«Amato smart, di notte quanto ti butterei dalla finestra…»

di Mariagrazia Sinibaldi

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Camera di Mariagrazia, interno notte. Concentratissima, la nostra amata senior blogger ha superato varie traversie ed è tornata a raccontarci le avventure del suo alter ego. E, proprio ieri, è arrivato un bastimento carico di altre cento copie fresche di stampa di “È come vivere ancora”, il libro curato dall’Associazione Donne della realtà che raccoglie una selezione dei “primi” post di Mariagrazia Sinibaldi. Appuntamento sabato 3 dicembre 2016 nella Biblioteca civica di Cologno Monzese per la presentazione (questo bel ritratto è di Francesco Cianciotta, suo figlio)

La signora Vecchiottina raggiunse il suo letto barcollando dopo 24 ore vissute in maniera non proprio rocambolesca ma certamente difficile difficile difficile. Oh Dio, siamo giusti, la nostra Signora tendeva sempre ad esagerare un po’… anzi un po’ più che un po’, ma questa volta la signora Vecchiottina sentiva di avere ragione: e che diamine! «Vorrei vedere – disse la nostra dentro di sé (ché non sentisse il figlio nella stanza accanto) – Sì, vorrei proprio vedere un’altra vecchietta come me, attraversare indenne 24 ore come queste ultime mie!». Si arrestò perplessa! Era certo la prima volta che si autodefiniva con una parolaccia di tal genere ma era così maledettamente stanca da non avere nemmeno la forza di ribellarsi a sé stessa. Guardò il letto comodo e bello che suo figlio le aveva messo a disposizione. In un lampo, in un flash, le si ripresentarono vivide le ultime 24 ore.

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La forza dello stile contro gli stereotipi nella pubblicità, nei libri e nella vita

di Roberta Valtorta

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«Iris Apfel nata Barrel (New York, 29 agosto 1921) è un’imprenditrice e interior designer statunitense riconosciuta dalle cronache specializzate come icona di stile» (it.wikipedia.org/)

Di recente, per motivi di lavoro, mi è capitato di prestare attenzione ad alcune pubblicità trasmesse dalle reti televisive del nostro Paese. Una delle prime cose che mi ha colpito è la quasi totale assenza del mondo over 70; è un’assenza quasi totale perché qualcuno in effetti c’è, ma è inutile negarlo: la presenza degli anziani nella nostra televisione, almeno nella fascia oraria dalle 21 alle 22, è prevalentemente limitata a ricordarci – tra incontinenza, problemi acustici e dentiere traballanti – quanto il corpo, con il passare del tempo, attraversi un inevitabile decadimento.

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«Cara signora Vecchiottina, non riuscirò mai a eguagliare la sua cocciutaggine»

di Eliana Ribes*

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Eliana Ribes e il marito Silvano Fazi nella Biblioteca Mozzi Borgetti di Macerata dove, il 6 dicembre scorso, hanno presentato il loro libro in dialetto “Per quanti fjuri caccia ‘m prate”. Basato sulle lettere che il nonno di Eliana inviava alla giovane moglie dal fronte della prima guerra mondiale, il libro verrà presentato domenica 18 dicembre alle ore 17 anche nel Teatro comunale di Urbisaglia (Mc).

Cara signora Mariagrazia,

con quanta grazia e leggerezza è passata per il mondo, ma anche con quanta forza e determinazione! L’amore per la vita, l’entusiasmo di fronte alle cose belle, la tenerezza dei sentimenti traspare da tutti i suoi ricordi e dalla realtà presente.

Con tutta sincerità le dico che ho provato un po’ di invidia per tutto l’affetto e le attenzioni che le sono state riservate nell’infanzia, per tutte le cose belle di cui ha goduto durante l’adolescenza e la gioventù, ancor di più per la complicità che riceveva da tutte le donne di casa, addirittura dalla mamma, così aperta e intelligente da capire che i sensi di colpa generano solo insicurezza e frustrazione.

In queste fasi la nostra vita è stata nettamente diversa perché nei paesini delle Marche la vita era tanto più modesta, i genitori più disattenti perché dovevano “tirare a campare” per tutte le lunghe ore della giornata, la mentalità più ristretta, soprattutto nei confronti delle figlie femmine, sempre con l’attenzione rivolta a quello che la gente poteva dire o pensare.

