«La più seria serietà»

Caro Luca, non so se sarò breve.

Dirti “grazie” per questa mattina è talmente formale che quasi quasi passo oltre…

Sono qui, mezzo imbambolata e sento il cuore che picchia contro la gabbia (toracica), stanotte lo sentivo rimbombare tra me e le lenzuola.

La neve

Il pizzo che la neve ha disegnato qualche sera fa sull’abbaino della casa di Milano dove Luca e Paola vivono

Devo dirti una cosa, farCI una raccomandazione: tradimenti no, mai, in nessun caso e a nessuna condizione. Il tradimento è tradimento di sé, io l’ho abolito perfino dai miei pensieri.

Ho tradito, tanto tempo fa. E da lì ho imparato che non sono fatta per questo, in nessun campo. A cominciare dai sentimenti, di qualsiasi natura essi siano, che (forse l’ho già scritto a un altro uomo, quasi certamente sì, ma forse con altre parole) sono il nostro più profondo e autentico respiro.

Io tengo a te. Voglio, desidero, che sia proprio tu a farmi tornare a mettere le dita su una chitarra. Voglio che sia tu, insieme con me, a musicare la canzoncina che mi ha ispirato la mia adorata nipotina Emma che non posso né vedere né toccare, né accarezzare.

Il bisogno di carezze è un mio bisogno, che fa però un passo indietro e se ne sta rintanato in un angolo se “quelle” mani devono tradire per accarezzare.

Ti trascrivo un passaggio da Lettere a un giovane poeta di Rilke, mio compagno di viaggio da lunghi anni.

«A osservare seriamente, ci si rende conto che come per la morte, che è difficile, anche per il difficile amore non è stato ancora individuato alcun chiarimento, alcuna soluzione, né traccia né via; e per questi due compiti, che noi portiamo nascosti e passiamo ad altri senza aprirli, non si potrà studiare alcuna regola comune, fondata sull’intesa. Se però cominciamo a tentare da singoli la vita, queste grandi cose si presenteranno a noi, i singoli, molto più vicine. Le istanze che il difficile lavoro dell’amore pone al nostro sviluppo sono smisuratamente grandi, e noi, da principianti, non siamo all’altezza. Ma se resistiamo e prendiamo su di noi questo amore come fardello e tirocinio, invece di perderci in tutto quel gioco frivolo e lieve dietro cui gli uomini hanno eluso la più seria serietà della loro esistenza, allora forse un piccolo progresso e un certo sollievo sarà percettibile a coloro che verranno molto dopo di noi; sarebbe molto».

Ecco, io – non so come – “ho resistito”, e con questo ti ho raccontato la mia vita.

Mi manchi già molto. Perfetto sarebbe restarmene in silenzio nel cantuccio del tuo divano, mentre tu ti dimentichi che io sono lì.

Mi hai fatto anche venir voglia di riordinare una volta per tutte la mia casa, voglio che tu conosca dove ho vissuto e vivo.

A sabato, Paola

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«Sto aspettando l’amore e basta»

di Rabindranath Tagore*

Per illustrare questa poesia abbiamo scelto “Fiume di fiori”, uno dei dipinti di Anna Claudi che a partire dal 27 luglio 2017 saranno in mostra all’Istituto Italiano di cultura di Montevideo, In Uruguay, su iniziativa del Centro Studi Marche (http://www.fondazioneclaudi.it/)

Sto aspettando l’amore e basta

per abbandonare alfine me stesso

nelle sue mani.

Per questo ora è così tardi

e sono responsabile di gravi omissioni.

 

Vengono a legarmi saldamente

con le loro leggi e i loro codici

ma io li evito sempre

perché sto aspettando l’amore e basta

per abbandonare alfine me stesso

nelle sue mani.

 

Mi biasimano e mi dicono sbadato.

Non ho alcun dubbio

che il loro rimprovero sia giusto.

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Una nipote in Canada, l’altra in Australia e io in mezzo con la mia nuova conquista: whatsapp!

di Mariagrazia Sinibaldi

Jasmine

«This is what Spring in Canada looks like», scrive su Facebook Jasmine Bonapace-Cianciotta, nipote di Mariagrazia Sinibaldi, a commento di questa bella fotografia. Oggi Jasmine festeggia il compleanno e dunque: bonne fête!

