Luna park Eataly

di Elena Novati 

Eataly, Luna park

Ed ecco a voi: Eataly, piazza XXV aprile, Milano

«Andiamo, sono curiosa».

Ho esordito così, in un pomeriggio di sabato, cercando di convincere il fidanzato della bontà della mia idea (perfida che sono). L’idea era quella di addentrarsi nel magico mondo di Eataly, la creatura di Oscar Farinetti che tanto ha fatto parlare di sé da quando è approdata a Milano in piazza XXV aprile, al posto del (compianto) Teatro Smeraldo. Se ci penso ora, mentre mangio lamponi e non sono circondata da un formicaio umano, mi viene quasi da ridere all’idea di tornare a far visita al nuovo tempio del cibo milanese; tuttavia, a esser seria, ho ancora una leggera sensazione di vertigine al solo ricordo del brusio di sottofondo.

Sono una rompipalle clamorosa a tavola (lo riconosco e me ne vanto), perché se devo mangiare male mi sale la carogna in corpo, roba che piuttosto apro uno yogurt e ci faccio pranzo&cena, ma non scendo a compromessi con categorie tipo lasagne precotte, pizze surgelate e/o mozzarelle in busta. Appurato questo mio lato talebano, sono andata da Eataly per pura curiosità, visto che la qualità la si può trovare anche fuori dal tempio di Farinetti, basta cercare con attenzione.

Etaly, stand

Aromi e profumi come gioielli

L’ingresso sembra una copia sbiadita della boqueria di Barcellona (a proposito: visitatela, ne vale la pena ed è sulla Rambla principale; non avete scuse per tralasciarla, insomma), tanti banchetti ordinati e dotati di tendina a righe, pieni di cassette di prodotti ortofrutticoli in bella mostra. Mi cade l’occhio su fragole candonga enormi (alla vista, c’è da dirlo, fanno la loro figura), pesche bianche, meloni, pesche noci, melanzane e zucchine: peccato io sia stata da Eataly a metà aprile, stagionalità opinabile direi. Tutti prodotti così perfetti, così uguali da farli sembrare perfetti per la cucina giocattolo della mia nipotina Sofia. Va bene, ok, i prodotti di serra hanno diritto di esistere, alcuni sono anche buoni, quindi perché prendersela? Me la sono presa perché le fragole costavano 6,90 euro/Kg, le pesche bianche 8 euro/Kg, le melanzane baby (volete mettere con le melanzane adulte?…) 8,90 euro/Kg, meloni a 4 euro l’uno e i carciofi 0,90 euro cad (non ho potuto fare a meno di immaginare tutti questi prodotti colti dalle mani di Kate Middleton, per giustificare un prezzo simile).

Ora, Signor Farinetti, Le devo (ahimé) fare un complimento: Lei è un genio del marketing, sa bene che a Milano è possibile vendere persino padelle bucate con un minimo di abilità, dunque ha allestito con sagacia/perfidia questo luogo rutilante di gente che sembra essere entrata nel Paese delle Meraviglie. Tuttavia: alla faccia della stagionalità. Al di là dei prezzi (francamente immorali per quanto mi riguarda) di frutta e verdura, la parte più interessante del posto è un angolo qualsiasi tra gli scaffali eleganti: perché? Perché sono punti di osservazione sull’umanità.

Eataly, folla

Folla in coda all’inaugurazione del 18 marzo scorso

Da Eataly c’è tutto, compreso il ristorante di pesce (Alice, quel ristorante al centro della cronaca perché fu recensito con ottimi voti ancor prima di aprire i battenti: lungimiranza dei critici o marketta di bassa lega?), la piadineria artigianale, il forno, il caseificio (forse c’è anche un allevamento di bufale nascosto), il pastificio e la cioccolateria. Potrete acquistare 250 gr di plin alla robiola o al castelmagno per soli 7,50 euro, magari vi danno anche la pacca sulla spalla alla cassa come a dire: «Bravo amico mio, ottimo affare, mettili in cassaforte»; avrete l’opportunità di assaggiare una mozzarella vaccina prodotta dal loro caseificio a 14,80 euro/Kg (se ve ne chiedessero 10, sarebbe già un prezzo limite: in Viale Sarca, a Milano, c’è un piccolo caseificio con prodotti freschissimi ogni giorno e non chiede più di 7 euro per la mozzarella di latte vaccino), un caciocavallo (anche questo prodotto da loro) a 23 euro/Kg, il pesce spada a 45 Euro/Kg e una pizza bianca alla mortadella per soli 23 euro /Kg (se invece la prendete solo bianca, il prezzo scende a 9 euro/Kg: una mortadella da tenere nel caveau di una banca, immagino).

eataly, pasta di granano

Cena da Eataly, vuoi mettere?

