“Augustus”, il padrone del mondo che non scampa al dominio della moglie

di Carla Bielli

E dopo Stoner, la demografa Carla Bielli, anima del gruppo di lettura “Il vizio di leggere” di Roma, recensisce per noi Augustus, «altro dono» dell’autore di culto americano John E. Williams.

Il “Grand Camée de France”, dettaglio con Augusto e Livia, cameo in onice, 23 d. C. circa, Cabinet des Médailles, Parigi, foto di Carole Raddato. Immagine da https://www.classicult.it/destino-augustus-john-williams/

Biografia romanzata (pubblicata in Italia da Fazi nel 2017 nella traduzione di Stefano Tummolini), narrata attraverso lettere di personaggi importanti assemblate con ritmo ben congegnato.  Le testimonianze degli uomini e delle donne che sono stati accanto a Ottaviano, o che sono stati coinvolti dalle sue gesta, costruiscono il narrare con salti temporali azzeccati che non confondono il lettore.

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“Stoner”, l’eroismo del perdente

di Carla Bielli

È stato definito il “romanzo ferfetto”. Se lo conoscete diteci se è vero e perché. Ecco intanto cosa ne pensa Carla Bielli del gruppo di lettura “Il vizio di leggere” di Roma.

«William Stoner si iscrisse all’Università del Missouri nel 1910, all’età di diciannove anni. Otto anni dopo, al culmine della prima guerra mondiale, gli fu conferito il dottorato in Filosofia e ottenne un incarico presso la stessa università, dove restò a insegnare fino alla sua morte nel 1956. Non superò mai il grado di ricercatore, e pochi studenti, dopo aver frequentato i suoi corsi, serbarono di lui un ricordo nitido». Queste sono le prime 5 righe del romanzo Stoner di John E. Williams (Fazi Editore).

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Da sempre le genti del mondo si spostano, come sempre le lingue si mescolano

di Tullio De Mauro

Il linguista Tullio De Mauro, scomparso due anni fa, è l’autore dell’introduzione al libro di Vinicio Ongini “Io sono filippino” (che pubblichiamo in parte), uscito nel 1991 e ristampato da Sinnos Editrice nel 2000, anno in cui De Mauro ha ricoperto la carica di ministro della Pubblica Istruzione. Si tratta del primo volume bilingue di italiano-tagalog, la lingua di una delle più consistenti comunità di stranieri in Italia, quella filippina appunto, composta da 167.859 persone, pari al 3,3 per cento degli immigrati ufficiali (dato da www.tuttitalia.it). Secondo il più recente Rapporto annuale sulla presenza dei migranti, a cura dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, i bambini filippini che vivono in Italia sono 33.952, cioè il 4,2 per cento dei minori non comunitari presenti nel nostro Paese. (dati da www.lavoro.gov.it). 

Nello scatto di Paola Ciccioli, il libro bilingue di Vinicio Ongini “Io sono filippino” accanto a una barchetta di carta costruita da Gabriel, un amico di 8 anni nato in Italia da genitori filippini e animato dalla curiosità necessaria per navigare nel mare della conoscenza

Una lingua, voglio dire una lingua materna in cui siamo nati e abbiamo imparato a orientarci nel mondo, non è un guanto, uno strumento usa e getta. Essa innerva la nostra vita psicologica, i nostri ricordi, associazioni, schemi mentali. Essa apre le vie al con-sentire con gli altri e le altre che la parlano ed è dunque la trama, invisibile e forte, dell’identità di gruppo. E fa parte del suo essere e funzionare quella che un grande linguista di questo secolo, Ferdinand de Saussure, chiamò la Force de l’intercourse, la forza di interscambio: essa cioè è la condizione che ci permette come singoli di apprendere altre e nuove lingue e permette alla comunità di cui siamo parte di aprirsi alla conoscenza e al contatto di altre e diverse e nuove genti.

Come si sa, sono oltre seimila le lingue oggi vive nel mondo. E sono decine e decine quelle parlate da consistenti nuclei demografici. Contro vecchie immagini stereotipate, sappiamo oggi che, indipendentemente da recenti flussi migratori, non c’è paese del mondo di qualche estensione e consistenza demografica che non ospiti cittadini nativi di lingua diversa. L’Italia, con le sue tredici minoranze linguistiche autoctone o insediate fra noi da secoli e con la sua folla di diversi e ancor vivaci dialetti, è solo uno degli innumerevoli casi tra i duecento paesi del mondo.

