A New Orleans, la città dell’emergenza ecologica

Testo e foto di Alessandro Mongili – da New Orleans

A New Orleans per il convegno della Società per gli studi sociali della scienza, e dopo la tappa a New York raccontata nel post precedente, il sociologo Alessandro Mongili ci fa vedere lo stato in cui versa ancora la città della Louisiana che tra la fine di agosto e l’inizio di settembre del 2005 fu devastata da un uragano che causò 1.800 vittime, mentre 400 mila persone furono costrette a lasciare le proprie abitazioni.

«Il Mississipi è un fiume inquinatissimo a causa dell’estrazione di petrolio e gas naturale che le compagnie texane effettuano in Louisiana, e di altre attività industriali e agricole. Il suo bacino comprende tutta la parte centrale degli USA e parte del Canada e New Orleans è piuttosto vicina alla sua foce. Costituisce un porto fluviale naturale che ha avuto un ruolo importantissimo per la città». Docente di Sociologia e di Processi di modernizzazione e tecnoscienza all’università di Padova, Alessandro Mongili ha pubblicato questo reportage sulla propria pagina Facebook, anche per quanto riguarda le didascalie abbiamo dunque deciso di utilizzare le sue stesse parole. Lo ringraziamo per averci concesso il suo scritto e queste immagini.

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A Manhattan nella cattedrale del consumo

Testo e foto di Alessandro Mongili – da New York

Lo sguardo di un sociologo dentro l’Oculus del World Trade Center Transportion Hub di Manhattan, progettato (non senza accese polemiche) dall’architetto spagnolo Santiago Calatrava nei luoghi devastati dall’attacco alle torri gemelle l’11 settembre del 2001.

Alessandro Mongili è professore di Sociologia generale presso la Scuola di Psicologia e di Processi di modernizzazione e tecnoscienza alla Scuola di Scienze umane dell’università di Padova. In questi giorni si trova a New Orleans, negli Stati Uniti, per il “4S”, il “mostruoso” (la definizione è sua) convegno annuale della Società per gli studi sociali della scienza. Prima di arrivare nella città della Louisiana, però, ha fatto tappa a New York e in questo post, prima pubblicato sulla sua pagina Facebook, racconta la sua prima volta lì in compagnia, tra gli altri, di due donne che chi frequenta questo blog conosce: Annalisa Mongili e Paola Ciccioli. Buona lettura, seguire Alessandro nei viaggi di lavoro e di ricerca intorno al mondo è sempre una scoperta.

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Gli Stati Uniti, tre romanzi e la forza generatrice delle migrazioni

di Carla Bielli

Tre bei romanzi: “Keyla la rossa”, “Middlesex”, “Sognando la luna”. Li elenco

La demografa Carla Bielli con il suo ebook reader con cui ha felicemente sostituito i libri di carta. Senese di origine, abita da molto tempo a Roma e anima, insieme con Maria Luisa Marolda, il gruppo “Il vizio di leggere”

in ordine alfabetico: è anche l’ordine nel quale li ho letti, senza soste, molto rapidamente, segno che li ho trovati avvincenti. Isaac Bashevis Singer, Jeffrey Eugenides, Michael Chabon, tre autori, il primo è un premio Nobel, gli altri due premi Pulitzer. Tutti e tre sono portatori di esperienze migratorie: Singer è un immigrato, Eugenides e Chabon sono figli e/o nipoti di immigrati.  Nei tre romanzi vengono narrate storie di migrazioni; ecco il motivo per il quale, oltre all’intrinseco piacere della lettura, vi scopro una specie di “valore aggiunto”: un invito a riflettere su effetti e conseguenze delle esperienze migratorie, all’inizio del secolo scorso, da una parte nelle storie di vita dei personaggi (a loro volta migranti essi stessi, o nati da genitori migranti), dall’altra nella società americana.

Approdare negli States significava per molti, come per i migranti qui narrati, raggiungere un rifugio, scampare alla miseria nel migliore dei casi, molto spesso sopravvivere a una qualche forma di persecuzione.

