Una canzone sull’amore che si fa forte delle imperfezioni e degli anni

di Paola Ciccioli

Nella foto di Paola Ciccioli, l’attore, autore e cabarettista Roberto Brivio in sala di registrazione prova la canzone d’amore scritta per la moglie e partner Grazia Maria Raimondi, che lo ascolta con grande attenzione per poi comunicargli le proprie impressioni. Insieme da 47 anni, i due artisti vivono a Brugherio, vicino a Milano. Come sempre saranno l’uno accanto all’altra In “Memorie popolari”, spettacolo con “Sem chi inscì cui Scusaritt”, che farà il giro dei teatri della Lombardia partendo il 3 marzo da Laveno Mombello (Varese) https://www.facebook.com/events/406920683063266/

Lo so, la foto qui sopra è imperfetta, molto imperfetta. L’ho scattata in uno studio di registrazione minuscolo, a Milano, con la Polaroid rosa che uso anche come taccuino per immagini. Lo scorso settembre, un pomeriggio. Contenta, curiosa ed emozionata perché ero stata ammessa a partecipare a una “nascita”, quella di una canzone. Io senza canzoni non potrei vivere. Meglio, probabilmente non sarei sopravvissuta. Così almeno racconto per giustificare anche a me stessa questo bisogno persistente di ascoltare e cantare, e ora finalmente studiare, comporre, depositare (alla Siae).

Ma questa è soltanto una premessa. Dovevo pur spiegare come e perché ho fotografato Roberto Brivio e sua moglie Grazia Maria Raimondi durante la registrazione del brano che lui ha scritto per lei e per dire così a tutti noi, ma di più a chi è insieme da molto tempo, cos’è l’amore innominato, cioè il sentimento che si fa forte del misurarsi con le imperfezioni depositate dagli anni sui nostri corpi. Ah, che meraviglia, che bello, che intensità. Non posso dire di più, se non che la musica è di Alberto Anelli, autore di alcuni grandi successi della musica leggera italiana: nient’altro, ho promesso che sarei stata discreta. Mi piacerebbe però che quel motivo che mi capita di canticchiare mi sorprendesse una mattina dalla radio, che io potessi riascoltarlo e ricordare quante e quante volte il fondatore dei Gufi l’ha ripetuta e affinata prima di dirsene soddisfatto. Mentre la donna con cui vive da 47 anni mi raccontava di quell’invito al cinema, il primo, in cui lui pensò che non ci fosse di meglio da andare a vedere se non La notte dei morti viventi… E di come, incontrandosi, per entrambi svanirono «gli amorazzi» e arrivò il matrimonio («il 31 agosto del 1999, il giorno del mio compleanno»), tre figli, 4 nipoti e sere e serate a duettare senza soluzione di continuità su ogni possibile palcoscenico. Con il maestro del cabaret e del teatro popolare Roberto Brivio che, sempre, puntando sul repertorio in milanese o in italiano non fa differenza, trascina la platea e ricorda i suoi vitalissimi ottant’anni (quasi). E poi vuole lei accanto, mai chiamandola “mia moglie” ma semplicemente Grazia Maria Raimondi, attrice, cantante e donna amata. Minuta, dalla pelle candida e i capelli corti che, nella canzone di cui conosco il segreto, è vista e abbracciata con lo sguardo dell’età che ridà il candore.

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