“Assandira”, nella Sardegna che non vuol sembrare ma essere

di Maria Elena Sini

Dopo tanti mesi sono tornata al cinema per vedere il film Assandira diretto da Salvatore Mereu e presentato fuori concorso alla 77° edizione della Mostra del Cinema di Venezia. L’atmosfera era un po’ surreale, tutti con le mascherine indossate e tanti posti vuoti per rispettare il distanziamento  sociale, ma tutti desiderosi di partecipare a questo momento di socialità e di condivisione che ci è mancato in questi mesi di lockdown.

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La seconda vita delle nostre emozioni durante il lockdown

di Matteo Mantovani*

Da Pressenza – International Press Agency 

La psicologa Piera Malagola (in piedi) e la giornalista Paola Ciccioli durante l’incontro “Così lontani, così vicini” che si è tenuto il 5 settembre 2020 a Germignaga (Varese). La foto è di Matteo Mantovani

Le cose, semplicemente, accadono. È così che ci troviamo a vivere, a vedere, ad ascoltare episodi della realtà che a volte sembrano piovere dal cielo, all’improvviso, senza un prima e con un dopo sconosciuto. Proprio come il coronavirus, arrivato senza avvisare, prima lontano da noi e poi improvvisamente molto molto vicino, tanto da fare della nostra regione, la Lombardia, l’iniziale epicentro dei contagi fuori dalla Cina.

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La fuga in Balilla dalle bombe di Milano fino alla salvezza di Bellano

di Giuliana Pogliani

Testimonianza raccolta da Paola Ciccioli

La terrazza di Lezzeno, frazione di Bellano, sul lago di Como, è stata per chi ci segue un punto di incontro virtuale durante le difficili settimane in cui l’Italia si è dovuta con ogni sua forza proteggere dalla pandemia da Corona Virus. Piano piano sta diventando un luogo di incontro reale, un piccolo studio tra acqua e boschi dove si coltivano amicizie consolidate e nascenti e si concretizzano progetti.

Dalla terrazza di Lezzeno ci parla ora Giuliana Pogliani, figlia di Giuliano Pogliani, il divulgatore scientifico scampato ai bombardamenti che giorni prima e poi nella notte di ferragosto del 1943 distrussero Milano e che riparò con la famiglia proprio a Bellano dove qualche tempo dopo, poco più che ragazzino, decise di essere partigiano. Lo abbiamo ricordato nel post: «Io sono stato partigiano, a 16 anni ho scelto i monti».

Nelle memorie orali trasmesse dal padre alla figlia, le immagini della casa che crolla, di un balcone che resta miracolosamente in piedi, la fuga con la Balilla dai morti e dalla nebbia della paura e della guerra, la salvezza nel borgo sul lago.

La parola dunque a Giuliana Pogliani che con amore coltiva il valore anche dell’amicizia nata a Bellano tra suo padre e il poeta di origini calabresi Luciano Lombardi che nella raccolta “La stella dell’esilio (1985 – 1988)” scrive:

«Dedico queste poesie a Giuliano Pogliani. C’incontrammo sui monti del comasco nell’autunno del 1943. Avevo appena lasciato la villa d’Inesio dove avevo trascorso la fanciullezza. Lui era sfollato da Milano: alle spalle aveva solo macerie».

Questa la trascrizione della testimonianza di Giuliana Pogliani:

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«Siamo tantissimi, ambulanze urlano in continuazione»

di Gabriella Cabrinidiario dall’ospedale di Cremona
«Il pensiero di non avere sufficiente energia per affrontare il prossimo autunno ingigantisce la paura di ciò che potrebbe essere pur se non c’è alcuna certezza di ciò che sarà ma la ragione mi fa vedere con più lucidità il futuro».
Ieri – martedì 11 agosto 2020Gabriella Cabrini ha scritto queste parole sulla sua pagina Facebook. Protetta dal calore degli affetti e delle amicizie, trascorre questi giorni d’estate cercando di superare tutto quel che ha dovuto affrontare a causa del Corona Virus e del ricovero ospedaliero. Il suo diario che abbiamo riproposto all’incontrario, cioè dalle dimissioni alla diagnosi di positività al virus, vale più di numeri e appelli: è la verità della sofferenza, propria e altrui, che da una corsia si è espansa fin nelle nostre case e nei nostri cuori per dire che noi vogliamo che nessuno si ammali perché siamo stati egoisti, stupidi o negligenti. (p.c.)

