«C’era una volta una vita che avrei dovuto vivere»

di Elisa Springer*

Elisa Springer (Vienna, 12 febbraio 1918 – Matera, 19 settembre 2004)

La mia non è una favola, ma inizia ugualmente con C’era una volta. C’era una volta una vita che avrei dovuto vivere, ma che un uomo, di nome Adolf Hitler, mi ha impedito di vivere. Poi c’è stata una vita che io avrei preferito poter dimenticare, ma senza riuscirci. Oggi invece c’è una vita che mi obbliga a ricordare e più che altro a far ricordare. Sembra che la storia non abbia insegnato nulla all’uomo. L’odio continua, le violenze continuano e purtroppo le guerre continuano. C’è una grande corsa al potere e al denaro, e non si guarda in faccia a niente e a nessuno.

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«Un inno all’indipendenza, all’amore, alla libertà e alla giustizia sociale»

di Maria Elena Sini

Seconda e ultima parte dell’originalissimo “reportage poetico-musicale” da Cuba di Maria Elena Sini. In questa foto, la visita in una scuola dove la guida Zaili Lorenzo mostra un pannello sui protagonisti della storia nazionale: José Martí, Ernesto Che Guevara, Fidel Castro…

“Guantanamera” di Hector Angulo, Pete Seeger, José Martí

Yo soy un hombre sincero
de donde crece la palma
y antes de morirme quiero
echar mis versos del alma.
mi verso es de un verde claro
y de un carmín encendido,
mi verso es un ciervo herido,
que busca en el monte amparo.
Cultivo la rosa blanca
en junio como en enero
para el amigo sincero
que me da su mano franca.
Y para el cruel que me arranca
el corazón con que vivo
cardo ni ortiga cultivo:
cultivo la rosa blanca.
Yo sé de un pesar profundo
entre las penas sin nombres:
la esclavitud de los hombres
es la gran pena del mundo.
Con los pobres de la tierra
quiero yo mi suerte echar,
el arroyo de la sierra
me complace más que el mar.

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A Cuba, con i versi dell’eroe sincero che “coltiva la rosa bianca”

di Maria Elena Sini

«José Martí – Patriota e scrittore cubano (L’Avana 1853 – Boca de Dos Ríos 1895); a sedici anni fondò e diresse il giornale “La patria libre”, sul quale pubblicò il poema patriottico “Abdala”». http://www.treccani.it/enciclopedia/jose-marti/ Appena tornata da Cuba, Maria Elena Sini ci ha mandato questo suo racconto musicale (lo proponiamo in due parti) sul poeta ed eroe nazionale al quale è intitolato tra l’altro l’aeroporto di L’Avana. E che ha scritto i versi celebrati in “Guantanamera”, la canzone famosa in tutto il mondo: anche chi non è mai stato nell’isola caraibica l’ha di sicuro ascoltata, cantata e ballata almeno una volta.

Torno da Cuba con la storia della canzone che tutti noi abbiamo cantato in coro almeno una volta, quella che nel ritornello ripete “guajira Guantanamera”… Ho scoperto la storia per caso, anche se il caso da solo non determina degli avvenimenti, c’è sempre una componente di discrezionalità personale.

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Canzone per Rita

di Erica Sai

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L’immagine è tratta dal video di “Canzone” di Lucio Dalla, citata da Erica Sai in questo ricordo familiare di Rita Barozzi, morta tre giorni fa a 102 anni (il brano è contenuto nell’album “Canzoni” del 1996)

Rita è morta. Poco fa, sì. Aveva 102 anni, quasi 103 perché li avrebbe compiuti all’inizio di maggio; il 4 per la precisione, proprio come Lukas (il mio quasi nipotino) che invece ne farà due. Non ero lì, però secondo me è morta come è vissuta: senza “disturbare”.

