«Volevo sognare. E ho sfidato la sofferenza con lo studio»

di Rosa Di Paolo

Rosa Di Paolo

Rosa Di Paolo

Non avrei mai pensato di raccontare la mia storia.

Oggi è successo e, allora, eccomi qua. Spero di non essere banale con la storia della mia vita.

Cominciamo con le presentazioni. Mi chiamo Rosa, abito in un paesino della Basilicata posto sulle dolci colline che guardano alla silenziosa Murgia, in provincia di Potenza.

Una famiglia molto unita, la mia. Mio marito, una persona intelligente e speciale e due figli meravigliosi.

Lavoro all’Agenzia entrate, ufficio nel quale non si entra volentieri; lo percepisco dall’umore dei contribuenti che arrivano sempre molto tesi.

La mia vita tranquilla, normale, è cambiata in seguito a un evento terribile e lacerante che ha segnato una linea di confine tra quella che era la mia vita precedente e quella che vivo adesso.

Si tratta della perdita di mio figlio.

Aveva undici anni quando non è più tornato a casa in seguito a un banale intervento di appendicite.

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«Sembrava dormisse»: la sera in cui ho perso il mio bambino

di Luca Bartolommei

Luca Bartolommei

Luca Bartolommei

È vero, sono un uomo molto distratto, lascio ovunque qualsiasi cosa, dimentico appuntamenti, lezioni, dove ho parcheggiato l’automobile, eventi, compleanni, insomma, un vero disastro.

Ho perso il perdibile, portafogli, telefoni cellulari, chiavi varie, ombrelli, paia di scarpe a cui tenevo molto, camicie, perfino una protesi dentale d’emergenza (creandone un’altra…).

Ma la sera del 26 agosto 2010 non mi pareva d’aver commesso alcuna distrazione, mentre mi stavo incamminando verso un locale all’Isola, per farmi una birra rossa rinfrescante; squilla il cellulare:

«Ciao, sono io (la mia ex moglie), Umberto (nostro figlio) è all’ospedale, si è sentito male durante l’allenamento».

«Porcogiuda, la macchina l’ho prestata a lui», dico, «puoi passare tu da me?».

Pochi minuti e siamo alla Multimedica a Cinisello Balsamo.

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L’universo si rifugia nello stupore di bambine e bambini

di Leonardo Vittorio Arena*

_Bambini BBC

Bambini che scappano dalla guerra e bambini che muoiono durante la fuga: questo documentano i media. Ma in Siria la tragedia più grande si consuma ogni giorno silenziosamente e riguarda oltre 7 milioni di persone: sono gli sfollati che non hanno neppure la possibilità di tentare di raggiungere l’Europa (fonte:http://www.bbc.com/news/world-middle-east-34189117)

Un bimbo si meraviglia dell’esistenza delle cose.

E prova stupore, davanti ad ogni tramonto.

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