Volevo imparare una lingua e, scartate le altre seimila, ho scelto quella dei segni

di Giorgia Farace

Ho letto recentemente che nel mondo esistono circa 6.000 lingue. E che ne muore una ogni quattordici giorni. Ritengo che una lingua non sia solo una serie di parole e regole grammaticali, ma che racchiuda in sé una fondamentale parte della cultura di un popolo. Ci sono alcuni termini per cui non è possibile trovare un corrispettivo in due lingue diverse. Penso ad esempio alla parola siblings, che in inglese indica i fratelli, senza distinzione di genere. Nella nostra lingua non esiste nessun termine che la traduca, poiché la parola fratelli porta in sé una sfumatura maschile. Allora vado a scavare più a fondo cercandone l’etimologia e scopro che la radice sibb significa amore, amicizia, relazione e che la radice di una parola porta con sé la storia del suo utilizzo, la profondità del suo significato. E se per caso l’inglese, per assurdo, dovesse sparire, con esso perderemmo l’anima di molte parole che in altre lingue non esistono. È quanto accade, in realtà, molto più spesso di quanto noi possiamo pensare.

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Il gancio delle anime e dei ricordi

di Mariagrazia Sinibaldi

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Questa e le altre foto del post provengono dall’archivio privato di Mariagrazia Sinibaldi e sono state scattate In Marocco alla fine degli Anni ’60

Certamente uno psicologo o qualcuno che eserciti uno di quei mestieri il cui nome inizia con ‘ps’, che studi la mente umana, la psiche appunto, potrebbe spiegare il meccanismo che lega un ricordo antico di un certo tipo ad una recente esperienza di tutt’altro genere. E ancora di più: come il racconto di un’esperienza vissuta da una persona possa legare questa ad un’altra in modo così forte da generare in questa seconda un déjà vu tanto limpido, vivido, colorato e odoroso da trasformarsi a sua volta in vita reale e immanente… Follie? Forse.

«Perché – si chiedeva la Vecchia signora – il racconto del mio amico ha scatenato in me quel groviglio di ganci che mi ha trascinato in tutt’altro mondo e in tutt’altro tempo? Forse perché il mio amico era mio amico un milione di anni fa, perso di vista (complice la vita di ognuno dei due) e casualmente ritrovato? Può essere? Forse.

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La scuola cambiava, io arrossivo e Gianni Morandi cantava “La fisarmonica”

di Eliana Ribes

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La nostra Eliana Ribes, qui in un recentissimo scatto durante un pranzo di famiglia, continua il dialogo a distanza con Mariagrazia Sinibaldi. I loro ricordi e le loro sensibilità si intrecciano (anche se non si sono mai incontrate di persona)

Cara Mariagrazia,

continuo il dialogo con te come interlocutrice perché è un modo di parlare di me che mi fa sentire a mio agio. Paola mi ha invitata a scrivere, scrivere ancora, ed io scrivo di quello che conosco meglio: la mia vita, sperando che altri ne siano interessati e ci ritrovino qualcosa di divertente o di emozionante che li riporti indietro nel tempo, perché essa, chiaramente, si intreccia in parte con la storia del costume italiano. Se così non sarà, pazienza; tu ti sei definita mia zia e sicuramente starai a sentirmi con piacere, Paola ha in comune il contesto in cui la mia vita si è svolta e ne sarà contenta.

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“L’albero ginecologico dell’Agenzia delle entrate e uscite” Ovvero: quando la burocrazia fa piangere dal ridere

di Rosa Di Paolo

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Questa immagine arriva da Rosa Di Paolo, autrice di questa e altre importanti testimonianze scritte appositamente per il nostro blog. Oggi Rosa racconta, dall’interno e con la leggerezza e l’ironia che le sono proprie, il lato comico della burocrazia

In tutti questi anni trascorsi all’Agenzia delle entrate, a contatto con i contribuenti, spesso mi sono imbattuta in espressioni “divertenti”, “ bizzarre,  dovute al linguaggio tecnico che viene utilizzato nel luogo in cui io lavoro.

Linguaggio difficile da capire per la maggior parte delle persone.

