In Romania per il battesimo del mio “quasi” nipotino. Con musica zingara, fango e tanta palinca

 Testo di Erica Sai – Foto di Franco Sai

Erica danzante

Erica Sai fotografata dal padre Franco mentre danza a Câmpulung la Tisa, in Romania, alla festa per il battesino del “quasi” nipotino Lucas Franco. Il bambino è il figlio di Alexandra, una signora rumena che in passato ha vissuto a lungo in casa della famiglia Sai ed è “quasi” una sorella per l’autrice di questo interessante reportage

Un fiume scuro si snoda, con due anse bellissime, tra colline intensamente verdi che sono quasi montagne. Questa è la prima immagine della Romania che sbuca dalle nuvole mentre stiamo atterrando all’aeroporto di Cluj Napoca.

Non ero mai stata in nessun luogo di questa nazione ed ero curiosa di vederla almeno un po’, ho preso volentieri le ferie per organizzare un breve viaggio qui insieme ai miei familiari. La destinazione è Câmpulung la Tisa, un posto abbastanza sperduto nelle vicinanze della città più grande Sighetu Marmaţiei, nel distretto del Maramureș. Siamo a due passi dal confine con l’Ucraina nella storica e famosa zona della Transilvania. La scelta non è casuale, andiamo qui per partecipare al battesimo del nostro quasi nipotino Lukas Franco. Alexandra è venuta a casa nostra per molti anni in passato, poi si è fidanzata con Alin, con lui ha avuto Madalin e Lukas e si è sposata. Insomma è quasi una sorella di fatto, anche se non di sangue, abita in Romania con tutti loro e si è mossa solo due volte negli ultimi anni, si sta configurando come più facile andare noi a trovarli una volta all’anno.

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Emigrati italiani: «una razza inferiore»

di Salvatore Quasimodo*

Una commissione paritetica italiana si sta interessando degli emigrati nella Svizzera. Nel «giorno dell’emigrante», una conversazione tenuta alcuni giorni fa, si è parlato molto di loro. La cronaca ci ha riferito di argomenti davvero tristi. Non solo in Svizzera gli italiani sono considerati degli «estranei» – e sarebbe almeno ammissibile – ma addirittura una razza inferiore. Uomini e donne sono costretti infatti a leggi disumane e inutili. Perché la non coabitazione fra marito e moglie?

Forse la Svizzera crede di difendere così i propri confini. E decreta delle «grida» medioevali. Anche il lavoro che si può dare o non dare è un problema provvisorio, non della storia. Gli italiani in Svizzera intanto compiono i lavori più faticosi. Si parla, come al solito, di diversità di natura, di una necessaria divisione, come se si trattasse di difendere la purezza di una stirpe nobilissima. Si ripete una vicenda che è già stata vissuta in America e in altri paesi. Forse gli emigranti sono ancora degli avventurieri che tentano timidamente la vita senza avere radici sociali? L’Italia non si esprime chiaramente, parla in nome di alcuni retorici ideali di patria, ormai sconfitti dal denaro e dalla corruzione. Invece gli emigranti devono essere difesi: essi chiedono almeno un controllo umano: la loro è vita italiana che si svolge fuori dalla patria.

Privilegiata

«Favour, bimba nigeriana di nove mesi, è arrivata a Lampedusa da sola. La mamma, infatti, incinta del secondo figlio, è morta durante la traversata per gravi ustioni da carburante» (http://palermo.repubblica.it/). La piccola è in questa foto con Pietro Bartolo, il medico che ogni giorno accoglie e visita i migranti che approdano sull’isola di Lampedusa come ha documentato il bellissimo film “Fuocoammare” di Francesco Rosi. Favour (il cui nome significa “Privilegiata”) è stata accudita e affidata alla polizia dallo stesso Bartolo che ieri ha postato questa immagine sul proprio profilo Facebook

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«I only wanted to one time to see you laughing», Volevo solo vederti ridere una volta

a cura di Luca Bartolommei

Purple Rain 1

Omaggio a Prince oggi 26 maggio al Museo Interattivo del Cinema di Milano: tre film in un solo giorno per celebrare il re del pop scomparso il 21 aprile. In questa immagine, Prince nel film “Purple rain” di Albert Magnoli del 1984 (per il programma completo http://www.cinetecamilano.it). Proponiamo il testo della forse più celebre canzone del musicista americano (www.washingtonpost.com) con questa domanda: in quanti ne conoscono il significato?

I never meant to cause you any sorrow
I never meant to cause you any pain
I only wanted to one time to see you laughing
I only wanted to see you
Laughing in the purple rain

Purple rain, purple rain, purple rain, purple rain, Purple rain, purple rain
I only wanted to see you bathing in the purple rain

I never wanted to be your weekend lover
I only wanted to be some kind of friend
Baby, I could never steal you from another
It’s such a shame our friendship had to end

Purple rain, purple rain, purple rain, purple rain, Purple rain, purple rain
I only wanted to see you underneath the purple rain

Honey, I know, I know
I know times are changing
It’s time we all reach out
For something new, that means you too

You say you want a leader
But you can’t seem to make up your mind
I think you better close it
And let me guide you to the purple rain

Purple rain, purple rain, purple rain, purple rain
If you know what I’m singing about up here, c’mon, raise your hand

Purple rain, purple rain, I only want to see you
Only want to see you in the purple rain

