«Attendo il prossimo libro!»

di Michela Sinibaldi

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Michela Sinibaldi ha scritto a donnedellarealta@gmail.com per chiedere una copia del libro di Mariagrazia Sinibaldi. «Non sono parente dell’autrice, abbiamo in comune solo il cognome. La sorella di mio padre mi ha iscritta tempo fa su Facebook al gruppo “I Sinibaldi” ed un giorno per caso ho letto il post della signora Mariagrazia che annunciava la pubblicazione del libro, così ho chiesto il titolo e tramite il link ho trovato le info x acquistarlo»

Buongiorno Paola, eccomi qui!

“È come vivere ancora” mi è piaciuto, era chiaro fin dalle prime pagine che non avrebbe raccontato una storia dall’inizio alla fine, ma che era un viaggio attraverso i ricordi della protagonista.

L’ho trovato semplice, in alcuni passaggi divertente ed in altri un po’ triste ma alquanto reale (come quando la Vecchiottina dimentica l’indirizzo o trascorre l’intera giornata in giro per la denuncia della borsa) perché mi fa pensare allo scorrere inesorabile del tempo.

Quello che ho apprezzato di più è stato indubbiamente il narrare i suoi ricordi legati all’infanzia, in alcuni ho ripescato i miei di ricordi e, se pur con anni di differenza, li ho trovati molto simili.

Attendo il prossimo libro!

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Il libro da rileggere quando si cerca un po’ di serenità

di Kitta Santucci*

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Kitta Santucci è un’amata cugina di Mariagrazia Sinibaldi. «Precisamente le nostre mamme erano sorelle», ci ha spiegato in una mail a donnedellarealta@gmail.com

Ho letto il libro di Mariagrazia Sinibaldi “È come vivere ancora”, ne sono rimasta entusiasta e affascinata . Le sue avventure sono sempre descritte con allegria, ironia e spontaneità anche quando racconta momenti malinconici per lei.

È un libro che terrò sempre sul comodino e non mi stancherò mai di rileggere nei momenti di bisogno di serenità.

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Ricordi d’autrice col botto

Sabato 1° ottobre Mariagrazia Sinibaldi sarà a Osimo, in provincia di Ancona, per presentare il suo piccolo-grande libro “È come vivere ancora. La vera signora del blog”, curato ed edito dall’Associazione Donne della realtà. Alle ore 18, all’Istituto Campana, che così spesso ricorre nei ricordi di Mariagrazia, la giornalista Margherita Rinaldi la accompagnerà lungo la strada dei sentimenti che l’hanno portata, ottantenne, a diventare scrittrice.
Per prepararci a questo appuntamento, pubblichiamo oggi un commento che l’amico Giampiero Masi – accento e cuore ancora marchigiani nonostante i tanti anni a Milano- ci ha inviato qualche tempo fa, dopo aver letto quel che ha scritto la nostra senior blogger in “Bizzarrie delle parole e misteri del dialetto: «Ma el cannò de figo che c’entra?»”.

di Giampiero Masi

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Due per due. Giampiero Masi, a destra, e la moglie Angela Giannitrapani, a sinistra, abbracciati agli amici Luca Bartolommei e Paola Ciccioli

Bellissimo pezzo su Osimo. Brava Mariagrazia. Farò girare il link fra i miei amici osimani. Ne saranno contenti. Belle le foto, anche se oggi i posti sono cambiati.

La storia di Boccolino e della battaja del porcu la conoscevo, perché non c’è osimano che possa ignorarla: è una delle poche glorie cittadine e ce ne facciamo vanto più per onta degli anconetani che per ostentazione personale.

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Saravà, perché l’acquarello del cuore non scolorisce

di Luca Bartolommei

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Milano, giovedì 22 settembre, Teatro degli Arcimboldi: Toquinho e l’ensemble di Ophélie Gaillard chiudono il Festival MITO SettembreMusica 2016 (foto dalla pagina Facebook di MITO)

Il palco del teatro degli Arcimboldi è illuminato dalle luci dell’alba, un’alba verdeoro, alba dai colori del Brasile.

L’ensemble di musicisti suona piano, sottovoce, al centro il chitarrista canta dolcemente e sfiora le corde dello strumento con la delicatezza e la precisione che solo chi ha tanta esperienza e tanta anima può avere. Che tocco… Toquinho! Alvorada, appunto, alba, ci viene servita in tutta semplicità, la semplicità del samba vecchia scuola. Cartola ha inciso il brano nel 1974, a 65 anni, ma questa alba magari era un’alba della sua infanzia, con i suoni e le emozioni che possono stare nella testa di un bambino o di un ragazzo, mi piace pensare così.

