“El Aleph” di Borges, un vinile di Cat Stevens e il ritorno da Vigo con frammenti di destino

di Romain Valentino

Gli alfarrabistas stanno risentendo negativamente del massiccio afflusso turistico in Portogallo e in particolare a Porto. Alcuni di questi collezionisti-rivenditori di libri usati sono costretti ad abbandonare le loro caratteristiche attività a causa dell’aumento degli affitti. Spiega l’autore del post Romain Valentino: «I movimenti “O Porto não se vende” e “Habita Porto” sono tra i più impegnati a rendere lo sviluppo turistico realmente un bene a lungo termine per la città e i suoi abitanti». (https://www.facebook.com/portonaosevende/) La foto del post è tratta da https://www.dn.pt/portugal/interior/outra-livraria-ameacada-em-lisboa-ulmeiro-em-risco-de-fechar-5021819.html

Riprendiamo il viaggio in Portogallo con il filosofo musicista Romain Valentino che, in compagnia della sua amica (della quale conosciamo l’iniziale del nome: “L.”), arriva in un alfarrabista di Vigo per poi tornare a Porto con due libri e un universo di ricordi.

L. era, più che una frequentatrice di alfarrabistas, una compratrice compulsiva quasi patologica di libri usati, con conseguenti problemi di spazio in casa, necessità di inventari, e lunghe code di lettura. L. ha amato molto a suo tempo Il favoloso mondo di Amélie, ha adorato passare lunghi pomeriggi a leggere tra gli antichi scaffali parigini della libreria Shakespeare & Co. (di fronte ai famosi bouquinistes di bordo Senna), ha bevuto molte cañas e copas ascoltando rock dal vivo nella molto rock Vigo, della cui età d’oro rimangono i tossicodipendenti sopravvissuti a elemosinare per le strade e i negozi di vinili usati. In uno di questi negozi, un po’ libreria alfarrabista e un po’ mercatino delle pulci, seguii L. durante un giro turistico molto personale della città. Continua a leggere

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Alfarrabista: la parola che mi riporta alle librerie di Porto e a una gentile donna solitaria

di Romain Valentino

Mani in tasca, mentre vaga con lo sguardo nelle bellezze e i colori di Porto, Jean Marie Valentino è fotografato dalla moglie Marie-Paule Bernard. Lo scatto è del 2015, quando i genitori dell’autore di questo post sono andati a trovare Romain che per ragioni di studio era nella “capitale del Nord”. Intanto, sono sempre di più gli italiani che vanno a vivere in Portogallo (anche per godersi una pensione esentasse): http://quifinanza.it/pensioni/portogallo-nuovo-eden-dei-pensionati-italiani-ecco-perche/58231/

Cresce in modo esponenziale il numero di italiani che si trasferisce in Portogallo per motivi fiscali. Romain Valentino, filosofo e musicista, ci è andato invece per fare l’Erasmus ed è stata la città nella quale ha vissuto un anno, Porto, a “trasferirsi” nel suo cuore. Appare evidente da questo racconto che pubblichiamo in due parti.

“Alfarrabista”. Alfa come ‘α’, un accenno di deserto incastonato al centro: le prime volte che lessi questo termine nel settembre del 2015 su vecchie insegne di negozi polverosi della baixa di Porto (per me allora esotica e misteriosa) stimolava fortemente la mia fantasia, e, prima di scoprirne l’effettivo significato, lasciai passare abbastanza tempo da dover fare ancora oggi un piccolo ma significativo sforzo per ripescarlo dietro quei prodotti vaghi dell’immaginazione che il termine continua a richiamare alla mia mente. Ma se questa parola non si riferisce direttamente ad un mondo di alchimisti e antichi saggi da mille e una notte, il suo significato si mantiene in un ambito alquanto letterario, affascinante e perfino iniziatico.

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Le donne cubane dettano legge

Testo e foto di Maria Elena Sini

«Oggi le donne costituiscono la maggioranza dei giudici cubani, degli avvocati e procuratori, degli scienziati, dei tecnici, degli operatori della sanità pubblica e dei professionisti», scrive Maria Elena Sini in questa seconda parte del suo interessante e completo approfondimento

Lavoro, istruzione, diritti: prosegue il viaggio di Maria Elena Sini nelle contraddizioni di Cuba. Mentre, come abbiamo sottolineato già ieri nella presentazione del suo meditato reportage, in queste ore gli Stati Uniti di Donald Trump hanno ordinato al 60 per cento dello staff dell’ambasciata americana di lasciare l’Avana.