A partire dal 21 marzo abbiamo riproposto sul nostro blog il diario pubblico che Gabriella Cabrini ha tenuto durante i 14 giorni di ricovero ospedaliero a causa del Corona Virus. Donna ricca di interessi nata nel Piacentino ma da quasi quarant’anni residente a Cremona, Gabriella dal suo letto di sofferenza ha scattato numerose foto nelle varie ore del giorno alla chiesa di San Sigismondo che vedeva dalla finestra.

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BookCity e l’arte di narrare Umberto Saba a Milano

di Paola Ciccioli

Ho il piacere di condividere il risultato finale del corso di formazione sull’arte del narrare al quale mi sono dedicata con entusiasmo nei mesi scorsi, in particolare eravamo tutte e tutti chiusi in casa per il Corona Virus.

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Il gatto, «l’animale che ha addomesticato l’uomo»

Testo di Maurizio Gusso – Foto di Giusy Borroni

«Mai avuto gatti, ma qualche gatto ha avuto me», ha scritto giorni fa Maurizio Gusso in un commento nel Gruppo Facebook Donne della realtà. E dalla domanda – “In che senso?” – è nato questo bel racconto breve in forma di risposta che ci consente di conoscere meglio il docente, lo storico, l’autore di saggi sulle canzoni come fonti storiche. E anche i gatti e la loro influenza sulla nostra vita, naturalmente.

Il volto di Venezia durante la chiusura per la pandemia da Corona Virus. La foto è dell’esperta di comunicazione Giusy Borroni che con scatti molto emozionanti (li pubblicheremo nei prossimi giorni) ha documentato la solitudine della città dove è nato l’autore del post nelle settimane drammatiche che ci siamo da poco lasciate/i alle spalle. Quelli che vediamo «sono i portici di Palazzo Ducale, da questa parte c’è l’ingresso alle mostre … di solito transennato per regolare il flusso dei visitatori. Vuoto assoluto 🙁»

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«Pregate o pensate a chi ci cura, qui sono allo stremo»

Testo e foto di Gabriella Cabrinidiario dall’ospedale di Cremona

Oggi, martedì 14 luglio 2020, il direttore dell’Istituto Spallanzani di Roma, Francesco Vaia, ha pubblicato sulla sua pagina Facebook questo appello alle ragazze e ai ragazzi italiane/i:

«Molti amici mi chiedono di fare un appello ai Giovani del nostro Paese. Lo faccio più che volentieri , considerando che l’età media dei contagiati si è abbassata .

Carissimi Giovani, dimostrate di essere la parte migliore di questa società, mai più assembramenti, vi prego!
Guidate in prima linea questa ‘guerra’, che vinceremo sicuramente, anche e soprattutto dimostrando di saper applicare le regole con disciplina e senso del dovere.
Fate attenzione a come si stanno formando i nuovi contagi , proteggete i vostri genitori ed i vostri nonni con un atteggiamento di responsabilità.
Tenete alta la guardia!
Usciremo da questa situazione anche grazie alla vostra forza e voglia di costruire insieme un mondo migliore. Da questa negatività tiriamo fuori il meglio di noi!».

Pubblichiamo un’altra pagina del diario dalla sofferenza da Covid-19 di Gabriella Cabrini, con la preghiera al tempo stesso di diffondere il più possibile l’appello del direttore sanitario dell’Istituto nazionale per le malattie infettive (INMI). (p.c.)

Un altro scatto fatto da Gabriella Cabrini a marzo durante il ricovero all’ospedale di Cremona, città nella quale vive, per curarsi dal Covid-19

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“Per ogni cosa c’è il suo momento, il suo tempo per ogni faccenda sotto il cielo”

di Gabriella Gabrinidiario dall’ospedale Maggiore di Cremona

Secondo i dati aggiornati del ministero della Salute, i casi di contagio da Corona Virus nel mondo sono stati 11.841.326 e 544.739 i morti. In Europa, Italia inclusa, 2.836.686 i casi confermati e 201.345 le persone decedute. Con 2.923.432 casi e 129.963 morti gli Stati Uniti sono il Paese più colpito del pianeta.

Questi i grandi numeri. E dentro questi freddi, ma lo stesso spaventosi numeri, le anonime storie di testimoni di un evento epocale che sta sovvertendo certezze ed equilibri.

Noi continuiamo a raccontare la pandemia facendoci guidare da Gabriella Cabrini e dalla sua esperienza personale offerta nel diario che ha scritto e fatto leggere in diretta mentre a marzo veniva curata per il Covid 19 a Cremona, la città dove vive. (p.c.)

