Tempi duri per “El bell Fofò”

di Luca Bartolommei

Da una pagina de “Le Vie di Milano in Cartolina” del collezionista milanese Emilio Mazzocchi che in due curatissimi volumi presenta la sua vasta raccolta di cartoline d’epoca e mostra così le varie età del capoluogo lombardo. Ai due libri, editi grazie alle Imprese del Gruppo Donelli, ne seguirà entro la fine dell’anno un terzo che avrà una parte dedicata al Bottonuto, il quartiere cancellato (lo scatto è di Paola Ciccioli)

Dopo l’articolo su Alberto Savinio ecco un breve approfondimento sulla canzone che dà il titolo al recital che Paola Ciccioli ed io terremo, come Palcoscenico Milano – L&P, nell’ambito della sesta edizione di Milanosifastoria al Frida Isola, locale nel cuore del milanesissimo e storicissimo quartiere, ora di grande richiamo turistico.

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Il cuore grigio di chi non ama

di Gianni Rodari

Una bambina legge ad alta voce una filastrocca di Gianni Rodari in piazza Matteotti, a Cernusco sul Naviglio. Nella bella cittadina vicinissima a Milano, la locale sezione Anpi il 22 giugno scorso ha invitato chi crede nella democrazia e nei valori della solidarietà e del rispetto umano a leggere pubblicamente un brano da un libro amato. Tutte le pagine proposte in piazza sono entrate a far parte della libreria virtuale “Bella Ciao”. C’era tanta gente e tra questa bella gente anche le piccole Adelaide e Irene che hanno proposto Gianni Rodari. Per Donne della realtà ha partecipato Paola Ciccioli che ha anche scattato questa foto.

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Astrud, la “Garota” poliglotta di João

di Luca Bartolommei

Astrud Gilberto e Stan Getz “on stage”. Foto da tarkus-magicmac.blogspot.com

João Gilberto ci ha lasciati che l’estate è appena iniziata, il caldo però già si fa sentire e la spiaggia comincia a essere affollata, sul lungomare passa una ragazza molto carina ed è subito magia. Magia che si ripete. Infatti guardi lei e nei pensieri quasi si materializzano il testo di Vinicius de Moraes, la musica di Tom Jobim e la chitarra di João, appunto. Già, ma la voce non è la sua, è quella della sua prima moglie Astrud, come mai?

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«La mia rabbia non perduta»

di Salvatore Quasimodo

Due libri, un padre e un figlio, un legame mai interrotto: Salvatore e Alessandro Quasimodo (foto di Paola Ciccioli)

Dal 25 giugno la “traversa Spanò Bolani”, vicinissima al Municipio di Reggio Calabria, ha cambiato nome e si chiama ora “via Salvatore Quasimodo” che proprio in quella città iniziò nel 1926 il suo non troppo amato lavoro di impiegato del Genio Civile. Ad aprire una finestra su quella tappa della sua vita è qui lo stesso poeta Premio Nobel che, in un libriccino intitolato “Autobiografia per immagini” (Via del Vento edizioni 2001, a cura di Giovanna Musolino) non fa mistero dei propri tormenti e li riconosce anzi come il motore interiore della sua creatività. Ne sa qualcosa Alessandro Quasimodo che nel libro “Assolo sul padre” (appena uscito per Aletti Editore) ha aperto il suo cuore e i suoi archivi a Paola Ciccioli, contribuendo a delineare il ritratto pubblico e privato di uno dei principali protagonisti dell’Italia letteraria del Novecento.

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Torino, la città della bellezza visibile

di Luca Bartolommei

Torino è il «tutto in un punto» per Italo Calvino. E a Torino domani sera (20 marzo, ore 21) l’attrice Sonia Bergamasco leggerà “Città visibili e invisibili” nell’Auditorum Intesa San Paolo per il terzo e ultimo appuntamento dedicato allo scrittore che nella torinese casa editrice Einaudi «ha progettato i suoi libri e i libri degli altri». Introduce la serata Domenico Scarpa e la lettura può per la prima volta essere seguita anche in streaming sul sito http://www.grattacielointesasanpaolo.com/news/

Noi vogliamo omaggiare la bella città di Torino con questi appunti di viaggio di Luca Bartolommei, in ricordo di una notte speciale illuminata da luci d’autore.

