«Ma va’?», «E già!»

Le acrobazie delle parole quando la “novità” fa sobbalzare la provincia nel libro di Andrea Vitali Olive Comprese (Garzanti, prima edizione 2006). Questa sera – domenica 4 luglio 2021 – lo scrittore sarà al Palasole della sua Bellano, sul lago di Como, in uno spettacolo di “teatro, canzone e letteratura”. Con Francesco Pellicini alle ore 21.

di Andrea Vitali

Andrea Vitali fotografato di spalle da Paola Ciccioli lungo via Manzoni, a Bellano, il borgo dell’alto Lario dove lo scrittore è nato, vive, lavora e inventa le storie dei suoi romanzi: in un intreccio di atmosfera del luogo e sensibilità personale che questo scatto sembra restituire.

Fratina Mazzoli era la serva tuttofare di casa Bonaccorsi. Era soprannominata «Patati». Del tubero aveva l’intelligenza e la mimica. Ma anche la bontà e l’attitudine a essere cucinata in qualunque modo. Solitamente prendeva servizio alle otto in punto. La mattina di quel 10 maggio le era stato concesso di presentarsi alle nove per non disturbare il riposo del podestà dopo la notte di festa per l’Impero. Fosse stata una giornata come le altre quindi sarebbe toccato a lei vedere per prima lo sfregio sul muro a lato del portone d’ingresso di casa Bonaccorsi. E probabilmente non si sarebbe fatta troppe domande, nemmeno una. Avrebbe preso acqua e lisciva e l’avrebbe cancellato.

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«Macerata è Libera»

di Augusto Pantanetti

Domani, 30 giugno 2021, saranno 77 anni che Macerata è stata liberata dall’oppressione del nazifascismo. L’Amministrazione comunale della città marchigiana, guidata dal sindaco leghista Sandro Parcaroli, con una decisione senza precedenti ha (letteralmente) “snellito” la cerimonia istituzionale in ricordo dello storico 30 aprile 1944 e vietato ai rappresentanti dell’Anpi di tenere il loro discorso. Al punto che l’Associazione nazionale partigiani ha dovuto organizzare un altro incontro pubblico per il pomeriggio, durante il quale verranno letti brani dal libro Il Gruppo Bande Nicolò e la liberazione di Macerata del comandante partigiano Augusto Pantanetti. Vi proponiamo con commozione l’ultimo capitolo.

La bandiera che i partigiani issarono sul Monumento ai Caduti di Macerata la mattina del 30 giugno 1944 dove domani alle ore 19 si terrà la commemorazione delle democratiche e dei democratici maceratesi. La presidente dell’Anpi di Macerata, Lucrezia Boari (della quale trovate un intervento in questo blog) ha scritto: «Una bandiera cucita con la stoffa di un paracadute degli Alleati e dipinta a mano. Un tricolore senza lo stemma della monarchia. La bandiera dell’Italia che sognavano libera e migliore “per chi c’era, per chi non c’era e anche per chi era contrario”».

Avanziamo a passo di lumaca. La gente viene avanti con noi continuando a manifestare con gioia, sino all’imbocco della città ormai libera. Con una autocarretta attraversiamo in un lampo la città e laggiù sullo sfondo, anche se piccolissima vista da lontano, laggiù sul monumento alla Vittoria svetta la nostra bandiera. Pino Pinci e i 12 ragazzi del suo gruppo hanno fatto il miracolo; alle ore 11 e 30, cioè ben 5 ore prima che noi si giungesse a Macerata, deponevano il vessillo bianco-rosso-verde sull’Ara che ricorda i caduti in guerra. Ma lasciamo a lui il compito di ricordare quest’ultima azione dei 296 giorni di preludio alla libertà, tanti furono i giorni della nostra guerriglia:

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«Io nel tumulto del 25 aprile con il “Grande Capo” in fuga sull’altra riva del lago»

di Anna Bertarini Monti*

Bellano, 25 aprile 2021: 76 anni dopo il corale ringraziamento per la fine della guerra, questa mattina nella chiesa dei Santi Nazaro e Celso di Bellano si è pregato ancora per chi ha fatto la Resistenza, per chi allora si è sacrificato per ridare la libertà al nostro Paese. E per chi, ora, sta cercando di portare l’Italia e il mondo fuori dalla pandemia (foto di Paola Ciccioli).

