I fiordi, un gruppo di amiche calabresi e un bergamasco solitario: chi vince?

di Adele Colacino

Sì, viaggiare. Un’Adele Colacino in gran forma (prima da destra) ci racconta questa volta di una crociera con le sue non silenziosissime amiche. Sembrava dovesse finir male e invece… (la suspense è d’obbligo e spiega perché la cronaca di questo viaggio in Norvegia arriva a distanza di mesi…)

«Spenderò tutti i miei soldi in viaggi», dice qualcuno in una chat, ed io approvo e condivido.

Ho sempre avuto l’idea che andare in crociera fosse una cosa da anziani abbastanza agiati e, quando mi hanno proposto “L’incanto dei fiordi”, ho pensato che era troppo per me. Ho detto No.

Ho prenotato una visita nell’isola di Malta.

Poi Rosa mi richiama, «si è liberato un posto ed io sarei sola in cabina, vieni!».

Malta e i Fiordi nello stesso mese, una pazzia.

Se non ora quando?, mi sono detta, e l’ho fatto!

9-18 giugno 2017 – Crociera l’Incanto dei Fiordi – Costa Magica.

“Il meglio dei Fiordi norvegesi in dieci giorni. La lenta navigazione all’interno dei fiordi consente una immersione completa nella natura incontaminata e prorompente che stupisce con cascate, ghiacciai, picchi rocciosi e grandi distese di alberi dal verde intenso, così come le numerose escursioni permettono di svolgere attività all’aria aperta in paesaggi di fiaba”.

Non avevo idea di cosa mettere in valigia, sono diventate due valigie su consiglio delle amiche esperte.

Io vivo nel piede dello Stivale e come sempre occorre già un viaggio per raggiungere il crocicchio di partenza.

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Leggere

a cura di Paola Ciccioli

Al Palazzo Madama di Torino è aperta fino al 1° luglio 2019 la mostra “Leggere” di Steve McCurry di cui noi avevamo parlato così in occasione di una precedente esposizione.

Blogger, scrittrici, studiosi, collaboratrici e collaboratori, soci, amici, musicisti, pensionate, precarie, docenti, giornaliste, ex allievi, giovani professioniste e professionisti: l’appello è incompleto, d’accordo, però siamo in parecchi. E ognuno di noi, transitando su questo blog, ha lasciato una traccia del proprio rapporto con la lettura. Perché per noi leggere, e incoraggiorare a farlo, è importante. Anche per questo la mostra di Steve McCurry che verrà inaugurata a Brescia il 7 marzo già ci piace: si intitola “Leggere”!

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Steve McCurry, “Afghanistan, 2002”. In occasione di Brescia Photo Festival 2017, dal 7 marzo al 3 settembre il Museo di Santa Giulia ospiterà la mostra “Steve McCurry. Leggere”, curata da Biba Giacchetti e con contributi letterari di Roberto Cotroneo. In 70 fotografie, scattate in tutto il mondo, «l’atto intimo e universale del leggere» (http://www.bresciamusei.com/)

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E ce ne costa lacrime st’America…

di Adele Colacino*

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Foto di Annalisa Mongili: «Siamo al Ground Zero Memorial, qui è proibito mettere fiori. Si può solo nel giorno del compleanno della povera vittima di quell’orribile attacco. È un luogo di una commozione intensa. Mi fa amare ancora di più la città di New York»

Naturalmente Carmine’s, non avevamo dubbi, è un ristorante che ha origini italiane. Anzi per tutti è un ristorante italiano, meno che per gli italiani. È strapieno: di gente, di lampadari a gocce, di giganteschi ritratti a olio di ogni generazione che lo ha gestito, di fiori e di piante, di camerieri di ogni colore, filippini, coreani…

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In volo verso New York, alle prese con una folla di rabbini

di Adele Colacino*

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I colori della notte di New YorK City in una foto firmata Annalisa Mongili. Per noi la metropoli statunitense è, e resterà, un luogo del cuore

Sono pigre le mie giornate d’estate, passano lente senza orologio e senza calendario. C’è sempre qualcuno intorno che, parlando o muovendosi, ti dà idea del tempo che passa, le uscite, i rientri, il ritiro dei rifiuti, gli odori di cucina che si spandono nel villaggio.

