Fragola, cioccolato e verità

di Maria Elena Sini

Doppia moneta, libertà di espressione e discriminazione degli omosessuali. Nella terza e ultima parte della sua riflessione su Cuba, Maria Elena Sini tocca questioni troppo spesso “oscurate”.

Un altro aspetto controverso di Cuba è il doppio regime monetario in vigore nel Paese caraibico: il peso cubano (Cup), utilizzato principalmente dai cubani, i quali ricevono lo stipendio dalle imprese nazionali e la pensione in questa valuta, e il peso cubano convertibile (Cuc), utilizzato dai turisti e dagli stessi cubani come pagamento di benzina, alberghi, ristoranti e della maggior parte di cibi e prodotti d’importazione. Le banconote per i turisti valgono più o meno come l’euro mentre quelle locali valgono molto poco. Per questo a Cuba sopravvive un’enorme economia sommersa, nera e parallela. Non sorprende quindi che anche chi ha una casa, un lavoro e una vita assicurata dalla mano dello Stato, spesso tenti la fuga per mare e cerchi di arrivare in Florida alla ricerca di migliori condizioni di vita.

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Le donne cubane dettano legge

Testo e foto di Maria Elena Sini

«Oggi le donne costituiscono la maggioranza dei giudici cubani, degli avvocati e procuratori, degli scienziati, dei tecnici, degli operatori della sanità pubblica e dei professionisti», scrive Maria Elena Sini in questa seconda parte del suo interessante e completo approfondimento

Lavoro, istruzione, diritti: prosegue il viaggio di Maria Elena Sini nelle contraddizioni di Cuba. Mentre, come abbiamo sottolineato già ieri nella presentazione del suo meditato reportage, in queste ore gli Stati Uniti di Donald Trump hanno ordinato al 60 per cento dello staff dell’ambasciata americana di lasciare l’Avana.

Descrivere il fascino dei paesaggi cubani e la cordialità della gente è facile, ma all’inizio di questo racconto ho premesso che trovavo difficile parlare della mia esperienza a Cuba perché non si può dimenticare che questo Paese, caratterizzato da tanta bellezza e gioia di vivere è governato da un regime che limita alcune libertà fondamentali. È innegabile che la Rivoluzione Castrista ha messo fine al governo di Fulgencio Batista, corrotto e legato alla mafia. Il dittatore si insediò nel 1952 con un colpo di Stato che, reprimendo ogni opposizione, abolì il diritto di sciopero, ripristinò la pena di morte e sospese le garanzie costituzionali. In quegli anni le condizioni di vita della nazione erano pessime: un terzo della popolazione viveva nella sporcizia in baracche, spesso senza elettricità o servizi igienici, vittima di malattie parassitarie. Non esisteva un servizio sanitario e veniva negata l’istruzione.

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Dio abita a Cuba?

di Maria Elena Sini

Il mare di Cuba e i suoi colori in uno scatto di Raffaella Dolcini, una delle compagne di viaggio di Maria Elena Sini. Quella che pubblichiamo ora è la prima parte di un documentatissimo approfondimento sull’isola caraibica che in queste ore è di nuovo al centro di tensioni con gli Stati Unti di Donald Trump

«Gli Stati Uniti intendono diffondere una allerta invitando i cittadini americani a non recarsi a Cuba, in seguito a timori per possibili “attacchi” negli hotel dell’isola che metterebbero a repentaglio la salute dei viaggiatori», questo è quanto riferisce l’Agenzia Ansa. Grazie a Maria Elena Sini, che è stata a Cuba di recente, siamo in grado di raccontare com’è adesso l’isola di Raúl Castro. Al di là del suo mare bellissimo, degli stereotipi e della propaganda. 

In questi giorni sto leggendo Dio non abita all’Avana di Yasmina Khadra, edizioni Sellerio, e non è una lettura casuale, dato che quest’estate ho trascorso dieci giorni a Cuba e da allora ogni cosa che riguarda la splendida isola dei Caraibi mi incuriosisce. Quindi quando ho visto il libro sul banco della libreria l’acquisto è stato irrinunciabile. Appena tornata dal viaggio volevo parlare delle mie impressioni su Cuba, ma mi sembrava troppo difficile descrivere le emozioni contrastanti che il posto mi aveva suscitato e invece Don Fuego, il protagonista del libro, mi ha catapultato di nuovo nelle strade e nella musica dell’Avana ed è stato inevitabile ripensare a quell’atmosfera di decadenza e di antica bellezza e cercare il modo per condividerla.

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«Un inno all’indipendenza, all’amore, alla libertà e alla giustizia sociale»

di Maria Elena Sini

Seconda e ultima parte dell’originalissimo “reportage poetico-musicale” da Cuba di Maria Elena Sini. In questa foto, la visita in una scuola dove la guida Zaili Lorenzo mostra un pannello sui protagonisti della storia nazionale: José Martí, Ernesto Che Guevara, Fidel Castro…

“Guantanamera” di Hector Angulo, Pete Seeger, José Martí

Yo soy un hombre sincero
de donde crece la palma
y antes de morirme quiero
echar mis versos del alma.
mi verso es de un verde claro
y de un carmín encendido,
mi verso es un ciervo herido,
que busca en el monte amparo.
Cultivo la rosa blanca
en junio como en enero
para el amigo sincero
que me da su mano franca.
Y para el cruel que me arranca
el corazón con que vivo
cardo ni ortiga cultivo:
cultivo la rosa blanca.
Yo sé de un pesar profundo
entre las penas sin nombres:
la esclavitud de los hombres
es la gran pena del mundo.
Con los pobres de la tierra
quiero yo mi suerte echar,
el arroyo de la sierra
me complace más que el mar.