Ma andiamo per ordine. Una breve presentazione di trame e personaggi, prima di tornare alle considerazioni accennate.

Keyla la rossa (Adelphi). Protagonista, fin dal titolo è una prostituta. Il clima narrativo è colorato e cupo nello stesso tempo. Prima Varsavia, ghetto ebraico, descritta con tinte e sapori dell’epoca, poi New York tra persone appena arrivate, idiomi originari e un inglese incomprensibile, povertà ma libertà.

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La scoperta dell’America

di Marco Gigli

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Ecco il Gran Canyon che ha riempito di occhi di Marco Gigli, 13 anni-dicasi 13, alunno di terza media ad Ancona. In questo tema, ovviamente premiato con un tondo 10, Marco ha raccontato lo stupore della sua prima volta negli States la scorsa estate, in un viaggio avventuroso con papà Stefano, mamma Margherita (intesa come la giornalista Margherita Rinaldi) e la sorella maggiore Giulia. Le foto del post sono quelle della famiglia Gigli-Rinaldi

La California ci ha accolto calorosamente: con un bell’incendio. Durante le mie vacanze estive ho viaggiato nel sud-ovest degli Stati Uniti: Arizona, Nevada e California. La mia meta californiana era Los Angeles. Io e la mia famiglia ci volevamo arrivare con la macchina che avevamo noleggiato, percorrendo la Highway 15 e un pezzettino della Route 66, che collega Chicago a Los Angeles, cioè l’est degli Stati Uniti all’ovest. C’eravamo quasi, eravamo vicini a San Bernardino, quando mio padre dice: «Ragazzi laggiù c’è un incendio». Così abbiamo conosciuto anche i famosi incendi della California (per fortuna non i famosi terremoti, ma purtroppo il terremoto ci aspettava in Italia). Siamo finiti quasi in mezzo a uno dei più grandi incendi: 35 mila evacuati, abbiamo sentito il giorno dopo dal telegiornale. Nel giro di pochi minuti è scomparso il sole, coperto da una nube nera di fumo. Una macchina della polizia ha fatto da safety car in autostrada, ma mio padre ha subito capito che ci saremmo trovati incastrati in una coda chilometrica, così abbiamo cambiato strada, però in quella che abbiamo scelto c’erano un po’ troppe buche, allora abbiamo deciso: facciamo una sosta per il pranzo e facciamo il punto della situazione davanti alla cartina (e a un bel chili messicano).

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Hillary, la comandante in capo di tutti gli stereotipi

di Roberta Valtorta

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Hillary Clinton e il suo doppio. In questa foto la candidata democratica alla presidenza degli Stati Uniti d’America in uno sketch della trasmissione “Saturday Night Live” della NBC con l’attrice comica, e sua imitatrice, Kate McKinnon (immagine da http://www.chicagotribune.com/)

È possibile scrivere una riflessione su un candidato politico prescindendo dalla propria opinione personale? Ci proviamo. L’obiettivo che mi sono posta per questo pezzo è quello di accantonare momentaneamente qualunque ideologia: non voglio azzardare pronostici su chi vincerà tra Hillary Clinton e Donald Trump, né tantomeno sparare a zero su chi sia meglio o peggio tra i due. Il fine ultimo è condividere i pensieri innescati dallo spettacolo, a tratti grottesco, di questa lunga campagna elettorale, niente di più e niente di meno, ma partiamo dall’inizio.

Diverse settimane fa, durante il secondo dibattito tra i due candidati alla presidenza degli Stati Uniti, mentre Hillary Clinton aveva la parola, una mosca le si è posata sulla fronte; lei, impassibile, ha continuato a parlare. Pochi secondi dopo, l’insetto è volato via.

