«Non toccate i morti, così rossi, così gonfi»

di Salvatore Quasimodo*

MILANO, AGOSTO 1943

Invano cerchi tra la polvere,
povera mano, la città è morta.
È morta: s’è udito l’ultimo rombo
sul cuore del Naviglio. E l’usignolo
è caduto dall’antenna, alta sul convento,
dove cantava prima del tramonto.
Non scavate pozzi nei cortili:
i vivi non hanno più sete.
Non toccate i morti, così rossi, così gonfi:
lasciateli nella terra delle loro case:
la città è morta, è morta.

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Un pittore della fotografia e una giornalista con il cuore da poeta: due grandi in Cappadocia

di Donatella Bisutti*

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Donatella Bisutti è tra l’altro autrice del long seller “La poesia salva la vita” (Feltrinelli) e lo scorso novembre ha fondato poesiaeconoscenza.it

Il 19 aprile è morto a 89 anni un grande fotografo, Fulvio Roiter. Abitava da anni al Lido di Venezia ed era diventato famoso soprattutto per le foto che aveva dedicato a Venezia e al suo Carnevale. Ma in realtà per anni la sua grande passione era stata viaggiare e aveva percorso mezzo mondo ricavandone una serie di libri fotografici che si distinguevano per il rigore e l’originalità compositiva con cui trasformava il reportage in opera d’arte secondo uno stile del tutto personale. Roiter era in certo modo un “pittore della fotografia”.

Io l’avevo conosciuto tantissimi anni fa e da allora eravamo diventati amici, anche con la moglie belga. Io allora ero una ragazza molto giovane e, per circostanze familiari – mio padre aveva fondato a Istanbul una società per conto della Pirelli – abitavo con i miei in Turchia, un Paese che mi affascinava e a cui per questo mi sento ancora legata. Ma siccome volevo tornare in Italia e costruirmi una vita mia – mi ero appena laureata, in Belgio, sempre per via del lavoro all’estero di mio padre – e sognavo di diventare giornalista, scrissi di mia iniziativa il diario di un viaggio alla scoperta delle antiche colonie greche dell’Asia minore, principalmente Smirne ed Efeso. Allora non c’era in quella regione alcuna attività turistica e gli archeologi francesi e tedeschi stavano solo cominciando a disseppellire rovine che ridisegnavano quelle città facendole risorgere da un paesaggio deserto, da cui nei secoli il mare si era ritirato. Fu così che scoprii, tra parentesi, l’archeologia – che fino ad allora avevo associato al chiuso un po’ muffito dei musei – come un’eccitante avventura.

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“Dal buio della terra” (Empiria) è la nuova silloge poetica di Donatella Bisutti. Verrà presentata oggi 5 maggio a Milano nella Biblioteca Sicilia (ore 18,30) da Mariacristina Pianta, letture di Alessandro Quasimodo. «Dal buio della terra/ succhio l’ansia e l’angoscia/ come la ginestra/ fiorisco».

Mandai questo articolo all’unica rivista che avevo allora a portata di mano, e cioè alla rivista Pirelli, una rivista insigne che per qualche tempo aveva avuto come direttore anche un grande poeta come Vittorio Sereni. Il direttore di allora che credo fosse Castellani, dopo aver precisato che non pubblicava l’articolo per via di mio padre ma perché gli era piaciuto – e questo mi riempì di orgoglio, e riempì mio padre di stupore – a riprova di questo fatto inviò sul campo Fulvio Roiter che allora era ovviamente un giovane fotografo. Lui arrivò con la moglie Louise detta Lu, che per combinazione era belga, Paese in cui io avevo vissuto per anni. Facemmo subito amicizia. Fulvio Roiter allora non era ancora famoso, ma chi se ne intendeva lo considerava già un grande fotografo. Lui e la moglie erano una giovane coppia povera, perché lui era molto selettivo: non voleva lavorare per giornali e settimanali come avrebbe potuto, ma solo per due riviste che secondo lui gli davano la garanzia di una qualità di stampa ottimale, la rivista Pirelli appunto e la storica rivista svizzera Du. Avendo pochi soldi alloggiarono in qualche sorta di ostello e ricordo che venivano a fare la doccia a casa nostra.

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Un Nobel familiare avvelenato: la lettera a Quasimodo del figlio Alessandro

di Paola Ciccioli

«Milano 9 dicembre 1959

Caro papà,

forse ti stupirà ricevere questa mia a Stoccolma, ma sento il dovere di avvertirti che la mamma ha preso la decisione di chiarire la sua posizione coniugale con te.

Io non posso certo interferire sulla sua volontà, né permettermi di giudicarla. L’avvocato scelto dalla mamma ti scriverà, se già non lo ha fatto.

Con rammarico, affettuosamente.