Sono in giardino a leggere quando sento la voce della mia amica Carmen che, come al suo solito, chiama appena scende dall’auto. Lei non suona, non bussa, nelle case al mare si vive fuori e basta chiamare per annunciarsi. Chiacchieriamo un po’ e poi lei se ne viene fuori con un: «a novembre vado a New York».

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Una domenica nell’incanto di Nik e Hiske

di Adele Colacino

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Adele Colacino, che ha fornito anche le immagini di questo servizio, racconta una giornata piena di sorprese ed emozioni nel Musaba, il parco-museo di Mammola, in provincia di Reggio Calabria. In questa immagine, “Il sogno di Giacobbe”

Una domenica, trascorsa fuori di casa, mi ha fatto tornare il desiderio di condividere, scrivendo, le mie emozioni.

Quasi non chiedo informazioni sul giro che faremo, dopo un inverno trascorso in gran parte in casa per alcuni incidenti e accidenti che hanno liso pazienza e divano, esco per una escursione di gruppo.

Sarà una passeggiata di circa quattro ore, facile – dicono – per tutti, il gruppo esperto e preparato informa e consiglia bagaglio, vestiario, pranzo leggero al sacco.

Il mio piede sinistro e sinistrato di recente mi suggerisce di acquistare nuove scarpe e racchette di sostegno.

Si parte presto, ma sempre con la fatidica e consolidata mezz’ora di ritardo sull’ora prevista.

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Che macedonia horror fuoriesce dalla Tv!

di Adele Colacino

Adele Colacino

Adele Colacino

La Tv accesa in sala parla al divano vuoto, aspetto un Tg, stamattina per un contrattempo non sono uscita a comprare il mio quotidiano.

Volano per la stanza i titoli, la voce dello speaker mi raggiunge mentre giro per casa: è morta Laura Antonelli, attrice famosa negli Anni settanta, poi crollata nell’oblio e nella disgrazia alle prime rughe, ora tutti le dedicano ipocriti coccodrilli e copertine.

Una donna di 84 anni, muore a Bra, in Piemonte a seguito di una rapina, pare che due uomini biondi e rasati l’avessero legata per rubare nella sua casa. La casa di una pensionata italiana che percepiva poche centinaia di euro al mese, vivevano con lei un cane ed un gatto che pare sparito, il cronista ritiene, evidentemente, che questa sia una cosa da dire ed importante per far comprendere meglio la disgrazia. I gatti scappano sempre davanti a un pericolo.

In Calabria si è svolto un incontro tra lo Stato, rappresentato dalla presidente della commissione Antimafia Rosy Bindi ed il presidente della Conferenza episcopale regionale calabrese Monsignor Salvatore Nunnari.

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Maria Carmela Lanzetta, la ministra che come un abito da cerimonia scomodo è stata riposta in fondo all’armadio

di Adele Colacino

Adele, Lanzetta

Monasterace, Primo Maggio 2012: Maria Carmela Lanzetta, allora sindaca del comune calabrese, offre i pasticcini alle donne che sono andate a esprimerle solidarietà dopo le minacce della ‘ndrangheta. Adele Colacino, autrice di questo post, è la seconda da sinistra con il maglioncino lilla. Subito dopo di lei, Lorenza Rozzi, amica e autrice di interessanti interventi sulla realtà calabrese per il nostro blog. (questa foto e la successiva provengono dall’archivio personale di Adele Colacino)

Il Primo Maggio è il giorno festivo dell’anno che mi piace di più.

È scritto in rosso e qui, dove vivo, c’è sempre il sole.

Natale con i tuoi e Pasqua con chi vuoi afferma un vecchio adagio, il Primo Maggio tra la gente che puoi non aver incontrato mai fisicamente, ma che ti appartiene e alla quale appartieni perché insieme, per una volta all’anno, ti senti “popolo”.