“La città di Valdrada, tratta dal celebre romanzo ‘Le città invisibili’ di Italo Calvino, è la prima della serie ‘Le città e gli occhi'”. Da: http://bistrocharbonnier.altervista.org/valdrada-citta-riflessa/

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“Bella”, basta la parola

Testo e foto di Luca Bartolommei

Ho scattato questa foto con il cellulare lo scorso 1° settembre, questione di qualche secondo e la luce era già cambiata, il Duomo non era più color oro. Sono riuscito a cogliere l’attimo. Ho scelto questa immagine per la mia pagina Facebook Palcoscenico Milano, dove posto foto, video e curiosità sul mio “vo in gir a cantà e sonà in de per mì tour” per le strade cittadine (https://www.facebook.com/Luca-Bartolommei-Palcoscenico-Milano-440509793146462)

Da qualche tempo mi esibisco per le strade di Milano con la mia chitarra cantando e suonando canzoni in milanese, seguendo un progetto che mia moglie ha chiamato Palcoscenico Milano, dove la città diventa una grande scena sulla quale presentare ai passanti personaggi, situazioni, ambienti e storie varie che ne raccontano anche vizi e virtù.

Suonare per strada è un’esperienza unica che mi sta dando emozioni e soddisfazioni sconosciute nonostante la mia lunga militanza a livello di impegno musicale.

Anche Milano, vista dal marciapiede, assume un aspetto completamente diverso, del tutto nuovo.

Sto per parlare di una canzone che abbiamo cantato tante volte, che abbiamo ascoltato tante volte e che personalmente ho riscoperto in tutta la sua grandezza appunto proponendola in strada.

Si tratta di O mia bèla Madônina, opera di Giovanni D’Anzi, vero e proprio inno di Milano.

Non potevo immaginare che questo brano mi avrebbe suscitato una serie di riflessioni e di emozioni come invece è successo, solo per il fatto che ciò che era nuovo, o anche solo diverso dal solito, era il contesto, quello che avevo intorno. Continua a leggere

Valentina Mela Verde scusa, mi piaceva più la Bea

di Luca Bartolommei

Ecco Valentina Mela Verde, personaggio creato da Grazia Nidasio, scomparsa oggi. Valentina è stata uno dei tanti protagonisti della storia ultracentenaria del Corriere dei Piccoli, prima rivista a fumetti dell’editoria italiana. Lo WOW Spazio Fumetto di viale Campania 12, Milano, dedica ai 110 anni del Corrierino una mostra che sarà aperta fino al 13 gennaio prossimo. https://www.facebook.com/106850525156/ photos/a.232446445156/ 10160351534590157/?type=3&theater

Ho appena letto che ci ha lasciati Grazia Nidasio, disegnatrice e illustratrice. Per anni ha collaborato con il Corriere dei Piccoli, ed è di questo periodo che voglio parlare.

Il Corrierino lo leggevo da bambino, fine elementari – inizio medie, era fonte di stimoli, di sogni, di strumenti utili per la scuola tra cui le famose schede per le ricerche che conservavo in diverse cassettine di legno che mi aveva costruito mio padre, insomma un punto di riferimento.

Tra i tanti personaggi ce n’era uno che mi piaceva tantissimo, Valentina Mela Verde, alias Valentina Morandini, una ragazza di 12/13 anni di cui seguivo assiduamente le avventure.

Magari non erano proprio avventure, tutto si svolgeva in modo “normale”, famiglia con due genitori, un fratello più grande, il Cesare (noi lombardi l’articolo lo mettiamo sempre) detto il Miura (ve la ricordate la Lamborghini?), una sorellina la Stefi, personaggio che avrebbe in seguito vissuto una vita propria, l’amico hippie del Cesare e, soprattutto la zia Dina, alter ego della Nidasio, donna affascinante e moderna, oggi diremmo avanti, consigliera della giovane e curiosissima Valentina e non solo. Tra le sue amiche del Clan delle Mele Verdi a me piaceva la Bea Galimberti, quella rossa coi capelli mossi e le efelidi e avrei voluto conoscere una ragazzina così…

Di settimana in settimana, in Valentina ritrovavo un’amica che mi raccontava le sue storie e parlava dei suoi problemi che sentivo un po’ anche miei, la scuola, l’amicizia, qualche cotta, il mondo che cambiava (il Miura era anche un po’ “contestatore”), l’adolescenza che arrivava con i suoi sommovimenti (sinceramente a me questi ultimi li dava un po’ di più la Valentina Rosselli che trovavo su Linus…) e i suoi tutto-bianco-o-tutto-nero.

I personaggi erano tutti ben vestiti, si esprimevano in ottimo italiano, la buona educazione era ovunque, eppure non c’era nulla di conformista in quelle storie, erano scritte bene, allegre ma non stupide, leggere ma con contenuti, la stessa impaginazione, se non ricordo male, era piuttosto originale. Ecco, Grazia Nidasio ci illustrava un mondo che non ci faceva paura o ci deprimeva (i cantautori sarebbero comunque arrivati di lì a poco…) e ci insegnava, io la penso così, ad essere delle ragazzine e dei ragazzini per bene, con i propri pensieri, i propri sentimenti, le idee personali da difendere con convinzione ma, ripeto, persone per bene e rispettose di tutti. Per essere nel 1969, non era male.

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