(Purple rain – Prince and the Revolution – Album Purple rain, 1984)

 

TESTO IN ITALIANO

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«cioè vera vita»

di Maria Pia Quintavalla*

è nello spirito              nell’onda

tiepida e veloce ma contenta, nel

tempo del risveglio che continua,

che una volta animate le

cose i templi (onde, sabbia, futuro)

usava portar con sé – quell’onda e

 

movimento – ogni altra forma ogni altra

vita se non paura millenaria

deflagrata e còlta fin dalle più intime

essenze e parvori, cioè vera vita.

locandina donne e poesia

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Quel giorno a pranzo con la signora Andrée, la madre di Marco Pannella

di Sergio Angelo Picchioni

Pannella fanciullo (all'estrema destra) con la sorella Liliana e la madre Andrée Estachon.

Marco Pannella bambino in una foto di famiglia con la madre Andrée Estachon e la sorella Liliana. Il leader radicale è morto ieri a Roma all’età di 86 anni

Era un mezzogiorno di cinquant’anni fa, ed ero a pranzo da amici di amici, nel quartiere africano di Roma. Un tavolo quadrato, non grande, ed io di fronte ad una signora con la quale si parlava francese. Sulla destra un giovane ricciuto e taciturno, in camicia, apparentemente stanco, curvo sul piatto. Era appena tornato da Parigi, e sembrava assorto in qualche suo pensiero che lo estraniava dai presenti. Non ricordo di aver scambiato con lui nemmeno una parola, né  di averlo in fondo considerato importante. Quel giovane era Marco Pannella, e la signora sua madre. Ho poi conosciuto la sorella Liliana, musicologa, con la quale strinsi una buona amicizia fatta di esperienze concertistiche e corali.

Da lei, dopo molti anni e quando Marco era già all’apice della sua esperienza politica,  ho saputo che in famiglia avevano serie difficoltà finanziarie con la casa e più in generale col menage quotidiano. Ho poi incontrato Marco, fuggitivamente, durante un suo comizio, fu estremamente gentile, e mi invitò a rivedere la sorella che non frequentavo più da tempo. Marco ha avuto un atteggiamento decisamente anticlericale, e non glielo perdono. Ma penso che fra tutti i politici mangia mangia che proclamano il Vangelo lui sia stato uno dei pochi onesti. Mi dispiace dunque di non averlo più incontrato, e che ora non ci sia più.

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“Book of Saturday”, la canzone per parlare a lei

di Luca Bartolommei

King Krimson

“Lark’s Tongues in Aspic” è un album dei King Crimson del 1973. Questo post di Luca Bartolommei era pronto da tempo ma oggi la pubblicazione si è imposta con la notizia che il gruppo britannico che ha fatto la storia del progressive rock sarà in Italia in autunno.

Quante volte abbiamo dedicato una canzone a qualcuno? A volte lo abbiamo fatto palesemente, in diretta, a volte senza farci riconoscere, a volte lo abbiamo fatto soli, nella nostra stanza, senza nemmeno che il destinatario/la destinataria lo sapesse. Uomo o donna, amico o amica, possibile relazione, amore consolidato o storia senza speranza, era un’esigenza nostra, nient’altro era importante, solo dedicargliela. Qualche volta, gliel’abbiamo fatta ascoltare.

In genere non mi piace descrivere i miei sentimenti o le mie sensazioni con le parole di altri, preferisco le mie. Preferisco sbagliare da solo. Preferisco giocare vincente un cavallo che mi piace, anche se poi arriverà ultimo, piuttosto che affidarmi alla “dritta” di un altro. Stupido due volte: una perché il cavallo è rimasto al palo, comunque ultimo, due perché non ho ragionato con la mia testa.

Quella volta, invece, mi è tornata in mente una canzone complessa, non complicata, complessa, e ho deciso che valeva la pena di rischiare, anche tanto.

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La musica e il “carattere dell’anima”

di Daniel Barenboim*

lezioni di Piano 3

“Lezioni di piano”: il pianista inglese Michael Nyman, autore della colonna sonora del film Premio Oscar diretto da Jane Campion, apre venerdì 20 maggio l’edizione 2016 di Piano City Milano (http://www.pianocitymilano.it/ immagine dal web)

Sono fermamente convinto che sia impossibile parlare della musica. Ne sono state date numerose definizioni che in realtà descrivono solo una reazione soggettiva alla musica. A mio parere l’unica definizione davvero precisa e obiettiva è quella data da Ferruccio Busoni, il grande pianista e compositore italiano, il quale disse che la musica è “aria sonora”. Con ciò si dice tutto e il contrario di tutto. Schopenhauer, invece, vide nella musica un’idea del mondo. In musica, come nella vita, possiamo parlare davvero solo delle nostre reazioni e delle nostre percezioni. E se provo a parlare della musica, è perché l’impossibile mi ha sempre attratto più del difficile. Non fosse altro perché tentare l’impossibile è, per definizione, un’avventura, e mi comunica una sensazione di energia che trovo assai attraente. Inoltre c’è il vantaggio che il fallimento non solo appare tollerabile ma è addirittura previsto. Quindi tenterò l’impossibile e cercherò di individuare alcuni collegamenti fra l’inesprimibile contenuto della musica e l’inesprimibile contenuto della vita.

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