Noi che amiamo i libri facciamo Gruppo

a cura di Paola Ciccioli

«Mi dite che cos’è per voi la lettura?»: una domanda e il Gruppo Facebook Donne della realtà si è trasformato in una cascata di titoli di libri sotto cui piacevolmente ci dilettiamo.

L’abbraccio di Gatto e Gattino, la luce del mattino, un libro: “La bella Resistenza – L’antifascismo raccontato ai ragazzi” di Biagio Goldstein Bolocan (Feltrinelli 2019). Con un grazie per il suggerimento di lettura a Sara Ballis, responsabile della Biblioteca comunale “Alessandro Manzoni” di Pioltello, in provincia di Milano. (Foto di Paola Ciccioli)

Maestra Ilenia: «Leggerezza!».

Maurizio Gusso: «Una finestra sul mondo, o meglio mille finestre su mille mondi. Ultimo libro fotografico letto/guardato (dopo averlo regalato, per il suo onomastico, a mia moglie Augusta, particolarmente amante dei colori): Aa. Vv., In viaggio nei colori. Una guida cromatica al mondo (EDT, Torino, 2020); ogni tanto torno a ri-guardare qualche splendida fotografia. Ultima serie tematica di libri letti/studiati: sulle persone desaparecidas in Cile e Argentina (in questo momento sto leggendo Il volo. Le rivelazioni di un militare pentito sulla fine dei desaparecidos di Horacio Verbitsky, Feltrinelli, Milano, 1996). Ultimo libro letto per confrontare le memorie veneziano-padovane di uno storico, nato nove anni prima di me, con le mie (stessa scuola media, stessi ginnasio e liceo, con qualche insegnante in comune…): Mario Isnenghi, Vite vissute e no. I luoghi della memoria (Il Mulino, Bologna, 2020). Ogni tanto torno a consultare uno dei miei libri da comodino (livres de chevet): Giacomo Noventa, Versi e poesie, a c. di Franco Manfriani (Marsilio, Venezia, 1986), in lingua veneziana».

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«Mamma mi lasciò la manina e con mia sorella in braccio corse verso quel prete»

di Giulia Berti Lenzi

I ricordi di Giulia tornano di nuovo a Carlazzo, un piccolo paese in provincia di Como, vicinissimo alla Svizzera, dove i suoi genitori si innamorarono e dove l’autrice di questa storia familiare ha vissuto da sfollata durante la guerra: in una casa tutta di donne, con figlie e figli di uomini lontani o per sempre perduti.

Qui la prima parte delle sue memorie: «Nel mese di aprile del 1941 nacqui io!».

Giulia Berti Lenzi con il coniglietto Macchia in una foto che le ha scattato per il blog la nipotina Viviana il 9 aprile scorso, giorno dell’80esimo compleanno della nostra autrice.

Un giorno la zia Maria Pia, la più piccola, diciottenne, scese a piedi fino a Porlezza, sul versante del lago di Lugano , per informarsi dove poter comprare un seggiolone per noi bambine. Al ritorno era stravolta, ansimante per la risalita dal lago e, piangendo, raccontò che nella piazzetta era stata incuriosita da un capannello di persone che assistevano a qualcosa. Avvicinatasi per capire, vide al centro del gruppo due uomini che stavano “tosando” letteralmente tutti i capelli a una ragazza, legata ad una sedia, che urlava e si divincolava. Le spiegarono che i due uomini erano due partigiani che la stavano punendo, in pubblico, per essersi fatta vedere in giro con dei tedeschi.

Restammo sfollate per tutta la durata della guerra. Eravamo tutte donne, ormai in quella grande casa. Di mio padre nessuna notizia! Intanto era nata mia sorella, Anna: era il novembre 1943. Mamma , come tutti allora, con la tessera annonaria poteva avere una volta al mese pochissimi generi di prima necessità, come farina, poco zucchero, pochissimo sale e un po’ di pasta che trovava nell’unico negozietto del paese.

Il sale era un vero problema, finiva presto e non bastava per insaporire le eterne minestrine che lei ci preparava. E allora prendeva il sacchettino di stoffa dove conservava il preziosissimo sale e lo faceva bollire nell’acqua del brodino!

Dopo quel triste episodio al quale aveva assistito la mia giovane zia, la nostra vita continuò da sfollate, fra sacrifici, paure, ma anche tanto affetto e rispetto da parte degli abitanti di Carlazzo che, memori dei tempi d’oro della famiglia Del Bo e di tutti i loro ragazzi, amici di tutti, benvoluti e allegri, circondavano la nonna e le figliole rimaste da tanta amicizia e calore.

Il nonno, malato di un diabete molto grave che allora era difficilissimo curare, fu portato all’ospedale di Como, dove morì, anche di crepacuore quando ebbe la notizia della morte dei suoi due figli in Russia e in Germania. Aveva solo 64 anni. Intanto le sue seterie, affidate ad amministratori incapaci e infedeli, fallirono e passarono di mano ad altri che sfruttarono la situazione tragica dei Del Bo e se ne impossessarono con pochi ridicoli spiccioli.