Bellano, 25 aprile 1945: tutto il paese prega per la pace ritrovata. Sulla sponda opposta del lago di Como Benito Mussolini, travestito da tedesco, tenta inutilmente di scappare dall’Italia.

La mattina del 25 aprile c’era nebbia sulle montagne, sembrava quasi nevischio: dalla montagna sembrava che sarebbero scesi i nostri partigiani.

La strada del lago era interrotta: la colonna tedesca che saliva verso la Valtellina era ferma, asserragliata nelle gallerie di Grumo e aspettava gli Americani per arrendersi.

Sulla riva di fronte, “il Grande Capo” era nascosto nell’altra colonna tedesca che saliva anch’essa verso la Valtellina: era un uomo finito, spaventato, mascherato da una divisa tedesca, stava fuggendo per arrivare al confine.

Le notizie erano sconvolgenti, incerte, non si capiva più niente. Quel giorno, sul lago, si concludeva mezzo secolo di storia.

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«Nella città dove le strade torneranno a riempirsi di vita»

di Maria Elena Sini

C’è la possibilità che tutta l’Italia si fermi ancora a causa della pandemia e al diffondersi delle varianti di Sars-Cov-2. La nostra necessità di spostarci liberamente e viaggiare resta sospesa tra ricordi e progetti, i libri ci aiutano a recuperare emozioni accantonate e a ripensare i percorsi che vorremmo compiere. Con questo suo post pubblicato il 28 marzo 2020 nel Gruppo Facebook di “Donne della realtà”, Maria Elena Sini ci riporta al primo lockdown e a Sassari, la sua città. Lo fa con le parole di Elio Vittorini, della cui passione per la letteratura di viaggio parla nel filmato* Demetrio Vittorini, il figlio dello scrittore e curatore editoriale nato a Siracusa il 23 luglio 1908 e morto a Milano il 12 febbraio 1966.

In questi giorni in cui siamo costretti a stare a casa, dopo lunghe ricerche tra gli scaffali della mia libreria, ho ritrovato questo libro che pensavo di aver prestato ed ero convinta non fosse più rientrato a casa. Si tratta di Sardegna come un’infanzia, scritto da Elio Vittorini in occasione di un viaggio nell’isola nel 1932 organizzato dalla rivista “Italia letteraria” e abbinato ad un concorso di letteratura e giornalismo. Di questo réportage, un po’ poema in prosa e un po’ presentazione di paesaggi e figure che quasi un secolo fa avevano un sapore mitico e leggendario, ho deciso di riportare alcune delle pagine dedicate a Sassari, perché descrivono bene il carattere della mia città vivace, caratterizzata da un’ironia pungente e graffiante, che ha sempre amato i luoghi di incontro dove ballare, mettere a confronto le proprie idee, divertirsi.

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Milano scivola nel silenzio

di Aldo Nove* – Foto di Anna De Lucio

Una donna e un uomo, con mascherina, attraversano il Naviglio al tramonto e sembrano due ombre senza tempo. L’autrice di questa ed altre foto, Anna De Lucio, sabato 24 ottobre 2020 ha spiegato a Paola Ciccioli: «Le ho scattate oggi pomeriggio, andando a fare una passeggiata, nel timore di non poterlo fare nelle prossime settimane. Restiamo davvero (per ora) vicine così. A presto»

Il primo canale navigabile del mondo

Il primo punto di collegamento tra Milano e la vita che a Milano veniva in barca attraverso i Navigli attraverso i secoli cresceva