Ancora uno scatto di Gabriella Gabrini dal reparto di Chirurgia dell’ospedale Maggiore di Cremona dove è stata curata per il Covid 19 e da cui, durante la degenza, ha stretto un legame affettivo con le centinaia di persone che seguivano il suo diario pubblico su Facebook

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La sofferenza al tempo del Covid 19

di Nanni Falconi*

Dedicata a Gabriella Cabrini 21 marzo 2020

Il poeta Nanni Falconi ha accompagnato la poesia dedicata a Gabriella Cabrini, “incontrata” su Facebook, con questa foto scattata durante un suo ricovero in ospedale a Olbia, in Sardegna

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“Stai in guardia”

Testo e foto di Gabriella Cabrini diario dall’ospedale di Cremona
Gli ultimi dati della Protezione civile sul contagio in Italia da Covid 19 (o Corona Virus come lo abbiamo chiamato per mesi) sono questi: 242.149 casi totali, 34.914 i decessi, 193.640 i pazienti dimessi e/o guariti, 13.595 le persone attualmente positive al test delle quali ben 8.460 in Lombardia dove, fino al 14 luglio 2020, è obbligatorio indossare la mascherina anche all’aperto.
Un’estate timorosa, quella che stiamo vivendo, spartiacque tra il periodo del nostro isolamento casalingo e le incertezze economiche e sanitarie dell’autunno che verrà. Noi la viviamo scambiandoci ogni giorno pensieri e informazioni e cercando di capitalizzare l’intensità con cui ci siamo sostenute/i durante la quarantena. A farci da guida in questo percorso è stata Gabriella Gabrini – contabile per «39 anni e 4 mesi» e ora in pensione, nata a Fogarole (in provincia di Piacenza) e cremonese di adozione – che alla fine di febbraio ha cominciato ad avere i primi sintomi del Covid ed è stata poi ricoverata all’ospedale di Cremona da dove ha raccontato via cellulare su Facebook dolore, speranze e guarigione.
Continuiamo nella pubblicazione del suo diario, che noi abbiamo scelto di riprorre qui al contrario: partendo cioè dalle dimissioni dall’ospedale e giù giù fino al ricovero. Che ci serva da monito. (p.c.)

Nata a Fogarole, in provincia di Piacenza, e cremonese da 39 anni, Gabriella Cabrini ha accompagnato il suo diario dall’ospedale con foto come questa scattate a ciò che vedeva dal suo letto, in particolare alla chiesa di San Sigismondo dove poi è andata in visita una volta guarita

15 marzo 2020
Ottavo risveglio in stanza. 19° giorno dalla prima febbre. La febbre si è affezionata e ha deciso di stare ancora insieme a me (questo ha rallentato lo spostamento al momento), respiro in libertà (ringrazio di questo ogni minuto), stomaco, intestino e testa sono stabili. Qui è tutto in continuo movimento, medici e infermieri corrono tutto il giorno cercando anche di tranquillizzarci con espressioni non sempre convinte, doppio impegno per loro.
Condivido queste parole che danno un po’ di sprone a continuare:
La tua vita è la tua vita.
Non lasciare che le batoste la sbattano
nella cantina dell’arrendevolezza.
Stai in guardia.
Ci sono delle uscite.
Da qualche parte c’è luce.
Forse non sarà una gran luce ma
la vince sulle tenebre.
Stai in guardia.
Gli Dei ti offriranno delle occasioni.
Riconoscile, afferrale.
Non puoi sconfiggere la morte ma
puoi sconfiggere la morte in vita,
qualche volta.
E più impari a farlo di frequente,
più luce ci sarà.
La tua vita è la tua vita.
Sappilo finché
ce l’hai.
Tu sei meraviglioso
gli Dei aspettano di compiacersi in te.
(Charles Bukowski)
Sempre grazie per le vostre parole, pensieri e amore che allargo a tutti quelli che sono qui.
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Di seguito, le precedenti pagine del diario di Gabriella Cabrini che abbiamo già pubblicato nel nostro blog:

“… perché non sei sola, perché io ti amo”

Fino in Siberia, sognando i denti di leone

di Ivana Tamoni De Vos*

Ancora a proposito del fiore di tarassaco… Un bellissimo scatto della mia amica russa Galina Chrikova, fotografa abilissima di Novosibirsk.