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«Nel mese di aprile del 1941 nacqui io!»

di Giulia Berti Lenzi

Oggi è un giorno speciale per Giulia Berti Lenzi, oggi la sua vita raggiunge il traguardo degli 80 anni e noi la festeggiamo facendo arrivare nella sua casa di Cosenza il suono delle campane di Carlazzo, bellissima località in provincia di Como, cuore geografico della storia familiare che Giulia sta scrivendo per noi. Mentre nei suoi occhi scorrono le vicende della seconda guerra mondiale e dunque la nostra Storia.

DI GIULIA IN GIULIA

La mia nonna materna si chiamava Giulia, come me. Dovrei dire, più correttamente, io mi chiamo come la mia nonna! Era piccolina, molto carina. Era nata nel 1885. Giovanissima aveva sposato un giovane dell’alta borghesia milanese di allora, fratello direttore di una banca importante e cugino di un ministro della prima Repubblica italiana. Il mio nonno diventò un grosso industriale della seta, il suo cognome ancora oggi è ricordato tra Milano, Como e Torino, sì Torino, dove aveva impiantato una seteria, oltre a quelle di Como. Nonna Giulia Ostinelli Dell’Acqua e nonno Giuseppe Del Bo ebbero 11 figli. Quattro morirono piccoli, ne rimasero sette. La mia mamma, Lisetta, era la seconda.

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L’amore al tempo delle bombe

di Giulia Berti Lenzi

Una storia familiare che è anche la nostra Storia. Dopo “Da Giulia a Giulia“, il racconto continua.

“Lisetta”, la mamma di Giulia Berti Lenzi in una fotoriproduzione della stessa autrice del post

Durante quel mese di manovre militari a Carlazzo, mio padre conobbe la mia mamma. Se ne invaghì e la corteggiò. Anche a mamma piacque subito il giovane tenente e accettò di passeggiare con lui, sempre scortata dalla sorella maggiore! Si fidanzarono ufficialmente e dopo qualche mese si sposarono. Andarono a vivere a Roma, dove papà era stato chiamato in servizio e dove risiedevano i suoi genitori. Qualche mese dopo mamma rimase incinta di me e, quasi contemporaneamente, papà dovette lasciarla per partecipare alla campagna di Grecia e Albania. Nonna Giulia e nonno Giuseppe la vollero a Torino e la mandarono a prendere. Nel mese di aprile del 1941 nacqui io!

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Da Giulia a Giulia

di Giulia Berti Lenzi

Una nuova storia tramandata oralmente diventa sul nostro blog memoria, scrittura e condivisione.

Giulia Ostinelli Dell’Acqua, nonna materna della nostra Giulia Berti Lenzi, è stata la moglie dell’industriale della seta Giuseppe Del Bo (fotoriproduzione a cura dell’autrice del post)

La mia nonna materna si chiamava Giulia, come me. Dovrei dire, più correttamente, io mi chiamo come la mia nonna! Era piccolina, molto carina. Era nata nel 1885. Giovanissima aveva sposato un giovane dell’alta borghesia milanese di allora, fratello direttore di una banca importante e cugino di un ministro della prima Repubblica italiana. Il mio nonno diventò un grosso industriale della seta, il suo cognome ancora oggi è ricordato tra Milano, Como e Torino, sì Torino, dove aveva impiantato una seteria, oltre a quelle di Como. Nonna Giulia Ostinelli Dell’Acqua e nonno Giuseppe Del Bo ebbero 11 figli. Quattro morirono piccoli, ne rimasero sette. La mia mamma, Lisetta, era la seconda.

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Nell’ombra di un gigantesco padre

di Giuliana Pogliani

Giuliana Pogliani, educatrice, donna sportiva e di buone letture, scrive a Paola Ciccioli su Assolo sul padre. Il teatro della vita, la famiglia dietro il Nobel (Aletti Editore, 2019), il libro nel quale la giornalista ha ricostruito per la prima volta la complicata vita affettiva del poeta Salvatore Quasimodo attraverso la “confessione” del figlio Alessandro.

Su questo libro, che svela fatti inediti del vissuto del Premio Nobel 1959, abbiamo già pubblicato le considerazioni di Giulia Berti Lenzi mentre il blog si prepara a ospitare i pareri di altre lettrici e altri lettori, sorpresi di scoprire un uomo, un marito e un padre molto “fragile” dietro un letterato celebrato.

Giuliana Pogliani in un autoscatto davanti alle maschere di cartapesta create con i suoi allievi

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Il poeta e l’affetto nascosto di un figlio

di Giulia Berti Lenzi

Assolo sul padre è la prima biografia privata del poeta Salvatore Quasimodo: la fuga dalla Sicilia, la prima moglie, le molte donne, la figlia “segreta”, il sentimento e il secondo matrimonio con la danzatrice Maria Cumani, il figlio avuto da lei: l’attore Alessandro Quasimodo. Ed è stato proprio il figlio del Premio Nobel per la letteratura a fornirmi lettere, documenti ed immagini inedite e a raccontarmi per giorni, mesi e anni le amicizie importanti, le idiosincrasie, gli egoismi, le assenze e le infedeltà di un uomo che aveva scelto Milano come sua casa, rimanendo però per alcuni aspetti il bambino che giovanissimo se ne andò via dalla Sicilia di notte con un mantello corto e alcuni versi in tasca“.

