Una madre ragazzina allatta il suo bambino, e il rumore fastidioso della metropolitana diventa tenerezza

di Mariagrazia Sinibaldi*

Picasso Malaga

Pablo Picasso, “Madre y niño” (1921) http://www.museopicassomalaga.org/es/madre-y-nino

Era stanca, quel giorno, la Vecchia Signora… molto stanca: erano le due del pomeriggio, non aveva pranzato, e dopo una mattinata passata a correre da un ufficio all’altro, in mezzo a pastoie burocratiche di tutti i generi, senza aver risolto nessuno dei suoi problemi, se ne tornava a casa affamata, rintontita, stanca e vinta.

Strana sensazione, questa, per la Vecchia Signora, sempre battagliera. Sballottata in una metropolitana rumorosa riandava col pensiero a tutti gli inconvenienti che aveva incontrato… i ritardi… i non si può, i queste sono le nuove disposizioni, i quest’anno è tutto cambiato.

Si abbandonò sullo scomodo sedile, socchiuse gli occhi stanchi e lasciò libero corso ai suoi pensieri.

… e dunque: erano le due del pomeriggio, la metropolitana era gremita di ragazzi usciti da scuola che sfogavano la loro vitalità in maniera “smandrappata”, volgare e rumorosa (un pubblico cui la Vecchia Signora non era abituata) e le risate non erano cristalline, ma rauche e forzate come di chi vuole farsi valere a tutti i costi e con tutti i mezzi. Non erano risate ma solo rumore e si mescolavano allo stridìo delle ruote nelle curve, al caldo soffocante dello spazio chiuso e pieno di gente.

«Chissà», pensò, «forse anche i miei figli sono stati così e sentì un vago senso di disagio al pensiero… Scosse la testa per liberarsene e fu assalita  da un desiderio struggente di un po’ di tenerezza ma concluse che certo non l’avrebbe trovata lì, sulla metropolitana, e quel giorno, la tenerezza.

E dunque meglio non pensarci.

maternidad-picasso

“Maternidad” (1905) è il quadro di Picasso che abbiamo scelto come copertina della nostra sezione “madri, padri, figli” https://donnedellarealta.wordpress.com/2012/01/10/la-maternita-negli-occhi-di-un-amico/

Accanto a lei una giovane donna, quasi una ragazzina …quanti anni? Ventidue? Ventitré? Non di più… Un vestitino semplice ma ben aggiustato… capelli bruni tagliati a caschetto… leggerissimo trucco, quasi invisibile ma esistente, a dimostrazione di una buona attenzione di sé.

Una leggerissima sciarpa al collo, quasi un velo, le copriva la scollatura. Aveva gli occhi abbassati e guardava, serenamente, un bimbo piccolissimo e lo allattava… e il bimbo succhiava con avidità… e respirava affannato immergendo il visino rugoso nel seno tiepido e rassicurante della madre. Quanti giorni di vita? Otto? Dieci? Forse neanche…

Erano lì, loro due, la madre e la sua creatura, isolate dal resto del mondo che le circondava, immerse… sospese in un’atmosfera rarefatta.

Nulla le toccava. Non le risate rauche e sguaiate, non il rumore della metropolitana… Erano lì, loro due, non avevano bisogno di nulla e di nessuno per vivere… LORO erano la vita.

La metropolitana si ferma e la lunga mano della madre raccoglie la piccola testa della sua creatura, si alza e, evitando ostacoli umani vocianti, guadagna  la porta e scende… E va: leggera leggera… scivolando. La Vecchia Signora la segue con lo sguardo, ma loro già non ci sono più…

Sospira un po’, la Nostra Amica, e lascia che i ricordi l’assalgano… e non sono brutti i suoi ricordi, stavolta…. non sono tristi i suoi pensieri. Quel visino rugoso… quel succhiare affannato… quella manina piccolissima che graffia convulsa la fonte della vita… E come sempre, (quasi in un fenomeno di transfert) è lei lì, giovane giovane… è lei, lì col suo piccolo in mano… e la visione scompare.

«Quale dei suoi tre piccoli?» , si chiede, «Non è importante», conclude.

mother-and-child

Ancora una “Maternità” di Picasso (1901)

La metropolitana si ferma, anche la Vecchia Signora è arrivata; si alza, scende, arriva alle scale e le percorre saltellando come in gioventù. Ed è felice perché ha trovato appagato il suo struggente desiderio di tenerezza.

* Mariagrazia ha inviato questo post appena arrivata in Canada, dove in queste settimane sta esplorando  grandi spazi e grandi affetti. Lo ha “partorito” (così racconta in privato) durante le 12 ore di volo da Milano a Montreal. 

 

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