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A Cuba, con i versi dell’eroe sincero che “coltiva la rosa bianca”

di Maria Elena Sini

«José Martí – Patriota e scrittore cubano (L’Avana 1853 – Boca de Dos Ríos 1895); a sedici anni fondò e diresse il giornale “La patria libre”, sul quale pubblicò il poema patriottico “Abdala”». http://www.treccani.it/enciclopedia/jose-marti/ Appena tornata da Cuba, Maria Elena Sini ci ha mandato questo suo racconto musicale (lo proponiamo in due parti) sul poeta ed eroe nazionale al quale è intitolato tra l’altro l’aeroporto di L’Avana. E che ha scritto i versi celebrati in “Guantanamera”, la canzone famosa in tutto il mondo: anche chi non è mai stato nell’isola caraibica l’ha di sicuro ascoltata, cantata e ballata almeno una volta.

Torno da Cuba con la storia della canzone che tutti noi abbiamo cantato in coro almeno una volta, quella che nel ritornello ripete “guajira Guantanamera”… Ho scoperto la storia per caso, anche se il caso da solo non determina degli avvenimenti, c’è sempre una componente di discrezionalità personale.

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In volo verso New York, alle prese con una folla di rabbini

di Adele Colacino*

ny-annalisa

I colori della notte di New YorK City in una foto firmata Annalisa Mongili. Per noi la metropoli statunitense è, e resterà, un luogo del cuore

Sono pigre le mie giornate d’estate, passano lente senza orologio e senza calendario. C’è sempre qualcuno intorno che, parlando o muovendosi, ti dà idea del tempo che passa, le uscite, i rientri, il ritiro dei rifiuti, gli odori di cucina che si spandono nel villaggio.

Sono in giardino a leggere quando sento la voce della mia amica Carmen che, come al suo solito, chiama appena scende dall’auto. Lei non suona, non bussa, nelle case al mare si vive fuori e basta chiamare per annunciarsi. Chiacchieriamo un po’ e poi lei se ne viene fuori con un: «a novembre vado a New York».

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Cuba e i delfini “color dell’oro”

di Ernest Hemingway*

Tenerezze tra Annalisa Mongili e un delfino a Cuba, non lontano da Playa Esmeralda, nel nord-est dell’isola caraibica

Dev’essere molto strano, in aeroplano, pensò. Chissà com’è il mare da quell’altezza? Dovrebbero veder bene il pesce, se non volano troppo alto. Mi piacerebbe volare molto adagio a duecento tese d’altezza e vedere il pesce dall’alto. Nelle barche per le tartarughe stavo sul pennone di parrocchetto e già da quell’altezza vedevo molto. I delfini sembrano più verdi di lassù, e si possono vedere le strisce e le macchie viola, e si può vedere tutto il branco mentre nuota. Chissà perché tutti quei pesci veloci che stanno nell’acqua buia hanno la schiena viola e per lo più strisce o macchie viola? Naturalmente il delfino sembra verde ma non lo è, perché in realtà è color dell’oro. Ma quando viene a mangiare, che è proprio affamato, sui fianchi gli si vedono strisce viola come sui marlin. Che sia la collera, o la velocità maggiore a farle venir fuori?

Poco prima che scendesse il buio, mentre oltrepassavano una grande isola di sargassi che si gonfiava e muoveva nel mare chiaro come se l’oceano facesse all’amore sotto una coperta gialla, alla lenza piccola abboccò un delfino. Il vecchio lo vide per la prima volta quando balzò nell’aria, proprio come l’oro nell’ultimo sole e prese a curvarsi e sbattere all’impazzata nell’aria. Continuò a balzare spinto dalla paura e il vecchio ritornò a poppa e accoccolandosi e tenendo la lenza grande con la mano e il braccio destro, tirò il delfino con la mano sinistra posando il piede sinistro nudo sulla lenza ogni volta che ne conquistava un pezzo. Quando il pesce giunse a poppa, tuffandosi e rivoltandosi disperato, il vecchio si sporse fuori dalla poppa e sollevò a bordo il pesce d’oro brunito con le sue macchie viola.

*Una pagina da Il vecchio e il mare di Ernest Hemingway (La Biblioteca di Repubblica, 2002, traduzione di Fernanda Pivano), racconto potente e struggente, interrotto – qui – prima di una scena “cruenta”.  Allo scrittore statunitense, Nobel per la letteratura 1954, è intitolato il Premio Ernest Hemingway di Lignano Sabbiadoro, evento letterario di carattere internazionale giunto  alla 33esima edizione, che quest’anno si terrà il 15, 16 e 17 giugno. 

«Lignano e la sua laguna furono il buen retiro di Hemingway in periodi diversi della sua vita: una scelta non casuale. L’autore de Il vecchio e il mare amava profondamente Venezia e proprio “via laguna” nacque il suo speciale rapporto con la piccola penisola friulana, tra Venezia e Trieste, che lo scrittore amava definire come “La Florida d’Italia”».

AGGIORNATO IL 1° APRILE 2017