L’ago e il filo della scrittrice candidata a guidare la Sardegna

di Maria Elena Sini

Michela Murgia

Michela Murgia

Il 16 febbraio, quando i sardi andranno a votare per eleggere il nuovo presidente della Regione, la loro scelta non sarà limitata alle due grandi coalizioni di centrodestra e di centrosinistra, ma si confronteranno anche con un nuovo progetto offerto da Sardegna Possibile che propone la scrittrice Michela Murgia come presidente. La sua candidatura è espressione di un gruppo di movimenti, associazioni, comitati che da anni provano a costruire un’alternativa possibile in Sardegna e rappresenta qualcosa di innovativo e sorprendente che è riuscito a dare valore a idee, risorse, e saperi del territorio.

Il metodo si fonda sulla disposizione all’ascolto: sono stati organizzati incontri su sanità, agricoltura, energia, cultura, nei quali diretti interessati ed esperti dei vari settori hanno messo insieme esperienze e competenze. Forse può apparire un sistema populista e un po’ ingenuo, e per questo è stato spesso sottovalutato, ma il fascino dell’idea è quello di dare ascolto a un sogno condiviso e cercare di realizzarlo.

Dal mio punto di vista non è un caso che il presidente proposto da Sardegna Possibile sia una donna perché nella costruzione di questo modello di leadership fondato su una diffusione del potere, attento alla cooperazione, orientato a potenziare i componenti del gruppo c’è molto dell’esperienza e della pratica femminile del confronto che mette in evidenza tratti quali l’empatia e lo spirito di collaborazione. Michela Murgia infatti ha affermato: «Esiste un modo per essere potenti insieme ed è così che il potere si moltiplica, lo sforzo democratico è l’equilibrio fra gerarchia e orizzontalità».

I colori di Alghero, estate 2013 (foto di Maria Elena Sini)

I colori di Alghero, estate 2013 (foto di Maria Elena Sini)

Ritengo molto interessante questo approccio meno individualistico e più relazionale, meno concentrato sul controllo e che si distacca dai tipici modelli maschili di potere.

Il fatto che Michela Murgia sia una scrittrice, capace di spaziare dalla politica al femminismo, dalla società alla teologia, sempre con semplicità, ironia e spirito critico non è poi secondario perché la sua arma sono le parole e il bello dei narratori è che hanno uno slancio verso l’ideale e sanno immaginare il futuro.

Quando deve descrivere la situazione della nostra isola si esprime in modo poetico: “La Sardegna si è persa perché non ha più una trama. Rimetteremo insieme i pezzi: il nostro ago è l’innovazione e il filo è la tradizione. In questi mesi abbiamo ascoltato tutti, abbiamo messo insieme città e campagna, alta tecnologia e saperi antichi. Non è vero che incarniamo solo rabbia e protesta, la nostra è una rivoluzione dolce”.

E Michela Murgia è proprio la sintesi del suo progetto, donna profondamente radicata nella tradizione ma fortemente contemporanea e anticonformista come testimoniano le sue battaglie a favore delle donne vittime di violenza, il suo impegno per una nuova cultura di genere attraverso interventi strutturati sui saperi da trasmettere ai bambini e alle bambine, le sue iniziative a sostegno dell’autodeterminazione delle donne.

Alcuni pensano che una scrittrice non debba strumentalizzare la sua fama per fare politica, ma Michela Murgia ha sempre sostenuto che ha passato molto più tempo a fare politica nel senso civico del termine che a scrivere e non è un caso che dei suoi sette libri pubblicati solo uno sia un romanzo. Se fare politica significa esporsi in prima persona per prendersi cura di quello che si ha intorno, denunciare le ingiustizie e non appiattirsi nell’indifferenza non c’è frattura tra scrittura e politica.

Altri ancora sostengono che la candidata non ha l’esperienza necessaria per svolgere un ruolo politico di tanto rilievo che richiede competenze specifiche e portano a esempio alcune sue apparizioni televisive nelle quali avrebbe mostrato i suoi limiti.

