Le ragazze vanno all’amore

di Ivano Fossati

Una foto di Giuseppe Cozzi per dare l’arrivederci all’estate e fare gli auguri di buon compleanno al cantautore Ivano Fossati, nato a Genova il 21 settembre 1951. Spiega Giuseppe Cozzi: «Questo è uno scatto dell’estate del 2015, a Venezia, sestiere Castello, riva dei Sette Martiri, un affaccio sul bacino di San Marco ». Grazie!

Dedicata a Nicolina Pacini, uccisa a 15 anni dall’ex compagno di sua madre. E alle giovani donne ferite e mortificate dalla violenza.

Le ragazze di Firenze vanno al mare
le ragazze di Firenze vanno all’amore
le ragazze di Milano han passo di pianura
che è bello da vedere
che è bello da incontrare
in questi posti davanti al mare
con questi cieli sopra il mare
quando il vento riscalda a suo tempo il mare.

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Il bello dell’Isola è che qui «le persone si salutano per strada»

di Alberto Pellegatta*

Marina Previtali, “Veduta di P.ta Nuova, MI”, tecnica mista su carta, cm. 48×33 (2014). Scrive Maurizio Cucchi nel catalogo della mostra “Quartieri di poesia”, curato dalla Galleria Previtali: «Gli umani attrezzi, le macchine formidabili, le impennate e i generosi e assurdi slanci verso il cielo, che la mano dell’artista sembra quasi voler ridurre a un ritmo orizzontale, ancora inquieto, ma come vicino a negare il vortice di un progetto espansivo ormai remoto…» (http://www.galleriaprevitali.it/portfolio-item/portfolio-1/)

Parlare dei luoghi emblematici di questo antico quartiere milanese è fin troppo facile, molti sono scomparsi e altri ne sono nati: l’Isola produce continuamente simboli. Se Milano è il luogo dell’affanno produttivo, qui il tempo rallenta. Nessuna zona del centro può vantare una simile atmosfera, qui il rumore del traffico si allontana – per la difficoltà di trovare parcheggio e per il dedalo di sensi unici che scoraggia gli automobilisti – e le persone si salutano per strada.

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«Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale»

di Eugenio Montale*

La luce e il mare a Monterosso in una foto scattata con il cellulare da Luca Bartolommei il 21 agosto 2017. Il paesaggio ligure ha inciso profondamente nella sensibilità di Eugenio Montale e i sentieri del Parco nazionale Eugenio Montale e delle 5 Terre sono punteggiati da mattonelle con i versi più celebri del poeta genovese, compresi quelli scelti oggi da Paola Ciccioli nella ricorrenza del 36° anniversario della morte del Premio Nobel (http://www.parconazionale5terre.it/)

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale

e ora che non ci sei è il vuoto a ogni gradino.

Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.

Il mio dura tuttora, né più mi occorrono

le coincidenze, le prenotazioni,

le trappole, gli scorni di chi crede

che la realtà sia quella che si vede.

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I “Barbisin” in uniforme al mercato dell’Isola

di Luca Bartolommei

Nell’immagine in formato Gif, creata dallo studio Boombangdesign, riconosciamo tutti il venditore di rose, elegante e gentile, ormai più “isolano” del bosco verticale. L’idea geniale di realizzare cartoline animate con i personaggi del quartiere è venuta alle creative Lorenza Negri e Caterina Pinto http://www.postcardsfromisola.com/

Ogni promessa è debito, quindi eccomi a completare la vista del cielo isolano con la metà che mancava, ovvero quella degli uomini, sempre con D’Anzi e Bracchi che mi aiutano a non fare troppo il serioso e mi accompagnano nella passeggiata per il quartiere.
Ebbene sì, anche una parte dell’Isola è citata dai Nostri, attraverso un personaggio che sicuramente faceva parte della fauna stanziale molti anni fa, ma guardandosi bene intorno, ancora oggi ne possiamo trovare qualche emulo.
Parlo del “Barbisin della Mojazza*” tipo da ligera, violento, rapido nell’uso del coltello, sciupafemmine che mangia carne tutta la settimana, oltre a pollo, zucchero, formagg de grana, (quindi si occupa anche di “borsa nera”, visto che siamo in guerra), e che spaventa tutti gli abitanti. Continua a leggere