Qualche settimana fa, con il mio nuovo whatsapp e con immensa soddisfazione, ho comunicato in tempo reale con Jasmine, la mia nipotina (18 anni) che vive in Canada. Erano, da noi, le 6 di sera, da lei era mezzogiorno.  Le ho scritto (oppure ho detto? Oppure ho chattato? Non so, decidete voi): «Come stai? Che fai? Che tempo fa?» e dando un’occhiata al termometro fuori della finestra che segnava 8 gradi, ho aggiunto: «Qui fa molto freddo, anche se il cielo è sereno». Dopo 30 secondi è arrivata la risposta: «Sto bene; sto studiando tra 5 giorni ho l’esame; anche qui fa freddo, del tipo meno 10 gradi». E io: «Allora qui è quasi estate!». E lei: «Credo proprio di sì».

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Il gelo di una dignità sognata

di Mariagrazia Sinibaldi
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Due creazioni di Mariagrazia Sinibaldi per illustrare questo suo post dedicato alle quotidiane immagini di sofferenza che ci scivolano sotto gli occhi in metropolitana e per le strade della città

La vecchia signora chiuse gli occhi e meditò: sì, la metropolitana era davvero la sua finestra sul mondo, e lei lo sapeva. Nulla di ciò che vedeva la conturbava in maniera violenta, al contrario, talvolta,  l’avvolgeva come una coperta calda e la metteva in grado di fare piacevoli riflessioni. Certo in questo era aiutata dal suo caro indomabile ottimismo!
Ma questa volta non c’era ottimismo che tenesse… Stavolta era veramente senza fiato, stavolta davvero i neri pensieri stavano prendendo il sopravvento!
Così aveva scritto la vecchia signora, nel maggio dell’anno precedente.

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Al cinema con tutti i sensi

di Alba L’Astorina

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“I am Cuba”, titolo originale “Soy Cuba”, uno dei film proposti dalla rassegna Flesh Mind and Spirit alla Fondazione Prada di Milano. «”Soy Cuba”, del 1964, è una meditazione del regista Mikhail Kalatozov sulla necessità della rivoluzione, raccontata attraverso la brama di libertà dei cittadini di Cuba che vivono sotto il regime tirannico di Batista».

«Ci sono film che appagano certe parti del nostro essere, film che parlano allo spirito in modo lieve e luminoso. Altri che nutrono la carne, che sono fatti con le pelvi, con il fegato… ci afferrano per la gola con un bombardamento sensuale e sensoriale. E poi ce ne sono altri che sconvolgono la mente. Come una terra incognita, questi film esprimono cose che non avevo mai visto prima». È con queste parole che lo stesso Alejandro González Iñárritu presenta la selezione di film che hanno formato la sua felice carriera di regista (in questi giorni è nelle sale Revenant con Leonardo Di Caprio) e a cui ha dato il titolo di Flesh Mind and Spirit.

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Gentile ministra Boschi, lei non è una maestra per l’infanzia (e noi non siamo alunni poco svegli)

di Erica Sai

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La ministra delle riforme costituzionali Maria Elena Boschi compirà 35 anni il 24 gennaio

A volte fare il punto della situazione è necessario: capire come siamo messi, dove siamo posizionati. Non tanto come individui,  piuttosto come  società. Dove viviamo? Come si muovono le cose intorno a noi? A che punto siamo nel teatro del mondo? La spinta a capire, dunque, arriva spontanea e irrefrenabile. Il problema, però, è che l’operazione Achepuntosiamo? mi manda sempre a fuoco il cervello dal nervoso. Tutte le volte mi dico no, basta, non farlo più. (Poi lo rifaccio, va da sé, ma questo è un altro discorso).

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«La bambina mi prende per mano e io trovo la mappa del cuore»

di Rosalba Griesi*

Madagascar apertura

Giuseppe Catalano tiene per mano una piccola ospite della missione di Ifatsy, vicino a Vohipeno, in Madagascar, dove il dentista lucano ha svolto attività di volontariato la scorsa estate.

Siamo diretti presso l’orfanatrofio di Ifatsy, un piccolo centro a 15 chilometri da Vohipeno, nel sud-est del Madagascar. Le suore ci accompagnano e confesso che con loro mi sento al sicuro. Ormai ho capito bene la loro forza, la loro ecletticità, la loro fede… Suore Ospedaliere della Misericordia, sono giunte in poche presso queste terre nel maggio del 1983 e da allora sono cresciute di numero e non si sono mai arrese alle difficoltà. Questi angeli dei bambini sono instancabili, garantiscono l’assistenza sanitaria e provvedono alla mensa scolastica, assicurano ai piccoli ospiti almeno un pasto completo, sono ovunque ci sia qualcosa da fare, in questo angolo di mondo, sperduto tra meridiane e parallele, scomparso dalle mappe, ma non da quelle del cuore, ed è col cuore che si costruisce l’indelebile.

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