Senza salvagente

di Elena Novati*

Girl with the Blu Dress

“Girl with the blu dress” di Eman Hakim

E. non è una di quelle persone che si definirebbero “comuni”, non perché abbia caratteristiche fisiche tali da espellerla dal genere umano, ma perché ha alcune caratteristiche di personalità tali da renderla una donna rara; prima fra tutte queste caratteristiche c’è la sua particolare attitudine a non fare mai scelte di comodo, a non aggrapparsi alla monotonia sicura, a cercare in sé quello che non trova negli altri. Insomma, lei non vuole mai salvagente a cui aggrapparsi: piuttosto che stare a galla malamente, fa un lungo respiro e si prepara all’apnea; come si fa a risalire, altrimenti? Non si potrebbe dire nulla di lei, se non prima di averci condiviso almeno un solo bicchiere di vino, perché non gioca a fare l’attrice protagonista al centro del palco.

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«Voglio sapere se sapresti restare in mezzo al fuoco con me, senza indietreggiare»

Cara Paola,

so che hai cercato a lungo la persona che potesse rispondere ad un invito come questo:

Blogger (foto Giuliana Bellini)

San Donato Milanese, Cascina Roma, 30 gennaio 2016. Maria Elena Sini, terza da sinistra, festeggia il matrimonio di Paola Ciccioli con Luca Bartolommei. Nella foto di Giuliana Bellini altre blogger e collaboratrici di Donne della realtà: Laura Bartolommei, Teresa Kozlowska, Maria Grazia Sinibaldi, Alba L’Astorina e Angela Giannitrapani

«Non mi interessa cosa fai per vivere, voglio sapere per che cosa sospiri e se sei pronto a rischiare tutto per trovare i sogni del tuo cuore. Non mi interessa quanti anni hai, voglio sapere cosa sei pronto a fare per l’amore, per l’avventura di essere vivo.

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«La più seria serietà»

Caro Luca, non so se sarò breve.

Dirti “grazie” per questa mattina è talmente formale che quasi quasi passo oltre…

Sono qui, mezzo imbambolata e sento il cuore che picchia contro la gabbia (toracica), stanotte lo sentivo rimbombare tra me e le lenzuola.

La neve

Il pizzo che la neve ha disegnato qualche sera fa sull’abbaino della casa di Milano dove Luca e Paola vivono

Devo dirti una cosa, farCI una raccomandazione: tradimenti no, mai, in nessun caso e a nessuna condizione. Il tradimento è tradimento di sé, io l’ho abolito perfino dai miei pensieri.

Ho tradito, tanto tempo fa. E da lì ho imparato che non sono fatta per questo, in nessun campo. A cominciare dai sentimenti, di qualsiasi natura essi siano, che (forse l’ho già scritto a un altro uomo, quasi certamente sì, ma forse con altre parole) sono il nostro più profondo e autentico respiro.

Io tengo a te. Voglio, desidero, che sia proprio tu a farmi tornare a mettere le dita su una chitarra. Voglio che sia tu, insieme con me, a musicare la canzoncina che mi ha ispirato la mia adorata nipotina Emma che non posso né vedere né toccare, né accarezzare.

Il bisogno di carezze è un mio bisogno, che fa però un passo indietro e se ne sta rintanato in un angolo se “quelle” mani devono tradire per accarezzare.

Ti trascrivo un passaggio da Lettere a un giovane poeta di Rilke, mio compagno di viaggio da lunghi anni.

«A osservare seriamente, ci si rende conto che come per la morte, che è difficile, anche per il difficile amore non è stato ancora individuato alcun chiarimento, alcuna soluzione, né traccia né via; e per questi due compiti, che noi portiamo nascosti e passiamo ad altri senza aprirli, non si potrà studiare alcuna regola comune, fondata sull’intesa. Se però cominciamo a tentare da singoli la vita, queste grandi cose si presenteranno a noi, i singoli, molto più vicine. Le istanze che il difficile lavoro dell’amore pone al nostro sviluppo sono smisuratamente grandi, e noi, da principianti, non siamo all’altezza. Ma se resistiamo e prendiamo su di noi questo amore come fardello e tirocinio, invece di perderci in tutto quel gioco frivolo e lieve dietro cui gli uomini hanno eluso la più seria serietà della loro esistenza, allora forse un piccolo progresso e un certo sollievo sarà percettibile a coloro che verranno molto dopo di noi; sarebbe molto».