Eh sì, l’ensemble. Pianoforte, percussioni e batteria, contrabbasso, trombone e violoncello. Violoncello?

Ecco il secondo protagonista della serata. Un violoncello suonato mirabilmente da Ophélie Gaillard, chioma bionda, di rosso vestita e calzata.

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La danza lenta che svela il corpo come opera d’arte

di Giorgia Farace

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Wendy Whelan, prima ballerina nel 1991del New York City Ballet, è una dei 43 artisti ritratti nella video installazione di David Michalek. L’opera , che si intitola Slow Dancing, illuminerà fino al 9 ottobre, la piazza Bernardino Luini a Lugano (http://www.luganolac.ch/it/950/slow-dancing)

Roma. Sabato pomeriggio. Sto passeggiando per la città con i miei fratelli e mio papà quando, dopo qualche ora di “assenza”, riprendo in mano il telefono e trovo una chiamata di Paola. Non ci siamo mai incontrate fino ad ora e quindi richiamo rapidamente, chiedendomi ad ogni squillo quale possa essere il motivo della telefonata. Mi risponde e poche frasi dopo arriva al dunque:

«Lunedì 19 settembre sono stata invitata alla conferenza stampa per l’apertura della nuova stagione del LAC, a Lugano. Io ho un altro impegno, così ho pensato a te che ami la danza: credo possa farti piacere partecipare».

Mi sono fermata un attimo in mezzo al marciapiede per realizzare: LAC, nuova stagione, presentano l’opera Slow Dancing di David Michalek, artista californiano. Pannelli appesi in tutta la città da qualche settimana lo pubblicizzano. Balletto. Conferenza stampa.

Anche se mi guardasse un passante vedrebbe l’emozione nei miei occhi. «Sì, ci vado! Che onore! Grazie per aver pensato a me, è bellissimo!».

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Nipotina mia carissima, lo sai che quando ero giovane in Italia non c’erano prefette, ambasciatrici e magistrate?

di Rosa Oliva*

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Rosanna Oliva in una foto scattata il 10 settembre, giorno del suo compleanno.

Vorrei tanto che mia nipote e le sue coetanee crescessero in un Paese dove le donne fossero liberate dalla necessità di scegliere tra lavoro e famiglia, tra avere figli e fare carriera.

Cara Irene,

hai nove anni e presto ti parlerò di questa mia lettera che leggerai tra qualche tempo.

Una sera ti dirò del compito che ti voglio affidare per quando tu sarai una donna e io non ci sarò più. Devo trovare l’occasione giusta, magari uno di quei momenti felici in cui stai per addormentarti ed io accanto a te ascolto le tue domande difficili: “Nonna, ci credi in Dio?”, “Nonna, oggi ho sentito una parolaccia” e non hai il coraggio di dirmi quale, poi la pronunci sottovoce per conoscerne il significato, che io ti spiego, dicendoti che sì, le parolacce sono una cosa brutta e vanno evitate.

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Lettera alla nipotina della nonna Grande Ufficiale della Repubblica

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Una “spaziale” novità editoriale: http://www.scienzaexpress.it/ Rosa Oliva, meglio conosciuta come Rosanna, ha fondato la “Rete per la Parità” che tuttora presiede ed è stata nominata da Giorgio Napolitano Grande Ufficiale della Repubblica.

di Monica Marelli e Rosa Oliva*

Quando Irene arrivò davanti al portone, si alzò leggermente sulle punte e premette il pulsante del citofono. Salì le scale rapidamente, nonostante il pesante zaino sulle spalle.

La nonna Rosanna l’aspettava sulla porta: era appena tornata da una riunione in Comune, dove aveva discusso come ottenere l’apertura di un parco pubblico nel quartiere al posto di un centro commerciale.

L’assessore non la finiva più di parlare e Rosanna aveva temuto di non tornare a casa in tempo per accogliere la nipotina. Era in pensione ma il suo impegno per le questioni sociali era sempre presente nella sua vita. Così, dopo aver dato un bacio a Irene e averla aiutata a liberarsi le spalle dal pesante carico, le disse di andare subito a lavarsi le mani perché il pranzo era pronto.

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