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Sorpresa! Il Trio des Alpes rende omaggio alle compositrici grandi e sconosciute

di Mario Chiodetti*

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Rebecca Clarke (Harrow, 27 agosto 1886 – New York, 13 ottobre 1979)

È il disco delle sorprese questo “20th Century Women Composers” pubblicato dalla Dynamic di Genova con protagonisti il Trio des Alpes e il soprano Lorna Windsor. La prima riguarda i contenuti, le opere di tre donne musiciste, l’inglese Rebecca Clarke (1886 – 1979), la francese Lili Boulanger (1893 – 1918) e l’americana Amy Beach (1867 – 1944), la seconda, la strepitosa qualità dell’interpretazione da parte del pianista Corrado Greco, della violinista Mirjam Tschopp e del violoncellista Claude Hauri, componenti del trio italo-elvetico fondato nel 2010 e impegnato in una intensa attività concertistica in Europa e Stati Uniti, ma anche del soprano italo-britannico Lorna Windsor, allieva del grande basso Hans Hotter nonché di una delle leggende del ‘900 canoro, Elisabeth Schwarzkopf.

Lili Boulanger (Parigi, 21 agosto 1893 - Mézy, 15 marzo 1918). Sue musiche verranno eseguite martedì 6 settembre al Conservatorio "Giuseppe Verdi" di Milano nell'ambito di MITO 2016: «Lili Boulanger, pianista e compositrice, morì prematuramente. Nadia, sua sorella, diventò la più celebre insegnante di composizione del Novecento. Alcuni dei grandi frequentarono le sue lezioni; altri non furono accettati come allievi»

Lili Boulanger (Parigi, 21 agosto 1893 – Mézy, 15 marzo 1918). Sue musiche sono state eseguite martedì 6 settembre al Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Milano nell’ambito di MITO 2016: «Lili Boulanger, pianista e compositrice, morì prematuramente. Nadia, sua sorella, diventò la più celebre insegnante di composizione del Novecento. Alcuni dei grandi frequentarono le sue lezioni; altri non furono accettati come allievi» (http://www.mitosettembremusica.it/)

Pregiudizi e ignoranza hanno spesso cacciato in un angolo la creatività femminile in musica, limitandola ad alcuni esempi come quelli di Clara Wieck Schumann, Fanny Mendelssohn, Alma Mahler, Germaine Tailleferre, Cecile Chaminade o della nostra Elisabetta Oddone, senza risalire ai tempi di Nannerl, la sorella di Mozart, di Barbara Strozzi e Isabella Leonarda, o arrivare a noi con la russa Sofija Gubajdulina, la più eseguita nei concerti di musica contemporanea.

Ecco allora che i componenti del Trio des Alpes si sono messi sulle tracce di altre tre magnifiche donne compositrici, la cui storia personale affascina quanto i loro lavori. Nell’Inghilterra puritana di fine ‘800, Rebecca Clarke fu una delle prime donne a studiare composizione, materia che abbinava alla viola, strumento che le avrebbe dato da vivere in qualità di orchestrale, altra anomalia per il periodo.

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Matematica, scienza, tecnologia: le adolescenti sappiano di avere i numeri!

di Roberta Valtorta

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Roberta Valtorta ha conseguito cum laude la laurea magistrale in Psicologia dei processi sociali, decisionali e dei comportamenti economici all’Università di Milano Bicocca. Psicologa abilitata, sta svolgendo il dottorato di ricerca in Psicologia sociale

A me non è mai piaciuta la matematica però ricordo che circa 12 anni fa, quando conobbi quella che oggi è una delle mie più care amiche, fui quasi tentata di cambiare idea.

Era uno dei primi giorni delle scuole superiori ed eravamo sedute vicine mentre il professore spiegava qualcosa sui multipli e sui divisori. «Io adoro la matematica», mi disse, «I numeri sono universali: se tu scrivi 2+2=4, persone di lingue diverse lo capiscono allo stesso modo, senza bisogno di traduzioni. Se ci pensi, è una cosa affascinante». Non cambiai mai idea: la matematica non mi piaceva allora e non mi piace neanche adesso ma, per una qualche strana ragione, quella sua frase mi è sempre rimasta in mente. Continua a leggere