«Per la pandemia vivo da sei mesi in montagna e ho ritrovato i bucaneve»

Testo e foto di Ivana Tamoni De Vos

La distesa di bucaneve di Ivana Tamoni de Vos

Alzi la mano chi non ha sognato, mentre le nostre libertà erano vigilate e costrette, di cambiare ambiente, di correre all’aria aperta, stare in veranda o in giardino e respirare a pieni polmoni, mentre il ricordo del trolley era l’emblema del sogno e del viaggio che premia. È definitivamente nata la tendenza di abbandonare le città – potendo – per andare a vivere in campagna, dopo aver riscoperto l’autenticità delle piccole cose e un maggior controllo sulla qualità della propria vita. Uguale intendimento dovunque per i city quitters, ossia coloro che lasciano la città, creativi, fortunati e alternativi. Anche a me è successo e ora so apprezzare con molta naturalezza momenti preziosi del quotidiano.

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Fino in Siberia, sognando i denti di leone

di Ivana Tamoni De Vos*

Ancora a proposito del fiore di tarassaco… Un bellissimo scatto della mia amica russa Galina Chrikova, fotografa abilissima di Novosibirsk.

“С мечтой об одуванчиках 🙂 Dreaming of dandelions, Sognando di denti di leone”, foto di Galina Chirikova

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Il tarassaco, perché noi lo diciamo ogni giorno con una pianta o con un fiore

a cura di Paola Ciccioli

Dalla fine di gennaio all’inizio di giugno il Gruppo Facebook di Donne della realtà e il nostro blog hanno vissuto un periodo speciale di cui voglio resti memoria e che intendo valorizzare sempre di più. Dalla notizia dei primi casi di Corona Virus in Italia fino alla “riapertura” del nostro Paese dopo le rigide misure anti-contagio, i nostri canali di comunicazione sono stati un vero punto di riferimento (anche per tantissimi lettori stranieri), un luogo virtuale dove scambiare informazioni corrette, tenersi per mano mentre fuori dalle nostre case si sentivano soltanto sirene, farsi delle gentilezze per resistere di fronte alle grandi difficoltà che collettivamente abbiamo dovuto e dobbiamo affrontare.

Per quanto riguarda le gentilezze, partirei con il gesto – diventato ormai abitudine quotidiana – di salutarci con la foto di un fiore che, via Whatsapp, Giuliana Bellini invia a me e che io a mia volta pubblico poi su Facebook.

Guardate cosa siamo riuscite a fare tutte/tutti insieme il 28 febbraio di questo 2020 fuori da ogni norma, trasferisco qui fedelmente il mio saluto e la cascata di commenti che ne sono scaturiti. Tema: il tarassaco.

Pianta e fiore di tarassaco (Taraxacum http://www.treccani.it/enciclopedia/tarassaco_%28Enciclopedia-Italiana%29/). La foto è di Giuliana Bellini

«Caro Gruppo, l’amica artista e bravissima fotografa Giuliana Bellini mi/ci manda un fiore di tarassaco. Conoscete questa pianta? Cresce spontaneamente nelle nostre campagne, è commestibile e ha delle proprietà benefiche per l’organismo.
Io so come si raccoglie perché ho memorizzato il gesto di mia nonna Chiarina quando da bambina la osservavo andare a raccogliere le erbe – li rugni? – per la cena.
Chi tra noi sa qualcosa di più sul tarassaco?»

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Il blog “Donne della realtà” ora parla anche in russo

Traduzione in russo di  Ivana Tamoni De Vos

«Cara Paola! Sono riuscita a trovare per ora questa bella foto di gruppo, anno 1988, presso la scuola d’arte del mio amico pittore Slava Shraga IZO-Studja “Kontrast” a Leningrado. Vjacheslav Shraga (Slava), primo da destra accanto a me, poi è diventato famoso dopo la Perestrojka e suoi quadri sono arrivati persino al Metropolitan Museum of Art di New York»

Nel 2009, quando la rappresentazione dell’immagine femminile ha toccato in Italia il suo punto più basso, Paola Ciccioli ha redatto un appello e chiesto ad altre giornaliste di promuovere una mobilitazione per tentare di arginare la deriva sessista dall’interno delle redazioni.

Di seguito la sintesi dell’appello che trovate nel “Chi siamo” del blog anche in inglese, spagnolo, francese, polacco, tedesco, olandese e cinese:

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Tre giorni da Budapest a Milano, mentre il Corona Virus cancella voli e moltiplica diffidenze

Testo e foto di Ivana Tamoni De Vos

L’aeroporto internazionale di Budapest con le indicazioni del divieto di atterraggio dei voli provenienti da Milano, Bergamo e Treviso disposto mentre l’autrice di questa testimonianza era in Ungheria con i due figli

Corona Virus è il termine per una drammatica realtà, il più usato al mondo da metà gennaio.

Fino a venerdì 6 marzo, per noi italiani Corona Virus ha significato una grande attenzione e l’esistenza di due zone rosse monitorate costantemente.

Da tempo avevo fissato un incontro a Budapest con mia figlia proveniente da Londra con il resto della famiglia, un modo diverso di vedersi, una gratificazione scelta dopo anni di grande impegno. Partenza regolare da Milano Malpensa con i controlli di rito e l’eccitazione smorzata dall’incertezza del momento. In cuor mio sapevo che quel viaggio aveva (e ha avuto) un grande significato famigliare e personale: ritrovarsi da adulti non più a casa, condividere una città affascinante, vivere e apprendere, l’inizio d’un nuovo periodo. In gennaio non potevo immaginare tutto quello che ci riguarda oggi. Ma un conto è leggere le notizie, un altro è verificarle di persona, anche nei minimi risvolti. Dai giornali avevo appreso qualche giorno prima che la compagnia di volo ungherese Wizz Air prevedeva il controllo della temperatura allo sbarco. E così è stato. L’esperienza è recentissima e ve la racconto…

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Il grido delle donne al Paese umiliato

di Natalia Aspesi

Natalia Aspesi conversa con Paola Ciccioli nella sede dell’Unione femminile di Milano, al termine dell’incontro del 13 febbraio 2020 su giornalismo e giornaliste (foto di Ivana Tamoni De Vos)

Duecentomila a Roma, centomila a Milano e Torino, 50mila a Napoli, 30mila a Firenze, 20mila a Palermo, persino a Bergamo 2000. In tutte le 230 piazze italiane, più una trentina straniere, almeno un milione, forse di più, non ha importanza Continua a leggere