Buon cammino, Violeta

di Nadia Fink e Pitu Saá*

“Violeta Parra nacque il 4 ottobre 1917 a San Fabián de Alico, un Paese del Cile, ma ben presto si trasferì con la sua famiglia a Chillán». Nel libro di Nadia Fink, illustrato da Pitu Saá, il suicidio dell’artista cilena non viene nominato, si preferisce rimandare le bambine e i bambini ai quali questa “favola vera” è dedicata a un altro tempo e ad altri libri. Con la traduzione di Maria Elena Vaiasuso, il libro è pubblicato in Italia da Rapsodia edizioni nella collana Antiprincipesse #2 (http://www.rapsodiaedizioni.com/portfolio-item/antiprincipesse-2-violeta-parra/)

Un giorno Violeta scoprì un segreto: la chiave dell’armadio in cui suo padre nascondeva una chitarra. Lui, infatti, era un folklorista e si esibiva durante le feste di paese, accompagnato dalla voce di sua moglie. Ma diceva: “con la musica non si guadagna un bel niente!”.

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Cicliste all’Isola (con stile vario)

Testo e foto di Luca Bartolommei

Il murales all’uscita della metropolitana che colora la zona del quartiere di fronte al giardino condiviso “Isola Pepe Verde” di Milano dove, il 20 maggio 2017, ci sarà una festa in musica con i bambini del nido Soprasotto

Ogni canzone milanese deve essere crudele e sbarazzina, recita l’incipit de La “Gagarella” del Biffi Scala, composta dalla coppia simbolo della musica meneghina Giovanni D’Anzi – Alfredo Bracchi, di cui ho parlato ieri. Attraverso un brano, quindi, si possono prendere in giro usi, costumi e personaggi della nostra città con ironia tutta ambrosiana.
Proverò ad adeguarmi all’invito dei due maestri, non scrivendo rime e note ma soltanto un breve testo nato ascoltando, ma anche suonando, questa canzone che tanto mi piace e che mi dà l’opportunità di usare la mia lingua madre, il milanese.

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La “Gagarella”, ovvero il tipo di donna che si può incontrare soltanto a Milano

di Luca Bartolommei

Milano,1941. Bigliettaie Atm davanti al deposito di via Messina. Nell’Italia entrata da poco in guerra, le donne svolgevamo il lavoro degli uomini. Nella canzone di Giovanni D’Anzi “La “Gagarella” del Biffi Scala” è “dipinto” un aspetto diverso di quel periodo, tra caffè alla moda, tic delle ragazze e giovanotti perdigiorno antesignani dei futuri playboy.

Una signorina gira in bicicletta per il centro di Milano, pedala con ritmo veloce, ha marinato la scuola e non può fare tardi all’appuntamento per il tè. Arriva in piazza della Scala, al Biffi, dove si incontra con i suoi amici gagà per passare il pomeriggio scambiando facezie varie con quel linguaggio che solo i giovani possono comprendere. Fuma le Camel e beve il Kummel, ama i vestiti alla moda e tiene alla linea, ma il suo accompagnatore è magro da far pietà, e in fondo anche lei non è poi così elegante e chic, con quelle scarpette risuolate male.

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Anche la fantasia dei bambini fa un tuffo ne “La mer”

di Luca Bartolommei

Uno dei disegni degli alunni di Annalena Manca, insegnante della scuola primaria “Falcone e Borsellino” di Roma

Sono sul treno, sto viaggiando da Montpellier a Perpignan, la Camargue è alle mie spalle. I binari seguono la linea curva, morbida, che disegna il Golfo del Leone. Mare e palude, pioviggina.
Mi viene in mente qualcosa che avevo scritto da ragazzo, ma sì, sì, una poesia sul mare. Bei tempi quelli, non c’era più la guerra, adesso ci siamo dentro un’altra volta.
Il mare è agitato, sembra danzare e cullare i gabbiani,  fermi in aria controvento.
Riflessi cangianti, case arrugginite, canne al vento.
Devo prendere appunti mentre mi godo questa vista meravigliosa, aggiungere qualche emozione nuova, i primi accordi e poi vedremo, stasera voglio provare con il mio pianista.

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E ce ne costa lacrime st’America…

di Adele Colacino*

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Foto di Annalisa Mongili: «Siamo al Ground Zero Memorial, qui è proibito mettere fiori. Si può solo nel giorno del compleanno della povera vittima di quell’orribile attacco. È un luogo di una commozione intensa. Mi fa amare ancora di più la città di New York»

Naturalmente Carmine’s, non avevamo dubbi, è un ristorante che ha origini italiane. Anzi per tutti è un ristorante italiano, meno che per gli italiani. È strapieno: di gente, di lampadari a gocce, di giganteschi ritratti a olio di ogni generazione che lo ha gestito, di fiori e di piante, di camerieri di ogni colore, filippini, coreani…

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Padri, madri, figli e dubbi

di Luca Bartolommei

Ecco un altro brano da ascoltare con i nostri figli. Il titolo, Father and son, è molto chiaro e non lascia dubbi sulle figure che animano la canzone. Due parole sull’album che la contiene. È il 1970 quando Steven Demetre Georgiou, questo il vero nome di Cat Stevens, pubblica il suo quarto LP, Tea for the Tillerman, che contiene, oltre a Father and son, altri brani di successo. Un disco gentile ed equilibrato, acustico e sognante.

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“Harold e Maude” è un film del 1971 diretto da Hal Ashby. La colonna sonora è di Cat Stevens, autore di “Father and son”, canzone sugli incontri e gli addii ai quali la vita ci chiede di prepararci

Alcuni brani dell’album furono inseriti nella colonna sonora di Harold e Maude, tenerissimo film del 1971 di Hal Ashby, insieme ad altre canzoni di Stevens, diventando parte integrante del film stesso. Per inciso, la pellicola narra dell’incontro tra un ragazzo di diciotto anni e una signora di settantanove, della loro amicizia che si trasforma in amore, e pur finendo in maniera drammatica, rimane un tenerissimo inno alla vita. Da vedere, magari anche questo, insieme.

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Canzone per Rita

di Erica Sai

canzone

L’immagine è tratta dal video di “Canzone” di Lucio Dalla, citata da Erica Sai in questo ricordo familiare di Rita Barozzi, morta tre giorni fa a 102 anni (il brano è contenuto nell’album “Canzoni” del 1996)

Rita è morta. Poco fa, sì. Aveva 102 anni, quasi 103 perché li avrebbe compiuti all’inizio di maggio; il 4 per la precisione, proprio come Lukas (il mio quasi nipotino) che invece ne farà due. Non ero lì, però secondo me è morta come è vissuta: senza “disturbare”.

Rita era una parente dal mio ramo paterno, cugina di mio nonno Valente; il nonno che non ho conosciuto perché è morto troppo presto, troppo anche per mio papà che era solo un bambino. È stata madrina di battesimo di mio papà, per quanto ne so in passato erano stati tenuti abbastanza vivi i rapporti con mia nonna che raccontava qualche episodio. A quei tempi c’era anche Livia, una cugina che ha vissuto tutta la vita con Rita e che molti anni fa ha iniziato ad ammalarsi. Comunque, mia nonna non aveva un gran bel carattere, mal sopportava le pesantezze caratteriali di Livia, e non era una persona molto predisposta a tirare per le lunghe le relazioni di aiuto. È stata mia mamma ad entrare nella dinamica e prestare la sua mano. Con la spesa al supermercato, poi con i medici, con l’assistenza in generale. Da decenni possiamo ormai dire.

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