In concomitanza di questo, quel che più mi ha lasciata interdetta è stato lo spettacolo umano che Eataly ha saputo offrirmi: coppiette incantate dalla pasta Garofalo (guardate che la vendono anche all’Esselunga) o davanti al banco dell’aperitivo (se siete di Milano, dunque abituati all’aperitivo con buffet per mandrie di fiere affamate, è bene che arriviate preparati: sappiate che l’aperitivo da Eataly è il bicchiere di vino che ordinate, il cibo è a parte e lo pagate. Non dite che non eravate stati avvisati, non vale più piantare la piva lunga fino ai piedi e lamentarsi, a questo punto); famiglie garrule che si avventurano tra scaffalature piene di bottiglie (Farinetti, mi caschi sul banale: le bottiglie non si tengono sotto i faretti. Va bene mettere in esposizione dei colossi di sicuro successo come i Gaja dal Piemonte, l’Amarone della Valpolicella di Allegrini e la Ribolla Gialla e il Breg di Josko Gravner, ma si vedono bottiglie di fascia media con un ricarico di almeno 3 euro rispetto ai normali punti vendita GDO), bambini stanchi di stare appresso a genitori lobotomizzati dalla torta Pistocchi di Firenze a 3,90 euro per porzione da 40 gr o 15 euro per la classica da 250 gr (sappiate che su questo bene di primaria importanza c’è uno sconto del 15 per cento per i pensionati: devo dirlo a mia nonna, quantomeno perché sono curiosa di sentire cosa mi risponde –ma ho una vaga idea- ) e personaggi più o meno pittoreschi che si atteggiano a coppie nobiliari dell’800, coppie di calciatori&veline, coppie di fatto o coppie di fatti (dagli sguardi vacui di alcuni soggetti…).

Insomma, nel complesso un bell’acquario in mostra. Mi viene quasi fame, punto la piadineria artigianale e scopro che una piada classica con ripieno di prosciutto cotto (cotto? Siete certi di conoscere la tradizione?) costa 6 euro in piedi, ma se voleste per caso sedervi a un tavolino dovreste pagare un buon 2 euro di ricarico (l’usura della sedia, sospetto).

Eataly, Oscar Farinetti

Oscar Farinetti brinda al 25° anello della sua catena

Farinetti, sei un genio: hai creato un luogo di villeggiatura dentro un supermercato estremamente chic. Un luogo d’incontro perfetto per il medio turista che trova alcune eccellenze e grandi marchi italiani (le due definizioni non necessariamente coincidono), ma un italiano perché mai dovrebbe desiderare di farci la spesa? Ho pensato a diverse spiegazioni, per poi giungere alle più banali: siamo pigri, noi milanesi. Oppure siamo dei fighetti incalliti. Eataly è in centro città e propone un’ampia varietà di prodotti sufficiente per farci fare una bella/discreta figura (in media) davanti agli amici, perché ci sono brand di alta gamma (per quelli a cui: «Ti piace vincere facile?»).

Per quanto mi riguarda, dopo circa mezz’ora di pellegrinaggio in mezzo alla folla inizio a sentire unicamente un brusio di voci indistinte e un continuo rumore di passi trascinati: credo andrò a casa a cenare.

 

10 Risposte

  1. Interessante..
    Io che sono patito di birra… vado a nozze. Nel senso che li, pago una artigianale 9 euro. La stessa, in altre botteghe della zona (lasciamo perdere il centro-centro) arriva anche a 12 eurini. Se vuoi vado avanti con.. certi formaggi (presidio SF) e la storia è la medesima. Come vedi qualcosetta che costa meno c’è. Bye

    Mi piace

    • Elio, condivido assolutamente. Io ho parlato di alcuni aspetti che, per quanto mi riguarda (sono una comune cliente, non certo la massima esperta di critica gastronomica sulla piazza, ci tengo a sottolinearlo) mi hanno fatta un po` desistere dall’acquisto. Ciò non toglie che vi siano senza dubbio prodotti top gamma, ad esempio alcune birre (ho in mente la duchesse de bourgogne, una birra che mi piace molto e che non si trivare su gdo normalmente, non essendo tipica del sistema distributivo)

      Mi piace

      • diciamo che per me il gioco non vale la candela, ecco. trovo che non ci sia una qualità differente rispetto ad altri esercizi commerciali meno noti o meno forniti. Poi si tratta di un sentire personale, mi ripeto.

