La seconda vita delle nostre emozioni durante il lockdown

di Matteo Mantovani*

Da Pressenza – International Press Agency 

La psicologa Piera Malagola (in piedi) e la giornalista Paola Ciccioli durante l’incontro “Così lontani, così vicini” che si è tenuto il 5 settembre 2020 a Germignaga (Varese). La foto è di Matteo Mantovani

Le cose, semplicemente, accadono. È così che ci troviamo a vivere, a vedere, ad ascoltare episodi della realtà che a volte sembrano piovere dal cielo, all’improvviso, senza un prima e con un dopo sconosciuto. Proprio come il coronavirus, arrivato senza avvisare, prima lontano da noi e poi improvvisamente molto molto vicino, tanto da fare della nostra regione, la Lombardia, l’iniziale epicentro dei contagi fuori dalla Cina.

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«Nessuno si azzardi a commentare l’indicibile»

di e con foto di Paola Ciccioli

Questo è quel che ha scritto oggi la coordinatrice del nostro blog nel Gruppo Facebook di Donne della realtà.

Soltanto poche righe per rendervi partecipi della mia scelta di non affrettarmi a scrivere di Silvia Romano e assaporare piuttosto la libertà, che tanto ho inseguito, di rapportarmi ai fatti e alle notizie con quella umanità di cui ci si dimentica quando si è o ci si sente obbligati a dover commentare sempre e a qualsiasi costo.

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“Pane nero”, le nostre letture dalla terrazza sul lago di Como

di Paola Ciccioli*

Pane nero, oggi dalla terrazza di Bellano, sul lago di Como e di fronte al monte Bregagno, ci siamo affidat* alle parole della maestra di giornalismo Miriam Mafai. Che ha scritto questo libro, a mio giudizio bellissimo, denso di storie delle donne che durante la seconda guerra mondiale presero l’Italia sulle proprie spalle, facendosi forza anche con la musica e le canzoni per poi dire, una volta arrivata la pace: «… però, in fondo, è stato bello».

*Questo video è stato anticipato in giornata sui nostri canali Facebook e rientra nell’iniziativa sfogliare collettivamente ogni giorno un libro alle persone costrette in casa su disposizione del Governo italiano a causa della drammatica epidemia da Corona Virus in corso.

Grazie come sempre a Luca Bartolommei per le riprese con il cellulare.

«Sia la voce dei popoli più forte di quella delle armi»

di Carla Nespolo*

Carla Nespolo, presidente nazionale ANPI

Davanti al precipitare della situazione in Medio Oriente va fatto ogni sforzo per evitare una guerra dalle conseguenze imprevedibili.

Bene hanno fatto il presidente del Consiglio Conte a telefonare al Presidente iracheno per ribadire la vicinanza dell’Italia al suo Paese e il ministro della Difesa Guerini a smentire il coinvolgimento della base di Sigonella nell’assassinio del generale Soleimani, commesso al di fuori di un contesto bellico, in uno stato terzo, l’Iraq, e per di più orgogliosamente rivendicato.

Auspichiamo che l’UE, troppe volte reticente, divisa e per ciò stesso sostanzialmente ininfluente, assuma una posizione chiara e determinata e svolga un ruolo autonomo e responsabile per garantire la pace in Medio Oriente e nel mondo. È il momento di un’ampia e unitaria mobilitazione per la pace e per richiamare tutti al rispetto del diritto internazionale e delle norme più elementari che regolano i rapporti fra gli Stati e la convivenza stessa della comunità umana.

La pace nel mondo è a rischio. Sia la voce dei popoli più forte di quella delle armi.