Ricordo le feste del Primo Maggio trascorse alla Montagnella di Carfizzi, con le compagne di Crotone, c’era sempre ad accogliere i “forestieri” il racconto dei vecchi contadini che avevano occupato le terre del marchesato. E le giornate sulla collina di Taverna, un paese della Presila catanzarese, il suono delle fisarmoniche, l’odore del cibo sul fuoco e le bandiere ti facevano entrare in un cerchio magico appena messo piede sul promontorio.

Il Primo Maggio del 2012 , Lorenza, Tina ed io decidemmo di andare a Monasterace, a portare solidarietà alla Sindaca minacciata dalla ‘ndrangheta.

Arrivate in paese ci indicarono una scuola dove si sarebbe tenuta una riunione.

Arrivarono donne dalla Toscana, dalla Sardegna: Sara, Francesca, Angela, Emerita, alcune calabresi impegnate nei movimenti ed arrivò Maria Carmela Lanzetta con un gran vassoio di pasticcini.

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Per la fiera della beneficenza se ne riparla l’anno prossimo, ma nonna e nipote ancora sono in fuga dal baratto “in”

di Adele Colacino

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Sono trascorsi appena una ventina di giorni e le coscienze si sono allontanate dai solleciti alla generosità e alla partecipazione attiva e contributiva ai dolori della fame e delle privazioni di una gran parte del mondo

Giusto! Adesso è il momento di pensare a come smaltire il peso accumulato nel periodo delle Feste, sì quelle con la EFFE maiuscola. Adesso, calendari e calorie sott’occhio, occorre impegnarsi a ritornare in forma, a sudare nelle tute griffate, a pensare alla prova costume che quando meno te lo aspetti ti manderà in crisi davanti allo specchio che riflette carni bianchicce, molli, e debordanti, occhi sbarrati.

Faccio un passo indietro e torno all’inizio di novembre, quando già cominciano ad arrivare con la posta le buste piene di letterine che, associazioni e missionari sparsi per il mondo, ci scrivono sotto lo sponsor di santi e sigle per la campagna di raccolta fondi.

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L’avevo accolta a un patto: la sua dignità prima di tutto. Ma lei non lo ha rispettato e ho chiuso la porta

di Adele Colacino

Adele con Arturo

Scene di vita familiare: Adele Colacino a tavola con il marito Arturo nella casa al mare (foto di Paola Ciccioli)

La situazione mi sfuggiva di mano. Al mattino alzarmi dal letto costava già fatica. Mi ritrovavo sempre più spesso seduta o allungata sul divano. Mi restava comunque il senso vigile di rendermene conto. Continuavo a sentirmi ripetere che quel protocollo di farmaci portava con sé il rischio della depressione e alcuni medici continuavano a evidenziarmelo. Testardamente e a ragione insistevo: «Non sono depressa, sono stanca!».

Me la mandò a casa qualcuno, informandomi brevemente sulla sua correttezza e sulla sua “anomalia” familiare.

Ascoltai senza commentare quella soap opera di quartiere periferico in una città di provincia che superava di gran lunga ogni fantasia hollywoodiana.

Era veloce, puntuale, s’impadronì del ritmo della casa, in poco tempo diventò memoria visiva di ogni oggetto casalingo, di ogni scadenza, scrivendo e parlando le sfuggiva qualche strafalcione, ma conosceva perfettamente il costo di ogni detersivo e calcolava prima della mia calcolatrice il costo di ogni frazione di tempo.

Aveva un bambino, era quanto sapevo di lei, oltre ai suoi dati anagrafici .

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Su per i tornanti della memoria e del presente, nella terra umida di paura delle “Anime nere”

di Adele Colacino

tela di Alejandro Garcia

Questa tela di Alejandro Garcia è stata scelta e inviata dalla stessa Adele per il suo post

Sono circa 150 i chilometri da percorrere per raggiungere il paese del marchesato dove è nata mia madre.