Da dove arrivava il marmo per costruire Milano

Da dove arrivava l’acqua che irrigava Milano

Da dove confluivano le merci per sfamare Milano

Da dove si attraversava Milano in barca

Da dove arrivavano le acque della Svizzera

Da dove il Lago Maggiore entrava a Milano

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Il gatto, «l’animale che ha addomesticato l’uomo»

Testo di Maurizio Gusso – Foto di Giusy Borroni

«Mai avuto gatti, ma qualche gatto ha avuto me», ha scritto giorni fa Maurizio Gusso in un commento nel Gruppo Facebook Donne della realtà. E dalla domanda – “In che senso?” – è nato questo bel racconto breve in forma di risposta che ci consente di conoscere meglio il docente, lo storico, l’autore di saggi sulle canzoni come fonti storiche. E anche i gatti e la loro influenza sulla nostra vita, naturalmente.

Il volto di Venezia durante la chiusura per la pandemia da Corona Virus. La foto è dell’esperta di comunicazione Giusy Borroni che con scatti molto emozionanti (li pubblicheremo nei prossimi giorni) ha documentato la solitudine della città dove è nato l’autore del post nelle settimane drammatiche che ci siamo da poco lasciate/i alle spalle. Quelli che vediamo «sono i portici di Palazzo Ducale, da questa parte c’è l’ingresso alle mostre … di solito transennato per regolare il flusso dei visitatori. Vuoto assoluto 🙁»

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“Milano” è una questione di dettagli

di Paola Ciccioli

Per me Milano è un libro. Passeggio per le strade del centro, fotografo targhe e monumenti, ripasso col pensiero la biografia dei grandi autori, annoto mentalmente i nomi dati a vie, giardini e piazze, cerco di trovare il filo che tiene insieme gli strati ancora visibili dell’antica capitale dell’Impero romano, le dominazioni straniere, i fasti marmorei del Ventennio, le ferite della guerra, con il prima e il dopo di quartieri catapultati nell’ipermodernità.

Lo smartphone, al quale ho ceduto di malavoglia e conservando sempre la tentazione di farne a meno, ha moltiplicato la mia attitudine a fotografare i dettagli di questo libro-città. Mio marito Luca, che con pazienza svuota la memoria del mio cellulare, mi ha detto l’altro giorno che avevo raggiunto un numero difficilmente gestibile di scatti, non saprei dire ora esattamente quanti e non glielo chiedo perché tanto per me sarebbero sempre troppo pochi. A cosa mi serve fotografare tanto compulsivamente? Mi serve a rendere vive le frasi o le pagine dei libri di carta e questo post ne è una prova.

Un giorno, tornato da una lezione di chitarra, Luca mi ha portato Milano (Sellerio editore Palermo, 2015), raccolta di sei racconti scritti da altrettanti autori contemporanei su quella che viene definita l’unica vera metropoli italiana, che chissà poi se è davvero così. Gli autori sono: Giorgio Fontana, Helena Janeczek, Paolo Di Stefano, Marco Balzano, Neige De Benedetti, Francesco M. Cataluccio. E Milano me l’ha mandato Tiziana Colla, donna di teatro e autrice che in questo libro ha trovato atmosfere stimolanti e condivisibili. Io l’ho letto con l’attenzione che l’isolamento da pandemia per certi versi esalta e, racconto dopo racconto, da ogni storia ho estratto una citazione che ho avvicinato a sei tra le tante foto scattate nei mesi scorsi. Tutte mi riportano alla ragione e all’emozione di ogni singolo scatto, con tutte posso passeggiare anche a distanza nella città diventata in queste settimane apparentemente vuota e sola.

Ho scattato questa foto a un palazzo del quartiere Isola di Milano il 20 settembre 2019

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Favole al balcone

di Gianni Rodari*

Al mercato di Gavirate capitano certi ometti che vendono di tutto, e più bravi di loro a vendere non si sa dove andarli a trovare.

Un venerdì capitò un ometto che vendeva strane cose: il Monte Bianco, l’Oceano Indiano, i mari della Luna, e aveva una magnifica parlantina, e dopo un’ora gli era rimasta solo la città di Stoccolma.

