«Attendo il prossimo libro!»

di Michela Sinibaldi

michela-sinibaldi

Michela Sinibaldi ha scritto a donnedellarealta@gmail.com per chiedere una copia del libro di Mariagrazia Sinibaldi. «Non sono parente dell’autrice, abbiamo in comune solo il cognome. La sorella di mio padre mi ha iscritta tempo fa su Facebook al gruppo “I Sinibaldi” ed un giorno per caso ho letto il post della signora Mariagrazia che annunciava la pubblicazione del libro, così ho chiesto il titolo e tramite il link ho trovato le info x acquistarlo»

Buongiorno Paola, eccomi qui!

“È come vivere ancora” mi è piaciuto, era chiaro fin dalle prime pagine che non avrebbe raccontato una storia dall’inizio alla fine, ma che era un viaggio attraverso i ricordi della protagonista.

L’ho trovato semplice, in alcuni passaggi divertente ed in altri un po’ triste ma alquanto reale (come quando la Vecchiottina dimentica l’indirizzo o trascorre l’intera giornata in giro per la denuncia della borsa) perché mi fa pensare allo scorrere inesorabile del tempo.

Quello che ho apprezzato di più è stato indubbiamente il narrare i suoi ricordi legati all’infanzia, in alcuni ho ripescato i miei di ricordi e, se pur con anni di differenza, li ho trovati molto simili.

Attendo il prossimo libro!

Continua a leggere

«Cara signora Vecchiottina, non riuscirò mai a eguagliare la sua cocciutaggine»

di Eliana Ribes*

eliana-ribes-e-silvano

Eliana Ribes e il marito Silvano Fazi nella Biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata dove, il 6 dicembre scorso, hanno presentato il loro libro in dialetto “Per quanti fjuri caccia ‘m prate”. Basato sulle lettere che il nonno di Eliana inviava alla giovane moglie dal fronte della prima guerra mondiale, il libro verrà presentato domenica 18 dicembre alle ore 17 anche nel Teatro comunale di Urbisaglia (Mc).

Cara signora Mariagrazia,

con quanta grazia e leggerezza è passata per il mondo, ma anche con quanta forza e determinazione! L’amore per la vita, l’entusiasmo di fronte alle cose belle, la tenerezza dei sentimenti traspare da tutti i suoi ricordi e dalla realtà presente.

Con tutta sincerità le dico che ho provato un po’ di invidia per tutto l’affetto e le attenzioni che le sono state riservate nell’infanzia, per tutte le cose belle di cui ha goduto durante l’adolescenza e la gioventù, ancor di più per la complicità che riceveva da tutte le donne di casa, addirittura dalla mamma, così aperta e intelligente da capire che i sensi di colpa generano solo insicurezza e frustrazione.

In queste fasi la nostra vita è stata nettamente diversa perché nei paesini delle Marche la vita era tanto più modesta, i genitori più disattenti perché dovevano “tirare a campare” per tutte le lunghe ore della giornata, la mentalità più ristretta, soprattutto nei confronti delle figlie femmine, sempre con l’attenzione rivolta a quello che la gente poteva dire o pensare.

Io ho diciotto anni meno di lei ma ricordo le passeggiate in macchina dei fidanzati con la madre seduta sul sedile posteriore; addirittura al camposanto mi è capitato di vedere i fidanzati avanti con la madre che camminava alcuni passi indietro. Io e il mio ragazzo, per fortuna, avevamo solo la Vespa, e nessun altro poteva salirci, tutto il percorso si svolgeva “allo scoperto”!

Continua a leggere

«Che voglia di aprire anch’io gli scatoloni dei ricordi»

di Donatella Cividini*

donatella-cividini

Donatella Cividini durante un viaggio a Budapest (novembre 2016)

Ciao Mariagrazia! Non ho resistito: appena ho ricevuto il tuo libro ho iniziato subito a leggerlo. È stato un bellissimo regalo. Ho approfittato di ogni momento libero nella mia incasinata quotidianità, scordandomi pure di scendere alla fermata giusta del bus che avevo preso per recarmi al lavoro (stavo leggendo il racconto della mortadella coi pistacchi). È un libro frizzante, spiritoso ed a tratti molto emozionante ma soprattutto è un libro VERO: la generosità con la quale ci regali i tuoi ricordi mi ha davvero emozionata e mi ha fatto venire una voglia matta di aprire le mie scatole (in realtà sono “scatoloni”) dei ricordi.

Continua a leggere

«Vengo dal Sud, so da che parte stare»

di Paola Ciccioli

lea-1

Vanessa Scalera in “Lea” di Marco Tullio Giordana, che racconta la tragica storia della testimone di giustizia Lea Garofalo, vittima della ‘ndrangheta

Sul suo profilo Facebook ha condiviso la foto dei soccorritori della tragedia dei treni di Corato e un articolo di cui mi hanno colpito queste parole:

«Serve sangue, i pugliesi sono generosi, serve sangue, ma non basterà per quanto ne è stato versato. Noi pugliesi siamo brava gente, senza TAV, senza grandi insediamenti che garantiscono salario e reddito, tolta l’ILVA di Taranto: altro ferro, altra puzza, altra morte».