Canzone per un bambino di strada

Bambini terrorizzati sono stati coinvolti nello sgombero dei rifugiati da un palazzo di via Curtatone, a Roma. Unicef, Save the children, Caritas, Medici Senza Frontiere, Arci denunciano la brutalità dell’intervento delle Forze dell’ordine e la violazione dei diritti dell’infanzia. Ci associamo e ricordiamo che, secondo le stime di Terres des Hommes, nel mondo ci sono tra i 100 e i 150 milioni di bambini che vivono in strada. A loro questo brano interpretato con strazio dalla cantora del Sudamerica Mercedes Sosa e dal rapper portoricano René Pérez dei Calle 13. Il testo è stato tradotto per noi da Francesco Pulitanò, hanno collaborato Luca Bartolommei e Paola Ciccioli.

“Canción para un niño en la calle” di Armando Tejada Gómez e Ángel Ritro, cantano Mercedes Sosa e Calle 13.

Mercedes:
A esta hora exactamente hay un niño en la calle, hay un niño en la calle.
Es honra de los hombres proteger lo que crece,
cuidar que no haya infancia dispersa por las calles,
evitar que naufrague su corazón de barco,
su increíble aventura de pan y chocolate.
Poniéndole una estrella en el sitio del hambre,
de otro modo es inútil, de otro modo es absurdo,
ensayar en la tierra la alegría y el canto porque de nada vale
si hay un niño en la calle.

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Ecco la musica del Gargano: vive e si trasforma “per colpa” degli innamorati

di Luca Bartolommei

La percussionista dei Taranta Power, Giustina Gambardella, al termine del suo assolo ipnotico durante il concerto di Imperia dello scorso 14 agosto. Eugenio Bennato si esibirà con i suoi musicisti domani 18 agosto a Torre Paduli, Lecce, il 19 a Chiusano San Domenico, Avellino e il 21 al castello di Roccamonica a Pescara. (http://www.tarantapower.it) Riprese con l’iPad di Luca Bartolommei e Paola Ciccioli

Breve antefatto (o riassunto delle puntate precedenti):

Valsinni, Basilicata, siamo alla sommità della collina, sotto il castello di Isabella Morra, nel borgo. Cena su terrazza aperta sulla valle. Intervento di gruppo folk locale di menestrelli che oltre alle varie canzoni autoctone ne canta e suona una intitolata Foggia, poi scopertasi essere di Eugenio Bennato. La canzone ci accompagna per tutto il resto del soggiorno lucano e anche per il viaggio di ritorno alla base milanese. All’Isola si canticchia “A Foggia, a Foggia cu lu sole e cu la pioggia…”, anche perché come siamo rientrati in casa è partito un diluvio biblico.

Ho imparato da mia moglie Paola la filosofia dell’info@, che in pratica vuol dire: «se hai domande da fare, vuoi qualche notizia, informazioni varie o anche chiedere un’intervista a una persona, chiunque sia, scrivi un e-mail a info@taldeitali, e vedrai che la risposta arriverà».

Volevamo chiedere a Eugenio Bennato come, e magari perché, anche se forse per una canzone può sembrare strano, era nata  la sua “Foggia” del 1999 che tanto ci aveva  colpiti.

Info@ ha funzionato di nuovo. Brevi scambi via posta elettronica prima, telefonici poi, e Adele, preziosa… preziosa e basta, nel giro di una giornata e mezza di lavoro ci fissa l’appuntamento col Maestro, ad Imperia, prima del concerto del 14 agosto. Unica località umanamente raggiungibile da Milano nel tour estivo, anche e soprattutto de force, (sera prima concerto ad Avellino, sera dopo a Lucera, vicino proprio a Foggia) che Bennato e i suoi Taranta Power stanno facendo su e giù per la Penisola.

Il Maestro, ma lui preferisce farsi dare del tu, è un uomo generoso, arriva, (da Avellino!), un caffè veloce, una sigaretta ed è pronto per le mie domande e il tablet di Paola, che riprende anche un mare blu intenso in un fine pomeriggio con una luce spettacolare. Partiti!