Ecco, io – non so come – “ho resistito”, e con questo ti ho raccontato la mia vita.

Mi manchi già molto. Perfetto sarebbe restarmene in silenzio nel cantuccio del tuo divano, mentre tu ti dimentichi che io sono lì.

Mi hai fatto anche venir voglia di riordinare una volta per tutte la mia casa, voglio che tu conosca dove ho vissuto e vivo.

A sabato, Paola

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«Sto aspettando l’amore e basta»

di Rabindranath Tagore*

Sto aspettando l’amore e basta

per abbandonare alfine me stesso

nelle sue mani.

Per questo ora è così tardi

e sono responsabile di gravi omissioni.

 

Vengono a legarmi saldamente

con le loro leggi e i loro codici

ma io li evito sempre

perché sto aspettando l’amore e basta

per abbandonare alfine me stesso

nelle sue mani.

 

Mi biasimano e mi dicono sbadato.

Non ho alcun dubbio

che il loro rimprovero sia giusto.

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Una nipote in Canada, l’altra in Australia e io in mezzo con la mia nuova conquista: whatsapp!

di Mariagrazia Sinibaldi

Jasmine

«This is what Spring in Canada looks like», scrive su Facebook Jasmine Bonapace-Cianciotta, nipote di Mariagrazia Sinibaldi, a commento di questa bella fotografia. Oggi Jasmine festeggia il compleanno e dunque: bonne fête!

Qualche settimana fa, con il mio nuovo whatsapp e con immensa soddisfazione, ho comunicato in tempo reale con Jasmine, la mia nipotina (18 anni) che vive in Canada. Erano, da noi, le 6 di sera, da lei era mezzogiorno.  Le ho scritto (oppure ho detto? Oppure ho chattato? Non so, decidete voi): «Come stai? Che fai? Che tempo fa?» e dando un’occhiata al termometro fuori della finestra che segnava 8 gradi, ho aggiunto: «Qui fa molto freddo, anche se il cielo è sereno». Dopo 30 secondi è arrivata la risposta: «Sto bene; sto studiando tra 5 giorni ho l’esame; anche qui fa freddo, del tipo meno 10 gradi». E io: «Allora qui è quasi estate!». E lei: «Credo proprio di sì».

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Il gelo di una dignità sognata

di Mariagrazia Sinibaldi
Mariagrazia re 3

Due creazioni di Mariagrazia Sinibaldi per illustrare questo suo post dedicato alle quotidiane immagini di sofferenza che ci scivolano sotto gli occhi in metropolitana e per le strade della città

La vecchia signora chiuse gli occhi e meditò: sì, la metropolitana era davvero la sua finestra sul mondo, e lei lo sapeva. Nulla di ciò che vedeva la conturbava in maniera violenta, al contrario, talvolta,  l’avvolgeva come una coperta calda e la metteva in grado di fare piacevoli riflessioni. Certo in questo era aiutata dal suo caro indomabile ottimismo!
Ma questa volta non c’era ottimismo che tenesse… Stavolta era veramente senza fiato, stavolta davvero i neri pensieri stavano prendendo il sopravvento!
Così aveva scritto la vecchia signora, nel maggio dell’anno precedente.

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Al cinema con tutti i sensi

di Alba L’Astorina

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“I am Cuba”, titolo originale “Soy Cuba”, uno dei film proposti dalla rassegna Flesh Mind and Spirit alla Fondazione Prada di Milano. «”Soy Cuba”, del 1964, è una meditazione del regista Mikhail Kalatozov sulla necessità della rivoluzione, raccontata attraverso la brama di libertà dei cittadini di Cuba che vivono sotto il regime tirannico di Batista».

«Ci sono film che appagano certe parti del nostro essere, film che parlano allo spirito in modo lieve e luminoso. Altri che nutrono la carne, che sono fatti con le pelvi, con il fegato… ci afferrano per la gola con un bombardamento sensuale e sensoriale. E poi ce ne sono altri che sconvolgono la mente. Come una terra incognita, questi film esprimono cose che non avevo mai visto prima». È con queste parole che lo stesso Alejandro González Iñárritu presenta la selezione di film che hanno formato la sua felice carriera di regista (in questi giorni è nelle sale Revenant con Leonardo Di Caprio) e a cui ha dato il titolo di Flesh Mind and Spirit.

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