«Ecco cosa mi ha fatto diventare un’orgogliosa infermiera»

di Maria Grazia Iannone

Maria Grazia

Maria Grazia Iannone in due foto tratte dal suo profilo Facebook. Appassionata lettrice, ha già firmato sul nostro blog la recensione del libro “Lo scafandro e la farfalla” mentre un altro suo testo è già pronto per la pubblicazione

Buongiorno a tutti, mi presento: sono Maria Grazia Iannone. Ho 27 anni e sono un’orgogliosa infermiera che assiste a casa gli invalidi al 100 per cento, ovvero coloro a cui il Sistema sanitario nazionale riconosce il diritto di prestazioni sanitarie domiciliari gratuite.

Ciò che sento dire spesso è che il mio lavoro è una missione, una sorta di vocazione o di fede. Ebbene, sono convinta che non sia affatto così.

Al liceo, ciò che mi appassionava più di qualsiasi altra cosa era la psicologia – seguivo l’indirizzo sociopsicopedagogico ormai scomparso. Le sfaccettature dell’uomo adulto viste con gli occhi della scienza erano affascinanti almeno quanto lo sviluppo e la crescita del bambino. In quel periodo volevo diventare un’assistente sociale ed impegnarmi per le famiglie disagiate.

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«Il libro di Mariagrazia? È terapeutico»

di Roberta Valtorta

«E come sempre mi assalgono i ricordi, strana cosa i ricordi; belli o brutti che siano, hanno una loro strana forza, una loro terribile volontà, vivono di vita propria e se, avvicinandosi, mi afferrano in qualche modo, diventano i miei padroni. Sono loro che mi trascinano via. Io non posso che seguirli.»

(È come vivere ancora – La vera signora del blog, Mariagrazia Sinibaldi)

Porto Recanati, 22 luglio 2016, presentazione del libro di Mariagrazia Sinibaldi "È come vivere ancora", prima da sinistra nello scatto della nipote Elisabetta Volpini. Accanto a lei, sul divano del Circolo della vela, le giornaliste Paola Ciccioli e Maria Luisa Scassellati Sforzolini

Porto Recanati, 22 luglio 2016, presentazione di “È come vivere ancora”, il libro di Mariagrazia Sinibaldi, prima da sinistra nello scatto della nipote Elisabetta Volpini. Accanto a lei, sul divano del Circolo della vela, le giornaliste Paola Ciccioli e Maria Luisa Scassellati Sforzolini

Se dovessi descrivere “È come vivere ancora – La vera signora del blog” di Mariagrazia Sinibaldi in una sola parola, userei sicuramente un aggettivo: TERAPEUTICO. Sfido chiunque abbia già letto questo libro (e chi lo leggerà) a non essere travolto dall’irrefrenabile voglia di riavvicinarsi ai propri ricordi, alla propria scatola delle foto, ai profumi e ai suoni del proprio passato. Per me la tentazione è stata fortissima e, nostalgica come sono, ci ho messo davvero poco a lasciarmi trascinare.

Ho pensato a quell’odore che la terra tira fuori dopo le prime gocce di pioggia, ho pensato all’odore di erba bagnata e a quanto sia forte ancora oggi il collegamento immediato di quel profumo con Casasco d’Intelvi, piccolissimo comune comasco nel quale ho trascorso quasi tutte le estati della mia infanzia. Ho pensato a due persone speciali che ora non ci sono più, persone che mi sono state vicinissime e che ho sempre considerato sangue del mio sangue, anche se di sangue non ne abbiamo mai avuto in comune nemmeno una goccia. In un cassetto della memoria ho ritrovato il suono delle loro voci e il profumo della loro casa.

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Elogio della scrittura

di Sergio Angelo Picchioni

«Essere innamorati delle parole. Giocare con esse, carezzarle, palpeggiarle, piegarle alla propria fantasia e al proprio senso musicale: questo il piacere di scrivere, dello scomporre il reale e comporre l’irreale, del corrompere le leggi stesse della consuetudine espressiva e dei rapporti tra le immagini. Visione e suono, illustrazione e battito costante del ritmo guidano chi sa scrivere, attanagliano chi sa leggere, in una reciproca intesa libertina».

DCF 1.0

Sergio Angelo Picchioni, autoritratto: «in treno, riflesso dal finestrino in una notte piovigginosa»

Questa la dedica del professor Sergio Angelo Picchioni all’amica di sempre Mariagrazia Sinibaldi, autrice di “È come vivere ancora. La vera signora del blog”, il libro pubblicato dall’Associazione Donne della realtà che verrà presentato venerdì 22 luglio – alle ore 21,30 – al Circolo della vela di Porto Recanati.