“Foggia” nasce nel 1999, ma molto prima è nato l’interesse per «questo strano elemento che era un po’ sotterraneo, un po’ sommerso, che è la nostra cultura popolare, e che al Sud era ed è ancora presente». Infatti, con la fondazione nel 1969, insieme con Carlo D’Angiò, della Nuova Compagnia di Canto Popolare, Bennato scopre la musica del Gargano e dei paesi vicini, come Monte Sant’Angelo, San Nicandro, Apricena (patria del grande musico e cantore Matteo Salvatore) e Carpino. «A Carpino» dice Eugenio, «succede qualcosa di particolare…», forse è il posto dove avviene la sintesi di tutte le tarantelle del Gargano, dove quella musica infinita, ciclica e, a suo dire ma non solo, sublime, si trasforma in una melodia cantata e suonata a distesa in un vortice emotivo stordente.

Che sia alla Viestesana, con armonie tra il maggiore e il minore e semitoni che sfuggono al temperamento equabile (scusate la scivolata sul tecnico/teorico, ma ogni tanto le mie orecchie mi ricordano qualcosa), o una Rodianella, tutta bella maggiore ma con l’accompagnamento terzinato e il canto in ritmo binario, o alla Montanara, con un giro armonico leggermente, diciamo così, più complesso, forse la preferita da Eugenio Bennato, la tarantella del Gargano ha un fascino unico.

Uno spunto interessante è quello che porta il Maestro ad affermare che questo tipo di musica è sopravvissuta perché «nella realtà, poi, le cose che si mantengono sono quelle che hanno una funzionalità», quindi canti di lavoro ma soprattutto serenate. Infatti l’orchestrina formata da «chitarra battente, chitarra francese (una normale chitarra classica), tamburello e, soprattutto una voce, veniva assoldata, scritturata, per eseguire sotto la finestra dell’amata una serenata o un canto a dispetto, a seconda dei sentimenti dell’innamorato, quindi questa tradizione ha continuato a vivere».

Questa musica tradizionale è stata il punto di partenza per poter scrivere cose nuove, contiene il germe della grande inquietudine che porta a collegarla alla musica moderna. «…una generazione nuova… io fra tre giorni (domani 18 agosto per chi legge) sarò a Torre Paduli, prima di me ci saranno i Cantori di Carpino e ci saranno davanti a noi 30.000 persone… un fenomeno che era di estrema nicchia intellettuale oggi è diventato un grande fenomeno popolare. Questo è “Foggia”». Hai capito, il Bennato?

L’intervista è finita, il sole sta scendendo e tinge il cielo con colori tenui ma anche intensi. Sound-check all’imbrunire e siamo pronti per il concerto. Che sarà spettacolare.

Avviso ai musicisti. Occhio che la chitarra battente è uno strumento stupefacente, nel senso che può creare dipendenza dura. Si suona senza plettro, cinque corde doppie, accordature aperte e roba simile. Pericolosa.

Di città in città grazie al potere della Taranta

di Luca Bartolommei

Donne di Carpino che ripiegano la biancheria asciugata al sole, dopo averla lavata nel lago di Varano, nel Foggiano. La foto è dell’agosto 1954 e la firma è quella di Alan Lomax, antropologo  ed etnomusicologo statunitense che ha raccolto innumerevoli testimonianze in Italia e nel mondo su usi, costumi e soprattutto musiche tradizionali. L’archivio, un vero tesoro, è disponibile online.  http://www.culturalequity.org/

Ecco “Foggia”, brano che Eugenio Bennato ha pubblicato nell’album del 1999 Taranta Power, che dà il nome al movimento culturale e musicale da lui stesso creato. Lo abbiamo ascoltato qualche settimana fa in Basilicata, eseguito dal vivo con passione e sentimento  da un gruppo di “menestrelli” di Valsinni e ci ha colpito molto. Un brano che si sposa perfettamente con la nostra ricerca “Una città, una canzone”, che Donne della realtà porta avanti anche attraverso il suo trimestrale di cui, proprio ieri, abbiamo consegnato una copia al Maestro durante un’intervista che presto leggerete, prima di un suo concerto in riva al mare a Imperia. Dalla Lucania alla Liguria seguendo le note della taranta di Carpino nel Gargano, Foggia. Passando per Milano…

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