Rita era una parente dal mio ramo paterno, cugina di mio nonno Valente; il nonno che non ho conosciuto perché è morto troppo presto, troppo anche per mio papà che era solo un bambino. È stata madrina di battesimo di mio papà, per quanto ne so in passato erano stati tenuti abbastanza vivi i rapporti con mia nonna che raccontava qualche episodio. A quei tempi c’era anche Livia, una cugina che ha vissuto tutta la vita con Rita e che molti anni fa ha iniziato ad ammalarsi. Comunque, mia nonna non aveva un gran bel carattere, mal sopportava le pesantezze caratteriali di Livia, e non era una persona molto predisposta a tirare per le lunghe le relazioni di aiuto. È stata mia mamma ad entrare nella dinamica e prestare la sua mano. Con la spesa al supermercato, poi con i medici, con l’assistenza in generale. Da decenni possiamo ormai dire.

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«Sono fanatica dei colori: perfino il mio spazzolino da denti deve essere in tinta con il dentifricio»

di Serena Siniscalco*

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Serena Siniscalco l’estate scorsa in due scatti di Paola Ciccioli

Amo il rosa ed il giallo, il morbido, il lucente. Ho innato il senso estetico del bello, della pulizia, dell’ordine, dell’educazione ed anche (perché no?) della disciplina. Amo tutto ciò che è circolare o decisamente rotondo. In architettura amo gli archi di ogni genere (a tutto sesto, ellittico, acuto, moresco ecc.) Detesto viceversa gli angoli, i triangoli, gli spigoli in genere e tutto ciò che ha punte. Mi piace la montagna più del mare, la neve della quale non mi finisce lo stupore, il venticello fresco sul viso e sui capelli e la pioggerella settembrina perché pone fine all’estate afosa ed accecante che oramai poco sopporto.

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«Quando andiamo a casa?», la domanda per scaldarsi il cuore

di Michele Farina*

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Illustriamo il post con un’immagine tratta da “Une jeune fille de 90 ans”, in programma allo Spazio Oberdan di Milano nell’ambito di una rassegna dedicata a Valeria Bruni Tedeschi, regista di questo film, fino all’8 gennaio 2017. «Presso il reparto geriatrico dell’ospedale Charles Foix d’Ivry, Thierry Thieû Niang, coreografo di fama internazionale, conduce un laboratorio di danza con pazienti malati di Alzheimer. Attraverso la danza le vite s’incontrano, i ricordi affiorano pieni di rimpianti, di amarezza, di accessi di gioia e solitudini. Blanche Moreau ha 92 anni. Durante le riprese si è innamorata del coreografo Thierry». (http://oberdan.cinetecamilano.it/)

La predisposizione a prendersi cura degli altri – lei che di cure ne ha ricevute pochine – già ce l’aveva dentro, forse nei geni andini o forse per benefico contrappasso rispetto alla propria infanzia: l’ha soltanto affinata, limata con i sorrisi e le cattiverie altrui, dalla discarica di Copa alle nebbie lombarde. Prima è stata babysitter di due bambini in centro Milano. Quindi «dama di compagnia», così la chiamavano, di una signora depressa per la morte del marito, a Lodi. In seguito badante di una donna con il Parkinson, poi del marito infermo, generale dell’aviazione e veterano d’Albania. Infine l’Alzheimer della Franca.

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«Ho ascoltato i rintocchi festosi e tristi di tanti campanili»

di Anna Caltagirone Antinori

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L’immagine del profilo Facebook di Anna Caltagirone, “la maestra Antinori”

Cara Paola,

mi scuso per il ritardo con cui ti ringrazio del libro che mi hai mandato; ho voluto prima leggerlo perché il titolo m’incuriosiva. Nei ricordi della signora Mariagrazia, ho trovato molti punti di contatto che richiamano alla mia mente momenti di vita vissuta. Anche io avrei tante cose da raccontare, anche perché le circostanze mi hanno portato ad ascoltare i rintocchi di diversi campanili e tu sai che ogni tocco ha un suono ora sereno, ora festoso, ora triste, segue gli eventi e tu ascolti e rifletti.

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