«Giorno dopo giorno: parole maledette e il sangue»

di Salvatore Quasimodo

Dunque davvero i poeti sono dei veggenti? A leggere questa poesia del Premio Nobel per la Letteratura, inserita nella raccolta “Giorno dopo giorno” del 1947, sembra proprio di sì.

Dedichiamo questi versi di Salvatore Quasimodo a tutte le persone che hanno perso la vita durante le migrazioni e in particolare a quelle bambine e a quei bambini per i quali non è neppure possibile, per usare le parole del poeta, alzare «tombe in riva al mare». Secondo le stime dell’Unicef, soltanto nel 2017 «oltre 400 bambini sono morti nel tentativo di compiere il viaggio sulla rotta del Mediterraneo centrale, dalla Libia all’Italia, mentre in migliaia sono stati vittime di abusi, sfruttamento, schiavitù e detenzione mentre transitavano attraverso la Libia» (https://www.avvenire.it/attualita/pagine/unicef-nel-2017-morti-in-mare-400-bambini)

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Affascinanti, illuminate, coraggiose: per prime hanno intuito che salvare significa comprendere

di Maria Elena Sini

Una nostra elaborazione della copertina di “Donne dell’anima. Le pioniere della psicoanalisi” di Isabelle Mons (Viella, 2017), traduzione a cura di Monica Miniati. Segnalato all’Associazione Donne della realtà, il libro è stato affidato da Paola Ciccioli a Maria Elena Sini che lo ha letto per noi, guidandoci con generosa curiosità nelle vite di 14 illuminate figure femminili (https://www.viella.it/libro/9788867286522)

Così come molte altre discipline scientifiche, la psicoanalisi è stata spesso percepita come qualcosa che riguarda solo gli uomini, ma il libro di Isabelle Mons “Donne dell’anima” ci dimostra che invece, sin dall’inizio, il ruolo delle donne in questa branca della medicina è stato fondamentale. Nel XX secolo, momento di grandi fermenti, quando molte donne rivendicano un impegno totale e attivo nelle associazioni femministe, le protagoniste di questo libro approfondiscono i temi che riguardano la sessualità, l’infanzia, l’inconscio, rivelando una capacità di indagine unica sulle cose dell’anima e fanno emergere una figura femminile moderna, finalmente capace di un pensiero indipendente e autonomo. È un’affermazione individuale che passa più per un saper essere che per un saper fare, dato che la loro stessa vita è un manifesto dei cambiamenti in atto.

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Diritto di parola alle donne dei vinti

di Silvana Citterio*

Le Troiane di Euripide – Sartre per bovisateatro con la regia di Bruno Portesan. Debutto sabato 10 febbraio (ore 21) al Teatro Pavoni di Milano, replica domenica 11 alle 16.

“Andromache and Astyanax”, Pierre Paul Prud’hon (French, Cluny 1758–1823 Paris) completed by Charles Pompée Le Boulanger de Boisfrémont (French, Rouen 1773–1838 Paris), Oil on canvas (132.1 x 170.5 cm) https://www.metmuseum.org/toah/works-of-art/25.110.14/

Perché mettere in scena, oggi, a Milano, Le Troiane di Euripide nell’adattamento che ne fece Jean Paul Sartre nel 1965? Quali i motivi di interesse per il pubblico contemporaneo? Se lo spettatore ateniese del V secolo a.C. conosceva bene la vicenda e tutti i personaggi della tragedia, il pubblico del 2018 chi può riconoscere nelle prigioniere che, dopo la distruzione della città di Troia, stanno per essere condotte schiave in Grecia? E quale insegnamento può ricavare dalla vicenda?

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«Perché lavoro a Milano? Lavorare altrove mi sembrerebbe strano»

Ancora Milano, ancora un artista che le resta aggrappato e ne fa – questa volta – il set naturale dei suoi film sospesi tra finzione e realtà.

«In basso a destra il cortile set di “Ratataplan” al 24 di via de Castillia… Sopravissuto a tutto, anche al bosco verticale». Scrive così Maurizio Nichetti commentando questa foto che ha postato su Facebook e nella quale le vecchie case con cortile, dove il regista ha girato nel 1979 il suo film d’esordio, sembrano volersi fare ancora più piccole di fronte allo svettare dei griffatissimi grattacieli alberati. In questo link la famosa e divertente sequenza del bicchiere d’acqua, noi l’abbiamo rivista di recente nella sede di Film Tv Lab con aneddoti live su “Ratataplan” dalla voce dello stesso Maurizio Nichetti: https://www.youtube.com/watch?v=2aOFoPh8wPc

di Maurizio Nichetti*

Qualche anno fa mi hanno chiesto: «Ma tu perché sei rimasto a lavorare a Milano?». Bella domanda. Il cinema, come tutti sanno, si fa a Roma: Già… Perché allora io sono rimasto a Milano? … E ci ho girato anche otto dei miei dodici film!