Qualche ora prima aveva postato la schermata di Televideo con l’appello a medici e donatori «per fronteggiare la sciagura ferroviaria nel Nord Barese».

Bisogna scorrere giù, più in basso, per leggere che i giornali francesi stanno usando per lei, l’attrice Vanessa Scalera, aggettivi da far girare la testa e che la sua interpretazione di Lea Garofalo nel film “Lea” di Marco Tullio Giordana è impressionnante.

Continua a leggere

«Chichicastenango non è un paese, è un’esperienza di vita»

di Marcela Serrano*

Chichicastenango in una foto del 1965 postata su Facebook dalla nostra Mariagrazia Sinibaldi. Il nome di questa località del Guatemala deriva da "Tenango", che vuol dire "Il luogo, e "chichicas", ortiche. Qui in bianco e nero e avvolta non nella nebbia ma nel fumo dell'incenso, è in realtà un tripudio di colori

Chichicastenango in una foto del 1965 postata su Facebook dalla nostra Mariagrazia Sinibaldi. Il nome di questa località del Guatemala deriva da “Tenango”, che vuol dire “Il luogo, e “chichicas”, ortiche. Qui in bianco e nero e avvolta non nella nebbia ma nel fumo dell’incenso, è in realtà un tripudio di colori

Chichicastenango non è un paese, è un’esperienza di vita.

La definizione è di Violeta ed è azzeccatissima.

Anche se la città alle 6 del mattino è già sveglia, mi sono rifiutata di cambiare le mie abitudini. Violeta mi ha portato il caffè in camera verso le otto, già vestita dopo doccia e colazione. È diventata un’indigena, ho pensato.

“Non in tutto il Guatemala si trova caffè buono. È un privilegio di Antigua, perché siamo circondati di piantagioni”.

Ha preso posto alla guida e siamo partite verso il famoso paese sulle montagne che tutti i giovedì e le domeniche si trasforma in un mercato. Il villaggio-mercato più bello di tutta l’America, afferma Violeta senza esitazioni. Pare che persino i messicani lo vorrebbero, il che la dice lunga.

Continua a leggere

Gay Pride, c’è sempre una prima volta (anche per Varese)

di Erica Sai

Varese Pride 3

Sabato 18 giugno: un abbraccio che vale più di mille proclami al primo Gay Pride di Varese. La nostra Erica Sai ha partecipato alla manifestazione perché, come giustamente sottolinea in questa sua riflessione, i diritti riguardano tutti, indipendentemente dall’orientamento sessuale di ciascuno di noi (foto dalla pagina Facebook di Varese Pride)

Le bandiere arcobaleno sventolano qua e là. Spicca una bandiera della Sardegna, solitaria. Non manca mai una bandiera sarda quando c’è l’occasione per portarla in giro. Un fiume di persone per il primo Varese Pride, un concentrato di colori che si snoda a dipingere le vie della città. Una sveglia per Varese, che suona a squilli decisi; un movimento nuovo per questo luogo talvolta troppo grigio, troppo conservatore di quel conservatorismo che finge di non vedere, che vuol convincersi che alcune cose non esistano voltando lo sguardo.

Continua a leggere

Pari opportunità e orrori mediatici da “fine del mondo”

di Roberta Valtorta

sadiqkhan

Apriamo con la foto di Sadiq Kahn, nuovo sindaco di Londra, la riflessione di Roberta Valtorta su stereotipi di genere e ignoranza e inconsapevolezza imperanti su questo delicatissimo tema. Kahn, che tra l’altro è padre di due figlie adolescenti, ha invece subito deciso di vietare l’affissione di manifesti con immagini femminili “dannose” nella metropolitana e sui mezzi di trasporto pubblici. In altre parole: qui si chiacchiera, li si fa.

Nell’ultimo periodo ho pensato di frequente: «Questo è interessante, potrei proporlo a Paola».

Mi sono fermata spesso a riflettere su quello che avrei potuto scrivere, ma ogni volta che aprivo un nuovo file finivo con il guardare per ore la barretta lampeggiante senza riuscire a buttare giù nemmeno una parola. Stavo lì, col vuoto in testa e tra le dita. Il tempo poi passava, io procrastinavo e pensandoci giorni dopo mi sembrava tutto così inutile che lasciavo stare, per buona pace del cestino che si riempiva con le bozze.

Sono passati mesi e ora ho deciso di lanciarmi.

In queste settimane, ho visto cose terribili: orrori mediatici, da social network e linguistici. Ho capito, a mie spese, che purtroppo c’è ancora tanta gente che non comprende, che ci passa sopra, che fa spallucce svalutando sforzi e ricerche.

Qualche tempo fa, nel presentare un lavoro su stereotipi di genere e “donna oggetto”, ho fatto uno dei più grandi errori che si possano commettere in questo mondo: dare per scontato che tutti gli altri la pensino come me. Ero convintissima di ogni parola e per un secondo ho addirittura avuto il dubbio di aver scelto un argomento troppo banale e carico di ovvietà. Non è stato così.

Continua a leggere