Emma e un sorriso che sa di preghiera

di Eliana Ribes*

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Il sorriso di Emma Lulani, fotografata da Francesco Cianciotta per la mostra “Radici” ideata da Paola Ciccioli. Questo post di Eliana Ribes è stato scritto prima che Emma, novantatreenne, fosse costretta a lasciare la sua casa di Urbisaglia, nelle Marche, a causa del terremoto. Ora è sempre Eliana che ci aggiorna: «Emma sta a Macerata dalle sue, chiamiamole così, “consorelle” della Mater Misericordiae, in via Crispi. Ha preferito, e a ragione, questa sistemazione a quella della Casa di riposo dove, avendo la casa inagibile, si è trattenuta solo qualche giorno. Mio marito Silvano è andato a farle visita e l’ha trovata benissimo». Una carezza, Emma (e continua a farci pregare per Lina, grazie!)

Emma ad Urbisaglia è Emma, non occorre aggiungere il cognome. Ha novantatré anni ma è ancora piena di vitalità, circola per il paese, si interessa delle situazioni famigliari più critiche, cerca di capire se può fare qualcosa, e se non può fare niente ritorna a casa e recita una preghiera per chi ne ha bisogno. Il resto della giornata lo passa prevalentemente a confezionare a ferri o all’uncinetto dei lavori che le sono stati commissionati, il cui ricavato devolve alle missioni, interrompendosi ogni tanto per fumare una sigaretta.

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Sabati “blues”

a cura di Luca Bartolommei

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The 12 Archetypes or The 12 Faces Of Humankind (I dodici archetipi o i dodici volti dell’umanità). Tammo de Jongh (1967). Copertina del secondo LP dei King Crimson, In the Wake of Poseidon

BOOK OF SATURDAY

If I only could deceive you
Forgetting the game
Every time I try to leave you
You laugh just the same

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Que viva Gabo!

di Gabriel García Marquez

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“Gabo – Il mondo di García Márquez” del documentarista Justin Webster è in anteprima nazionale allo Spazio Oberdan di Milano dal 5 all’11 dicembre. «Il film parte dalla cerimonia del Premio Nobel per la letteratura ricevuto dal colombiano nel 1982 per poi ricostruire le diverse circostanze che lo portarono da un villaggio ai confini del mondo alla fama mondiale» (con un grazie per la foto all’ufficio stampa di Fondazione Cineteca Italiana http://oberdan.cinetecamilano.it/)

Muchos años después, frente al pelotón de fusilamiento, el coronel Aureliano Buendía había de recordar aquella tarde remota en que su padre lo llevó a conocer el hielo. Macondo era entonces una aldea de veinte casas de barro y cañabrava construidas a la orilla de un río de aguas diáfanas que se precipitaban por un lecho de piedras pulidas, blancas y enormes como huevos prehistóricos. El mundo era tan reciente, que muchas cosas carecían de nombre, y para mencionarlas había que señalarlas con el dedo.

(“Cien años de soledad”, Gabriel García Marquez, Debolsillo 2007)

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«adesso»

di Milo De Angelis

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LA LUCE SULLE TEMPIE

Che strano sorriso

vive per esserci e non per avere ragione

in questa piazza

chi confida e chi consola di colpo tacciono

è giugno, in pieno sole, l’abbraccio nasce

non domani, subito

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«Una lingua cristallina, tanta freschezza e un cuore caldo»

di Laura Bartolommei

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Laura Bartolommei all’università Statale di Milano il 6 luglio scorso, giorno in cui si è laureata in Storia dell’arte. Con volontà, sacrificio e amore per la ricerca e lo studio, Laura (che è anche campionessa di tennistavolo) è riuscita a portare a compimento il percorso universitario dopo una lunga interruzione

Ciao Paola, ieri ho letto il libro di Mariagrazia Sinibaldi, in un lampo. Che bella sorpresa per una lettrice difficile e sempre affamata come me.

Una prosa piana, una lingua cristallina, tanta freschezza, eppure, un cuore caldo (una lava) si affaccia tra le maglie fitte dell’autocontrollo, della disciplina, dell’autoironia e dell’umorismo.

Bello l’impasto tra passato e presente, l’alternanza tra la prima e la terza persona, tra l’io dei ricordi, degli affetti e il lei della cronaca, lucida e attenta ma sempre leggera. Un soffio che è un fiato.

Tanti complimenti davvero, tienimene una copia da parte.

Un bacio.

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«Grazie per aver fermato sulla carta momenti che altrimenti sarebbero andati perduti»

di Margherita Gallo

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Margherita Gallo, amica anche sul Web di Mariagrazia Sinibaldi, commenta “È come vivere ancora”, il libro della nostra senior blogger

Cara Mariagrazia,

ho finito da poco il tuo libro di ricordi, i “pezzetti”, come li chiami tu, e non posso che farti tanti complimenti per il modo grazioso e accattivante con cui hai raccontato tanti episodi recenti e passati della tua vita; ma devo anche ringraziarti per aver fermato sulla carta momenti che altrimenti sarebbero andati perduti, vicende che spesso fanno sorridere, soprattutto quando intervengono i tuoi figli, descritti perfettamente per come li conosco anch’io nella loro creatività ed originalità.

Sono certa che questi ricordi ti facciano molta compagnia e spero di rivederti presto nelle Marche o, se capiterò io a Milano, nella “Longobardia”.

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«Amato smart, di notte quanto ti butterei dalla finestra…»

di Mariagrazia Sinibaldi

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Camera di Mariagrazia, interno notte. Concentratissima, la nostra amata senior blogger ha superato varie traversie ed è tornata a raccontarci le avventure del suo alter ego. E, proprio ieri, è arrivato un bastimento carico di altre cento copie fresche di stampa di “È come vivere ancora”, il libro curato dall’Associazione Donne della realtà che raccoglie una selezione dei “primi” post di Mariagrazia Sinibaldi. Appuntamento sabato 3 dicembre 2016 nella Biblioteca civica di Cologno Monzese per la presentazione (questo bel ritratto è di Francesco Cianciotta, suo figlio)

La signora Vecchiottina raggiunse il suo letto barcollando dopo 24 ore vissute in maniera non proprio rocambolesca ma certamente difficile difficile difficile. Oh Dio, siamo giusti, la nostra Signora tendeva sempre ad esagerare un po’… anzi un po’ più che un po’, ma questa volta la signora Vecchiottina sentiva di avere ragione: e che diamine! «Vorrei vedere – disse la nostra dentro di sé (ché non sentisse il figlio nella stanza accanto) – Sì, vorrei proprio vedere un’altra vecchietta come me, attraversare indenne 24 ore come queste ultime mie!». Si arrestò perplessa! Era certo la prima volta che si autodefiniva con una parolaccia di tal genere ma era così maledettamente stanca da non avere nemmeno la forza di ribellarsi a sé stessa. Guardò il letto comodo e bello che suo figlio le aveva messo a disposizione. In un lampo, in un flash, le si ripresentarono vivide le ultime 24 ore.

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#SFF2016

4/5/6 novembre 2016 - Chiostro "Nina Vinchi" - Piccolo Teatro Grassi - Milano

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Dove sono finite le donne che lavorano, che studiano, che coltivano i sogni con la fatica, che cercano di non piegarsi alla precarietà?

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