La comprò un barbiere, in cambio di un taglio di capelli con frizione. Il barbiere inchiodò tra due specchi il certificato che diceva: Proprietario della città di Stoccolma, e lo mostrava orgoglioso ai clienti, rispondendo a tutte le loro domande.

– È una città della Svezia, anzi è la capitale.

– Ha quasi un milione di abitanti, e naturalmente sono tutti miei.

– C’è anche il mare, si capisce, ma non so chi sia il proprietario.

Il barbiere, un poco alla volta, mise da parte i soldi, e l’anno scorso andò in Svezia a visitare la sua proprietà. La città di Stoccolma gli parve meravigliosa, e gli svedesi gentilissimi. Loro non capivano una parola di quello che diceva lui, e lui non capiva mezza parola di quello che gli rispondevano.

– Sono il padrone della città, lo sapete o no? Ve l’hanno fatto, il comunicato?

Gli svedesi sorridevano e dicevano di sì, perché non capivano ma erano gentili, e il barbiere si fregava le mani tutto contento:

– Una città simile per un taglio di capelli e una frizione! L’ho proprio pagata a buon mercato.

E invece si sbagliava, e l’aveva pagata troppo. Perché ogni bambino che viene in questo mondo, il mondo intero è tutto suo, e non deve pagarlo neanche un soldo, deve soltanto rimboccarsi le maniche, allungare le mani e prenderselo.

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A Bergamo e al suo “sentimento civile”

di Paola Ciccioli*

«A Bergamo s’arrivò in un treno gremito, tutte persone indaffarate con le loro borse. Ci ritrovammo in folla alla funicolare della Città Alta. Le impressioni meccaniche della vita quotidiana, le officine della pianura lombarda, il movimento di Milano di cui eravamo ancora una lontana vibrazione, occupava i nostri pensieri; ma bastò che si scendesse tutti alla piazza del Mercato delle Scarpe, e si entrasse nell’aria della città medievale, perché tutto questo svanisse d’incanto; ognuno si trovò quasi in una remota abitudine, in una vita lenta e addolcita; le ore di tutte le chiese parvero lunghe; tutto quello che avevamo lasciato di ansie e affari alle nostre spalle sembrò il fatto d’una vita doppia e d’un atteggiamento» (Corrado Alvaro, Itinerario Italiano).

*Le parole curano e guariscono: oggi le dedichiamo alla città che più di altre piange le vittime dell’epidemia da Corona Virus. Grazie a Luca Bartolommei per la registrazione del video, anticipato questa mattina sui nostri canali Facebook.

«Madonnina, sostieni nella fatica logorante chi sta curando i malati»

La preghiera ai piedi della Madonnina dell’Arcivescovo di Milano, Monsignor Mario Delpini, «nei giorni tribolati del Corona Virus»

On March 11th 2020 the Archbishop of Milan has prayed on top of Duomo cathedral in different languages, adressing «all the people» so that «our Earth could be an attractive land for living».

– Sulla sommità del Duomo , l’11 marzo 2020 l’Arcivescovo di Milano ha pregato in diverse lingue, rivolgendosi a «tutte le genti» affinché «la nostra Terra sia una terra dove è desiderabile abitare».

«Una esortazione alla preghiera per i fedeli di ogni credo e per i non credenti un documento che è già Storia della città di Milano e dell’Italia intera», ha scritto Paola Ciccioli su Facebook, ringraziando il fotografo Andrea Cherchi da cui ha condiviso il video.

 

O mia bèla Madonina che te dominet Milan,

Mater dolorosa, consolatrix afflictorum, conforta con la tua presenza

coloro che più soffrono nei nostri ospedali e nelle nostre case:

invoca ancora per tutti il dono dello Spirito Consolatore che ti ha consolato.