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«Ho una laurea in Economia, ma sono felice di aver potuto virare su qualcosa di più umano»

di Giorgia Farace

Giorgia Farace

Giorgia Farace si presenta: il racconto del suo viaggio a Taranto, pubblicato ieri, era il suo primo post sul nostro blog. Questa bella foto, che mettiamo grande per la bellezza del colore del cielo che fa bene al cuore in giorni così tristi per le notizie dal mondo, è quella del suo profilo Facebook. Qui è sul San Bernardino, nel Cantone dei Grigioni, in Svizzera

Sono seduta alla scrivania. Insieme con la mia responsabile, mi occupo della formazione dei medici in specializzazione e della formazione del personale amministrativo del Cardiocentro di Lugano. Nel 2014 ho conseguito la laurea in Economia, materia in cui però mi riconosco poco. Perciò sono felice di aver potuto virare su qualcosa di più “umano”.

La mia passione è la danza classica, disciplina che ho ripreso quest’anno dopo dieci anni di attività e dieci lunghi anni di stop. Ci è voluto molto coraggio per riavvicinarsi alla sbarra.
Amo viaggiare. Non lettini e spiagge. Ma persone e luoghi. Parlare con chiunque abbia voglia di raccontare anche solo un pezzo del luogo in cui sono. Percorrere strade secondarie e cercare l’autenticità del posto.

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A Taranto, città in affanno che tenta di difendersi da sé stessa

di Giorgia Farace

Taranto

«Molti edifici sono pericolanti. Sembra di camminare in una città bombardata, la cui unica linfa sono le voci delle persone che alcune di queste case ancora le abitano»

Accolta da due grandi colonne doriche, mi immagino di essere sulla soglia di scavi antichi, di echi storici, di siti archeologici. Mi ritrovo invece a scoprire una Taranto fatta di piccole vie. Dove la storia e le origini della città respirano affannosamente il poco ossigeno che resta al di sotto del cemento che ricopre la via romana. Ho visto una città vecchia (perché è così che ce l’ha definita un suo abitante: vecchia perché è lì che si è sviluppata, dai greci in poi. Non è un borgo – nucleo di case all’esterno delle mura cittadine, accezione che tentano di darle in tanti) fatta di nuove speranze. Una città vecchia dove nei secoli la storia si è stratificata su altra storia. Dove una civiltà ha ricoperto la precedente, ricostruendo palazzi, templi, chiese, strade, cunicoli, con le pietre e i materiali delle devastazioni precedenti.

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«Vengo dal Sud, so da che parte stare»

di Paola Ciccioli

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Vanessa Scalera in “Lea” di Marco Tullio Giordana, che racconta la tragica storia della testimone di giustizia Lea Garofalo, vittima della ‘ndrangheta. Il film esce oggi in Francia (immagine da http://toutelaculture.com/)

Sul suo profilo Facebook ha condiviso la foto dei soccorritori della tragedia dei treni di Corato e un articolo di cui mi hanno colpito queste parole:

«Serve sangue, i pugliesi sono generosi, serve sangue, ma non basterà per quanto ne è stato versato. Noi pugliesi siamo brava gente, senza TAV, senza grandi insediamenti che garantiscono salario e reddito, tolta l’ILVA di Taranto: altro ferro, altra puzza, altra morte».

Qualche ora prima aveva postato la schermata di Televideo con l’appello a medici e donatori «per fronteggiare la sciagura ferroviaria nel Nord Barese».

Bisogna scorrere giù, più in basso, per leggere che i giornali francesi stanno usando per lei, l’attrice Vanessa Scalera, aggettivi da far girare la testa e che la sua interpretazione di Lea Garofalo nel film “Lea” di Marco Tullio Giordana è impressionnante.

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“È come vivere ancora. La vera signora del blog”

di Paola Ciccioli

Ritratto Mariagrazia

Mariagrazia Sinibaldi in un ritratto del figlio Francesco Cianciotta. Con lei l’inseparabile computer e, ora, anche il suo libro che raccoglie una selezione ragionata dei post pubblicati su questo blog

«Siamo due viaggiatrici o no?», mia domanda. «Ok» di risposta con tre coccinelle beneauguranti a colorare il messaggio. Dunque, partiamo (a dio piacendo). Per dove? Per la prima presentazione ufficiale di “È come vivere ancora”, il primo libro di Mariagrazia Sinibaldi, che è anche la prima creatura dell’Associazione Donne della realtà (che non ha neppure compiuto il suo primo anno di vita). Porterà bene questa serie di “primo”, “prima”? Ce lo auguriamo, ovviamente. Ma credo che le tre coccinelle abbiano già fatto un discreto lavoro.

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