Il mondo com’era nel diario di Luciana Castellina

a cura e con foto di Paola Ciccioli

Certo che i libri ci hanno sostenuto durante la fase più rigida della nostra quarantena: su Facebook e qui sul blog, i due canali che abbiamo usato di più, c’è stato tra noi uno scambio intensissimo. Tra le letture più belle che ho fatto io in queste settimane c’è La scoperta del mondo di Luciana Castellina (Nottetempo 2011), un racconto appassionante basato sulle pagine del diario che la futura dissidente del PCI e tra i fondatori del Manifesto inizia a 14 anni in coincidenza con una data decisiva per la Storia d’Italia: il 25 luglio 1943. Quel pomeriggio, a Riccione, l’adolescente Luciana stava giocando a tennis con Anna Maria Mussolini quando la figlia del dittatore fu portata via dalla guardia del corpo perché il Duce era stato arrestato. Il libro ha accompagnato me e chi ci segue sui social tra i giorni precedenti il 25 aprile e quelli successivi al 1° maggio 2020, due ricorrenze che abbiamo celebrato sentendoci comunque vicine/i sulla sconfinata piazza del web.

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La distanza tra il Cenacolo e piazzale Loreto

di Paola Ciccioli

“Milano non manca mai di essere città grande: sempre si conserva grande, et se venghi desolata risorge prestamente grande” (dalle Considerazioni del Conte Onofrio Castelli sopra le singolari doti della Città di Milano dell’anno 1635).

Paola Ciccioli ha fotografato queste due immagini dal volume “Milano 1945 – 1955”, storico volume sulle distruzioni dei bombardamenti del ’43 e la ricostruzione introdotto dal secondo sindaco dopo la Liberazione, Virgilio Ferrari, e offerto in consultazione alla coordinatrice del blog da Tiziana Colla

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«Io sono stato partigiano, a 16 anni ho scelto i monti»

di Giuliano Pogliani

Una figlia, Giuliana Pogliani, ha festeggiato il 25 aprile 2020 e la Liberazione dal nazi-fascismo pubblicando sulla propria pagina Facebook la lettera che il padre inviò alla fine degli Anni ’80 al mensile Storia Illustrata per spiegare le ragioni che lo spinsero a essere un partigiano. Il padre è il neuropsichiatra e giornalista scientifico Giuliano Pogliani, costretto da ragazzo a lasciare con la famiglia la sua Milano dopo il distruttivi bombardamenti alleati dell’agosto 1943 e a vivere per qualche tempo nella casa di famiglia a Bellano, sul lago di Como. Nel borgo e sui monti intrecciò solide amicizie e diede concretezza ai suoi valori, ora patrimonio familiare e collettivo. (p.c.)

In questa foto riproduzione, Giuliano Pogliani tiene in braccio il nipotino Antonio mentre è seduto a conversare con Luciano Lombardi, poeta e storico di Bellano (Lecco) di cui fu amico e compagno di studi al ginnasio di Vendrogno, località tra i boschi ora scarsamente abitata ma ricca di testimonianze storiche e artistiche. Ringraziamo Giuliana Pogliani per aver condiviso con noi questo prezioso documento di famiglia

Signor direttore,

io sono stato partigiano: a sedici anni ho scelto i monti.

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“Non dimenticate”

Testo e foto di Gabriella Cabrinidiario dall’ospedale di Cremona

“Vi chiedo solo una cosa: se sopravvivete a
quest’epoca, non dimenticate.
Non dimenticate né i buoni né i cattivi.
Raccogliete con pazienza le testimonianze di
quanti sono caduti, per loro e per voi”.

Per salutare le amiche e gli amici sulla sua pagina Facebook, oggi Gabriella Cabrini ha scelto queste parole del giornalista e scrittore antifascista ceco Julius Fučík, ucciso dai nazisti il 18 settembre 1943.

Gabriella Cabrini accompagna con versi trascritti negli anni le pagine del suo diario: «Amo da sempre la poesia perché le poetesse e i poeti sanno dare parole alle mie sensazioni ed emozioni esattamente come le sento, ma con poche semplici parole»

Proseguiamo nella pubblicazione del suo diario pubblico tenuto durante il ricovero nel reparto di Chirurgia dell’ospedale di Cremona da cui ha scattato anche questa foto che vi proponiamo. La nostra scelta è stata quella di  mettere assieme gli appunti di Gabriella Cabrini all’incontrario, iniziando cioè dalla fine, dunque dal giorno in cui è stata dimessa per proseguire le cure contro il virus a casa. (p.c.)

