«La mia giornata ha un senso anche se vedo soltanto girare il sole»

di Eliana Ribes

Lida Bullorini Ribes in una intensa immagine della sua gioventù a Maestà di Urbisaglia. Anche adesso, che ha 94 anni, vive nel piccolo centro marchigiano dove è nata, come ha raccontato ieri la figlia Eliana e come leggiamo in questa seconda parte della sua storia (immagini dall’archivio privato della famiglia dell’autrice del post)

Adesso che anche tutti i nipoti sono cresciuti ed è diventata bisnonna, mia madre attende alle cose che gli anni, novantaquattro, e la salute le permettono di fare. Cura, nella bella stagione, il piccolo giardino e la pulizia del cortile, cucina, segue i programmi televisivi a lei più congeniali, un po’ legge e un po’ cuce o lavora a maglia. La coltivazione dell’orto le è stata vietata da noi figli perché la zappa e la vanga non giovano certo alla sua schiena e le procurano sbandamenti di testa; lei, però, a cipolle, agli, sedani, e altre erbe aromatiche non rinuncia e quest’anno ha trasferito le piantine in una striscia di terra adiacente al muro di casa , di cui sorveglia la crescita dalla finestra della cucina. Qualche colpo di testa, veramente, ogni tanto lo fa, come quando d’estate non resiste alla tentazione di cogliere i fichi maturi salendo sulla pianta con una lunga scala, con il pericolo di rompersi l’osso del collo o, più probabilmente, il femore. In quel periodo, allora, è meglio batterla sul tempo, raccoglierli tutti e farne piazza pulita, perché nemmeno le minacce più severe servono a dissuaderla dal piacere di quella operazione fatta in prima persona, con cui ha sempre accontentato parenti e amici.

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«Grazie per aver fermato sulla carta momenti che altrimenti sarebbero andati perduti»

di Margherita Gallo

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Margherita Gallo, amica anche sul Web di Mariagrazia Sinibaldi, commenta “È come vivere ancora”, il libro della nostra senior blogger

Cara Mariagrazia,

ho finito da poco il tuo libro di ricordi, i “pezzetti”, come li chiami tu, e non posso che farti tanti complimenti per il modo grazioso e accattivante con cui hai raccontato tanti episodi recenti e passati della tua vita; ma devo anche ringraziarti per aver fermato sulla carta momenti che altrimenti sarebbero andati perduti, vicende che spesso fanno sorridere, soprattutto quando intervengono i tuoi figli, descritti perfettamente per come li conosco anch’io nella loro creatività ed originalità.

Sono certa che questi ricordi ti facciano molta compagnia e spero di rivederti presto nelle Marche o, se capiterò io a Milano, nella “Longobardia”.

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«Cara signora Vecchiottina, non riuscirò mai a eguagliare la sua cocciutaggine»

di Eliana Ribes*

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Eliana Ribes e il marito Silvano Fazi nella Biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata dove, il 6 dicembre scorso, hanno presentato il loro libro in dialetto “Per quanti fjuri caccia ‘m prate”. Basato sulle lettere che il nonno di Eliana inviava alla giovane moglie dal fronte della prima guerra mondiale, il libro verrà presentato domenica 18 dicembre alle ore 17 anche nel Teatro comunale di Urbisaglia (Mc).

Cara signora Mariagrazia,

con quanta grazia e leggerezza è passata per il mondo, ma anche con quanta forza e determinazione! L’amore per la vita, l’entusiasmo di fronte alle cose belle, la tenerezza dei sentimenti traspare da tutti i suoi ricordi e dalla realtà presente.

Con tutta sincerità le dico che ho provato un po’ di invidia per tutto l’affetto e le attenzioni che le sono state riservate nell’infanzia, per tutte le cose belle di cui ha goduto durante l’adolescenza e la gioventù, ancor di più per la complicità che riceveva da tutte le donne di casa, addirittura dalla mamma, così aperta e intelligente da capire che i sensi di colpa generano solo insicurezza e frustrazione.

In queste fasi la nostra vita è stata nettamente diversa perché nei paesini delle Marche la vita era tanto più modesta, i genitori più disattenti perché dovevano “tirare a campare” per tutte le lunghe ore della giornata, la mentalità più ristretta, soprattutto nei confronti delle figlie femmine, sempre con l’attenzione rivolta a quello che la gente poteva dire o pensare.

Io ho diciotto anni meno di lei ma ricordo le passeggiate in macchina dei fidanzati con la madre seduta sul sedile posteriore; addirittura al camposanto mi è capitato di vedere i fidanzati avanti con la madre che camminava alcuni passi indietro. Io e il mio ragazzo, per fortuna, avevamo solo la Vespa, e nessun altro poteva salirci, tutto il percorso si svolgeva “allo scoperto”!

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«Quanto abbiamo dovuto combattere, noi, nella nostra infanzia»

di Eliana Ribes*

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Scolaresca delle Elementari con pagliaio, anzi due. Eliana Ribes, in prima fila seconda da destra, in una foto che descrive benissimo il contesto in cui è nata e cresciuta a Urbisaglia, nelle Marche (dal suo diario Facebook)

Cara Paola, volevo “ripassare” il libro di Mariagrazia Sinibaldi prima di esprimere la mia modesta opinione, volevo fare le cose per benino, ma ancora non ci sono riuscita ed allora ti dico semplicemente questo: è un libro vero, piacevole, scritto bene, in cui ti immedesimi a tal punto che rischi di fare gli stessi errori della protagonista.