Descrivere il fascino dei paesaggi cubani e la cordialità della gente è facile, ma all’inizio di questo racconto ho premesso che trovavo difficile parlare della mia esperienza a Cuba perché non si può dimenticare che questo Paese, caratterizzato da tanta bellezza e gioia di vivere è governato da un regime che limita alcune libertà fondamentali. È innegabile che la Rivoluzione Castrista ha messo fine al governo di Fulgencio Batista, corrotto e legato alla mafia. Il dittatore si insediò nel 1952 con un colpo di Stato che, reprimendo ogni opposizione, abolì il diritto di sciopero, ripristinò la pena di morte e sospese le garanzie costituzionali. In quegli anni le condizioni di vita della nazione erano pessime: un terzo della popolazione viveva nella sporcizia in baracche, spesso senza elettricità o servizi igienici, vittima di malattie parassitarie. Non esisteva un servizio sanitario e veniva negata l’istruzione.

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«Questa rosa di pena e di parole»

di Federico García Lorca*

traduzione di Francesco Pulitanò

“Te quiero”, “Ti amo”, uno dei messaggi lasciati sulla Rambla di Barcellona dopo gli attentati del 17 e 18 agosto 2017 che hanno riguardato anche le città di Cambrils e Alcanar, causando 29 morti (tra cui 5 terroristi) e 130 feriti. Foto Getty da https://smoda.elpais.com/moda/no-tinc-por-la-carta-de-amor-a-barcelona-de-artistas-y-personalidades-de-la-ciudad/

A un mese dall’attacco terroristico che ha insanguinato la Rambla, pubblichiamo, prima in spagnolo e poi in italiano, l’omaggio che il poeta Federico García Lorca fece nel 1935 alle fioraie di Barcellona, «mujeres de risa franca y manos mojadas». 

Signore e signori,

questa sera, la mia figlia più piccola e più amata, Rosita la nubile, signorina Rosita, donna Rosita, sul marmo e tra i cipressi donna Rosa, ha voluto lavorare per le simpatiche fioraie della Rambla, e io sono colui che ha l’onore di dedicare la festa a queste donne con il riso franco e con le mani bagnate, dove ogni tanto trema il piccolo rubino generato dalla spina.

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«Esta rosa de pena y palabras»

por Federico García Lorca*

“Te quiero”, “Ti amo”, uno dei messaggi lasciati sulla Rambla di Barcellona dopo gli attentati del 17 e 18 agosto 2017 che hanno riguardato anche le città di Cambrils e Alcanar, causando 29 morti (tra cui 5 terroristi) e 130 feriti. Foto Getty da https://smoda.elpais.com/moda/no-tinc-por-la-carta-de-amor-a-barcelona-de-artistas-y-personalidades-de-la-ciudad/

A un mese dall’attacco terroristico che ha insanguinato la Rambla, pubblichiamo, prima in spagnolo e poi in italiano, l’omaggio che il poeta Federico García Lorca fece nel 1935 alle fioraie di Barcellona, «donne con il riso franco e con le mani bagnate». 

Señoras y señores:

Esta noche, mi hija más pequeña y querida, Rosita la soltera, señorita Rosita, doña Rosita, sobre el mármol y entre cipreses doña Rosa, ha querido trabajar para las simpáticas floristas de la Rambla, y soy yo quien tiene el honor de dedicar la fiesta a estas mujeres de risa franca y manos mojadas, donde tiembla de cuando en cuando el diminuto rubí causado por la espina.

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Buio a New York

a cura di Paola Ciccioli

Craigie Horsfield, “Broadway, 14th day, 18 minutes after dusk, September 2001, 2012” (https://www.luganolac.ch/it/933/craigie-horsfield)

Ho visto questo arazzo di Craigie Horsfield a Lugano, al Museo d’arte della Svizzera italiana. C’era anche l’artista inglese, quel giorno, perché si inaugurava la sua mostra “Of the Deep Present”, con quelle opere, a volte grandi quanto un’intera parete, che sono “dipinti fotografici” di fortissimo impatto. Come questa scena della distruzione delle torri gemelle di New York, realizzata su un “tessuto” di lana, cotone, seta e filato sintetico 11 anni dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001. Lascio la parola alla critica d’arte statunitense Nancy Princenthal e a quel che scrive nel sontuoso catalogo:

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Il poeta dice la verità

di Federico García Lorca

Questa citazione è stata postata sulla pagina Facebook “Federico García Lorca, poeta universal” il 18 agosto 2017, poche ore dopo l’attacco terroristico che ha insanguinato la multietnica via della città catalana (https://elpais.com/ccaa/2017/08/22/catalunya/1503416732_243566.html)

IL POETA DICE LA VERITÀ

Voglio piangere la mia pena e te lo dico
perché tu mi ami e mi pianga
in un crepuscolo d’usignoli,
con un pugnale, con baci e con te.

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