Ci fu un tempo in cui i luoghi crescevano, intorno al centro antico si sviluppavano le case con balconi più grandi, con il verde a giardino intorno, con stili più o meno ben inseriti nel contesto naturale. Da anni è tutto fermo e anche gli emigranti non costruiscono, mattone su mattone, i piani rialzati delle case del ritorno.

La strada era terribile, a volte solo sterrata, curve e curve polverose che i postali della ditta Romano percorrevano due volte al giorno, strombazzando su per i tornanti e nelle discese attraverso la fiumara.

La puzza della nafta, dei sedili impregnati di sudore e di fumo di sigarette nazionali facevano andare in crisi mia madre una settimana prima di salire sul postale, lei aveva già la nausea quando cominciava a fare la valigia per la visita al paese.

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Di nuovo “noi”: un oceano e 37 anni dopo

di Adele Colacino

La mia vita l’ho passata in gran parte attraversando il mare. Tra il nord dell’Italia e il Venezuela.

Due mondi totalmente diversi che non si sono mai veramente amalgamati né nel mio cuore né nella mia testa.

Mi piaceva stare nella mia casa in Venezuela, con mamma e papà e il mio fratellino, ma fu deciso che dovevo stare lontano, in Italia con gli zii e con la nonna, dovevo andare a scuola in Italia e fui impacchettata e spedita, senza poter dire: NO!

Può un pacchetto decidere il suo percorso? Ha due etichette incise nella pelle, una da dove viene e una dove andrà.

Il pacchetto andava e tornava attraverso l’oceano e ogni volta il timbro sulle carte era un segno indelebile impresso nella carne, timbri e timbri, tanti da cancellare sentimenti, fiducia, speranze.

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«Ho pensato alle bombe, al rumore che si può sentire. Alle conseguenze»

Gaza Under Attack per post di Elisabetta

Una bambina protegge la sua bambola dalla visione delle distruzioni della guerra. L’immagine è stata diffusa su Twitter (e altri social network) con il titolo “Gaza under attack”. Su http://www.repubblica.it il bilancio provvisorio di vite umane del conflitto israelo-palestinese: «A partire dall’8 luglio scorso, i morti sono stati complessivamente 1910, di cui 1843 palestinesi, 64 soldati israeliani, due civili israeliani e un thailandese. Il bilancio è redatto dall’agenzia umanitaria dell’Onu Ocha. I feriti palestinesi sono 9.560. Tra i morti palestinesi l’Ocha conta 1354 civili (pari al 73 per cento), di cui 415 bambini e 214 donne. I palestinesi morti, che facevano parte di gruppi armati, sarebbero 216».

di Elisabetta Baccarin

Ieri notte durante il nubifragio un fulmine è esploso in cielo e si è scaricato su un pilone dell’energia elettrica. I gatti sono saltati per aria, mi è volato il cellulare di mano e sono quasi caduta dalla sdraio per l’esplosione.

Ho pensato alle bombe, al rumore che si può sentire. Alle conseguenze.

E seguendo i pensieri sono passata per parole ai fiori: fuoco artificiale arto artificiale fiore artificiale.

Fuoco artificiale è sbagliato: fuoco d’artificio.

Così come troppe volte risulta sbagliato arto artificiale: sarebbe più onesto dire arto d’artificio, che è quello che si mette ai bimbi che se li giocano sulle mine, gli arti.

 

Chi sé mina, vento raccoglie. C’è tensione nei miei pensieri, forse dovrei smorzarla.

Rischio il corto circuito, ma dov’è l’interruttore?

Non trovo il filo conduttore e agisco senza protezione e senza terra. Agire, appunto. A che punto è ‘sto ago? Punto croce, ma non di sant’Andrea. Andrea andrea, andare andare. And are…  chi mi toglie la spina?

Spina di p’esce che nuota o spina di r’osa che cuoglie…  tolgomettolaletterina, ma come arrivo a domattina?