Ho scelto di presentare il mio libro (edito da Aletti, 2019) con un metodo che mi è congeniale: pubblicando cioè le impressioni di chi lo ha letto. Ecco dunque quel che ha scritto in proposito, in due diversi messaggi corredati da altrettanti autoscatti, Giulia Berti Lenzi, insegnante ora a riposo, che vive a Cosenza ma ha familiarità con Milano, Torino e Carlazzo, sul lago di Como. Amica di buone letture e di Donne della realtà. (Paola Ciccioli).

Giulia Berti Lenzi e il suo riuscito autoscatto con libro

Cara Paola, sto leggendo il tuo libro piano piano. Dalle interviste al figlio del poeta sto scoprendo un ambiente che non avrei mai immaginato ruotasse intorno a quella famiglia e, soprattutto, scopro un uomo intellettualmente enorme, ma umanamente… no. E stupisco. Sono a metà della lettura quindi ancora non posso e non voglio pronunciarmi. Ti dico che è una storia avvincente e inaspettata. Non vado di fretta perché voglio gustarla come si deve. A presto!

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Paola cara, finalmente ho terminato la lettura del libro. Oggi dimentico il poeta e mi riferisco al figlio, al vero protagonista di quest’opera. Nell’ultima frase dell’ultimo capitolo si autodefinisce secondo me perfettamente: «E, per quanto mi riguarda, credo di essere stato abituato “male” da quel che ho avuto in casa».

Penso che tu abbia fatto un grande lavoro, raccogliendo e mettendo insieme i ricordi e le testimonianze di questo vecchio adolescente che tu stessa hai detto avere un comportamento difficile. Ho trovato bellissima la descrizione del nonno Gaetano, mi è piaciuta molto la lettera di Renato Guttuso al poeta e l’affetto (quasi un amore) che traspare dalle sue parole verso di lui!

Ho notato, anche, che il linguaggio usato da tutti i personaggi è un linguaggio aulico, anche nella semplicità degli argomenti! E, nonostante la consapevolezza che il figlio ha dei rapporti anomali che il poeta intrattiene con quasi tutte le donne, l’affetto per il padre c’è, nascosto, ma sempre latente. Ci sarebbe tanto ancora da dire! Alessandro, che credo oggi sia molto anziano, mi è piaciuto. Ma il merito è tuo, cara Paola, che lo hai saputo far parlare con pazienza e intelligenza!

Ti ringrazio perché mi hai fatto conoscere il lato oscuro di un genio e le debolezze di donne importanti . Mi sono dilungata, ma è come se ti stessi parlando! (Pensa che qui a casa ho l’Iliade e l’Odissea tradotte da lui e illustrate la prima da Giorgio De Chirico e l’altra da Giacomo Manzù). Nulla tolgo alla sua grandezza!

Ti abbraccio.

Strage di Bologna: una quarta condanna e una ferita aperta

Paola Ciccioli (Milano): «2 agosto 1980. Maria e io lavoravamo a Cesenatico, nelle colonie del Comune di Reggio Emilia. Maria doveva partire per Bologna, quel giorno. Ed essere alla stazione proprio quando scoppiava la bomba. L’ho sempre ricordata in piedi davanti al televisore, impietrita, a seguire per ore e ore gli aggiornamenti sulla strage. Trauma, offesa e cicatrice della nostra generazione. Io quel giorno ero lì. Mi piacerebbe sapere come lo avete saputo voi».

Renato Guttuso, “Il sonno della ragione genera mostri” (2 agosto 1980), inchiostro di china, acquarello e acrilico su cartone intelato. Il maestro siciliano realizzò quest’opera appena saputo della strage e il settimanale “L’Espresso” la utilizzò pochi giorni dopo per la sua copertina. Il quadro è stato esposto fino al 12 gennaio 2020 a Villa Mirabello di Varese dove, a cura di Serena Contini, si è tenuta la mostra molto apprezzata “Renato Guttuso a Varese, opere dalla Fondazione Pellin” (foto di Paola Ciccioli)

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Il cuore grigio di chi non ama

di Gianni Rodari

Una bambina legge ad alta voce una filastrocca di Gianni Rodari in piazza Matteotti, a Cernusco sul Naviglio. Nella bella cittadina vicinissima a Milano, la locale sezione Anpi il 22 giugno scorso ha invitato chi crede nella democrazia e nei valori della solidarietà e del rispetto umano a leggere pubblicamente un brano da un libro amato. Tutte le pagine proposte in piazza sono entrate a far parte della libreria virtuale “Bella Ciao”. C’era tanta gente e tra questa bella gente anche le piccole Adelaide e Irene che hanno proposto Gianni Rodari. Per Donne della realtà ha partecipato Paola Ciccioli che ha anche scattato questa foto.

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