“La noia” nell’autoscatto

Testo e video di Luca Bartolommei

La fotografa Elisabetta Ambrosio espone il suo lavoro fino al 17 ottobre 2021 insieme al gruppo fotografico “The Framers” nelle belle sale di Palazzo Stampa di Abbiategrasso. Titolo della mostra, curata da Marzia Rizzo, “La noia“, evento inserito nel Milano Photofestival.

Quindici fotografe e fotografi che hanno interpretato nelle situazioni e ambientazioni più disparate il tema-titolo della collettiva.

Elisabetta presenta una serie di eleganti autoscatti in bianco e nero a ben rappresentare il tema della noia, che qui vedete filmati da un visitatore magari un po’ frettoloso, magari solo annoiato, con voci del pubblico presente e un commento sonoro di sottofondo (questo l’ho fatto io…) che si ripete all’infinito, come fosse una frase noiosa. Seguite il Naviglio Grande e arrivati ad Abbiategrasso la mostra la trovate subito lì, a sinistra, proprio sull’alzaia!

#donnedellarealtà

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Urbs Salvia, che Patrimonio! Parola di archeologhe

di Francesca Pettinari e Giuseppina Poloni

«Domani, sabato 25 settembre 2021, in occasione delle Giornate Europee del Patrimonio e della Sharper – Notte Europea dei Ricercatori, la #Soprintendenza Abap delle Marche e l’Unimc / Università degli Studi di Macerata organizzano in mattinata una visita alla città romana di Urbs Salvia, in particolare al cantiere di scavo dell’Università nell’area del Foro, al cantiere di restauro della Soprintendenza nell’area del Criptoportico e ai relativi depositi di materiali archeologici».

Ne approfittiamo per presentare anche sul blog due archeologhe che lavorano per la società Meridiana, Francesca Pettinari e Giuseppina Poloni, che nel corso dell’estate si sono collegate in più occasioni con noi su Facebook per mostrarci le meraviglie dell’insediamento romano cantato anche da Dante nel canto XVI della Divina Commedia.

Diamo loro la parola, ringraziandole ancora tantissimo per questa bella e generosa collaborazione.

Il video è stato girato il 21 maggio 2021 nel Criptoportico di Urbs Salvia (Macerata)

(a cura di Paola Ciccioli)

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Un tuffo nell’Arte all’Idroscalo

di Luca Bartolommei

“Light signs” è il titolo di questa scultura in bronzo di Patrizia Guerresi che possiamo vedere al Parco dell’Arte dell’Idroscalo Milano. L’opera è inserita all’interno di un gruppo di circa 30 installazioni che si sussseguono lungo la riva orientale del “mare di Milano”. Queste mani, l’inverno scorso, erano piene di neve. Foto di Luca Bartolommei

Se non conoscete il Parco dell’Arte e il Museo Giovani Artisti all’Idroscalo della Città metropolitana di Milano direi che è proprio il caso di colmare questa lacuna visitandoli quanto prima. Lungo la riva orientale del “mare di Milano” si snoda il percorso che accoglie circa 30 opere di artisti di livello e fama internazionale (cito Baj, Manzù e Monguzzi tra gli altri) che sono seguite, in un anello che si percorre a piedi in circa due ore, da sculture di giovani artisti emergenti. Tutti interventi, come dicono quelli che se ne intendono, site specific ovvero installazioni pensate proprio per quel particolare posto. A mio parere, anche nel caso non lo fossero, lo diventano comunque, integrandosi perfettamente con l’ambiente.

Da domenica 12 settembre sarà possibile effettuare visite guidate al sito, ma pare che la prima giornata sia andata sold out in mezz’ora, quindi meglio ripiegare sulla  successiva domenica 19 e seguire le guide di Civita Mostre e Musei, presso cui è possibile prenotare. Sarà anche possibile, però, aggregarsi sul posto anche all’ultimo momento. Continua a leggere

«Sarai la mia pittrice, la mia artista»

di Melania G. Mazzucco

Vi propongo la lettura di poco meno di due pagine da L’architettrice di Melania G. Mazzucco (Einaudi 2019), libro che mi ha letteralmente fatto innamorare di Plautilla, la sua protagonista. Domani, giovedì 12 novembre, nell’ambito di BookCity 2020, alle ore 21 si potrà seguire online la conversazione Restituire una voce e una storia. Plautilla Bricci architettrice con l’autrice di questo bellissimo romanzo storico e con Vincenzo Trione. Sono contenta di potervi proporre inoltre anche la registrazione integrale dell’incontro con Mazzucco e L’architettrice organizzato a settembre sulla piattaforma Zoom dal Circolo dei lettori di Milano e al quale ho avuto il grande piacere di partecipare. Buon ascolto e buona lettura. (Paola Ciccioli)

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Calabria, cu’ si? Chi sei?

di Francesco Cento* – Traduzione di Stefania Isola

CU’ SI?

