Favole al balcone

di Gianni Rodari*

Al mercato di Gavirate capitano certi ometti che vendono di tutto, e più bravi di loro a vendere non si sa dove andarli a trovare.

Un venerdì capitò un ometto che vendeva strane cose: il Monte Bianco, l’Oceano Indiano, i mari della Luna, e aveva una magnifica parlantina, e dopo un’ora gli era rimasta solo la città di Stoccolma.

La comprò un barbiere, in cambio di un taglio di capelli con frizione. Il barbiere inchiodò tra due specchi il certificato che diceva: Proprietario della città di Stoccolma, e lo mostrava orgoglioso ai clienti, rispondendo a tutte le loro domande.

– È una città della Svezia, anzi è la capitale.

– Ha quasi un milione di abitanti, e naturalmente sono tutti miei.

– C’è anche il mare, si capisce, ma non so chi sia il proprietario.

Il barbiere, un poco alla volta, mise da parte i soldi, e l’anno scorso andò in Svezia a visitare la sua proprietà. La città di Stoccolma gli parve meravigliosa, e gli svedesi gentilissimi. Loro non capivano una parola di quello che diceva lui, e lui non capiva mezza parola di quello che gli rispondevano.

– Sono il padrone della città, lo sapete o no? Ve l’hanno fatto, il comunicato?

Gli svedesi sorridevano e dicevano di sì, perché non capivano ma erano gentili, e il barbiere si fregava le mani tutto contento:

– Una città simile per un taglio di capelli e una frizione! L’ho proprio pagata a buon mercato.

E invece si sbagliava, e l’aveva pagata troppo. Perché ogni bambino che viene in questo mondo, il mondo intero è tutto suo, e non deve pagarlo neanche un soldo, deve soltanto rimboccarsi le maniche, allungare le mani e prenderselo.

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A Bergamo e al suo “sentimento civile”

di Paola Ciccioli*

«A Bergamo s’arrivò in un treno gremito, tutte persone indaffarate con le loro borse. Ci ritrovammo in folla alla funicolare della Città Alta. Le impressioni meccaniche della vita quotidiana, le officine della pianura lombarda, il movimento di Milano di cui eravamo ancora una lontana vibrazione, occupava i nostri pensieri; ma bastò che si scendesse tutti alla piazza del Mercato delle Scarpe, e si entrasse nell’aria della città medievale, perché tutto questo svanisse d’incanto; ognuno si trovò quasi in una remota abitudine, in una vita lenta e addolcita; le ore di tutte le chiese parvero lunghe; tutto quello che avevamo lasciato di ansie e affari alle nostre spalle sembrò il fatto d’una vita doppia e d’un atteggiamento» (Corrado Alvaro, Itinerario Italiano).

*Le parole curano e guariscono: oggi le dedichiamo alla città che più di altre piange le vittime dell’epidemia da Corona Virus. Grazie a Luca Bartolommei per la registrazione del video, anticipato questa mattina sui nostri canali Facebook.

«Madonnina, sostieni nella fatica logorante chi sta curando i malati»

La preghiera ai piedi della Madonnina dell’Arcivescovo di Milano, Monsignor Mario Delpini, «nei giorni tribolati del Corona Virus»

On March 11th 2020 the Archbishop of Milan has prayed on top of Duomo cathedral in different languages, adressing «all the people» so that «our Earth could be an attractive land for living».

– Sulla sommità del Duomo , l’11 marzo 2020 l’Arcivescovo di Milano ha pregato in diverse lingue, rivolgendosi a «tutte le genti» affinché «la nostra Terra sia una terra dove è desiderabile abitare».

«Una esortazione alla preghiera per i fedeli di ogni credo e per i non credenti un documento che è già Storia della città di Milano e dell’Italia intera», ha scritto Paola Ciccioli su Facebook, ringraziando il fotografo Andrea Cherchi da cui ha condiviso il video.

 

O mia bèla Madonina che te dominet Milan,

Mater dolorosa, consolatrix afflictorum, conforta con la tua presenza

coloro che più soffrono nei nostri ospedali e nelle nostre case:

invoca ancora per tutti il dono dello Spirito Consolatore che ti ha consolato.

 

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“Bella”, one word is enough

Testo, foto e traduzione in inglese di Luca Bartolommei

Gli Stati Uniti sono il secondo Paese che, ci informano le statistiche wordpress, contatta quotidianamente il blog Donne della realtà di cui sono la responsabile e coordinatrice. Seguono il Canada, il Regno Unito, l’Irlanda, tutti i Paesi europei e l’America Latina, perché come sapete il blog  ha un’intera sezione dedicata ai contenuti in lingua spagnola. Ho chiesto a Luca Bartolommei , che ringrazio, di tradurre in inglese i nostri migliori contributi su Milano, la sua storia e le sue canzoni che abbiamo realizzato insieme in questi anni. Noi vogliamo, lo desideriamo, mantenere vivo il nostro legame con il mondo: il web (il “vasto mondo”) è appunto questo. E, liberata da parole negative e fuorvianti, la Rete è la grande risorsa a nostra disposizione per evitare l’isolamento e il pregiudizi, specie di in queste settimane di allarme Corona Virus. Non potevano che iniziare con l’articolo scritto da Luca sulla sua esperienza di busker sotto le guglie del Duomo. (Paola Ciccioli)

