I versi di Michelangelo all’amica poetessa Vittoria Colonna

di Laura Bartolommei

Nota a margine alla visita alla Pietà Rondanini di Michelangelo che ieri, 11 giugno 2017, Laura Bartolommei ha fatto “scoprire” al Castello Sforzesco di Milano ai soci e agli amici dell’Associazione Donne della realtà: grazie!

C’è una poesia di Michelangelo che ieri non ho letto per non dilungarmi troppo, in piedi con quel caldo, ma che vale la pena conoscere per aggiungere un tassello alla comprensione del grande artista. Mi pare che in questi pochi versi si possa rintracciare tutto l’amore di Michelangelo per la sua arte, un bel sentimento di amicizia e il solito drammatico conflitto tra anima (spirito, ideale, infinito, eternità) e corpo (materia, caducità, imperfezione, morte).

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«Il palpito della vita, della bellezza, il peso della morte»

L’Associazione Donne della realtà ha organizzato per domenica 11 giugno, in mattinata, una visita al Castello Sforzesco di Milano. Andremo a vedere insieme la Pietà Rondanini di Michelangelo. Il genio del Rinascimento lavorò a quest’opera fino a pochi giorni prima di morire, nel 1564, a quasi novant’anni.

Anche questa volta ci farà da guida Laura Bartolommei, la nostra storica dell’arte di fiducia.

«Ultima opera, non finita, di Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564), la Pietà Rondanini è testamento e meditazione del vecchio artista sulla morte e la salvezza dell’anima» (https://www.milanocastello.it/it/content/michelangelo)

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«Non poteva più parlare, Anna, nemmeno con gli amici»

di Igort*

La giornalista russa Anna Politkovskaia nel “reportage disegnato” di Igort

Non poteva più parlare, Anna, nemmeno con gli amici. La Cecenia, quasi un’ossessione per lei, era argomento sgradito.

“Scrivo ciò che vedo”, una dichiarazione di intenti, di più: un metodo. Anna aveva fatto della ricerca sul campo un percorso professionale, che poi era diventato esistenziale.

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Caro Zola, viva la gioia! Tuo Cézanne

di Paul Cézanne

“Les grandes baigneuses”, Paul Cézanne (Aix-en-Provence, 1839 – 1906). Philadelphia Museum of Arts (http://www.philamuseum.org/)

Aix, 9 aprile 1858

Buongiorno, caro Zola

 

Prendo la penna infine

E com’è mio costume

Ti dirò innanzitutto

Come nuova locale

Che un forte temporale

Col suo sforzo possente

Fa cadere in città

Un’acqua che fertile fa

Dell’Arc la riva ridente.

Sia la nostra montagna

Che la verde campagna

Sentono la primavera,

Il platano germoglia,

Si corona di foglie

Il verde biancospino dai bianchi fiori.

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«E con occhi che si aprivano dopo un sogno vide tutta la bellezza intorno a sé»

di Judith C. E. Belinfante*

Una tempera dall’opera “Vita? o Teatro?” di Charlotte Salomon, in mostra al Palazzo Reale di Milano fino al 25 giugno 2017. Collection Jewish Historical Museum, Amsterdam © Charlotte Salomon Foundation Charlotte Salomon®

La giovane artista Charlotte Salomon decise di dipingere la storia della sua vita durante una difficile crisi esistenziale. Nel 1939, all’età di 21 anni, fuggì da Berlino e trovò rifugio presso i nonni materni nel sud della Francia. In meno di due anni, fra il 1940 e il 1942, produsse un’incredibile serie di immagini, costruite con un disegno possente e colori di forte espressività. Mise insieme oltre milletrecento fra tempere, veline, annotazioni musicali, varianti pittoriche e altre prove, creando una sintesi delle arti con elementi appartenenti alla pittura, alla letteratura, alla musica, al teatro, al cinema e al fumetto. Charlotte Salomon concepì Leben? oder Theater? (Vita? o Teatro?) come un Singspiel (ossia un dramma con musica) suddiviso in tre parti, con un prologo, una parte principale e un finale. I personaggi dell’opera sono suoi familiari e amici, ai quali vengono dati nomi immaginari, tanto che la stessa autrice vi compare nelle vesti di Charlotte Kann. Charlotte Salomon interpretò quindi la sua storia biografica fondendo realtà e finzione.

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La notte delle nostre emozioni

di Rosalba Griesi

Marc Chagall, “Job en prière” (1960). Quest’opera è stata scelta per illustrare il programma del convegno su “Luomo alla prova del male”, che si è tenuto di recente nella sede milanese della Facoltà teologica dell’Italia settentrionale. Abbiamo così tanto bisogno, tutti, di bello che cogliamo l’occasione per segnalare la mostra “Marc Chagall – L’artista che dipingeva fiabe d’amore” in corso a Torino nella Galleria Elena Salamon Arte Moderna (http://www.elenasalamon.com/)

Ognuno di noi credo abbia un mondo segreto nascosto a tutti. Un mondo dove sono riposti i pensieri più reconditi. Il luogo in cui prendono vita le emozioni, i battiti, le proprie debolezze.

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«Mia madre Vera e il segreto delle sue Madonne gentili»

di Novella Omodeo Salè*

Milano, 19 marzo 2017. Vera Tiberto Omodeo Salè al braccio di Padre Traian Valdman, parroco della chiesa di via De Amicis, diventata il luogo di culto della comunità ortodossa rumena. Per questa chiesa la scultrice ha realizzato negli Anni ’80, molto silenziosamente, il portale e la via Crucis (la foto è di Pino Montisci, al quale va un grazie speciale per il bellissimo servizio fotografico che ci ha donato)

La mamma si estraniava sempre dai discorsi di politica, che non la coinvolgevano affatto. Lei pensava alle sue faccende, alla spesa, alle cene col papà e i loro amici, e a un certo punto anche alla sua passione per l’arte che per tanti anni aveva per forza di cose dovuto accantonare.

Quando ormai eravamo tutti già al liceo o all’università, la mamma ricominciò a coltivare la sua passione per la scultura. Si iscrisse a un corso serale a Brera e iniziò a dedicarvisi con impegno ammirevole. In altre parole era sempre fuori.

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