Rispetto a questo mi preme sottolineare che forse le manca ancora l’esperienza per confrontarsi ad armi pari con una protagonista consumata dei talk-show come Daniela Santanchè, ma anche nell’occasione del confronto a Otto e mezzo, Michela Murgia ha opposto alla politica gridata il suo stile: ha portato in televisione la sua immagine di donna normale non sottoposta, come lei dice nel suo libro Ave Mary al «diktat nazista del gel contorno occhi», ha sfidato lo spietato modello televisivo, rappresentato dalla sua avversaria, che vuole la donna sempre seduttiva e che spesso all’abbassamento del parametro estetico accompagna lo svilimento pubblico della capacità intellettuale, non si è mostrata intimorita e, tranquillamente, in modo assertivo ha continuato a esporre fatti e numeri. È il segno della politica che auspico, basata sulle idee, sui programmi, sulle intelligenze, anche su un po’ di mestiere, ma non patrimonio di chi urla più forte.

Io sento che questo progetto che promette di curarsi con grande sapienza e molta cultura delle persone che vivono in Sardegna, della terra e dei suoi frutti, del suo mare e dei suoi monti merita fiducia e infine mi piace il nome della lista: Sardegna Possibile. In un momento di caduta di valori, di disincanto e talvolta anche di disperazione queste parole invece danno il senso della prospettiva, di un lavoro che comincia oggi per poter consegnare ai sardi e ai loro figli un domani migliore in un luogo felice, prospero e giusto.

Alessandro Mongili

Alessandro Mongili

*Devo aggiungere, per dovere di trasparenza, che con Michela Murgia è candidato un “antico” amico di Maria Elena e mio: Alessandro Mongili (per noi Sandro), che mi ha trascinato nel culto della Sardegna quando ci siamo conosciuti, 35 anni fa, all’università di Urbino. Per raccontare il suo curriculum ci vorrebbe un post separato. Dunque mi limito a ricordare quando ci cantava le canzoni in sardo e ci narrava anche i minimi dettagli storici delle più minuscole “bidde sperdidedell’isola da amare. (Paola Ciccioli)

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3 thoughts on “L’ago e il filo della scrittrice candidata a guidare la Sardegna

  1. Solo due cose: 1) Al contrario di chi pensa che uno scrittore non debba fare politica, sono convinta che un’/un intellettuale abbia il dovere di fare politica; 2) “… incontri su sanità, agricoltura, energia, cultura, nei quali diretti interessati ed esperti dei vari settori hanno messo insieme esperienze e competenze”. Perché qualcuno lo giudica un sistema populista e ingenuo? Qual’è la motivazione? A me sembra invece un metodo ispirato dall’intelligenza democratica.

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  2. Chiaramente io condivido il metodo “dal basso” proposto da Sardegna Possibile e ritengo che un/un’ intellettuale debba occuparsi dei problemi del suo territorio ma nel mio pezzo ho cercato di illustrare gli appunti che vengono mossi alla candidata dai suoi detrattori e di smontarli. Molti qui in Sardegna pensano che Michela Murgia non abbia un programma e uno staff all’altezza per guidare la Regione e che gli OST (Open Space Technology) siano un modo per nascondere questa mancanza, altri ritengono che una scrittrice debba fare la scrittrice senza strumentalizzare la propria fama per fare politica e si debba limitare a manifestare le ragioni di un impegno civile nei suoi libri, altri infine pensano che non abbia le qualità giuste per fare politica e criticano le sue apparizioni televisive insistendo sul fatto che, ad esempio, la Santanché ha “asfaltato” M. Murgia a Ottoemezzo. Io cerco di rivendicare la novità e la bontà del metodo, il coraggio di chi si assume delle responsabilità e si espone in prima persona e lo stile di chi fa una politica di contenuti e non di immagine.. La battaglia qui è dura ed è difficile scontrarsi con la tradizione e con l’organizzazione di due forze ampiamente strutturate come il centrodestra e il centrosinistra.

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