I shot this picture with my phone last september 1st. In a while, light had changed and Duomo looked no longer golden. I’ve caught the moment. I have chosen this photo as cover of my Facebook page “Palcoscenico Milano” where I post pics, videos and other stuff about my going-around-busking-by-myself tour in Milano (https://www.facebook.com/Luca-Bartolommei-Palcoscenico-Milano-440509793146462)

From time to time I pick up my travel guitar and my small mobile PA and go busking in the streets of Milano. I mostly play and sing milanese traditional songs of the 40’s and 50’s, my wife Paola named this project Milano on Stage. Then, Milano itself becomes a huge scene where I can tell to passers-by tales about characters, situations, stories, locations, vices and virtues of the town. Busking, by the way, is something unique in terms of my personal experience, and is really rewarding, it’s something new, and it’s not granted, even after a lifetime spent with and in music. Continua a leggere

La spiaggia Sassonia, il cantiere e l’odore del legno

Eccoci finalmente a Fano, nonni, nipoti e bauli. Luca Bartolommei continua il racconto delle estati trascorse nella città marchigiana che insieme ad Ancona e Ascoli Piceno si è candidata a Capitale italiana della cultura 2021. Entro il 10 giugno la giuria deciderà.

di Luca Bartolommei

In questa immagine di qualche anno fa, il Maestro Enzo Berardi mentre dirige la banda “Musica Arabita” dall’alto del suo podio. L’autore del post seguiva la sfilata dei carri dal balcone di casa durante il Ferragosto. Anche questa festa verrà ricordata nel seguito dei racconti sulle estati fanesi di qualche anno fa… Foto da http://www.fanocitta.it

Il bagnino si chiamava Guido, capelli candidi, rughe, pelle scura. Il figlio Carlo era un bel “fusto” e piantava senza fatica i pali degli ombrelloni tra i ciottoli della spiaggia Sassonia. I bagni Carlo ancora oggi sono lì.

Noi però avevamo il nostro ombrellone con le sdraie un po’lontano dal mare, vicino ai capanni oltre una passerella di lastroni di cemento liscio parallela alla riva ma più in alto, la Sassonia era inclinata, e c’era la sabbia. Eravamo vicini anche al bar/chiosco/gelateria dove si trovava anche quella focaccia con o senza pomodoro che il papà di Maria Giulia ti dava in quella carta oleata ma non troppo che non è mai stata dimenticata. Né la focaccia, né la carta.

Eravamo anche vicini a casa e alla trattoria di Jolanda e sua sorella, così tanto vicini che se tirava il vento giusto, oltre al profumo del fico nel giardinetto ti arrivava dritto nelle narici anche l’avviso che diversi calamari erano stati condannati ad abbrustolire sul fuoco di legna e carbonella, dopo essere stati ben ricoperti e riempiti di mollica, prezzemolo e aglio e che su un altro fuoco adiacente era iniziata la cottura del brodetto.

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Da Maciachini a Fano (con i bauli di nonna Elia)

di Luca Bartolommei

L’amica Silvia Tamburriello ha colto l’occasione nei giorni scorsi di parlare di Carnevale durante uno dei suoi consueti collegamenti con Tony Pasquale su ICN Radio New York. Ovviamente si parlava di carnevali marchigiani e segnatamente di quello di Visso e di quello di Fano. Amo le Marche e Visso, ma quando sento parlare di Fano perdo l’obiettività, perché ho passato in quella città molte estati della mia fanciullezza e dell’inizio della mia adolescenza.  Fano è una delle tre città marchigiane candidate a diventare capitale italiana della cultura per il 2021.

Nella foto di Ramona Neri un particolare della sfilata dei carri allegorici a Fano durante il Carnevale lo scorso 9 febbraio. In basso a sinistra si scorge il “Vulon” la tipica maschera fanese.

La partenza per Fano veniva organizzata con molto metodo e discreto anticipo.

La prima operazione era quella di fare i bauli, sì, proprio i bauli, quelli verdi con le costolature nere con i rivetti in ottone, così come le serrature laterali con le cerniere e la chiavetta (occhio a non perderla, sennò…) e quella centrale predisposta a ricevere un bel lucchetto robusto, che non si sa mai…

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Al Dams con Umberto Eco e la sua infuocata lezione sul gessetto nel villaggio globale

di Marcello Jori

Il Centro internazionale di studi umanistici “Umberto Eco” di Bologna ha promosso un ciclo di seminari, Un lessico per le scienze umane, sulla comunicazione ambientale, medica, scientifica, sulla cultura digitale e l’etica dell’informazione. Gli incontri andranno avanti fino a maggio 2020 in collaborazione con cheFare, Agenzia di trasformazione culturale, e con PreTesti, Laboratorio studentesco di ricerca semiotica. E, a proposito di semiotica, proponiamo questo brano tratto dal romanzo Nonna Picassa in cui l’artista Marcello Jori, con evidenti richiami autobiografici, racconta il legame speciale tra un aspirante pittore e la nonna che lo surclassa in genialità e bravura. Tanto che il nipote, studente del Dams che non sa esattamente cosa sia la semiotica, ordisce ai suoi danni un imbroglio che alla fine lo costringerà a farsi carico del proprio talento. Eccolo al cospetto del semiologo diventato “leggenda”.

Umberto Eco e le dita incendiate dai fiammiferi durante una lezione di semiotica al Dams nella Bologna degli Anni 70. L’illustrazione è contenuta nel libro “Nonna Picassa”, romanzo del 2000 di Marcello Jori, da poco ristampato da Mondadori. L’illustrazione è dello stesso artista-autore e Paola Ciccioli l’ha fotografata per noi.

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