Infatti, i termini burocratici usati sono di derivazione tecnico-giuridica e non sempre possono essere sostituiti da parole comuni.

Sono termini di significato univoco, che non vengono utilizzati al di  fuori del linguaggio settoriale, sono lontani dalla vita quotidiana, inaccessibili al grande pubblico, comprensibili solo dagli “addetti ai lavori”.

Si pensi ai termini: usucapione, enfiteusi, de cuius, detrazioni, deduzioni, ecc…, difficili da far recepire alla massa eterogenea che affolla gli sportelli dell’Agenzia. E, come se non bastasse, il linguaggio della burocrazia è influenzato anche dall’inglese: front-office, back-office, audit, tax-compliance, audit, check-list, customer-satisfaction, ecc.

Proprio a causa di questo linguaggio indecifrabile, talvolta vengono fuori da parte dei contribuenti “interpretazioni soggettive”, strafalcioni”, che fanno sorridere.

Chi lavora in Agenzia, però, ha sviluppato ormai una certa abilità di traduzione e riesce a capire al volo quello che il contribuente vuole dire.

Io vorrei condividere con voi alcune di queste espressioni seriose,  che si rivelano molto scherzose.

All’Agenzia Entrate e Uscite”: indirizzo su una busta indirizzata all’Agenzia.

Oggi vi ho fatti tutti”: cioè “sono stato a tutti gli sportelli”  (da un contribuente al collega).

Senta, ho fatto il 730 insieme a marito e moglie”: congiunto.

Il mio codice fiscale presenta un orrore“: errore.

Mi scusi il ritardo, venendo qui ho incontrato dei “branchi di nebbia: banchi (di nebbia).

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«La prego, signorina, indossi la sua bella camicetta rosa»

di Mariagrazia Sinibaldi

Mariagrazia con Francesco

Marigrazia Sinibaldi fotografata il 20 gennaio scorso all’inaugurazione della mostra “Nagà Nagà” del figlio Francesco Cianciotta (che qui le tiene la mano sulla spalla). Alla mostra abbiamo dedicato un ampio spazio nella nostra Agenda “Oggi e dintorni”

Se per aprire lo scatolone delle foto è necessario il “momento magico”, la congiunzione astrale favorevole… Se la curiosità è forse l’ultimo dei moventi che spingono a mettere mano a tutti quei cartoncini più o meno ingialliti… Se la mano trema nel sollevare il coperchio della famosa scatola e nello scegliere uno di questi cartoncini… e se la mente vaga  di pensiero in pensiero… di sensazione in sensazione…, formando come dei riccioli che si avvolgono su se stessi e si trasformano in ricordi, ricordi, ricordi che a volte sono  gratificanti, a volte invece si abbattono sull’animo con la forza di un maglio pesante…

Se, insomma, tutto questo, cosa dire della mia emozione quando mio figlio Francesco mi ha portato una scatola (piuttosto grande, a dire il vero) rimasta a casa sua e ritrovata fortunosamente durante un suo trasloco?

Sulla scatola in questione c’è scritto di mia mano: RICORDI – NON APRIRE

Chi non avrebbe dovuto aprire? I figli? Qualche parente impicciona? Un notaio alla mia morte? O forse addirittura io stessa?

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«Avevamo progetti lieti per l’autunno»

di Rosalba Griesi

L'autunno

Foto di Giuseppe Cozzi. Dall’album del suo profilo Facebook dedicato all’autunno

«Pronto? È lei la signora Rosalba? Sono Mariapia», mi sento dire al telefono una mattina d’inizio luglio. Qui c’è lo zampino di Rosy, penso.

«Ho letto i suoi libri e volevo complimentarmi per i suoi versi leggeri e profondi… mi hanno reso emozioni. Lo sa che amo la poesia?».

Mariapia è un’anziana signora, una ex professoressa di Latino e Greco, ma la sua voce esprime una vitalità incredibile, un’energia insolita, un entusiasmo nuovo, tanto che non le darei affatto 86 anni, come lei stessa mi dice di avere. Col suo accento torinese, mi parla di sé. Lombarda di nascita, sposa un piemontese. Insegna in un liceo classico, ama Orazio e il Sud ed è affascinata dal nome “Ripacandida”…

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