«Mia madre, un fiore di campo in Vespa»

di Mario Chiodetti*

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La varesina Ebe Rosa-Brusin è stata una delle prime donne italiane ad andare in Vespa. La foto, postata su Facebook dal figlio Mario Chiodetti, è stata scattata da Jolanda, l’amica con cui Ebe condivideva i suoi viaggi

La Vespa compie 70 anni! Mia mamma fu una delle primissime donne ad averne una, la 125 faro basso, acquistata a fine 1952. Qui la vediamo in gita sul lago di Garda (con tanto di limoni) e bardata da montagna a Locarno, diretta al Gottardo, il 16 agosto 1953. Allora doveva essere una meraviglia girare in Vespa per l’Italia e la Svizzera, poco traffico, luoghi ancora splendidi, caldo nella norma, gente educata e ospitale. Un altro mondo, e sono passati soltanto 63 anni… W la Vespa, e lunga vita!

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Locarno, 16 agosto 1953: Ebe al tour del Gottardo

* Mario Chiodetti, varesino, è giornalista, scrittore, fotografo, appassionato d’arte, collezionista e musicista (anni fa l’ho sentito esibirsi, tra l’altro, in un assolo di fischio…). Ha postato queste splendide foto di sua madre in Vespa e io gli ho chiesto se potevo pubblicarle sul nostro blog e farle vedere a un pubblico ancora più vasto. Ottenuto il suo sì, ho chiesto a Mario di darmi anche delle informazioni per le didascalie su quella fortunata donna che lo ha messo al mondo.

Mario Chiodetti 5

Ebe e le meraviglie di un’atmosfera italiana che non c’è più

E lui mi ha scritto questo: «Le didascalie son presto fatte: tutte le fotografie, tranne quella dove lei è di spalle con il caschetto di pelle in testa, sono state fatte dalla sua amica Jolanda, con la quale partiva per i viaggi in Vespa, lungo la strada per Sirmione. Quella, invece, come ho scritto su Fb, è stata scattata il 16 agosto 1953 a Locarno, mentre mamma stava compiendo il tour del Gottardo con altri vespisti. Mia mamma si chiamava Ebe Rosa-Brusin, era nata a Varese nel 1923, amava la libertà come me, e quando si è sposata è appassita come i fiori di campo senz’acqua».

(p.c.)

“Death seed”, il seme della morte

a cura di Luca Bartolommei*

«Almeno 58 civili siriani sono morti per un attacco in cui si sospetta siano state usate armi chimiche. Il raid aereo è avvenuto nella città di Khan Shaykhun, nella provincia di Idlib, in una zona controllata dai ribelli. Lo dichiara l’ong Osservatorio siriano per i diritti umani, che accusa il governo siriano o quello russo di aver condotto i bombardamenti. Tra le vittime ci sarebbero anche undici bambini» (http://www.internazionale.it/) (foto da http://www.bbc.com/)

21st CENTURY SCHIZOID MAN

Cat’s foot iron claw
Neuro-surgeons scream for more
At paranoia’s poison door.
Twenty first century schizoid man.

Blood rack barbed wire
Politicians’ funeral pyre
Innocents raped with napalm fire
Twenty first century schizoid man.

Death seed blind man’s greed
Poets starving, children bleed
Nothing he’s got he really needs
Twenty first century schizoid man.

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Politica

di Aharon Shabtay

POLITICA

love

Dalla mostra “Love. L’Arte contemporanea incontra l’amore”, prorogata fino a domenica 26 febbraio 2017 al Chiostro del Bramante di Roma (http://www.chiostrodelbramante.it/)

Le tue braccia che bacio nel nodo tra la spalla e il seno,

le gambe bianche, ramificate come tralci di vite, con l’amuleto della vagina,

l’aperta pianura del ventre, il collo, le labbra, gli occhi –

sono la liberalità, la fratellanza, la scoperta vibrante della verità,

sono la giustizia, l’uguaglianza, la libertà di desiderare e di pensare,

sono il dono delle opportunità, sono il lavoro che è l’amore,

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Se una canzone va ascoltata tenendo i figli per mano (e viceversa)

di Luca Bartolommei

da Claudia Mazzei

«È imparando la musica che molti cuori giovani imparano ad amare» (immagine dal profilo Facebook di Claudia Mazzei, presidente dell’Associazione Musicaingioco http://www.musicaingioco.com)

Mi capita spesso, insegnando chitarra a bambini ed adolescenti, di chiacchierare liberamente con i miei allievi nei necessari momenti di relax tra una scala, un accordo e un nuovo pezzo da preparare per il saggio di fine anno. I più piccoli mi parlano delle maestre noiose, mi mostrano i loro disegni, mi dicono che di musica ne ascoltano poca, a volte mi raccontano i loro sogni.

