Sulla spiaggia, leggendo e ascoltando. Come in un dipinto di Amanda Russian

di Maria Elena Sini

Maria Elena, foto 1

“Beach Read”, olio di Amanda Russian. Le altre due opere della pittrice australiana che pubblichiamo sono state scelte dalla stessa autrice del post

Qualche tempo fa, mentre cercavo in Rete delle immagini che accompagnassero un mio lavoro, mi sono imbattuta in un’opera di Amanda Russian che ritraeva una donna intenta a leggere in spiaggia. L’immagine mi ha colpito e l’ho subito postata su Facebook, ma mi riproponevo sempre di approfondire le mie conoscenze sulla pittrice. In questi giorni finalmente l’ho fatto e ho scoperto che si tratta di un’artista australiana autodidatta che utilizza sia la pittura a olio che i pastelli.

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«Mia cara donnina, pensi di amarmi in un altro modo o di continuare a essere quella cara somara che sei»?

di Pablo Neruda*

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Albertina Rosa e Pablo Neruda

Mia cara donnina, questa settimana non ti ho scritto, forse perché non so cosa dirti. L’ho passata in camera mia a leggere, a fumare, a dormire e a cantare, salutando con grandi riverenze un tuo nuovo ritratto che ho messo sul mio comodino, accanto al letto. È l’ingrandimento di quello che mi sono portato qui, e sei bella, con il tuo fazzoletto al collo e gli occhi tristi che amo. Rubén insiste molto perché lo raggiunga, ma cosa ci vado a fare se tu non ci sei? Ad ogni modo, penso di andare da lui in ottobre, o all’inizio di novembre, se la mia maledetta malattia me lo permette. Passerò a trovarti un’altra volta, può darsi che questo mio viaggio non sia sfortunato come il precedente. Dimmi qualcos’altro della tua vita, parlami diversamente delle tue cose, come ti ho chiesto, più nel dettaglio, con più serenità di esposizione. Avrò letto mille volte le tue lettere di una pagina in cui ti limiti a comunicarmi di aver ricevuto le mie, a ringraziarmi da lontano per una rivista che ti ho mandato, senza neanche nominare i versi pieni di affetto che ci scrivo per te, e questo, mia piccola, mia dolce, e buona Netocha, distrae il mio cuore da te, mio malgrado.

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Fuori dalla finestra Milano, dentro “un disperato bisogno di debolezza”

di Francesca Duranti*

Milano, autunno 1989

Il settimo racconto è autobiografico e non ha titolo. Potrebbe anche essere scritto in corsivo.

La vicenda comincia nel punto dove ho terminato l’ultima stesura della Carezza di Dio e ho dato alla macchina l’ordine di stampare.

Sono uscita sul terrazzo e mi sono seduta su una poltrona a sdraio posta a metà strada tra il crepitio della stampante, proveniente dallo studio, e il canto dei merli, che saliva dal terrazzo della signora Imposimato. Cullata dall’effetto stereofonico ho ripensato alle notti invernali sul treno della Cisa, agli arrivi alla Stazione Garibaldi deserta, all’attesa del taxi, alla consolazione di arrivare finalmente nella soffitta di Mina.

Mina è toscana come me ed è stata mia compagna all’università: è stata, per meglio dire, la mia unica compagna di università. Io, già da matricola, ero sposata con Carlo e aspettavo Nicola. Il bambino è nato in agosto, a metà strada tra Diritto Romano e Istituzioni di Diritto Romano. In seguito avevo un bambino piccolo e poco tempo da perdere. Così non frequentavo molto le lezioni e meno che mai partecipavo agli impercettibili movimenti studenteschi o alla intensa vita goliardica di quegli anni. Ero un’estranea che andava a dare gli esami in un posto dove tutti mi erano estranei e tutti si conoscevano tra di loro.

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Scrivere: il “diritto di dire”

di Marguerite Duras*

La solitudine non si trova, si fa. La solitudine viene da sé. Io l’ho fatta, perché ho deciso che qui avrei dovuto esser sola, che sarei stata sola per scrivere libri. È avvenuto così, sono stata sola in questa casa, mi ci sono rinchiusa, certo. E poi l’ho amata. È diventata la casa della scrittura. I miei libri escono di qui, anche da questa luce, dal parco, da questa luce riflessa dallo stagno. Mi ci sono voluti venti anni per scrivere quello che ho detto ora.

Marguerite Duras

Marguerite Duras (Gia Dinh, Indocina, 1914 – Parigi 1996) in macchina con Yann Andréa Steiner (Guingamp 1952 – Parigi 2014) che ha raccontato il suo legame con la scrittrice nel libro “Cet amour -là (Questo amore)”. http://sognaparole.blogspot.it/2014/09/marguerite-duras-yann-andrea-steiner.html

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L’ironia salvavita delle signorine snob

di Alessandra Faiella*

Crimini del cuore

“Crimini del cuore” è un filn di Bruce Beresford del 1986

«Invita persone a casa! Dai dei party! Esci con degli sconosciuti!».

«Non conosco sconosciuti, io».

Diane Keaton e Jessica Lange in Crimini del cuore

Come diceva Aristotele, l’uomo è un animale sociale. Socializzare aiuta lo scambio di informazioni, ampliare il network delle conoscenze permette di creare nuovi scambi che possono dare luogo a rapporti utili per il lavoro, oppure offrire nuove opportunità per nuove amicizie e nuovi amori.

Come vedremo meglio in seguito, gli scambi affettivi aiutano l’autostima sostenendoci e dandoci fiducia anche nei momenti difficili. Tuttavia, anche la socializzazione ha il suo prezzo, a volte anche molto salato. Dalla festa di laurea alla cena coi colleghi d’ufficio, dalle manifestazioni di piazza ai matrimoni, dal Natale con i tuoi alla Pasqua con chi vuoi, la nostra vita è fatta di relazioni, di eventi, di partecipazione a rituali sociali a cui non sempre possiamo o vogliamo sottrarci. Continua a leggere

L’innocenza perduta dei piccoli cuochi televisivi e la modestia che fa crescere della Dott.ssa Peluche

di Chiara Pergamo

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I giovanissimi aspiranti cuochi già catapultati nel firmamento dei talent televisivi stellati

Qualche settimana fa mi è capitato di imbattermi in un incontro-scontro tra due realtà diverse e complementari: mi spiego.

Il mercoledì sera su Sky Uno (canale 108 di Sky) andava in onda la seconda stagione di Junior MasterChef Italia, il talent per giovani aspiranti chef che vorrebbe emulare la versione per adulti e sembrarne una trasposizione in miniatura con la tenacia con cui un pincher vuole sembrare un bonsai di un dobermann. Continua a leggere

Aridatece la pipì rosa e blu. Ovvero: “dittatura del gender” e pannolini

di Roberta Valtorta

Lei penserà a farsi bella, lui a fare goal.

Lei cercherà tenerezza, lui avventure.

Lei si farà correre dietro, lui invece ti cercherà.

Così piccoli e già così diversi. Allora perché usare gli stessi pannolini?

La rivoluzione Huggies: Bimba e Bimbo. L’unico pannolino progettato sulle loro differenze. 

Questo lo spot dei nuovi pannolini progettati da Huggies.

Maschi e femmine sono anatomicamente differenti, su questo non ci piove, ma la domanda mi sorge spontanea: perché accostare un’innegabile diversità biologica con un inutile elenco di differenze che di geneticamente determinato hanno ben poco? Continua a leggere

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