* Presidente nazionale ANPI – 7 gennaio 2020

(a cura di Paola Ciccioli)

Liliana Segre e la cartolina della Croce Rossa: «Ci rivedremo presto»

di Liliana Segre con Daniela Palumbo

Il 20 gennaio 2020 la senatrice a vita Liliana Segre si racconterà in un incontro riservato agli studenti che si terrà a partire dalle ore 10,30 al Teatro degli Arcimboldi di Milano. La testimonianza sarà trasmessa in diretta online su http://www.corriere.it

La giornalista Paola Ciccioli, coordinatrice di Donne della realtà, per gli auguri di Buon Anno ha scelto questa foto che, sulla propria pagina Facebook, ha accompagnato con queste parole:  «Ringrazio per gli auguri ricevuti e rinnovo i miei con l’immagine sorridente di questa bambina, fotografata sulla spiaggia di Celle Ligure nel 1933 e, quasi un segno del destino, così piccolina e già alle prese con i giornali. Ora so che aveva una mamma di nome Lucia che se n’è andata quando lei non aveva neppure un anno, che era molto gelosa del suo papà Alberto, giovane e bello, che tra i nonni preferiva la nonna Bianca perché sapeva tornare bambina quando giocavano insieme. So anche che Susanna, la cameriera della nonna Olga, parlava piemontese, era di Mondovì, era cattolica, e mise in salvo tutti gli album con le foto di famiglia che restituirono a Liliana, bambina ebrea, “la vita di prima” al ritorno da Auschwitz.

Liliana Segre con Daniela Palumbo, Fino a quando la mia stella brillerà (Pickwick editore). La prima edizione di questa autobiografia molto toccante scritta per le ragazze e i ragazzi è del 2015, la senatrice ha scelto di destinare il ricavato derivante dai propri diritti all’Opera San Francesco per i poveri Onlus di Milano.

Vi proponiano un estratto dal capitolo “A casa. Ma è tutto cambiato”.

(Foto di Paola Ciccioli)

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La Resistenza negli occhi dell’Agnese

di Renata Viganò

Al Mic – Museo interattivo del Cinema di Milano mercoledì 4 dicembre 2019 (ore 15) verrà proiettato il film L’Agnese va a morire di Giuliano Montaldo, tratto dall’omonimo romanzo del 1949 di Renata Viganò che ha come protagonista una lavandaia che, intimamente ferita dalla violenza del nazifascismo, diventa quasi senza accorgersene una valorosa partigiana. La trasposizione cinematografica del bellissimo libro, di cui proponiamo le pagine iniziali, è del 1974, con Ingrid Thulin nel ruolo della protagonista e Massimo Girotti in quello del marito Palita. Musiche di Ennio Moricone.

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«Alla popolazione del Vietnam unito. Avevo torto. Perdonatemi»

di Maria Elena Sini

In questo modellino i Cu Chi tunnels, la complessa ed estesissima rete sotterranea nella quale i Vietcong si rifugiavano e organizzavano le azioni di guerriglia contro l’esercito americano. È tra i luoghi della storia più visitati del mondo e Maria Elena Sini, che ci è stata da poco, ce ne parla in questo reportage (immagine da https://vietnamnews.vn/travel/travellers-notes/466589/cu-chi-tunnels-named-among-top-7-underground-destinations.html#QZwe0vy5UIydK4oE.97)

Dopo la visita alla reggia-mausoleo di Khai Dinh, il penultrimo imperatore del Vietnam, Maria Elena Sini ci guida nel Museo dei residuati bellici di Ho Chi Minh City e nel labirinto dei Cu Chi tunnels, la fortezza sotterranea dove fu organizzata la resistenza contro gli Stati Uniti.

Una visita in Vietnam, per una persona della mia generazione, cresciuta nell’epoca delle manifestazioni contro la guerra, nutrita da film come Il Cacciatore, Full Metal Jacket, Apocalypse Now, Platoon non può prescindere da un approfondimento sulla guerra che funestò questo paese per più di dieci anni. I vietnamiti da tempo hanno smesso di coltivare risentimento verso gli antichi nemici che sterminarono tre milioni di compatrioti.

