«Lucio Fontana mi disse di leggere adagio le mie poesie, e intanto lui disegnava»

di Lina Angioletti*

Lucio Fontana, “Ambiente Spaziale”, 1967. E “Ambienti/Environments” è il titolo della mostra «che raccoglie per la prima volta nove Ambienti spaziali e due interventi ambientali, realizzati da Lucio Fontana tra il 1949 e il 1968 per gallerie e musei italiani e internazionali». Dal 21 settembre 2017 al 25 febbraio 2018, Milano, Pirelli HangarBicocca, in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana (http://www.hangarbicocca.org/)

Un altro amico illustre è stato Lucio Fontana.

La prima volta che illustrò una mia raccolta di poesia fu attraverso l’Editore Arturo Schwarz; la seconda volta fu per la mia raccolta Discorso a Sergio, Edizioni del Triangolo, e fu dopo la morte del nostro Sergio.

Ricordo che io, che ero un pezzo di dolore e basta, andai dietro pressione affettuosa di Roberto Sanesi nello studio di Fontana; ero seduta da un lato del suo tavolone e lui dall’altro nel suo bellissimo studio di Milano, in corso Monforte.

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Di città in città grazie al potere della Taranta

di Luca Bartolommei

Donne di Carpino che ripiegano la biancheria asciugata al sole, dopo averla lavata nel lago di Varano, nel Foggiano. La foto è dell’agosto 1954 e la firma è quella di Alan Lomax, antropologo  ed etnomusicologo statunitense che ha raccolto innumerevoli testimonianze in Italia e nel mondo su usi, costumi e soprattutto musiche tradizionali. L’archivio, un vero tesoro, è disponibile online.  http://www.culturalequity.org/

Ecco “Foggia”, brano che Eugenio Bennato ha pubblicato nell’album del 1999 Taranta Power, che dà il nome al movimento culturale e musicale da lui stesso creato. Lo abbiamo ascoltato qualche settimana fa in Basilicata, eseguito dal vivo con passione e sentimento  da un gruppo di “menestrelli” di Valsinni e ci ha colpito molto. Un brano che si sposa perfettamente con la nostra ricerca “Una città, una canzone”, che Donne della realtà porta avanti anche attraverso il suo trimestrale di cui, proprio ieri, abbiamo consegnato una copia al Maestro durante un’intervista che presto leggerete, prima di un suo concerto in riva al mare a Imperia. Dalla Lucania alla Liguria seguendo le note della taranta di Carpino nel Gargano, Foggia. Passando per Milano…

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«Eccola, la mia Trieste»

di Lelio Luttazzi*

Lo “Studio Luttazzi” raccoglie documenti del percorso artistico del musicista, attore, regista, scrittore triestino. Nato da una donazione della moglie Rossana, lo Studio, terminati i lavori di ampliamento, è di nuovo aperto al pubblico. Il disegno del manifesto è di Walter Molino (http://www.bsts.librari.beniculturali.it/QR/index.html)

Oggi, 11 agosto (ore 21,25), su Rai1 va in onda lo speciale sul Premio Luttazzi per giovani musicisti, registrato al Blue Note di Milano: noi c’eravamo.

Ma Trieste sono io, con le mie nevrosi, con i miei livori senili, con le mie idiosincrasie, col mio usare l’italiano come lingua scolastica, non madre.
E dire che per metà sarei laziale, perché mio padre approdò a Trieste con le truppe “irredentrici” del 1918.
E il cognome Luttazzi (in passato Lutazi) (Cfr. Lutazio Catulo – Battaglia delle Egadi – Guerre Puniche) è così latino che di più non si potrebbe.

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Patrizia e le sue borse inimitabili all’aroma di caffè

di Maria Elena Sini

Maria Elena Sini ci racconta oggi un’altra bellissima storia che ha per protagonista una donna ricca di talento, immaginazione e creatività. Parliamo di Patrizia Pigò, insegnante di Scienze motorie di Alghero, capace di trasformare in oggetti unici materiali molto diversi, a cominciare dalle buste del caffè che lei cuce per farne delle borse, come questa fotografata per “Donne della realtà” dalla nostra amica blogger

Metti una giornata di maestrale in spiaggia quando il sole improvvisamente si copre e scompare, il vento muove la superficie del mare, le onde impetuose si infrangono a riva, nuvole scure dipingono il cielo di grigio e poi un lampo accecante fende il cielo come una lama dorata che si spegne nel profondo del verde e dell’azzurro.

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Fratelli al galoppo

di Laura e Luca Bartolommei

Mia sorella Laura mi ha inviato una email e un’immagine dopo aver letto il mio post su “Luci a San Siro“. Ho risposto ai suoi ricordi con altrettanti ricordi, sbucati improvvisamente e inaspettatamente dalla memoria, o forse dalla curva di fondo, al galoppo.

“San Siro” opera di Renato Vernizzi, (Parma 1904 – Milano 1972). Spiega Laura Bartolommei: «L’autore è stato uno dei protagonisti di quella tendenza espressiva che venne definita “chiarismo”. Il quadro ritrae un esile cavallo ed il suo fantino che rientrano al passo nelle scuderie, un senso di pace e di tranquillità li accompagna, dopo la fatica fisica e nervosa dell’allenamento mattutino. Poche pennellate staccano i due dal fondo chiaro della strada, del cielo e dei muri privi di spessore delle due casette, sul bianco risalta il verde delle chiome degli alberi, l’azzurro tenue delle persiane, il rosso della cancellata, il nero dei tronchi alti e sottili che fanno da quinta alla scena principale»

Complimenti per il pezzo su San Siro, bellissimo, mi ha commosso.

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I versi di Michelangelo all’amica poetessa Vittoria Colonna

di Laura Bartolommei

Nota a margine alla visita alla Pietà Rondanini di Michelangelo che ieri, 11 giugno 2017, Laura Bartolommei ha fatto “scoprire” al Castello Sforzesco di Milano ai soci e agli amici dell’Associazione Donne della realtà: grazie!

C’è una poesia di Michelangelo che ieri non ho letto per non dilungarmi troppo, in piedi con quel caldo, ma che vale la pena conoscere per aggiungere un tassello alla comprensione del grande artista. Mi pare che in questi pochi versi si possa rintracciare tutto l’amore di Michelangelo per la sua arte, un bel sentimento di amicizia e il solito drammatico conflitto tra anima (spirito, ideale, infinito, eternità) e corpo (materia, caducità, imperfezione, morte).

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«Il palpito della vita, della bellezza, il peso della morte»

L’Associazione Donne della realtà ha organizzato per domenica 11 giugno, in mattinata, una visita al Castello Sforzesco di Milano. Andremo a vedere insieme la Pietà Rondanini di Michelangelo. Il genio del Rinascimento lavorò a quest’opera fino a pochi giorni prima di morire, nel 1564, a quasi novant’anni.

Anche questa volta ci farà da guida Laura Bartolommei, la nostra storica dell’arte di fiducia.

«Ultima opera, non finita, di Michelangelo Buonarroti (1475 – 1564), la Pietà Rondanini è testamento e meditazione del vecchio artista sulla morte e la salvezza dell’anima» (https://www.milanocastello.it/it/content/michelangelo)

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