 

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“Bella”, one word is enough

Testo, foto e traduzione in inglese di Luca Bartolommei

Gli Stati Uniti sono il secondo Paese che, ci informano le statistiche wordpress, contatta quotidianamente il blog Donne della realtà di cui sono la responsabile e coordinatrice. Seguono il Canada, il Regno Unito, l’Irlanda, tutti i Paesi europei e l’America Latina, perché come sapete il blog  ha un’intera sezione dedicata ai contenuti in lingua spagnola. Ho chiesto a Luca Bartolommei , che ringrazio, di tradurre in inglese i nostri migliori contributi su Milano, la sua storia e le sue canzoni che abbiamo realizzato insieme in questi anni. Noi vogliamo, lo desideriamo, mantenere vivo il nostro legame con il mondo: il web (il “vasto mondo”) è appunto questo. E, liberata da parole negative e fuorvianti, la Rete è la grande risorsa a nostra disposizione per evitare l’isolamento e il pregiudizi, specie di in queste settimane di allarme Corona Virus. Non potevano che iniziare con l’articolo scritto da Luca sulla sua esperienza di busker sotto le guglie del Duomo. (Paola Ciccioli)

I shot this picture with my phone last september 1st. In a while, light had changed and Duomo looked no longer golden. I’ve caught the moment. I have chosen this photo as cover of my Facebook page “Palcoscenico Milano” where I post pics, videos and other stuff about my going-around-busking-by-myself tour in Milano (https://www.facebook.com/Luca-Bartolommei-Palcoscenico-Milano-440509793146462)

From time to time I pick up my travel guitar and my small mobile PA and go busking in the streets of Milano. I mostly play and sing milanese traditional songs of the 40’s and 50’s, my wife Paola named this project Milano on Stage. Then, Milano itself becomes a huge scene where I can tell to passers-by tales about characters, situations, stories, locations, vices and virtues of the town. Busking, by the way, is something unique in terms of my personal experience, and is really rewarding, it’s something new, and it’s not granted, even after a lifetime spent with and in music. Continua a leggere

La spiaggia Sassonia, il cantiere e l’odore del legno

Eccoci finalmente a Fano, nonni, nipoti e bauli. Luca Bartolommei continua il racconto delle estati trascorse nella città marchigiana che insieme ad Ancona e Ascoli Piceno si è candidata a Capitale italiana della cultura 2021. Entro il 10 giugno la giuria deciderà.

di Luca Bartolommei

In questa immagine di qualche anno fa, il Maestro Enzo Berardi mentre dirige la banda “Musica Arabita” dall’alto del suo podio. L’autore del post seguiva la sfilata dei carri dal balcone di casa durante il Ferragosto. Anche questa festa verrà ricordata nel seguito dei racconti sulle estati fanesi di qualche anno fa… Foto da http://www.fanocitta.it

Il bagnino si chiamava Guido, capelli candidi, rughe, pelle scura. Il figlio Carlo era un bel “fusto” e piantava senza fatica i pali degli ombrelloni tra i ciottoli della spiaggia Sassonia. I bagni Carlo ancora oggi sono lì.

Noi però avevamo il nostro ombrellone con le sdraie un po’lontano dal mare, vicino ai capanni oltre una passerella di lastroni di cemento liscio parallela alla riva ma più in alto, la Sassonia era inclinata, e c’era la sabbia. Eravamo vicini anche al bar/chiosco/gelateria dove si trovava anche quella focaccia con o senza pomodoro che il papà di Maria Giulia ti dava in quella carta oleata ma non troppo che non è mai stata dimenticata. Né la focaccia, né la carta.

Eravamo anche vicini a casa e alla trattoria di Jolanda e sua sorella, così tanto vicini che se tirava il vento giusto, oltre al profumo del fico nel giardinetto ti arrivava dritto nelle narici anche l’avviso che diversi calamari erano stati condannati ad abbrustolire sul fuoco di legna e carbonella, dopo essere stati ben ricoperti e riempiti di mollica, prezzemolo e aglio e che su un altro fuoco adiacente era iniziata la cottura del brodetto.