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Tra le prostitute reiette del Bottonuto

di Paolo Valera*

Bisogna turarsi il naso. È un ambiente di case malfamate. Vi si vende di tutto. È una fogna, una pozzanghera. In certi momenti il vicolo delle Quaglie è un pisciatoio fino in fondo. Vi si guazza come intorno a un orinatoio. Se ne odora la peste. Sovente c’è una ressa di soldati che lascia supporre che ci siano nascoste moltitudini di vergini. Il chiasso che discende dalla casa a destra dà l’idea che gli uomini e le donne siano calcati in amplessi. Facce rosse, facce gramolate, facce bitorzolute, facce andate alla vergogna. I gradini non sono molti. Si sale e si discende con la sigaretta. Le finestre sono sporche, marrone, diffuse su muri più sporchi di loro. Nasi paonazzi

Di sopra, le stanze non adescano. Contengono la mobilia andata in malora o divani che non sono ancora sprofondati nella stoffa sbiadita e si vedono sulle pareti quadri di due o tre lire ciascuno e oleografie che lasciano credere a certa distanza che siano dei capilavori. La ruffiana non lascia irrompere. Essa si contenta di pochi per volta. Nessuno si guarda in faccia passando. Alcuni scompaiono senza andare nel salotto. Il salotto sovente è di gente che fa flanella. È mossa dalle guardie regie, se vi giungono.

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Figlia violata, “Figlia d’oro”

di Maria Luisa Marolda

Una madre e una figlia, Cesira e Rosetta, e l’orrore dello stupro. Ecco i brani dal romanzo “La ciociara” di Alberto Moravia, scelti e commentati per noi da Maria Luisa Marolda, figlia della bellissima Teresita Fantacone, violentata – come centinaia di altre donne – dai “goumiers” del Corpo di spedizione francese durante la seconda guerra mondiale a Esperia, in provincia di Frosinone.

Maria Luisa Marolda è nata ad Ancona ma vive a Roma. Sua figlia, Tessa Canella, è tra gli autori della “Storia mondiale dell’Italia” curata da Andrea Giardina per le Edizioni Laterza

L’episodio dello stupro si svolge nella chiesa del paese di Cesira, dove madre e figlia sono giunte cercando un luogo amico. Lo spettacolo della devastazione della chiesa è, anche per il lettore, una introduzione alla violazione dei corpi e delle anime delle due donne. Ma è sulla giovane ed innocente Rosetta che si percepisce l’acme drammatico della profanazione, come ci arriva attraverso il dolore insanabile della madre.

«Poi udii un urlo acuto, era Rosetta, e allora cercai con tutte le mie forze di liberarmi per correre in aiuto di Rosetta, ma lui mi teneva stretto e io mi dibattei invano perché lui era forte e con tutto che gli puntassi una mano sul mento, spingendogli indietro il viso, sentivo che lui mi trascinava all’indietro, verso un angolo in penombra della chiesa, a destra dell’ingresso. Allora gridai anch’io, con un urlo ancora più acuto di quello di Rosetta e credo che ci mettessi tutta la mia disperazione non soltanto per quello che mi stava succedendo in quel momento ma anche per quello che mi era successo fin allora, dal giorno che avevo lasciato Roma. Ma lui, adesso, mi aveva acchiappato per i capelli, con una forza terribile, come se avesse voluto staccarmi la testa dal collo, e sempre mi spingeva all’indietro così che, alla fine, sentii che cadevo e caddi, infatti, a terra, insieme con lui. Adesso lui mi stava sopra; e io mi dibattevo con le mani e con le gambe; e lui sempre mi teneva fissa la testa a terra contro il pavimento, tirandomi i capelli con una mano; e intanto sentivo che con l’altra andava alla veste e me la tirava su verso la pancia e poi mi andava tra le gambe; e tutto a un tratto gridai di nuovo ma di dolore, perché lui mi aveva acchiappato per il pelo con la stessa forza con la quale mi tirava i capelli per tenermi ferma la testa. Io sentivo che le forze mi mancavano, quasi non potevo respirare; e lui, intanto, mi tirava forte il pelo e mi faceva male; e io, in un lampo, mi ricordai che gli uomini sono molto sensibili in quel posto e allora andai anch’io con la mano al ventre e incontrai la sua; e lui, al contatto della mia mano, credendo forse, chissà, che gli cedessi e volessi aiutarlo a prendere il suo piacere con me, subito allentò la stretta così al pelo come ai capelli, e anche mi sorrise, di un sorriso orribile sopra i denti neri e rotti; e io, invece, stesi la mano di sotto, gli acchiappai i testicoli e glieli strinsi con quanta forza avevo. Lui allora diede un ruggito, mi riacchiappò per i capelli e mi battè la testa, a parte dietro, contro il pavimento con tanta violenza che quasi non provai alcun dolore ma svenni.