“С мечтой об одуванчиках 🙂 Dreaming of dandelions, Sognando di denti di leone”, foto di Galina Chirikova

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“… quella luce assoluta/ da oltre il cielo…”

di Umberto Piersanti*

Il Palazzo Ducale di Urbino con i suoi inconfondibili torricini: la foto è stata scattata all’inizio degli anni ’80 da Paola Ciccioli quando la giornalista studiava lì Sociologia e il poeta Umberto Piersanti, che nella città rinascimentale marchigiana è nato, era docente a Magistero

L’ALTIPIANO

e scendono i calanchi
giù per le valli
a branchi, desolati,
quella luce assoluta
da oltre il cielo
che solo per un attimo scompare
sotto la nube più pesante
e scura

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Il tarassaco, perché noi lo diciamo ogni giorno con una pianta o con un fiore

a cura di Paola Ciccioli

Dalla fine di gennaio all’inizio di giugno il Gruppo Facebook di Donne della realtà e il nostro blog hanno vissuto un periodo speciale di cui voglio resti memoria e che intendo valorizzare sempre di più. Dalla notizia dei primi casi di Corona Virus in Italia fino alla “riapertura” del nostro Paese dopo le rigide misure anti-contagio, i nostri canali di comunicazione sono stati un vero punto di riferimento (anche per tantissimi lettori stranieri), un luogo virtuale dove scambiare informazioni corrette, tenersi per mano mentre fuori dalle nostre case si sentivano soltanto sirene, farsi delle gentilezze per resistere di fronte alle grandi difficoltà che collettivamente abbiamo dovuto e dobbiamo affrontare.

Per quanto riguarda le gentilezze, partirei con il gesto – diventato ormai abitudine quotidiana – di salutarci con la foto di un fiore che, via Whatsapp, Giuliana Bellini invia a me e che io a mia volta pubblico poi su Facebook.

Guardate cosa siamo riuscite a fare tutte/tutti insieme il 28 febbraio di questo 2020 fuori da ogni norma, trasferisco qui fedelmente il mio saluto e la cascata di commenti che ne sono scaturiti. Tema: il tarassaco.

Pianta e fiore di tarassaco (Taraxacum http://www.treccani.it/enciclopedia/tarassaco_%28Enciclopedia-Italiana%29/). La foto è di Giuliana Bellini

«Caro Gruppo, l’amica artista e bravissima fotografa Giuliana Bellini mi/ci manda un fiore di tarassaco. Conoscete questa pianta? Cresce spontaneamente nelle nostre campagne, è commestibile e ha delle proprietà benefiche per l’organismo.
Io so come si raccoglie perché ho memorizzato il gesto di mia nonna Chiarina quando da bambina la osservavo andare a raccogliere le erbe – li rugni? – per la cena.
Chi tra noi sa qualcosa di più sul tarassaco?»

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Il blog “Donne della realtà” ora parla anche in russo

Traduzione in russo di  Ivana Tamoni De Vos

«Cara Paola! Sono riuscita a trovare per ora questa bella foto di gruppo, anno 1988, presso la scuola d’arte del mio amico pittore Slava Shraga IZO-Studja “Kontrast” a Leningrado. Vjacheslav Shraga (Slava), primo da destra accanto a me, poi è diventato famoso dopo la Perestrojka e suoi quadri sono arrivati persino al Metropolitan Museum of Art di New York»

Nel 2009, quando la rappresentazione dell’immagine femminile ha toccato in Italia il suo punto più basso, Paola Ciccioli ha redatto un appello e chiesto ad altre giornaliste di promuovere una mobilitazione per tentare di arginare la deriva sessista dall’interno delle redazioni.

Di seguito la sintesi dell’appello che trovate nel “Chi siamo” del blog anche in inglese, spagnolo, francese, polacco, tedesco, olandese e cinese:

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Walter Tobagi e la rabbia di Filippa, operaia “esuberante” della Motta

di Walter Tobagi

Il 28 maggio del 1980, verso le 11 del mattino, il giornalista del Corriere della sera Walter Tobagi, 33 anni, veniva ucciso a Milano dai terroristi mentre stava andando in garage a prendere la macchina. Quarant’anni dopo, grazie all’Ordine dei giornalisti della Lombardia possiamo rileggere un suo articolo, apparso sul Corriere il 7 ottobre 1978, che descrive la realtà di quei tempi e racconta la storia di una donna, Filippa, lavoratrice precaria della Motta che diventa “esuberante”, oggi si direbbe un esubero.

Nel video da Youtube la commemorazione di questa mattina davanti alla lapide che ricorda la sua uccisione e le parole della moglie Mariastella. (p.c.)

«Per tre anni, andavo tutte le mattine all’ufficio di collocamento. Il pullman da Cinisello a Milano, poi l’autobus, poi la fila, aspettare tutta la mattina, poi tornare a casa. Alla Motta mi prendevano a periodi, quando c’erano le campagne: a Natale i panettoni, a Pasqua le colombe, l’estate i gelati. Era un sacrificio, ma io ero contenta anche così. Nel ’73 mi passarono fissa: fecero tutto loro. E adesso mi ritrovo qua senza un posto. M’hanno detto che ero esuberante, io non sapevo nemmeno che vuol dire quella parola».

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