A Pompei le donne non potevano vedere gli affreschi erotici, ma Marguerite Duras violò il divieto

di Demetrio Vittorini

Per “I grandi autori del Novecento”, Demetrio Vittorini parla di “Elio”a LaFilanda di Mendrisio, in Svizzera. Dal suo libro Un padre e un figlio. Biografia famigliare di Elio Vittorini, Paola Ciccioli ha estratto le pagine su un bel viaggio in macchina da Bocca di Magra fino a Paestum, compiuto da Elio e Demetrio Vittorini in compagnia di (tra gli altri) Marguerite Duras, il suo compagno Dionys Mascolo e Sonia Blair, vedova di George Orwell.

L’appuntamento è per domani, domenica 3 novembre, nella biblioteca LaFilanda di Mendrisio (ore 17,30).

In questa foto in cornice sullo scaffale di una libreria sono ritratti i genitori di Demetrio Vittorini: Rosa Quasimodo ed Elio Vittorini, immortalati nel 1929 a Imperia da Salvatore Quasimodo, fratello della signora Rosa. Questo scatto è stato fatto da Paola Ciccioli nella casa di Lugano del professor Vittorini, scrittore e traduttore lui stesso, studi ad Oxford e docente di italiano in varie università del mondo. Il suo “Un padre e un figlio. Biografia famigliare di Elio Vittorini” è stato pubblicato nel 2000 da Salvioni arti grafiche edizioni

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Buio a New York

a cura di Paola Ciccioli

Craigie Horsfield, “Broadway, 14th day, 18 minutes after dusk, September 2001, 2012” (https://www.luganolac.ch/it/933/craigie-horsfield)

Ho visto questo arazzo di Craigie Horsfield a Lugano, al Museo d’arte della Svizzera italiana. C’era anche l’artista inglese, quel giorno, perché si inaugurava la sua mostra “Of the Deep Present”, con quelle opere, a volte grandi quanto un’intera parete, che sono “dipinti fotografici” di fortissimo impatto. Come questa scena della distruzione delle torri gemelle di New York, realizzata su un “tessuto” di lana, cotone, seta e filato sintetico 11 anni dopo l’attacco terroristico dell’11 settembre 2001. Lascio la parola alla critica d’arte statunitense Nancy Princenthal e a quel che scrive nel sontuoso catalogo:

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La danza lenta che svela il corpo come opera d’arte

di Giorgia Farace

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Wendy Whelan, prima ballerina nel 1991 del New York City Ballet, è una dei 43 artisti ritratti nella video installazione di David Michalek. L’opera , che si intitola Slow Dancing, illuminerà fino al 9 ottobre, la piazza Bernardino Luini a Lugano

Roma. Sabato pomeriggio. Sto passeggiando per la città con i miei fratelli e mio papà quando, dopo qualche ora di “assenza”, riprendo in mano il telefono e trovo una chiamata di Paola. Non ci siamo mai incontrate fino ad ora e quindi richiamo rapidamente, chiedendomi ad ogni squillo quale possa essere il motivo della telefonata. Mi risponde e poche frasi dopo arriva al dunque:

«Lunedì 19 settembre sono stata invitata alla conferenza stampa per l’apertura della nuova stagione del LAC, a Lugano. Io ho un altro impegno, così ho pensato a te che ami la danza: credo possa farti piacere partecipare».

Mi sono fermata un attimo in mezzo al marciapiede per realizzare: LAC, nuova stagione, presentano l’opera Slow Dancing di David Michalek, artista californiano. Pannelli appesi in tutta la città da qualche settimana lo pubblicizzano. Balletto. Conferenza stampa.

Anche se mi guardasse un passante vedrebbe l’emozione nei miei occhi. «Sì, ci vado! Che onore! Grazie per aver pensato a me, è bellissimo!».

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