Già in epoche del passato si erano avuti movimenti migratori di consistenti parti di popolazione. L’intera storia naturale e culturale dell’Homo sapiens fin dalle origini più remote è segnata dal migrare. Lo stabilizzarsi degli stati nazionali ha reso da un lato più evidente dall’altro più difficile, drammatico il fenomeno a partire almeno dal secolo scorso. E tuttavia, fino ad anni recenti, il fenomeno coinvolgeva masse anche estese caratterizzate però da una relativa omogeneità culturale, cioè religiosa, linguistica, di costume con i paesi d’arrivo.

In anni a noi più vicini le condizioni createsi con la decolonizzazione e con il tipo di sviluppo che le aree forti del mondo hanno imposto al Pianeta hanno determinato fatti vistosamente nuovi. Estese aree del Nord del mondo, ma anche Australia e parte del Sud-Est asiatico e, da qualche anno, anche il Giappone, devono fare i conti con imponenti flussi di immigrazione provenienti dal Sud: Asia, Africa, America Latina. Stiamo assistendo a un rimescolamento etnico-linguistico senza precedenti nella storia umana. Molti stati del mondo, dal Nord dell’Europa al Canada, dalla Francia o Gran Bretagna all’Australia, si sono attrezzati con un’adeguata legislazione e, specialmente, con un’adeguata ristrutturazione delle scuole. L’obiettivo, in generale, è salvaguardare l’identità etnico-linguistica dei nuovi arrivati favorendo al tempo stesso (anzi: favorendo così) il loro miglior inserimento linguistico-culturale e sociale nei paesi d’arrivo.

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Rosalìe, una tra i Mille

di Angela Giannitrapani – da Marsala

Le due foto del post (insieme ad altre che pubblicheremo in seguito) ci arrivano da Marsala e si riferiscono al monumento dedicato ai Mille garibaldini che resero l’Italia unita. Tra i nomi incisi sulle lastre metalliche c’è anche quello di una donna, Rosalìe Montmasson Crispi, e a farcelo scoprire è questa mail di Angela Giannitrapani che a Marsala è nata e che anche questa estate ci ha fatto una regalo di conoscenza durante le sue vacanze (https://www.turismocomunemarsala.com/monumento-ai-mille.html)

Carissime Vera e Paola,
vi ho lasciate con l’anticipazione della presenza di una donna, l’unica, tra i 1088 uomini che salparono da Quarto alla volta di Marsala, durante la Spedizione di Garibaldi nel maggio del 1860. E così è. Ve ne racconto brevemente: si tratta di Rosalìe Montmasson Crispi, moglie di cotanto uomo!
Nata in Alta Savoia, dopo i suoi primi vent’anni scorrazzò in lungo e in largo raggiungendo e collegando le cellule rivoluzionarie in Sicilia, Malta e Inghilterra in preparazione dei moti che precedettero e prepararono lo sbarco di Garibaldi e le successive battaglie.

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Mary Shelley e il respiro dell’aria di Genova

di Massimo Bacigalupo*

Ho preso in affitto una casa per Hunt e me, fuori una delle Porte: è grande, pulita e con un podere annesso, pagheremo circa 80 corone tutti insieme, sicché spero che troverò tranquillità dalle preoccupazioni questo inverno, anche se potrebbe essere l’ultimo così libero della mia vita. Eppure non lo spero, anche se lo dico; non mi aspetto che del male per me – speranza è una parola che non appartiene alla mia situazione. Lui, il mio amato, l’esaltato e divino Shelley, mi ha lasciata sola in questo mondo triste e odioso, su questa terra che produce erba solo perché essa possa sempre di nuovo perire – questa terra su cui si stende l’eterno cielo stellato – dove lui è – dove, oh Dio, sì – dove io un giorno sarò.