Sandro»

lettera di Alessandro

La lettera spedita a Salvatore Quasimodo dal figlio Alessandro il giorno prima che il poeta venisse insignito a Stoccolma del Premio Nobel per la letteratura 1959

Dicembre d’uragani e mare avvelenato: allora come ora.

10 dicembre 1959: Salvatore Quasimodo sta per ricevere dal re di Svezia il Premio Nobel per la letteratura. In Italia sono in parecchi a storcere il naso e a rendere più gelida la già fredda aria di Stoccolma che il poeta raggiunge in treno in compagnia della sua segretaria, con la quale ha una relazione intima. Da Milano, mentre il viaggio della consacrazione e della fama è ancora in corso, parte una lettera Urgente all’indirizzo della “Fondazione Nobel, Reale Accademia Svedese, Stoccolma”.

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“Lamentu d’una matri” con le nostre voci su YouTube

di Ignazio Buttitta*

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Nell’antro magico dell’inavvicinabile Madame Destouches

di Delfina Provenzali*

Madame Destouches in una foto contenuta nel libro

Madame Destouches in una foto contenuta nel libro

Il giorno dopo riprendo il cammino.

Montparnasse, Vanvera-Malakoff, Clamart, Meudon-Bellevue, Café Céline, la Maison. Sono le 12,15, in tempo per veder sfilare gli allievi che smettono le lezioni alle 12,30. Come il mattino prima, più che sedermi, mi lascio cadere sulla panca. Oggi la porta è aperta e, anche a distanza, posso osservare, a tutto tondo, Madame. La prima impressione è di trovarmi davanti a una donna di gran classe, dotata di una forte presenza: non la si direbbe francese, ma russa, romena o comunque dell’Est. Ha fronte assai spaziosa, zigomi alti, sporgenti, occhi azzurri, viso che potrebbe definirsi triangolare. I capelli sono rosso tiziano, sollevati e legati a crocchia, come usano le danzatrici, sull’alto della nuca.

Il collo è da cigno, perfetto, il profilo ricorda la Dama del Pollaiolo. Snella, minuta, con un potere di concentrazione tale da saperlo infondere alle allieve che, quasi ipnotizzate, ne seguono i movimenti. Altrettanto sa rilassare, in un abbandono al ritmo, alla musica, con quel volteggiare nell’incenso, quanti desiderano perdere peso. Alle 12,30 il pavillon si svuota e:

«Bonjour Madame… et alors… votre silhouette?»  Continua a leggere

Lei, lui. E l’altro a quattro zampe

Il gatto Camillo in pelo e ossa

Il gatto Camillo in pelo e ossa

Lei è poeta, lui pittore. Lei è Mariacristina Pianta, lui Emilio Palaz. Si amano, vivono insieme, sono fonte di ispirazione l’uno per l’altra. La loro unione è monitorata dal coinquilino, il gatto Camillo, che Mariacristina canta in alcune delle sue poesie e che Emilio non trascura nelle proprie tele. “Dittico” è il titolo dell’appuntamento di cui saranno protagonisti il 28 novembre nella Galleria degli artisti di Milano, con letture di Paola Casella e musiche di Gipo Gurrado. (Paola Ciccioli)

Com’è stimolante vivere con gente di questa tribù

Sogno o realtà?

Non lo saprò mai… da quando vivo in questa casa non si capisce dove abiti l’uno e dove risieda l’altra… si è come immersi in una grande e dolce marea di creativa confusione… e io, gatto Camillo, che, come avrete capito, amo filosofeggiare, sono convinto di possedere un senso estetico al di là dell’immaginabile: guai a chi non lo sa coltivare, il proprio senso estetico… non è certo necessario portarlo di continuo dall’estetista, depilarlo, tonificarlo, fargli il lifting… ma va educato, alimentato giornalmente, mettendolo in prima posizione nella hit-parade del nostro mondo interiore. Ecco che di nuovo il mio fantasticare onirico mi sta portando lontano Continua a leggere

Maria Cumani, l’eleganza di una donna del ’900

Un abito di Maria Cumani esposto a Firenze

Un abito di Maria Cumani esposto a Firenze

«Da Salvatore Quasimodo ebbi l’impressione di essere capita e accettata quale veramente io ero». Scrive così, Maria Cumani, nel suo diario. Del poeta è stata poi moglie, donando a lui molti dei suoi talenti. In questo blog abbiamo cercato in varie occasioni di far conoscere questa artista, elegante nel porsi e nell’interrogarsi. A Firenze, nella mostra su “Donne protagoniste del ’900” di Palazzo Pitti, tra i 60 abiti che hanno fatto la moda del Ventesimo secolo, ci sono anche i suoi. 
Di seguito un estratto della nota del museo fiorentino, con molti dettagli e curiosità. (Paola Ciccioli) Continua a leggere

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