Non comprendo l’ubbidienza, Padre Giancarlo Bregantini

di Adele Colacino

 

Come previsto dalle previsioni meteo oggi è tornato il freddo.

Pioviggina e tira un vento gelido e rabbioso che farà cadere ogni timida gemma dal mio ciliegio che già non gode buona salute per le ferite inferte da un maldestro presuntuoso giardiniere che, solo perché capace di guidare un tosaerba, pretende di sforbiciare e mutilare alberi e piante mentre passa.

Stanotte ho letto le ultime pagine del libro che avevo sul comodino e, come al solito, prima di iniziarne uno nuovo ho bisogno di alcuni giorni per rimasticare  e assaporare ancora un po’ i fantasmi che mi  rimangono intorno, specialmente se con l’autore e le sue parole ho tessuto, leggendo, uno scialle di impressioni che mi si appiccicano addosso.

Ricordo sempre lo smarrimento provato tanti anni fa quando, L’amore al tempo del colera, mi lasciò per giorni un senso di abbandono e nella testa e per casa la presenza di Florentino e Fermina.

giancarlo adele linda

Padre Giancarlo Bregantini con Adele Colacino (a destra) e l’amica Linda

Giro per casa, apro qualche cassetto, lo svuoto in cerca di cose dalle quali prendere commiato,  nella vana speranza di creare ordine e spazio.

La grande busta di carta che mi porto appresso rimane quasi vuota e alla fine rimetto tutto a posto in maniera più disordinata di prima.  Continua a leggere

La Napoli geniale di chi fugge e di chi resta

di Alba L’Astorina

L-amica-genialeRacconta vicende e luoghi che conosco la trilogia di Elena Ferrante L’Amica Geniale[i].

Riporta, nelle sue pagine, sensazioni che ho vissuto, pensieri che hanno attraversato la mia mente.

Descrive personaggi che ho incontrato, sebbene quelli che popolano la mia vita abbiano avuto altri nomi, altre biografie, vissuto altri tempi.

Napoli, anni ’50. Elena Greco, detta Lenù, che narra in prima persona, e Raffaella Cerullo, detta Lina, sono due amiche che provengono da famiglie modeste, di uscieri e di “scarpari”. Condividono l’infanzia e l’adolescenza in un rione popolare di Napoli dove si uccide e si pratica l’usura, «si può morire di cose che sembrano normali», ma si fanno anche gare a chi sa computare più velocemente.

Lenù e Lina apprendono tra i banchi di scuola che l’istruzione e la cultura sono un modo per distinguersi dalla “folla”, per emanciparsi, per sottrarsi a un destino già segnato dai propri genitori, a una vita fatta di stenti, di disagi, di sopraffazione, di miseria. Scoprono che l’immaginazione aiuta a far accettare “l’insostenibilità” che avvertono nelle cose, nelle persone, nelle palazzine, nelle strade del rione.

E’ la scrittura, in particolare, la forma dentro cui le amiche sperimentano la propria via di fuga. Tra le due, Lina rivela subito di essere la più dotata, la più geniale. Nei suoi elaborati, «non lascia traccia di innaturalezza, non si sente l’artificio della parola scritta», ha una «scrittura fluida e trascinante», che «rinforza la realtà mentre la riduce a parole, le inietta energia».

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Disperazione e coraggio, con le sette donne che hanno occupato l’Hotel Bellavista di Fertilia

di Maria Elena Sini

Sette donne, sette mamme tra i 27 e i 45 anni, martedì 18 marzo hanno occupato l’Hotel Bellavista a Fertilia, una borgata a 6 chilometri da Alghero. Sono alcune delle tante persone che a causa della crisi economica non erano più in grado di pagare l’affitto, le bollette della luce e dell’acqua. Sono tutte disoccupate, sono ragazze madri o separate che non ricevono aiuti dagli ex compagni. Così hanno compiuto questo gesto eclatante e drammatico, dettato dalla disperazione.

Hotel Bellavista 2

Vita quotidiana nell’hotel occupato

La struttura, attualmente di proprietà della Regione, è chiusa da tre anni ma le camere dei primi due piani sono agibili e fornite di tutti gli arredi, purtroppo non c’è né acqua né luce per cui si va avanti riempiendo bidoni alla fontana e con lampade da campeggio.

Come è apparsa la notizia sul quotidiano locale, si è subito messa in piedi una rete di aiuti formata da diverse associazioni che hanno iniziato a fornire quanto era necessario per garantire la sopravvivenza nella struttura occupata: detersivi per pulire i bagni, coperte e lenzuola, viveri, piatti e posate di plastica, pannolini per i bambini.

Ho aderito al gruppo di supporto che si è formato su Facebook , Task Force Rosa, sono andata a fare un po’ di spesa per dare il mio contributo e ho incontrato queste donne coraggiose.

Al mio arrivo trovo un grande fermento: tutti si danno da fare per pulire e rendere abitabile l’Hotel chiuso da tanto tempo, qualcuno cerca di far partire un gruppo elettrogeno.  Continua a leggere

Le insegnerò a non farsi ferire dalle parole che trafiggono il cuore

di Patrizia L’Astorina

Patrizia L’Astorina fotografata dalla sorella Alba

Patrizia L’Astorina fotografata dalla sorella Alba

I figli sono la cosa che più ami al mondo.

Inizi a sognarli già nella pubertà, quando arrivano i primi cambiamenti, quando ti rendi conto che non sei più una bambina, stai diventando donna, e insieme a te cresce il senso materno.