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“È come vivere ancora”: io l’ho letto tutto d’un fiato pensando a mamma, papà, mia figlia, un’amica e la zia professoressa

di Margherita Rinaldi

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Margherita Rinaldi, giornalista, è autrice del libro “Il panorama qui è meraviglioso, bisogna che ce ne innamoriamo” (Amazon Kindle), illustrato con le foto di Corrado Maggi, nel quale ha raccolto le interviste pubblicate nella pagina “Gente della città” del suo blog Segmenti (https://segmentiblog.wordpress.com/). La foto è quella del suo profilo Facebook

Cara Mariagrazia e cara Paola,

il libro, come dicono i marchigiani, “me lo sono bevuto“. L’ho letto tutto d’un fiato con il pensiero fisso del passaparola: questo capitolo devo farlo leggere alla mia mamma, questa storia può piacere al mio papà, quest’altra è per mia figlia, quell’episodio lo racconterò a un’amica, questo stile così familiare, lineare, pulito ed elegante lo segnalerò a mia zia, professoressa d’italiano in una scuola di Lima, i cui studenti trarrebbero sicuramente giovamento dalla lettura. Dunque per me funziona.

Mi sono ritrovata con Mariagrazia sommersa dalla nevicata dell’ ’85, ho immaginato i suoi abiti ricordando le camicette di seta plissettata di mia madre (qualcuna sta ancora nell’armadio mio e di mia figlia) e ho ripensato alle vecchie foto di mamma diciottenne, scattate in qualche studio fotografico della città di Roma, che aveva accolto anche lei, anche lei in arrivo dalle Marche. Ho pensato a quel viaggio festoso in treno, Porto RecanatiAncona, all’abito scuro e pesante dei ragazzi e ho rivisto il mio papà giovanissimo posare davanti all’obiettivo in giacca e cravatta. E la festa, il ballo, e quel ritardo rispetto all’orario imposto dalla mamma…

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Sono una “tardodiscente”, proprio come la regina

di Simona Zucconi*

Simona Zucconi

Simona con Peeta (che sembra gradire alquanto)

Ho terminato il libro La sovrana lettrice di Alan Bennett che mi aveva suggerito Paola Ciccioli.
 È stata una lettura gradevole. Se non mi fosse stato consigliato, forse non l’avrei mai scelto. 
Ultimamente chiedo molto agli altri,  non ho preferenze, mi piace essere coinvolta in ciò che mi accingo a leggere. Non tutti i testi riescono nell’intento, con alcuni creo un legame, da altri ricevo nuove nozioni, è vero, che però a volte restano fine a se stesse. 
La regina nel romanzo di Bennett si approccia ai libri un po’ come me, senza un filo conduttore, ma leggere per conoscere e ampliare i propri orizzonti mentali diventa pian piano una necessità.

Nel mio caso, leggere è un po’ viaggiare, raggiungere mete altrimenti inaccessibili. La sovrana ritaglia del tempo per la lettura e poco a poco si appassiona: lo stesso accade a me. 
Leggere mi apre mondi nuovi e soprattutto mi dà la consapevolezza di ciò che sono. Quando leggo attingo sempre cose nuove, dalla vita e dalle esperienze di coloro (in questo caso gli autori) che mi danno la possibilità di crescere nel sapere.

Sapere non è un dono, sapere è impegno, è la possibilità che ci viene offerta per essere persone libere e capaci di avere delle idee.

«Leggere un libro è un ordigno per infiammare l’immaginazione», scrive Bennett ne La sovrana lettrice. Sono pienamente d’accordo e come la sua regina sono una tardodiscente («chi impara solo in età avanzata», pagina 42, ndr) ma con tanta voglia di scoprire il mondo anche e soprattutto attraverso gli occhi e il sapere altrui.

Grazie Paola, leggevo anche prima di incrociarti virtualmente, ma adesso lo faccio in modo più consapevole.

Suore a Castelluccio

Leggendo e camminando a Castelluccio, nel cuore del Parco nazionale dei Monti Sibillini (la foto è di Ivana Forconi)

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That’s Montefeltro: guida essenziale per un fine settimana che non fa rimpiangere camere con vista mare

di Elena Novati

Lo sguardo speciale di Elena sul Montefeltro (e molto altro)

Lo sguardo speciale di Elena sul Montefeltro (e molto altro)

Così recita Wikipedia: «Il Montefeltro (dal latino tardo Mons Feretri, apparso in età Carolingia) è una regione storica dell’Italia centrosettentrionale a cavallo fra le Marche (a nord della provincia di Pesaro e Urbino), l’Emilia-Romagna (a ovest della provincia di Rimini), la Toscana (a est della provincia di Arezzo) e la Repubblica di San Marino». Ciò detto, potete dimenticarvi il Nord-sud-Ovest-Est (non me ne vogliano retroattivamente gli 883) per dedicarvi a lasciare a casa il navigatore e prendere delle strade a caso, per andare in paesi a caso, guardare rocche a caso. Insomma, un po’ come diceva un ex professore di Psicometria (questa roba piena di numeri: anche a Psicologia esistono e fatevene una – grande – ragione http://it.wikipedia.org/wiki/Psicometria) per spiegare cosa studiasse la statistica, prendete come riferimento questo: il caso (la spiegazione del prof prendeva origine dal criterio di scelta nell’assaggiare un piatto sconosciuto, nello specifico un piatto di cavallette in salsa guacamole, giuro).

I duchi di Urbino (retro)

Il “Dittico dei Duchi di Urbino” di Piero della Francesca (retro)

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