Non ci avevo mai pensato. Così ho risposto, tutto d’un fiato:

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Juana, la bambina diventata condottiera per difendere gli indios

di Nadia Fink e Pitu Saá

La leggendaria Juana Azurduy occupa il posto d’onore nel secondo numero di Donne della realtà giornale, interamente dedicato a Mercedes Sosa e al disco “Mujeres Argentinas” da lei inciso quasi quarant’annni fa e nel quale la grande cantante ha celebrato con la propria voce otto personaggi femminili della sua terra. Nella versione cartacea il “foglio” trimestrale del’Associazione Donne della realtà è anche un originale ed elegante pezzo da collezione, mentre i suoi contenuti si possono scaricare direttamente dal blog.

L’immagine è tratta da “Juana Azurduy per bambine e bambini”, scritto da Nadia Fink, illustrato da Pitu Saá e distribuito in Italia da Rapsodia Edizioni: «Continuiamo a seguire i passi di donne realmente esistite. Questa volta abbiamo seguito le tracce di un’eroina delle lotte per l’indipendenza dell’America Latina. Juana Azurduy è la nostra antiprincipessa dell’Alto Perù, o la nostra principessa guerriera» (http://www.rapsodiaedizioni.com/chi-sono-le-antiprincipesse-e-gli-antieroi/)

Di seguito un estratto del libro della collezione Antiprincipesse #3, pubblicato da Chirimbote e Rapsodia Edizioni, che ringraziamo per la collaborazione. La dedica è per i piccoli ma anche per i  grandi che si prendono cura di loro, attenti a miscelare curiosità, fantasia, conoscenza con gli  antidoti contro il morbo degli stereotipi.

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Zanzarella, la giustiziera degli animali abbandonati

di Pier Didoni

Ilustrazione di Riccardo Mazzoli da “Zanzarella salva Ugo il tartarugo dal fosso puzzolente”, una delle favole musicali che hanno come protagonista la zanzara buona, generosa e sensibile nata dalla fantasia del pittore, musicista e compositore Pier Didoni (Music-Milano) http://ferrarididoni.com/index.php/tag/zanzarella/

Ebbene sì, a Milano le zanzare colpiscono ancora, indifferenti al calendario (novembre!) e alla stagione (autunno!). Sono tenaci, sovrappeso, moleste al di là di ogni umana sopportazione. Non come la “Zanzarella” immaginata da Pier Didoni che, in duo con la pianista Emanuela Ferrari, domani 9 novembre 2017 porta in scena lo spettacolo “Quadri in esposizione” al Circolo familiare di viale Monza 140, a Milano. 

“Ci vuole una bella pulizia a questo punto per il nostro povero Ugo”, disse Zanzarella, che ormai si era dimenticata che a casa c’era una torta che l’aspettava.

E chiamò al raduno tutte le zanzare che passavano di là. “Sentite amiche zanzare, dobbiamo ripulire da testa a zampe questo tartarugo puzzolente, e rimetterlo a nuovo”.

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Le donne cubane dettano legge

Testo e foto di Maria Elena Sini

«Oggi le donne costituiscono la maggioranza dei giudici cubani, degli avvocati e procuratori, degli scienziati, dei tecnici, degli operatori della sanità pubblica e dei professionisti», scrive Maria Elena Sini in questa seconda parte del suo interessante e completo approfondimento

Lavoro, istruzione, diritti: prosegue il viaggio di Maria Elena Sini nelle contraddizioni di Cuba. Mentre, come abbiamo sottolineato già ieri nella presentazione del suo meditato reportage, in queste ore gli Stati Uniti di Donald Trump hanno ordinato al 60 per cento dello staff dell’ambasciata americana di lasciare l’Avana.

Descrivere il fascino dei paesaggi cubani e la cordialità della gente è facile, ma all’inizio di questo racconto ho premesso che trovavo difficile parlare della mia esperienza a Cuba perché non si può dimenticare che questo Paese, caratterizzato da tanta bellezza e gioia di vivere è governato da un regime che limita alcune libertà fondamentali. È innegabile che la Rivoluzione Castrista ha messo fine al governo di Fulgencio Batista, corrotto e legato alla mafia. Il dittatore si insediò nel 1952 con un colpo di Stato che, reprimendo ogni opposizione, abolì il diritto di sciopero, ripristinò la pena di morte e sospese le garanzie costituzionali. In quegli anni le condizioni di vita della nazione erano pessime: un terzo della popolazione viveva nella sporcizia in baracche, spesso senza elettricità o servizi igienici, vittima di malattie parassitarie. Non esisteva un servizio sanitario e veniva negata l’istruzione.

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