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Violenza sessuale: un orrore che non fa distinzione tra guerra, pace, latitudini

di Maria Luisa Marolda

Maria Luisa Marolda, autrice con Carla Prosperi e Maria Galluppi di “Insegnanti allo specchio” (Omega Edizioni), ha raccontato sul nostro blog lo stupro subito da sua madre a Esperia, nel Frusinate, durante la seconda guerra mondiale da parte dei goumiers. Impossibile non pensare all’orrore delle “marocchinate” al centro del romanzo “La ciociara” di Alberto Moravia da cui nel 1960 Vittorio De Sica trasse il film che è valso l’Oscar a Sophia Loren. 

Paola Ciccioli ha chiesto a Maria Luisa di rileggere per il noi quel libro e di estrapolarne i brani a suo giudizio più significativi. Lei ha generosamente accettato e questo è il primo dei suoi contributi: grazie.

Questa immagine proviene dal diario Facebook del compositore Marco Tutino, autore dell’opera “Two Women”, ispirata a “La ciociara” di Alberto Moravia e andata in scena con grande successo prima a San Francisco e poi al Teatro Lirico di Cagliari. Nel ruolo della protagonista, Anna Caterina Antonacci (https://www.youtube.com/watch?v=RKpDviqIhTM)

Il ritorno eterno di forme ancestrali in lotta con quelle razionali dell’umanità riguarda anche lo stupro. Ogni violenza di questo tipo viene oggi pubblicamente condannata come inaccettabile, ma poi succede qualcosa che ci dice che quel giudizio è così poco radicato da far temere che ci sarà ancora e sempre la violenza sessuale. Mentre se ne parla tanto, con episodi che avvengono a tutte le latitudini, in pace e in guerra, in famiglia e nella società, la memoria svolge la sua funzione, che non è solo quella di ricordare, ma anche di scegliere i ricordi, attenuando ciò che insistentemente colpisce e può ferire. Forse questo sta accadendo anche con lo stupro, se dobbiamo credere a quell’“incredibile” notizia che si sarebbe pensato di girare un film porno dalla Ciociara di Alberto Moravia.

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A Mammina e a chi deve affrontare “prove estreme”

Tra le testimonianze più forti e toccanti che abbiamo pubblicato nel nostro blog, c’è senz’altro quella di Mammina, Teresita Fantacone, violentata dai “goumiers” del Corpo di spedizione francese durante la seconda guerra mondiale a Esperia, in provincia di Frosinone. Soltanto in tarda età Mammina ha confidato il suo devastante segreto alla figlia Maria Luisa Marolda, chiamata in famiglia Zezè, che ci ha fatto l’onore di affidarci questo capitolo della storia personale e collettiva:

«Quando io avevo già superato i quarant’anni e lei gli ottanta, in uno di quei dolci discorsi dell’età avanzata più propensi alla confidenza, accertandosi che i nipoti tanto amati non fossero presenti, mi parlò per la prima volta del “fatto dei marocchini”. Non solo lei, ma tutti in famiglia con me avevano taciuto. Ricordo la sua voce decisa che si incrinava, mentre io, allibita, fissavo la sua pelle trasparente che non sembrava scalfita dall’evento oltraggioso subìto».