Mary Shelley a Maria Gisborne,

Genova, 15 ottobre 1822

Genova – “… Splendida città che ti specchi nelle acque azzurre del Mediterraneo. Le rocce e i promontori, il cielo luminoso e gli allegri tuoi vigneti erano il mio mondo…” Come ricorda questa targa ,l’autrice di “Frankenstein soggiornò per un anno a Genova nella villa Negretto in Albaro (http://www.societadelleletterate.it/)

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Bruciate senza fiamma nel falò della storia

di Maria Teresa Vitale, con un commento di Maria Luisa Marolda

8 MARZO 1978

Sottocenere

Nel falò della storia

Bruciano

Senza fiamma.

Di tanto in tanto un nome:

la classica

eccezione

che conferma la regola:

Saffo

O

Vittoria Colonna.

Per il resto:

la madre

dei Gracchi

la moglie

di Cesare

la figlia

di Pompeo…

e così

ad una ad una

imbucate nel tunnel senza sbocco

della memoria

vengono

accuratamente

cancellate.

Braccianti

con le reni spezzate

dalla fatica

sono

catalogate

timbrate

accantonate

sotto la dicitura: sesso debole.

(l’archivio della storia

È

Assai ordinato!).

Stiratrici

Tagliatrici

Cucitrici

Con miliardi di asole all’attivo

sono

depositate gentilmente

nel settore:

angeli del focolare

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Le piccole Marche coraggiose alle porte di Roma

di Carla Bielli

Questo libro di Lucia Strappini raccoglie 29 interviste ai protagonisti di un’avventura per molti versi straordinaria, la nascita dei quartieri Castelverde e Villaggio Prenestino, con l’intenzione di documentare il coraggio e la fatica deila comunità di contadini marchigiani emigrati nel 1950 nella capitale (https://www.ibs.it/ai-confini-della-citta-fondazione-libro-lucia-strappini/e/9788872858776)

Una serie di circostanze mi porta a conoscere l’autrice del libro ed anche luoghi e persone qui narrati, dei quali viene data una singolare ed efficace testimonianza. L’autrice è un’amica da sempre, divenuta, per reciproca scelta, una presenza familiare. Da anni vive al Castello di Lunghezza. Il castello è un vero castello medioevale, con relativa cinta di mura, sulla riva dell’Aniene. Si trova in una strada che collega due vie consolari: la Tiburtina e la Collatina. Un’oasi di antichità anche naturalistica, immersa tra brutti agglomerati di case abusive o di costruzione recente a vocazione non propriamente elegante. Ho cominciato a frequentare la zona in un primo tempo per fare visita alla mia amica ed in seguito ho intensificato l’andirivieni, in quanto al Castello di Lunghezza abitano anche mia figlia e il mio nipotino. Dal Castello di Lunghezza occorre spostarsi nei due quartieri Castelverde e Villaggio Prenestino allo scopo di fare spese (sono attivi negozi e supermercati), frequentare scuole (mia figlia insegna alla scuola media), raggiungere il medico di famiglia.

Mettere piede in questi quartieri significa affacciarsi in scenari apprezzabilmente differenti dai quartieri limitrofi. Le case hanno un aspetto semplice e decoroso, i giardini sono ben tenuti, spesso ne fanno parte olivi, alberi da frutta, orti con filari ordinati di coltivazioni, siepi fiorite. Le strade sono decorose, i mucchi di spazzatura non fanno parte degli arredi urbani come accade non lontano da qui. Le strade hanno nomi di paesini e località marchigiane.

Infatti la popolazione fondatrice è di provenienza marchigiana: un insediamento che ha origine nell’estate del 1950. Si trasferirono dalle Marche un gruppo di braccianti, i quali, consorziati in una cooperativa, avevano acquistato una considerevole area dell’agro romano. La motivazione di questi pionieri, nelle Marche lavoratori di terra non propria, era quella di possedere terra e case di abitazione. Ventinove protagonisti di questa avventura sono stati intervistati e queste interviste costituiscono il racconto in prima persona della migrazione, dell’insediamento, dell’evoluzione pratica ed esistenziale del grande cambiamento praticato e vissuto nell’arco di tempo che va dal 1950 (data della migrazione) all’anno,1999-2000 (data dell’intervista), la durata di un’intera vita.

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