Con quelli più grandi parliamo di gruppi musicali, di generi musicali, di canzoni da imparare. Una delle cose che ripeto loro più spesso riguarda l’importanza che in un brano musicale riveste il testo, il messaggio che, al di là delle emozioni che ci danno le note, un testo può trasmetterci. Spesso parliamo di brani non in lingua italiana, quasi sempre in inglese, che invito a tradurre per cercare di capire quello che l’interprete dice, pratica che a volte lascia i ragazzi un po’ delusi. «Bella la musica, ma ‘sto tipo cosa mi sta raccontando, ma ce la fa?». Così si esprimono, a volte, i ragazzi e le ragazze.

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La “On The Run – Pink Floyd Tribute Band” durante il concerto del 19 febbraio scorso a Lu, in Piemonte (foto di Paola Ciccioli)

Mi chiedono che musica io suoni con i miei gruppi, e quando rispondo «con un gruppo che si chiama On the Run facciamo cover dei Pink Floyd» qualcuno si ricorda che i genitori gliene hanno parlato, altri parlano di un disco con la copertina nera visto a casa di un cugino, tanti citano quel pezzo dove i bambini cantano “we don’t need no education”.

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Mother, madre

a cura di Luca Bartolommei*

MOTHER

Mother do you think they’ll drop the bomb
Mother do you think they’ll like this song
Mother do you think they’ll try to break my balls
Mother should I build a wall
Mother should I run for president
Mother should I trust the government
Mother will they put me in the firing line
Is it just a waste of time   (nel film The Wall «Mother am I really dying?»)

Hush now baby, baby, don’t you cry
Mother’s gonna make all of your nightmares come true
Mother’s gonna put all her fears into you
Mother’s gonna keep you right here under her wing
She won’t let you fly, but she might let you sing
Mama’s gonna keep baby cozy and warm
Ooooh baby ooooh baby oooooh baby,
Of course mama’s gonna help build the wall

Mother do you think she’s good enough, to me
Mother do you think she’s dangerous, to me
Mother will she tear your little boy apart?
Mother will she break my heart

Hush now baby, baby don’t you cry
Mama’s gonna check out all your girlfriends for you
Mama wont let anyone dirty get through
Mama’s gonna wait up until you get in
Mama will always find out where you’ve been
Mama’s gonna keep baby healthy and clean
Ooooh baby oooh baby oooh baby,
You’ll always be baby to me

Mother, did it need to be so high?

Motherland 2

Il film “Ana Yurdu” (in inglese “Motherland”) di Senem Tüzen (Turchia, 2015) è in programma il 17 marzo allo Spazio Oberdan di Milano nella giornata di apertura di Sguardi Altrove Film Festival che si concluderà il 25 marzo. “Ana Yurdu”, primo lungometraggio della regista nata nel 1980 ad Ankara, racconta la storia di una donna che, dopo il divorzio, va a vivere nel villaggio della nonna per finire di scrivere un libro. Ma la sua creatività viene bloccata dall’arrivo improvviso della madre

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Paola Cassano, l’imprenditrice che sa sognare

di Maria Elena Sini

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“Le Sognatrici” create da Paola Cassano sono impegnate a contrastare la violenza sulle donne

Quando tra le pagine di Facebook, attraverso chissà quale intreccio di collegamenti, come spesso accade in Rete, mi sono apparsi i disegni di Paola Cassano che tratteggiavano aggraziate figure di donne con indosso il costume sardo, mi sono subito incuriosita. La prima volta ho visto le sue “Sognatrici” immerse nella luce abbagliante del sole o illuminate dal fioco chiarore di luna e stelle, ma quando le ho viste stampate su essenziali t-shirt bianche ho subito desiderato di possederne una.

Per questo quando, il 5 dicembre dello scorso anno, è stato inaugurato il punto vendita a Sassari in Largo Cavallotti 13 ero tra le persone che, nonostante il freddo, hanno atteso con ansia e curiosità il taglio del nastro. In seguito sono entrata diverse volte nel negozio per comprare magliette, tazze, quaderni, biglietti sui quali erano riprodotte queste immagini accattivanti, e farne dei regali.

L’ultimo acquisto l’ho fatto pensando ad una mia cara amica che dopo anni di vita intensa, di vittorie conquistate a duro prezzo, di dolori e di battaglie condotte in solitudine, aveva finalmente trovato il compagno giusto per un matrimonio d’amore.

Volevo scrivere un augurio speciale su questo quaderno e sfogliandolo, alla ricerca di un’idea, ho trovato stampata sull’ultima pagina questa frase: “non mi interessa cosa fai per vivere, voglio sapere per cosa sospiri e se rischi il tutto per trovare i sogni del tuo cuore”. Queste parole coglievano esattamente lo spirito di quello che volevo esprimere, così ho cercato da dove fossero tratte e ho scoperto che è un testo che nel 1890 fu attribuito ad un’indiana della tribù Oriah.

Ho copiato il testo sul quaderno e ne ho fatto l’augurio per la mia amica.

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