Di seguito pubblichiamo il commento di Carla Bielli, da sempre amica di Maria Luisa-Zezè. Entrambe animano il gruppo di lettura “Il vizio di leggere” del Centro anziani Monte Sacro di Roma. E proprio a Roma, in una domenica speciale di confidenze, tavola, brindisi, fiori, note e progetti, si è parlato di libri: da scrivere e da commentare… Non perdetevi il prossimo post. (Paola Ciccioli)

Teresita Fantacone, in famiglia “Mammina”, giovane e bellissima in un ritratto che proviene dall’archivio privato della figlia Maria Luisa Marolda

di Carla Bielli

Di questo racconto mi ha colpito soprattutto la forza di questa giovane e bellissima Mammina, unica capobranco della sua famiglia. Figli maschi e una ragazzina adolescenti, affamati e in pericolo costante di essere catturati e schiavizzati, una bambina piccolissima. Signorina di buona famiglia diventa abile a correre e saltellare sui sassi come e più delle contadine. Eppoi la prova estrema, trascinata nei cespugli da dove esce fuori e, stravolta e discinta, trova la forza di dare istruzioni utili al figlio grande: «zitto figlio, zitto». Ma questa forza la trasmetterà alle figlie ritratte bellissime nei giorni dei loro matrimoni, famiglie ricche di figli e nel caso di Zezè, anche di innumerevoli nipotini. Mi sembra che Mammina, nonostante la mortificazione alla sua splendida femminilità, abbia salvaguardato appieno i suoi progetti di donna e di madre e li abbia trasmessi alle proprie figlie. E d’altra parte chissà quante testimonianze di questo tipo potrebbero essere raccolte oggi tra “le madri coraggio” nei campi profughi o tra coloro che stanno fuggendo da morte sicura rischiando una morte molto probabile.

Diritto di parola alle donne dei vinti

di Silvana Citterio*

Le Troiane di Euripide – Sartre per bovisateatro con la regia di Bruno Portesan. Debutto sabato 10 febbraio (ore 21) al Teatro Pavoni di Milano, replica domenica 11 alle 16.

“Andromache and Astyanax”, Pierre Paul Prud’hon (French, Cluny 1758–1823 Paris) completed by Charles Pompée Le Boulanger de Boisfrémont (French, Rouen 1773–1838 Paris), Oil on canvas (132.1 x 170.5 cm) https://www.metmuseum.org/toah/works-of-art/25.110.14/

Perché mettere in scena, oggi, a Milano, Le Troiane di Euripide nell’adattamento che ne fece Jean Paul Sartre nel 1965? Quali i motivi di interesse per il pubblico contemporaneo? Se lo spettatore ateniese del V secolo a.C. conosceva bene la vicenda e tutti i personaggi della tragedia, il pubblico del 2018 chi può riconoscere nelle prigioniere che, dopo la distruzione della città di Troia, stanno per essere condotte schiave in Grecia? E quale insegnamento può ricavare dalla vicenda?

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“E finalmente un giorno, venire a una terra di pace”

«Questa storia inizia quando finisce la guerra. Nella primavera del 1945 non tutti poterono gioire: alcuni bambini, che a stento erano sopravvissuti ai campi di concentramento, si trovavano dispersi per l’Europa, ammalati, fragili e soli».

«This story begins when the war ends. In Spring 1945 not everybody could enjoy happiness: the children, who hardly survived the detention in the concentration camps, were all sick, fragile, lonely and they were wandering all over Europe».

(Anna Scandella, “Aliyah Bet – Sciesopoli: il ritorno alla vita di 800 bambini sopravvissuti alla Shoah”, presentazione di Bruno Maida, introduzione e cura di Marco Cavallarin, Edizioni Unicopli 2016)

Colonia estiva durante il fascismo, Sciesopoli (da Amatore Sciesa, eroe del Risorgimento) è un tipico edificio del razionalismo costruttivista costruito nel 1933 a Selvino, in provincia di Bergamo. Per una “nemesi storica”, accolse alla fine della seconda guerra mondiale 800 bambini ebrei scampati allo sterminio, 533 dei quali hanno ritrovato la dignità del nome, della data di nascita e del Paese di origine nel ibro “Aliyah Bet” di Anna Scandella. L’autrice, giovane illustratrice e graphic designer bergamasca che ora lavora a Leeds, in Gran Bretagna, ha svolto questo suo prezioso studio come tesi di laurea all’Accademia di Belle Arti Santa Giulia di Brescia (foto http://iluoghidelcuore.it/luoghi/87849)

di Bruno Maida

Nelle trentacinque strofe che Bertold Brecht scrisse nel 1942 e che intitolò Children’s Crusade lo scrittore tedesco, emigrato negli Stati Uniti nel 1941 dopo un lungo esilio iniziato quando Hitler era andato al potere, raccontava la storia di 55 bambini che nella Polonia del 1939 fuggivano tra le macerie della guerra:

“In Polonia, nel Trentanove, / una battaglia grande ci fu / che fece rovina e deserto/ di tanti paesi e città. / La sorella ci perse il fratello, / la moglie il marito soldato, / tra fuoco e macerie i figliuoli / i genitori non trovano più.”

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«Quando tornai, la mia famiglia era riunita attorno al tavolo a pregare»

di Anna Caltagirone Antinori

«Era l’8 dicembre, la mia famiglia era riunita attorno al tavolo e recitava le preghiere della novena alla Madonna Immacolata per implorare il nostro ritorno». Queste parole di Anna Caltagirone ci hanno spinto a scegliere, per la seconda parte del suo racconto, l’immagine della Madonna della Basilica di San Francesco d’Assisi, a Palermo, alla quale la sua città di origine è sempre devotissima (https://www.comune.palermo.it/noticext.php?id=16492)

È il 1943 e una ragazza  palermitana di 16 anni cerca una via d’uscita alla guerra e alla fame raggiungendo, da sola, il fratello nelle Marche. Ecco: questa non è la Storia che si studia sui libri ma la testimonianza, scritta al computer per noi, di una donna di novant’anni che trascorre le proprie giornate a leggere, studiare, ricordare. Di seguito la seconda parte del suo emozionante racconto. Grazie, signora Anna. Auguri a lei e tutt* noi per un 2018 di serenità e soddisfazioni!

L’estate passò in fretta, molti eventi si susseguirono portando nel paese e nelle famiglie cambiamenti che sconvolsero la vita di tutti: la caduta del fascismo, lo sbarco degli alleati in Sicilia, l’armistizio dell’8 settembre. Mi toccavano particolarmente perché non potevo più comunicare con la famiglia in Sicilia e in settembre, con l’armistizio, i militari dovettero decidere se collaborare o darsi alla macchia. Nei mesi di luglio e agosto avevo avuto modo di conoscere la fidanzata di mio fratello e la sua famiglia, bravissime persone che si offrirono di ospitarmi a Macerata mentre mio fratello si univa ai partigiani tra le montagne di Acquaviva Picena. Lino, pur stando lontano, mi seguiva affettuosamente e provvedeva alle mie necessità.

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“Voglio vivere così”, con emozione

di Luca Bartolommei

“Voglio vivere così”: nello scatto di Andrea Cherchi i titoli di testa del film di Mario Mattoli del 1942 con il quale l’Associazione Donne della realtà, grazie alla collaborazione del Mic – Museo Interattivo del Cinema, ha celebrato il 15 novembre la forza gentile delle melodie del “Re” di Milano, Giovanni D’Anzi. Le sue 1.200 canzoni sono state vere e proprie amiche della generazione di donne che ha dovuto affrontare le prove della guerra. Sempre di Andrea Cherchi il video, in fondo al post, in cui Luca Bartolommei e Alessandro Sabina eseguono “La Gagarella del Biffi Scala”, il brano del 1941 intorno al quale l’Associazione ha realizzato il primo numero del suo Giornale: lo si può scaricare da Gumroad nella colonna qui a destra della Home page. Oppure si può richiedere l’edizione cartacea a donnedellarealta@gmail.com

Quelle che seguono sono le mie riflessioni a freddo, ma minga tropp, sulla serata dedicata al maestro Giovanni D’Anzi organizzata dall’Associazione Donne della realtà in collaborazione con la Fondazione Cineteca Italiana al Museo Interattivo del Cinema di Milano lo scorso 15 novembre.

Cronaca.

Dico subito che la vera protagonista della serata è stata l’emozione. Continua a leggere