Nudu sapi cu si

Mancu nui chi venimu di to’ vrazza

Si muntagna? Si mari?

Si sputazza? Si cori?

Si amuri? Si duluri?

Non si una sula ma nu mundu.

E ognuna si tu. Sulu cu sapi u ti vidi

Ti trova. Sulu cu sapi u staci accittu

ti senti. Sulu cu non ‘ndavi nenti é riccu di tia

Ca tu non si cafuna e mancu liccardia

Tu si Calabria. Tu si comu a mmia.

Francesco Cento, “Sirena ferita” (2020), opera eseguita durante il lockdown

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BookCity e l’arte di narrare Umberto Saba a Milano

di Paola Ciccioli

Ho il piacere di condividere il risultato finale del corso di formazione sull’arte del narrare al quale mi sono dedicata con entusiasmo nei mesi scorsi, in particolare eravamo tutte e tutti chiusi in casa per il Corona Virus.

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I libri meravigliosi e “il libro vivo”

di Umberto Saba*

I LIBRI…

Immagine da: “La vita è una fiaba: l’arte di Emanuele Luzzati”, mostra che si è tenuta nel 2019 al Museo ebraico – Jewish Museum di Lecce ( http://www.salentolive24.com/2019/06/26/luzzati-e-la-fiaba-della-vita-una-mostra-al-museo-ebraico/amp=1)

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“Milano” è una questione di dettagli

di Paola Ciccioli

Per me Milano è un libro. Passeggio per le strade del centro, fotografo targhe e monumenti, ripasso col pensiero la biografia dei grandi autori, annoto mentalmente i nomi dati a vie, giardini e piazze, cerco di trovare il filo che tiene insieme gli strati ancora visibili dell’antica capitale dell’Impero romano, le dominazioni straniere, i fasti marmorei del Ventennio, le ferite della guerra, con il prima e il dopo di quartieri catapultati nell’ipermodernità.

Lo smartphone, al quale ho ceduto di malavoglia e conservando sempre la tentazione di farne a meno, ha moltiplicato la mia attitudine a fotografare i dettagli di questo libro-città. Mio marito Luca, che con pazienza svuota la memoria del mio cellulare, mi ha detto l’altro giorno che avevo raggiunto un numero difficilmente gestibile di scatti, non saprei dire ora esattamente quanti e non glielo chiedo perché tanto per me sarebbero sempre troppo pochi. A cosa mi serve fotografare tanto compulsivamente? Mi serve a rendere vive le frasi o le pagine dei libri di carta e questo post ne è una prova.

Un giorno, tornato da una lezione di chitarra, Luca mi ha portato Milano (Sellerio editore Palermo, 2015), raccolta di sei racconti scritti da altrettanti autori contemporanei su quella che viene definita l’unica vera metropoli italiana, che chissà poi se è davvero così. Gli autori sono: Giorgio Fontana, Helena Janeczek, Paolo Di Stefano, Marco Balzano, Neige De Benedetti, Francesco M. Cataluccio. E Milano me l’ha mandato Tiziana Colla, donna di teatro e autrice che in questo libro ha trovato atmosfere stimolanti e condivisibili. Io l’ho letto con l’attenzione che l’isolamento da pandemia per certi versi esalta e, racconto dopo racconto, da ogni storia ho estratto una citazione che ho avvicinato a sei tra le tante foto scattate nei mesi scorsi. Tutte mi riportano alla ragione e all’emozione di ogni singolo scatto, con tutte posso passeggiare anche a distanza nella città diventata in queste settimane apparentemente vuota e sola.

Ho scattato questa foto a un palazzo del quartiere Isola di Milano il 20 settembre 2019

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La ragazza con l’orecchino di MADRE perla

Testo e foto di Emma, 13 anni, allieva del Conservatorio di Udine*

An old shabby dad’s jacket, a yellow mom’s scarf, and a beach towel. The pierce pearl was too small, then a MOTHER-of-pearl (got the sense?) hanging earring looked perfect.  
This is how Emma has turned into that painting, which she “really digs”, spotted in a magazine during a train trip. 