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Da Maciachini a Fano (con i bauli di nonna Elia)

di Luca Bartolommei

L’amica Silvia Tamburriello ha colto l’occasione nei giorni scorsi di parlare di Carnevale durante uno dei suoi consueti collegamenti con Tony Pasquale su ICN Radio New York. Ovviamente si parlava di carnevali marchigiani e segnatamente di quello di Visso e di quello di Fano. Amo le Marche e Visso, ma quando sento parlare di Fano perdo l’obiettività, perché ho passato in quella città molte estati della mia fanciullezza e dell’inizio della mia adolescenza.  Fano è una delle tre città marchigiane candidate a diventare capitale italiana della cultura per il 2021.

Nella foto di Ramona Neri un particolare della sfilata dei carri allegorici a Fano durante il Carnevale lo scorso 9 febbraio. In basso a sinistra si scorge il “Vulon” la tipica maschera fanese.

La partenza per Fano veniva organizzata con molto metodo e discreto anticipo.

La prima operazione era quella di fare i bauli, sì, proprio i bauli, quelli verdi con le costolature nere con i rivetti in ottone, così come le serrature laterali con le cerniere e la chiavetta (occhio a non perderla, sennò…) e quella centrale predisposta a ricevere un bel lucchetto robusto, che non si sa mai…

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Al Dams con Umberto Eco e la sua infuocata lezione sul gessetto nel villaggio globale

di Marcello Jori

Il Centro internazionale di studi umanistici “Umberto Eco” di Bologna ha promosso un ciclo di seminari, Un lessico per le scienze umane, sulla comunicazione ambientale, medica, scientifica, sulla cultura digitale e l’etica dell’informazione. Gli incontri andranno avanti fino a maggio 2020 in collaborazione con cheFare, Agenzia di trasformazione culturale, e con PreTesti, Laboratorio studentesco di ricerca semiotica. E, a proposito di semiotica, proponiamo questo brano tratto dal romanzo Nonna Picassa in cui l’artista Marcello Jori, con evidenti richiami autobiografici, racconta il legame speciale tra un aspirante pittore e la nonna che lo surclassa in genialità e bravura. Tanto che il nipote, studente del Dams che non sa esattamente cosa sia la semiotica, ordisce ai suoi danni un imbroglio che alla fine lo costringerà a farsi carico del proprio talento. Eccolo al cospetto del semiologo diventato “leggenda”.

Umberto Eco e le dita incendiate dai fiammiferi durante una lezione di semiotica al Dams nella Bologna degli Anni 70. L’illustrazione è contenuta nel libro “Nonna Picassa”, romanzo del 2000 di Marcello Jori, da poco ristampato da Mondadori. L’illustrazione è dello stesso artista-autore e Paola Ciccioli l’ha fotografata per noi.

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«È Sassari»

di Elio Vittorini

Sarà dedicata ad Elio Vittorini la puntata del 16 dicembre 2019 del ciclo L’altro ‘900, programma di Rai Cultura sulle scrittrici e gli scrittori che hanno segnato la Letteratura italiana del secolo breve. In onda su Rai 5, l’approfondimento è firmato da Isabella Donfrancesco con Alessandra Urbani per la regia di Laura Vitali e Diego Magini. Cogliamo l’occasione per pubblicare quel che l’intellettuale di Siracusa (per nascita) e di Milano (per scelta) scrisse su Sassari in Sardegna quasi sognata, diario di un viaggio emozionante che Vittorini fece nel 1932 e che pubblicò soltanto vent’anni dopo. Dedichiamo le sue parole alla viaggiatrice per antonomasia del nostro blog, Maria Elena Sini, perché Sassari è la sua città.

Un’immagine della tradizionale “Cavalcata sarda” di Sassari la cui prossima edizione si terrà domenica 17 maggio 2020 (foto da https://www.sardegnaospitale.it/eventi/5-cavalcata-sarda-a-saassari.html?date=2018-05-20-09-00)

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