Cominci ad amarli quando guardando un film non sai più da che parte stare. Quando ti innamori e sai che è per la vita. Quando, negli occhi del tuo uomo, nel suo sorriso, già vedi le somiglianze. Quando tuo padre, il primo uomo della tua vita non ti comprende.

Quando vorresti un sorriso, un complimento, una conferma e non arriva.

Quando tua madre è comprensiva, quando speri di somigliarle, quando diventa la tua complice.

Allora inizi a immaginare, inizi a fantasticare: Sarà femmina!

No un bel maschietto, bruno con gli occhi grandi per raccogliere tutto il mondo in uno sguardo, tutto sua madre.

E se poi fosse femmina?

Allora l’aiuterò a crescere, a essere diversa da me, la gratificherò, le farò capire che ognuno di noi è speciale perché unico, cosa che io non ho mai capito.  Continua a leggere

Mio marito, dai metalmeccanici alla lavastoviglie

di Adele Colacino

Nella cucina di Adele

Nella cucina di Adele

Non cedono mai spazi, una volta che hanno segnato il territorio con le loro pisciatine, con i poteri rancidi di secoli, con le convenzioni radicate, coltivate e nutrite dall’omertà dei loro simili e dalle pigrizie culturali di chi preferisce l’ombra alla luce diretta.

E quando il ciclo temporale toglie loro il potere o le briciole di autorità che esercitano dietro una scrivania, una cattedra, un bancone si suddividono in due gruppi: quelli che si ritirano dietro un quotidiano, su una panchina, in un campetto di bocce, in un circolo per le stesse ore in cui stavano al lavoro e tornano a cuccia solo per mangiare e dormire e quelli che improvvisamente si titolano a supervisori e altamente competenti del tran tran casalingo quotidiano.

Mio marito, per esempio, da quando è andato in pensione ha sostituito i metalmeccanici che gestiva in officina con le stoviglie di casa.

C’è un lasso di tempo, dopo il pranzo e dopo la cena, in cui è vietato avventurarsi nel perimetro del lavabo e della lavastoviglie!

E’ un capricorno di poche parole e usa il gomito più delle corde vocali. Nel senso che difende il territorio dando spinte con le braccia prima di decidersi a usare la voce. Quella serve quasi unicamente per formulare domande, alle quali, per farlo contento, bisogna rispondere con monosillabi chiari, possibilmente senza aggiungere considerazioni personali o aggettivi che servono solo ad allungare inopportunamente il discorso.  Continua a leggere

Le quote rosa di Vasco Rossi

di Giorgio Antoniazzi*

Giorgio Antoniazzi

Giorgio Antoniazzi

Prima di parlare delle protagoniste femminili cantate da Vasco Rossi, mi sono occupato di quelle che ha incontrato nel corso della propria vita e che avranno probabilmente influenzato la sua produzione artistica; a dimostrazione di questa supposizione, risultano indicativi i primi 45 giri pubblicati dal cantante: il vinile del 1977 sarà composto da due canzoni che, infatti, presentano nei rispettivi titoli due ragazze, Jenny e Silvia; quello dell’anno seguente, poi, contiene altre due canzoni dal titolo emblematico, ovvero La nostra relazione ed E poi mi parli di una vita insieme.

Inizio comunque dalla più ristretta cerchia familiare, a partire dalla mamma Novella che, con una certa lungimiranza, porterà il proprio figlio alle prime lezioni di canto già a dodici anni; madre che, inoltre, si mostrerà altrettanto decisa nel sostenere Vasco nel 1980, proprio agli inizi della sua carriera, quando sarà il bersaglio delle forti critiche seguite a una delle sue prime apparizioni televisive. In risposta al giornalista che lo etichetta come un balordo tossico, la signora Rossi in un’intervista dirà che suo figlio «non è né un santo né un diavolo, ma un ragazzo onesto come suo padre», chiudendo con un «Le auguro che sua moglie e sua figlia lo possano pensare di lei» (Michele Monina, La biografia, Rizzoli, 2007 – pag.62).  Continua a leggere

Il regalino che ha superato l’infausta prova del venerdì 17

di Mariagrazia Sinibaldi 

Dedicato a Paola

Mariagrazia, Paola e, sul tavolo, la borsa di  fiori e perline fatta a mano dalla “signora Vecchiottina”

Mariagrazia, Paola e, sul tavolo, la borsa di
fiori e perline fatta a mano dalla “signora Vecchiottina”

E ce lo sapeva, lei, la signora Vecchiottina. Ce lo sapeva bene!

Il venerdì 17 deve essere dedicato alla totale assenza di pensieri, programmi, attività.

E se le ricordava bene, lei, le vecchie sarte che non tagliavano le stoffe né di martedì né di venerdì…..

Figurarsi poi di venerdi 17!!!

Già il martedì aveva fatto la sciocchezza di tagliare una stoffa, per rendersi poi conto che la stoffa non era quella adatta allo scopo… ma intanto aveva continuato a lavorare, e il martedì, e il mercoledì e il giovedì, cercando di arrangiare in qualche modo la maledetta stoffa e montarla sulla sua piccola opera d’arte. Perché in realtà la signora Vecchiottina era ben orgogliosa del lavoro eseguito fino ad allora, che aveva iniziato a ottobre, e nel quale aveva pazientemente, armoniosamente e amorevolmente mescolato fantasia e tecnica…. E lì dove la tecnica cedeva, la fantasia sorridente aiutava validamente e nascondeva i difetti.  Continua a leggere

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