Io ho diciotto anni meno di lei ma ricordo le passeggiate in macchina dei fidanzati con la madre seduta sul sedile posteriore; addirittura al camposanto mi è capitato di vedere i fidanzati avanti con la madre che camminava alcuni passi indietro. Io e il mio ragazzo, per fortuna, avevamo solo la Vespa, e nessun altro poteva salirci, tutto il percorso si svolgeva “allo scoperto”!

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E così la “signora Vecchiottina” è riuscita (per amore delle nipoti) a domare anche lo smartphone

di Mariagrazia Sinibaldi

Mariagrazia con Babbo Natale

Tre immagini dal profilo Facebook di Mariagrazia Sinibaldi. Qui è a Roma, durante le vacanze appena terminate, mentre con sguardo fiero abbraccia il figlio Francesco Cianciotta nelle insolite vesti di Babbo Natale.

I figli, si sa, se sono bene educati, e con ciò si intende “tirati su con tutti i crismi”, i figli così, dicevo, sono gioielli preziosi. Dio ne guardi, però, se nel tirarli su una povera madre, oberata da preoccupazioni di vario genere, non è riuscita ad addentrarsi nei mille meandri di cui è composta la  buona educazione; quella “con tutti i crismi”… ecco… lì… allora c’è il patatracac.

Ma la signora Vecchiottina no, lei, non per vantarsi, li aveva allevati, i suoi figli,  alla buona educazione: evidentemente…oppure forse… o anche non si sa mai.

Insomma il fatto è questo.

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Piange chi non sta al telefono. Ovvero: il tripudio del cavolo proprio sul mezzo pubblico

Nel fotomontaggio, la povera "Ragazza con l'orecchino di perla" di Vermeer si fa un selfie

Nel fotomontaggio, la povera “Ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer si fa un selfie

di Paola Ciccioli

Apprendiamo dunque che un tale Fabio è in attesa dell’esito delle analisi cliniche. Mangia pollo e niente più da quasi 2 mesi e festeggerà – butta là la telefonatrice – solo all’arrivo dei risultati degli esami. Dal canto suo, lei, la telefonatrice riccioluta con occhialini da vista e fuseaux blu (oddio che caldo), è ventisettesima in non si sa quale lista e un certo “lui” «si porterà l’assistente, dunque non si sa».

Treno diretto a Chiasso, oggi, primo pomeriggio.

Il tripudio del cavolo proprio offerto in pubblico sta diventando la mia ossessione.

Ieri ho dovuto percorrere il tragitto corso XXII marzo-largo Greppi prigioniera del vociare sul tram 12, che non è propriamente un bolide, facendomi trapanare il timpano da una salentina, lo ha gridato lei a qualcuno che ascoltava a Sud la sua voce, che non ha ripreso fiato per tutto il tempo. Poco meno di una mezz’oretta, va precisato per i non milanesi. “Ma’”, “Pa’” e, una volta terminato il concitato resoconto ai genitori su non meglio identificate parcelle da 50 o 100 euro – «io non lavoro gratis neppure per la mia famiglia» – lo sfogo è proseguito con la telefonata ad «Amo». Che, quando sento qualcuno chiamare il proprio fidanzato o la propria fidanzata «Amo», mi fa proprio male.

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Smartphone al posto della via Lattea, ma camminare verso Santiago è ancora andare verso l’umanità

di Cecilia Gaipa

Cecilia in cammino verso Santiago de Compostela

Cecilia sulla strada verso Villafranca del Bierzo, vicino al confine con la Galizia

Nei tempi antichi, quando i pellegrini percorrevano il Cammino di Santiago, usavano il sole per trovare la rotta verso Occidente. Di notte, questa direzione veniva indicata dalla via Lattea. Secondo una leggenda, la via Lattea è stata formata dalla polvere che i numerosi pellegrini sollevavano con le loro scarpe, camminando. E sempre secondo questa leggenda, questo tragitto stellato protegge i pellegrini e riempie le strade che portano a Santiago di un’energia positiva che ricarica sia il corpo sia l’anima. Infatti, molte persone che hanno vissuto quest’esperienza l’hanno definita come qualcosa che ti cambia totalmente. Il Cammino di Santiago ti fa scoprire la tua vera anima. Il Cammino di Santiago ti purifica, dopo di esso inizia la tua nuova e vera vita.

Se dovessi paragonare la mia esperienza con queste affermazioni, commenterei così: Ma, questo, non creto (chiedo scusa per la coltissima citazione).

Se la Cecilia del 2014, che in questo momento scrive, avesse potuto creare un varco spazio-temporale e parlare con la Cecilia del 2012, appena ventunenne, in partenza per Santiago, le avrebbe detto quanto segue: Continua a leggere