 25 luglio 1943. Quel pomeriggio, a Riccione, l’adolescente Luciana stava giocando a tennis con Anna Maria Mussolini quando la figlia del dittatore fu portata via dalla guardia del corpo perché il Duce era stato arrestato. Il libro ha accompagnato me e chi ci segue sui social tra i giorni precedenti il 25 aprile e quelli successivi al 1° maggio 2020, due ricorrenze che abbiamo celebrato sentendoci comunque vicine/i sulla sconfinata piazza del web.

Continua a leggere

Favole al balcone

di Gianni Rodari*

Al mercato di Gavirate capitano certi ometti che vendono di tutto, e più bravi di loro a vendere non si sa dove andarli a trovare.

Un venerdì capitò un ometto che vendeva strane cose: il Monte Bianco, l’Oceano Indiano, i mari della Luna, e aveva una magnifica parlantina, e dopo un’ora gli era rimasta solo la città di Stoccolma.

La comprò un barbiere, in cambio di un taglio di capelli con frizione. Il barbiere inchiodò tra due specchi il certificato che diceva: Proprietario della città di Stoccolma, e lo mostrava orgoglioso ai clienti, rispondendo a tutte le loro domande.

– È una città della Svezia, anzi è la capitale.

– Ha quasi un milione di abitanti, e naturalmente sono tutti miei.

– C’è anche il mare, si capisce, ma non so chi sia il proprietario.

Il barbiere, un poco alla volta, mise da parte i soldi, e l’anno scorso andò in Svezia a visitare la sua proprietà. La città di Stoccolma gli parve meravigliosa, e gli svedesi gentilissimi. Loro non capivano una parola di quello che diceva lui, e lui non capiva mezza parola di quello che gli rispondevano.

– Sono il padrone della città, lo sapete o no? Ve l’hanno fatto, il comunicato?

Gli svedesi sorridevano e dicevano di sì, perché non capivano ma erano gentili, e il barbiere si fregava le mani tutto contento:

– Una città simile per un taglio di capelli e una frizione! L’ho proprio pagata a buon mercato.

E invece si sbagliava, e l’aveva pagata troppo. Perché ogni bambino che viene in questo mondo, il mondo intero è tutto suo, e non deve pagarlo neanche un soldo, deve soltanto rimboccarsi le maniche, allungare le mani e prenderselo.

Continua a leggere

Le Giornate di Milano, non più soltanto cinque

di Paola Ciccioli

Continua a leggere

“Amore mio nostalgico e lontano, tu vieni alla baracca piano piano”

di Paola Ciccioli

“Signorinella pallida

Amore mio nostalgico e lontano

Tutte le notti in nuvole di sogno

Tu vieni alla baracca piano, piano

Ho messo un fiore sul tavolo

E la stanzetta ha l’aria di una sala

L’anima si addormenta e si riposa

Domani andremo ancora a picco e pala

Oh, dolce amore

T’invoco sempre mentre passan le ore

(…)”

Per la giornata mondiale della poesia, che coincide con il primo giorno di primavera, ho scelto questi versi scritti da anonimi soldati italiani in una baracca del campo di lavoro nazista di Linz, in Austria. Il testo completo è pubblicato nel libro “Diario di guerra e di prigionia, 1941 – 1945” di Pierino Mucci, soldato maceratese che nel dicembre del 1940 venne inviato in Albania con la 62ª Sezione Ambulanze. Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943, Mucci si rifiuta, come scrive lo storico Mario Avagliano nell’introduzione, «di continuare a combattere al fianco dei tedeschi o per il fascismo ricostituito sotto forma di Repubblica Sociale Italiana», diventando così uno degli oltre 600 mila Internati Militari Italiani (IMI) rinchiusi nei lager e nei campi di lavoro coatto del Terzo Reich.

I suoi diari sono stati custoditi dai figli Mario, Matilde e Domenico Mucci e pubblicati nel 2017 da Marlin Editore.

Il consueto grazie a Luca Bartolommei per la collaborazione e per le riprese con il cellulare.