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Palestina, un foglio lacerato dal vento è la mia sfida a chi non prende una posizione contro questa guerra

Adele 1Testo e foto di Adele Colacino

È una stagione strana: di solito ci si lamenta del caldo, il rumore dei condizionatori e lo sbatacchiare dei cancelli durante la notte entrano nelle camere da letto attraverso le imposte aperte alla luna, alle cicale e ai grilli che suonano vicino, mentre da più lontano arriva la musica delle discoteche aperte fino all’alba.

Anche a luglio inoltrato, al mattino Manuel e Rocco hanno aperto tutti gli ombrelloni, sistemato le sdraio e i lettini,  il lido è rimasto quasi vuoto, animandosi un po’ al sabato e alla domenica. Sotto i pochi ombrelloni occupati, durante la settimana sono quasi tutti nonni con i nipotini.

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I semi di malaffare che fanno inchinare le Madonne davanti ai boss

di Adele Colacino

Oppido Mamertina

Domenica 6 luglio, a Oppido Mamertina (in provincia di Reggio Calabria), durante la tradizionale festa della Madonna delle Grazie la processione ha sostato davanti alla casa di Giuseppe Mazzagatti, 82 anni, condannato all’ergastolo ma agli arresti domiciliari

L’inchino della statua della Madonna davanti alla casa del boss ha riempito pagine di giornali e spazi nei telegiornali nazionali e un po’ meno in quelli locali.

Ancora una volta la Calabria è stata risucchiata in evidenza, come quando si guarda una mappa, un ricamo e per vedere meglio un particolare si mette davanti all’occhio una lente di ingrandimento.

Come quando si accende sullo schermo il satellite Earth… il globo…l ’Italia… la Calabria… opplà: Oppido Mamertina.

Mi chiedo: se Papa Francesco non fosse venuto fin qui a dirglielo in faccia ai mafiosi che “sono scomunicati” quell’inchino sarebbe mai saltato all’attenzione della cronaca?

In tutti i paesi calabresi, con l’arrivo dell’estate e con il ritorno degli emigrati, si festeggiano le madonne e i santi patroni, anche se il calendario porta l’onomastico in un mese invernale.

E si fanno le processioni e si accendono i ceri e si fanno i mercatini e si raccolgono le offerte con le banconote appuntate sui vestiti della Vergine o sui vestiti dei Santi, anche quelli che in vita fecero voto di povertà.

i-mafiosi-sono-scomunicati

«Coloro che nella loro vita hanno questa strada di male, i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono scomunicati». Queste le parole pronunciate da Papa Francesco il 21 giugno nella piana di Sibari, davanti a 250 mila calabresi

Si sparano i fuochi di artificio, tanti, costosi e le statue, specialmente nei Comuni di alcune zone, si fermano, si girano, salutano, onorano e tutti dietro si fermano, aspettano, mormorano o indifferenti pregano con lo sguardo mistico rivolto al cielo.

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Di camicie da notte antiche e altre similitudini

di Adele Colacino

Nel giardino di Adele

Nel giardino di Adele

La prima volta ci eravamo incontrate a Decollatura. Le sindache antimafia calabresi erano diventate un bersaglio verso il quale arrivavano donne da diverse realtà, tutte cercando il centro doloroso di una oppressione violenta e spesso, troppo spesso, silente.

Lei ascoltava tutte, chiedeva, bloccava nella sua macchina fotografica e nella ragnatela bionda dei suoi capelli e delle calze a rete.

Eravamo sedute vicine nel cerchio che si era formato e potevo decifrare sul suo viso la gioia, l’entusiasmo o il disappunto man mano che gli interventi dipingevano con le parole delle donne presenti esperienze, entusiasmi e delusioni.

Come a volte accade si tese tra lei e me quel filo magico e invisibile sul quale corre la sensazione di ri-conoscersi tra gli altri in maniera speciale.

Le chiesi di cosa si occupasse, scambiammo poche parole e mi lasciò il suo cartoncino con la faccia di Anna Magnani. Ci scrivemmo e poi il blog e poi tante telefonate improvvise come il lampo di un flash che illumina la scena quotidiana per un attimo. Continua a leggere