Sono trascorsi ormai moltissimi anni da quando Jan Vermeer ha dipinto questo quadro. La ragazza con l’orecchino di perla. Una ragazza semplice… acqua e sapone; ma con un fascino ipnotico. Non tanto per la bellezza di per sé della ragazza, ma per il suo sguardo. Sguardo penetrante, affascinante, calmo. Io oggi ho provato a riprodurlo!

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Antonietta Raphaël, una madre con pennelli e violino

Testo e ricerca iconografica di Luisa Nattero*

La nostra amministratrice del Gruppo Facebook Donne della realtà, Paola Ciccioli, mi ha chiesto di dirvi qualcosa della mamma di Miriam Mafai, la brava artista Antonietta Raphaël.

Antonietta Raphaël, “Autoritratto con violino” (dettaglio), 1928, olio su tavola, 52.3 x 35.5 cm, Roma, collezione privata. «La figlia Miriam racconterà poi che la madre arrivò a Roma con un violino, un candelabro a sette bracci e un’edizione antica delle Metamorfosi di Ovidio».

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“Chiama forte il mio nome e verrò da te”

di Luca Bartolommei

Dedicato all’amica musicista Emma. Ne parlavamo giusto ieri, vero?

La copertina di un album banalmente straordinario. 12 brani di cui almeno 4 o 5 sono stati successi internazionali. Oggi parlerò di uno solo di loro, You ‘ve got a friend. Ma vorrei tanto parlare del gatto… Foto da http://www.dotsmusiccamden.co.uk

Anche questa l’abbiamo cantata e suonata infinite volte, soli o insieme ai nostri amici, magari cercando di incontrare con lo sguardo due occhi a cui mandare messaggi rassicuranti, di solito si cominciava così, da amici. Vabbè, erano altri tempi, non era poi così facile rompere il ghiaccio e se poi riuscivi a imitare anche la voce di James Taylor, l’arpeggio non era poi così complicato, eri già un pezzo avanti…

Ma la canzone l’ha scritta Carole King (questo lo sapevano in pochi) ed è una delle tante perle che si possono trovare in quello stupendo album che si intitola Tapestry.

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Strage di Bologna: una quarta condanna e una ferita aperta

Paola Ciccioli (Milano): «2 agosto 1980. Maria e io lavoravamo a Cesenatico, nelle colonie del Comune di Reggio Emilia. Maria doveva partire per Bologna, quel giorno. Ed essere alla stazione proprio quando scoppiava la bomba. L’ho sempre ricordata in piedi davanti al televisore, impietrita, a seguire per ore e ore gli aggiornamenti sulla strage. Trauma, offesa e cicatrice della nostra generazione. Io quel giorno ero lì. Mi piacerebbe sapere come lo avete saputo voi».

Renato Guttuso, “Il sonno della ragione genera mostri” (2 agosto 1980), inchiostro di china, acquarello e acrilico su cartone intelato. Il maestro siciliano realizzò quest’opera appena saputo della strage e il settimanale “L’Espresso” la utilizzò pochi giorni dopo per la sua copertina. Il quadro è stato esposto fino al 12 gennaio 2020 a Villa Mirabello di Varese dove, a cura di Serena Contini, si è tenuta la mostra molto apprezzata “Renato Guttuso a Varese, opere dalla Fondazione Pellin” (foto di Paola Ciccioli)

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«In Kandinsky tutto è chiarezza»

di Philippe Sers

Desideriamo che anche chi non può esserci di persona possa comunque sentirsi parte della straordinaria mostra aperta fino al 1° marzo 2020 al Palazzo Reale di Milano. Guggenheim – La collezione Tannhauser, da van Gogh a Picasso presenta infatti (come abbiamo segnalato nell’Agenda del blog e negli altri canali informativi di Donne della Realtà) cinquanta autentici capolavori, tra i quali Paola Ciccioli ha scelto l’emozionante “Montagna blu” di Wassily Kandinsky. Si tratta di una tela fondamentale nella storia dell’arte moderna e nel percorso artistico del pittore russo del quale ci “parla” il filosofo Philippe Sers nell’introduzione a Wassily Kandinsky, Dello spirituale nell’arte. Scritti critici e autobiografici, Teatro, Poesie, pubblicato in Italia per la prima volta nel 1974 da Feltrinelli grazie alla collaborazione di Nina Andreevskaya, moglie dell’inventore dell’astrattismo. 

Vassily Kandinsky, “Montagna blu” (1908 – 1909), olio su tela «Kandinsky lasciò la sua Russia natia all’età di trent’anni per studiare pittura a Monaco, allora uno dei principali centri culturali d’Europa. Lì, nel 1911 collaborò alla fondazione del “Blaue Reiter”, un gruppo di artisti internazionali uniti attorno a un interesse comune per il potenziale espressivo del colore, le associazioni simboliche dell’arte e, per Kandinsky e pochi altri, i valori spirituali. Il motivo cavallo-e-cavaliere, visto qui, simboleggia la sua crociata contro i valori estetici convenzionali e il suo sogno di creare un futuro migliore ed utopico attraverso i poteri trasformativi dell’arte. “Montagna blu”, esposta alla Galleria Thannhauser di Monaco nel 1014, è stata successivamente aggiunta alla collezione personale di Solomon R. Guggenheim. Oggi il Museo Guggenheim possiede oltre 150 opere di Kandinsky». (Dalla mostra in corso al Palazzo Reale di Milano, foto di Paola Ciccioli)

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“Antologia di Spoon River”, le poesie che l’anarchico Pinelli regalò al commissario Calabresi

di Licia Pinelli e Piero Scaramucci

È in corso a Genova un incontro pubblico ai Giardini Luzzati per protestare contro il diniego del Comune di intitolare una via del centro storico alla scrittrice Fernanda Pivano (nata nel capoluogo ligure il 18 luglio 1917), traduttrice dell’Antologia di Spoon River del poeta americano Edgar Lee Masters. Il libro, vero e proprio long seller, fu pubblicato per la prima volta in Italia da Einaudi nel 1943 su indicazione di Cesare Pavese e con la curatela proprio di Fernanda Pivano, entrando a far parte della storia culturale del nostro Paese. Lo dimostra anche questo brano scelto da Paola Ciccioli tra le 195 pagine di Una storia quasi soltanto mia. La breve vita di Giuseppe Pinelli, anarchico, di Licia Pinelli e Piero Scaramucci (Feltrinelli, prima edizione 2009), racconto in forma di intervista alla vedova del ferroviere che, tre giorni dopo la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969, precipitò dal quarto piano della questura di Milano. Il commissario che lo aveva trattenuto, Luigi Calabresi, fu poi assassinato sotto casa da esponenti di Lotta Continua la mattina del 17 maggio 1972 mentre il funzionario di Polizia andava a prendere la macchina per recarsi in ufficio.

La monumentale installazione pittorica “I funerali dell’anarchico Pinelli” di Enrico Baj del 1972 sarà collocata stabilmente a Palazzo Citterio, a Brera. L’opera avrebbe dovuto essere esposta nella Sala delle Cariatidi del Palazzo Reale di Milano ma proprio il giorno dell’inaugurazione, il 17 maggio 1972, fu assassinato il commissario Luigi Calabresi, la mostra venne annullata e per l’opera iniziò un lunghissimo oblio. (Foto da Alberto Almagioni via Twitter)

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“The Night Watch”, la sua luce è musica

di Luca Bartolommei

Al Rijksmuseum di Amsterdam andrà avanti per tutto il 2020 l’avveniristico restauro del più importante e celebre dipinto olandese, La Ronda di notte di Rembrandt. Sotto il nome Operation Night Watch, il restauro può essere seguito all’interno del museo, dove la preziosa tela non è stata rimossa bensì protetta da una “stanza” di vetro dentro la quale gli esperti eseguono il loro delicato lavoro sotto gli occhi di scolaresche, appassionati, turisti.  Ma, essendo il capolavoro di Rembrandt un «patrimonio di tutti», chiunque nel mondo collegandosi con il sito del Rijksmuseum può seguire online le varie fasi del “restyling”. Luca Bartolommei ci racconta le emozioni che ha provato di fronte a questo dipinto che ha speciali connessioni con il rock progressivo.

Nello “Year of Rembrandt”, programma di eventi che si è sviluppato nel corso del 2019 dedicato a Rembrandt Harmenszoon van Rijn (Leida, 1606 – Amsterdam, 1669), un omaggio, anche in musica, a una delle sue opere più celebri. (Foto http://www.cultorweb.com)

De compagnie van kapitein Frans Banning Cocq en luitenant Willem van Ruytenburgh maakt zich gereed om uit te marcheren: ecco il titolo originale dell’opera di Rembrandt meglio conosciuta come De Nachtwacht, la Ronda di notte.

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