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“Antologia di Spoon River”, le poesie che l’anarchico Pinelli regalò al commissario Calabresi

di Licia Pinelli e Piero Scaramucci

È in corso a Genova un incontro pubblico ai Giardini Luzzati per protestare contro il diniego del Comune di intitolare una via del centro storico alla scrittrice Fernanda Pivano (nata nel capoluogo ligure il 18 luglio 1917), traduttrice dell’Antologia di Spoon River del poeta americano Edgar Lee Masters. Il libro, vero e proprio long seller, fu pubblicato per la prima volta in Italia da Einaudi nel 1943 su indicazione di Cesare Pavese e con la curatela proprio di Fernanda Pivano, entrando a far parte della storia culturale del nostro Paese. Lo dimostra anche questo brano scelto da Paola Ciccioli tra le 195 pagine di Una storia quasi soltanto mia. La breve vita di Giuseppe Pinelli, anarchico, di Licia Pinelli e Piero Scaramucci (Feltrinelli, prima edizione 2009), racconto in forma di intervista alla vedova del ferroviere che, tre giorni dopo la strage di piazza Fontana del 12 dicembre 1969, precipitò dal quarto piano della questura di Milano. Il commissario che lo aveva trattenuto, Luigi Calabresi, fu poi assassinato sotto casa da esponenti di Lotta Continua la mattina del 17 maggio 1972 mentre il funzionario di Polizia andava a prendere la macchina per recarsi in ufficio.

La monumentale installazione pittorica “I funerali dell’anarchico Pinelli” di Enrico Baj del 1972 sarà collocata stabilmente a Palazzo Citterio, a Brera. L’opera avrebbe dovuto essere esposta nella Sala delle Cariatidi del Palazzo Reale di Milano ma proprio il giorno dell’inaugurazione, il 17 maggio 1972, fu assassinato il commissario Luigi Calabresi, la mostra venne annullata e per l’opera iniziò un lunghissimo oblio. (Foto da Alberto Almagioni via Twitter)

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«Le cose e gli esseri umani diventarono un immenso bottino di guerra per quelle furie scatenate»

di Maria Luisa Marolda

Maria Luisa Marolda, al centro, a La Spezia nel 1956, il giorno del matrimonio della sorella Anna Rosa. Anche questa foto, come quelle pubblicate nella prima parte del racconto, proviene dall’archivio privato della scrittrice romana e ci dà la possibilità di conoscere i volti dei protagonisti di questa sua straordinaria testimonianza. Con lei c’è il padre, il generale Alberto Marolda, in divisa, che le tiene una mano sulla spalla. E c’è naturalmente Teresita Fantacone, in famiglia chiamata Mammina, appoggiata sulla spalla dell’amatissimo consorte. Accovacciato, anche lui in divisa, il fratello Massimo Marolda, autore del testo di memorialistica “Il libro di Esperia”

Una grande famiglia, la seconda guerra mondiale, la “battaglia di Esperia”, i goumiers. E una madre che ha vissuto una lunga vita, nascondendo dentro di sé «il fatto centrale della sua esistenza, forse il più devastante». Di seguito la seconda parte del toccante racconto che Maria Luisa Marolda ci ha affidato con il titolo: Un’altra “livella”: lo stupro di guerra sui monti Aurunci.

Il 30 settembre del ’43, quando l’illusione di sicurezza e l’esultanza per l’armistizio venne meno col primo bombardamento alleato su Esperia, io avevo da poco compiuto un anno. Intanto una autocolonna tedesca aveva già occupato il paese e la popolazione dette il suo primo tributo di morti. Esperia si trovò, fino alla sanguinosa primavera del ’44, schiacciata tra le due forze in campo. Cosa poteva percepire una bambina così piccola di tutto quel frastuono e poi, da allora, del frequente correre, gridare, agitarsi, tenuta in braccio per non perderla di vista da mamma o fratello grande?

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La guerra di Mammina e il suo devastante segreto sui “goumiers”

di Maria Luisa Marolda

Le due magnifiche foto che pubblichiamo provengono dall’archivio privato di Maria Luisa Marolda e ritraggono sua madre Teresita Fantacone, detta “Mammina”, vittima di uno degli episodi più orrendi di cui furono protagonisti i “goumiers” del Corpo di spezione francese durante la seconda guerra mondiale (https://www.youtube.com/watch?v=bO2RoB0quzs)

Un racconto eccezionale, e di eccezionale intensità, che la scrittrice romana Maria Luisa Marolda ci ha amorevolgente affidato con questo titolo: Un’altra “livella”: lo stupro di guerra sui monti Aurunci. Questa è la prima parte.

Mia madre visse una lunga vita. Nacque e morì ad Esperia (in provincia di Frosinone) a 94 anni, e pure lì accadde il fatto centrale della sua esistenza, forse il più devastante, durante quella che viene chiamata “battaglia di Esperia” da chi conosce bene questa fase della seconda guerra mondiale. E se questo può apparire normale in un’esistenza senza grossi cambiamenti, non lo fu per lei, moglie allora di un Tenente colonnello della Regia Marina, che già si era trasferita con la famiglia in varie città portuali: Brindisi, Livorno, Ancona, dove ero nata io, e da dove eravamo venuti via, nella primavera del ’43, con il coinvolgimento dell’Italia nella guerra.

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