        Mi piace

  2. Mia madre diceva che i soldi si spendono a seconda di quanto si sudano.

    Mi piace

    • Mah,io sto a posto: al momento non ho uno stipendio, però mi sudo ogni giornata in ufficio. Devo chiedere a farinetti se accetta pagamenti in pezze…

      Mi piace

  3. Articolo eccellente. L’ho condiviso su facebook e in 24 ore ha avuto più condivisione di tutti i post fatti sulle cose di cui mi occupo e che i miei contatti condividono con me. Una montagna di consensi legati anche al fatto che gli italiani hanno una cultura (e quindi una attenzione) per il cibo che è superiore alla media. Cosa dire: evidentemente hai interpretato un sentire comune. Grazie mille.

    Mi piace

    • Questo commento lo prendo come un regalo, davvero. La ringrazio, non saprei proprio come rispondere altrimenti. Condivido la sua opinione in merito alla cultura del cibo anche se trovo che Milano sia una piazza un po` diversa dal resto d’Italia: qui i cultori del cibo si nascondono molto meglio. Oppure sono occultati da fighettismo fanatico.😛

      Mi piace

  4. “Eccellente”, sì. Lo stesso aggettivo che è stato usato anche sulla mia bacheca Fb a proposito dell’articolo di Elena. Alla quale vanno anche i miei complimenti “pubblici”. Questo suo viaggio al Luna Park Eataly è in Home page da due giorni e oggi è stato addirittura letto più di ieri, ben oltre i confini nazionali. La verità si dica.

    Mi piace

  5. Se può essere utile qui a Roma la situazione è del tutto simile. Il pollo è Aia per dire e tra le birre più “commerciali” c’è ovviamente la Peroni (proprio la stessa che si trova al supermercato che ho sotto casa) con un prezzo “lievemente” modificato.
    Io ci sono stata per la festa dello street food, che dovrebbe essere un cibo di qualità, soddisfacente per la fame e a prezzo contenuto. Sulla qualità forse ci siamo, soddisfacente per la fame….mah! A prezzo contenuto non ci siamo proprio.
    E mi somo sorpresa, ebbene si.
    Mi sono chiesta: ma perchè i romani vanno a fare la spesa in un posto del genere (che non è nemmeno in centro) invece di andare al supermercato sotto casa?
    Devo dire che non mi sono data nessuna risposta convincente, a meno di non andarci particolarmente pesante.
    Ho trovato invece più interessante l’esperimento (su scala mooooolto più ridotta) di Eccellenze Campane. http://www.eccellenzecampane.it/
    Obiettivo forse più limitato, ma che viene centrato molto più da vicino, con vere eccellenze e pochi marchi “ufficiali”.

    Mi piace

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

#SFF2016

4/5/6 novembre 2016 - Chiostro "Nina Vinchi" - Piccolo Teatro Grassi - Milano

Donne della realta's Blog

Dove sono finite le donne che lavorano, che studiano, che coltivano i sogni con la fatica, che cercano di non piegarsi alla precarietà?

unaeccezione

... avessi più tempo sbaglierei con più calma.

agoradellavoro

Per incontrarsi, ribellarsi, progettare. Accade a Milano

blogcartebollate

il blog di CarteBollate

il ricciocorno schiattoso

ci sono creature fantastiche, ma è difficile trovarle

Impariamo la Costituzione

un articolo a settimana

Rage against the world

Noi vogliamo uguaglianza con ogni mezzo necessario

dubbi(e)verità

Dubbi e verità o Dubbie verità?

slanthings

we live in an age when unnecessary things are our only necessities

the POP CORNERS

Pop corn d'angolo

Se Non Ora Quando Milano

Se non le donne chi?

RIHLA SAIDA

photoblog of a restless wanderer

Libreria delle Donne Bologna

"C'è tutto ciò che c'è quando ha tutto ciò che ha dove c'è quello che c'è" (G. Stein)

Aspettare stanca

per una presenza qualificata delle donne in politica e nei luoghi decisionali

giustizia mediazione civile

giustizia e mediazione civile

cronichlesofmari

the open diary of mari key

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: